Gli attrezzi per la bici, parte seconda.

Continua il viaggio alla scoperta degli attrezzi per curare al meglio la propria bicicletta; e continua secondo lo schema della divisione in zone.

Anche in questo caso cercherò di offrire una ampia panoramica, poi ognuno deciderà se e cosa acquistare. A maggior ragione adesso, perché vedremo tutta la parte relativa alla trasmissione per la quale, lo sappiamo, esistono molti differenti standard. Inutile quindi acquistare un estrattore ruota libera Maillard, un componente non più in uso da qualche decade, se non abbiamo quella bici e mai ci prenderà la voglia di cercare una vecchia signora a pedali.

Iniziamo, partendo proprio dai pedali e con la mia solita breve notazione: in quest’articolo farò maggior uso di immagini prelevate dai cataloghi ufficiali, gli standard sono tanti e non li possiedo tutti.

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Pedali.

Un solo attrezzo per smontarli, che può essere una chiave poligonale, ormai lo standard moderno è fissato sulla misura da 15, oppure una chiave a brugola per quei pedali che hanno ingaggio sulla parte interna dell’asse. Nell’immagine di sinistra due differenti chiavi per pedali; la prima da 15 (quella più lunga) l’altra polimisura (da 14 a 17) perché con qualche vecchia bici o pedali da bambini è facile trovare uno standard diverso.

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Ricordo ai più distratti che il verso per smontare i pedali è sempre verso la ruota posteriore, per avvitare l’opposto; sia il pedale destro che il sinistro.

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In quest’articolo trovate anche un suggerimento per vincere la resistenza dei pedali più riottosi a essere rimossi.

I pedali di bassa gamma non richiedono molta manutenzione, quando i cuscinetti grattano ne acquistiamo una coppia nuova. Dalla media gamma a salire pulire l’asse e dare nuovo grasso ai cuscinetti è invece consigliato. Parliamo di pedali ben fatti, materiali e lavorazioni di qualità: averne cura ne allunga la vita e li mantiene sempre in perfetta efficienza. Può sembrare un controsenso allora non voler spendere attenzioni su pedali economici. In realtà no, perché per quanti sforzi vogliamo dedicare, se una lavorazione è fatta male o i cuscinetti sono di cattiva qualità potremo pulire, ingrassare e registrare quanto vogliamo ma non otterremo chissà cosa.

Per la manutenzione dei pedali quasi sempre basta avere qualche poligonale, anche nella versione a bussola, una pinza sottile a punta dritta e una morsa. Come lavorare lo abbiamo visto in quest’articolo.

Ci sono pedali che invece richiedono un attrezzo specifico per rimuovere l’asse. Due esempi, a sinistra Shimano a destra Look. Sembrano uguali ma non lo sono.

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Ecco nel caso di un pedale Shimano a cose serve quest’attrezzo.

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Attenzione: il verso per svitare è differente tra pedale destro e sinistro: ma i simboli in rilievo ci suggeriscono il corretto movimento.

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Forse sarebbe più appropriato parlarne nel paragrafo successivo, ma ormai ci sono. Esistono degli appositi maschi per filettare le sedi dei pedali alle pedivelle, ovviamente con filettatura differenziata per destra e sinistra.

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Inoltre esiste anche una attrezzatura, più costosa, che consente di inserire nel foro rovinato, dopo averlo alesato e filettato, delle nuove bussole a cui avvitare i pedali.

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Guarnitura e pedivelle.

Gli standard per la tecnologia delle guarniture sono molteplici. Per comodità distingueremo nelle due famiglie di guarniture a perno quadro e guarniture a perno passante, perché differenti gli attrezzi per rimuoverle.

Prima però un rapido passaggio sulle corone, che per essere smontate necessitano di un paio di chiavi a brugola oppure di una chiave a brugola e un piccolo attrezzo per agire sulla bussola femmina, ossia uno dei due componenti che serve a tenere corona e pedivella solidali.

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Come si vede la bussola femmina presenta un intaglio, in cui ingaggiare l’attrezzo che vediamo in basso.

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Non è l’unica foggia, esiste anche con impugnatura a T. Io mi ci trovo meno, con questo riesco a lavorare agevolmente anche a guarnitura montata.

Guarnitura che per essere rimossa richiede un estrattore specifico se è del tipo a perno quadro, sia ISO che JIS; meglio acquistarne uno che abbia anche la pastiglia per le guarniture Isis, che hanno un foro sull’asse più largo.

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Il principio di funzionamento è molto semplice; basta avvitarlo nella sede della pedivella e avvitare poi l’elemento di spinta che, battendo sull’asse, estrarrà la pedivella.

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In quest’articolo lo possiamo vedere in azione. Suggerisco di dare una occhiata anche a quest’altro articolo, sempre con l’estrattore all’opera e qualche altro suggerimento.

Con le guarniture a perno passante il discorso si semplifica e si complica, dipende dai produttori.

Si semplifica con quei produttori, Sram ma non è il solo, che adottano un bullone autoestraente sulla pedivella sinistra. Una chiave a brugola, svitiamo, sfiliamo la pedivella e la guarnitura verrà via. Un colpetto col mazzuolo di gomma se al primo montaggio non hanno avuto il buon senso di dare un velo di grasso sull’asse.

Un esempio lo possiamo vedere in quest’articolo.

Si complica, non la procedura ma la richiesta di attrezzi, con Shimano e soprattutto Campagnolo.

Per fortuna Shimano quando decide che per smontare qualcosa di suo ci vuole un attrezzo specifico, questo costa sempre molto poco. E’ il caso dell’utensile necessario a rimuovere il grosso bullone in plastica ad ingaggio stellare presente sulla pedivella sinistra.

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Oltre Shimano lo propongono tutti i produttori di attrezzi per bicicletta; sia in plastica che in metallo. La mia preferenza va alle versioni in plastica. In quest’articolo troviamo come usarlo.

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Con l’azienda vicentina la questione si ingarbuglia. Perché dopo aver progettato quello splendore tecnologico che è il sistema Ultra Torque (verso il quale sapete ho un debole) che è tra l’altro anche semplicissimo da smontare, col successivo Power Torque ha reso tutto più complicato e costoso.

L’Ultra Torque, che sappiamo si caratterizza per i due semiassi, richiede solo una chiave a brugola da 10, di adeguata lunghezza, per svitare il bullone di giunzione. Una pinza a becchi lunghi per la molla di sicurezza, tra l’altro possiamo non montarla ma io non ve l’ho detto…

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Il Power Torque invece ha un unico lungo perno passante, che parte dalla guarnitura e si innesta nella pedivella sinistra, come il sistema Shimano Hollowtech 2. E come con Shimano per rimuovere la guarnitura dobbiamo prima sfilare la pedivella sinistra. E come non succede con Shimano per farlo dobbiamo dotarci di alcuni attrezzi costosi.

Serve infatti un estrattore specifico, accompagnato dal grosso bullone da inserire nel foro della pedivella in luogo di quello di fermo per consentire all’estrattore di lavorare.

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Eccolo anche in altra foggia e in kit completo di tutti gli accessori; nel caso di Park Tool l’estrattore servirà anche per la rimozione del cuscinetto solidale alla guarnitura; nel Power Torque infatti un cuscinetto del movimento è nella calotta sinistra, l’altro vincolato all’asse, mentre sappiamo che nel sistema Ultra Torque ambedue i cuscinetti sono sull’asse.

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Non basta: le pedivelle in alluminio hanno una finitura delicata, o comunque troppo debole per resistere all’azione dell’estrattore senza segnarsi. Invece di pensarci prima ci hanno pensato dopo, suggerendo l’uso di apposite protezioni tra estrattore e pedivella.

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Non basta: quelli che abbiamo visto vanno bene per le pedivelle in alluminio. Ma se è in carbonio? Altro attrezzo, pare che l’estrattore classico rischi di romperle. Pare, io non ci ho ancora provato.

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Un semplice bullone autoestraente era troppo semplice? E poi mi chiedono perché non mi piace l’UT…

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Movimento centrale.

Arrivati in zona movimento la lista attrezzi si allunga. E anche qui per comodità distingueremo tra perno quadro e perno passante.

Il movimento a perno quadro sappiamo può avere due differenti standard: a calotte o sigillato. In quest’articolo potrete trovare le differenze.

Il movimento a perno quadro a calotte richiede diversi attrezzi. Una chiave a compasso e una a uncino per la calotta sinistra; in alcuni casi quella a uncino e una poligonale; in altri casi quella a uncino e una specifica perché quella a compasso è insufficiente.

La chiave a uncino per la ghiera esterna di fermo, quella a compasso per la calotta.

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Sia la chiave a uncino che quella a compasso devono essere regolabili in ampiezza.

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Se quella a uncino ha i pin intercambiabili è meglio.

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La calotta destra richiede una chiava piatta da 36.

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E’ molto sottile per poter lavorare sul ridotto spessore dell’ingaggio della calotta. Per riuscire a tenerla ferma in posizione e lavorare con la giusta forza è meglio usare una barra filettata e qualche rondella. Il tutto illustrato in quest’articolo.

Il vantaggio di questa versione piatta è il minor costo di acquisto rispetto a quella a tazza, al prezzo di una maggiore difficoltà (risolvibile con la barra filettata) nell’applicare forza.

Qui in basso un esempio, ma ne esistono anche altre versioni.

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Quello da 36 è lo standard più diffuso, che non significa unico. Rare, ma le possiamo trovare su vecchie signore, le misure 35,1/36,8/38,1 e se non ricordo male c’è anche qualche piccola ulteriore variante. Ma la differenza di solito è nell’ordine del decimo di mm in meno, quindi la chiave maggiore lavora uguale.

Più semplice il caso di movimenti centrali a perno quadro ma a calotte sigillate.

La versione più diffusa è quella Shimano a 20 tagli.

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La semplicità non sta nel fatto che esiste solo questo standard ma nella percentuale di bici in giro che lo usano, la quasi totalità.

Per tenerlo in posizione e lavorare potendo applicare la necessaria forza possiamo ricorrere a un bullone e una rondella, come spiegato in quest’articolo.

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Campagnolo si è differenziata (hai visto mai…) proponendo due standard.

Il primo a ingaggi esterni a sei intagli, usato per la gamma Veloce, Mira e Xenon. E’ possibile trovare vecchi movimenti Ofmega o Fag con lo stesso disegno.

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Il secondo ha 12 intagli interni e vuole un differente attrezzo.

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La differenza col diametro delle ghiere per pacco pignoni è minimo, nell’ordine dello 0,5mm; possiamo usare lo stesso attrezzo, ma non è pratica da ripetere con frequenza. Va bene anche con i movimenti Miche.

Shimano ha anche uno standard a 6 intagli poco diffuso, lo ha usato solo per la serie Dura-Ace 7700.

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Anche nei movimenti a perno passante è Shimano a fare (numericamente) da padrone, con le sue calotte a 16 intagli.

Per le quali possiamo usare o una chiave aperta o la versione a tazza

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Con lo stesso attrezzo possiamo lavorare anche su calotte Campagnolo, Race Face, Truvativ e Fsa; se ho saltato qualcuno, fatemelo notare.

Ultimamente i giapponesi hanno ridotto il diametro esterno; o acquistiamo un ulteriore attrezzo specifico o ricorriamo all’economico adattatore da usare su chiave aperta, e che va bene anche su Fsa megaevo 386.

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Poi abbiamo lo standard a 8 tagli; Bontrager e Truvativ e l’attrezzo va bene anche per lo Shimano visto sopra.

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Completamente diverso il discorso con movimenti Press-fit, dove le calotte non sono avvitate ma inserite a pressione, per interferenza.

Per montarle abbiamo bisogno di una pressa specifica, con diversi elementi di spinta quanti sono gli standard dei cuscinetti.

Questa è la mia, con tre serie di elementi di spinta per coprire il BB30, il BB86 e il BB90.

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Per rimuovere invece servono degli estrattori, per esempio questo.

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Da acquistare nelle differenti versioni a seconda dello standard dei cuscinetti; tenendo presente che lo stesso attrezzo può lavorare sia sul BB86 che sul BB90.

Io però ho preferito un attrezzo capace di lavorare anche sull’Ultra Torque (e Power Torque) grazie alla possibilità di ruotare di 180° le due ganasce di presa

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E’ un estrattore a vite, come si vede, e mi ci trovo meglio.

A proposito di Ultra e Power Torque. Sappiamo che uno ha i cuscinetti sui semiassi, l’altro solo sull’asse che parte dalla guarnitura. Per estrarli possiamo usare l’estrattore visto sopra. Ma per inserirli?

Anche qui esistono attrezzi appositi per mandare i cuscinetti a battuta, per esempio questo.

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Oppure una versione a pressione, lavora con una lunga vite.

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Non ho un articolo pubblicato sulla procedura per sostituire i cuscinetti Ultra Torque, ma è lavoro in scaletta.

Per adesso mi limito a due suggerimenti per evitare l’acquisto di attrezzi ulteriori. Possiamo sfruttare, se l’abbiamo, lo stesso attrezzo visto nell’articolo precedente e che serve a montare la ralla della serie sterzo. Da usare con l’adattatore da 1″ e frapponendo tra attrezzo e cuscinetto nuovo il cuscinetto vecchio, che subirà i colpi.

Oppure costruire noi una semplice pressa, ottimo come materiale la risulta del taglio forcella in acciaio, barra filettata, due dadi e qualche rondella; anche una rondella in feltro serve, per evitare graffi.

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Inseriamo la barra filettata lungo l’interno del semiasse, chiusa dal lato pedivella con rondella in feltro, quella in acciaio e un dado; e dal lato del semiasse inseriamo il cuscinetto nuovo, poi quello vecchio (sempre meglio che la pressione se la becchi lui…) il tubo che fascerà il semiasse, rondella e dado. Stringiamo ed il lavoro è fatto.

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Ruota libera e pacco pignoni.

Iniziamo dalla ruota libera.

Ci serve un estrattore, il tipo determinato dalla marca della ruota libera.

Nel caso di ruote libere singole gli standard più comune sono quello a due o quattro tacche, con diametro di circa 40mm.

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Sempre a tacche abbiamo gli standard Suntour, quello a due tacche di circa 24mm e quello a quattro tacche da 25mm circa

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Alcune ruote libere singole usano anche uno standard quattro tacche che si pone a metà tra gli altri due con i suoi 30mm circa di diametro.

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Le meno recenti Atom e Regina (nonché tutti quelli che si sono adattati) usano uno standard due tacche da circa 32mm di diametro.

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Miche per alcuni pignoni pista ha un suo attrezzo specifico.

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Altrimenti basta una chiave a uncino per la ghiera esterna.

Passando a ruote libere plurivelocità, il più usato è lo standard Shimano a 12 tacche, di cui fanno uso anche Sun Race e Sachs

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Suntour usa le sue misure a due e quattro tacche anche per le ruote libere plurivelocità.

Atom e Regina (e i vari costruttori che all’epoca scelsero di sposare questo sistema) usano uno standard a 20 tacche con diametro di circa 21,6.

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Maillard con i suoi mozzi Helicomatic usava una ghiera, ma di fatto parliamo pur sempre di ruota libera e quindi ci sta bene qui; vuole un attrezzo specifico, non facile da trovare ormai.

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Con i pignoni è più semplice. Ci serve sempre una chiave a frusta altrimenti sarebbe impossibile agire sulla ghiera di chiusura per svitare. Meglio averne due, tra poco vedremo perché.

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Avvolgiamo il pignone maggiore e usiamo l’estrattore specifico per svitare la ghiera.

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Trovate le istruzioni in quest’articolo.

Due chiavi a frusta ci servono se in luogo della ghiera abbiamo il pignone inferiore a fungere anche da anello di chiusura.

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Gli estrattori sono fondamentalemente due: uno per ghiere Shimano/Sram e l’altro per Campagnolo.

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In dettaglio.

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Alcuni produttori di mozzi vogliono la loro ghiera sul loro corpetto; qui in basso un esempio con la caratteristica ghiera a quattro fori proposta da PMP e il suo attrezzo dedicato

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La catena.

Attrezzi specifici per la sola manutenzione della catena non sono strettamente necessari, se il tutto si riconduce però alla semplice manutenzione.

Qualcosa c’è, ed anche se è vero che spesso possiamo farne a meno, utilizzare altro (per esempio un calibro in luogo di quello specifico per la catena) o sopperire con lavorazioni fai-da-te (per esempio molare una pinza per ricavarne una adatta alla rimozione veloce della falsamaglia) è anche vero che il loro costo è talmente basso che si fa prima a comprarli.

Per la pulizia, se non vogliamo ricorrere al classico pennello o smontare la catena possiamo ricorrere al lavacatena.

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La verifica dell’eccessivo allungamento può essere stabilita o con un calibro oppure con un attrezzo specifico, più immediato e semplice da usare. Lo poggiamo e vediamo.

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Sullo strumento è anche indicato come “leggere” l’usura.

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Se la catena è dotata di falsamaglia abbiamo tre attrezzi che possono far comodo.

La pinza per aprire la falsamaglia.

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La pinza per chiudere la falsamaglia.

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Una molla per tenere insieme le due parti della catena e che si rivela comoda in ogni operazione dove annullare la tensione della catena ci torna utile.

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Se non abbiamo la falsamaglia e dobbiamo aprire o installare una catena ci serve lo smagliacatena, strutturato per catene divise per velocità. Significa che se abbiamo un gruppo a 11v non potremo usare quello per catene 7v. Inoltre con catene 11v è necessario che lo smagliacatena abbia anche il pin per la battuta a filo.

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In quest’articolo troverete una ampia descrizione su come utilizzare uno smagliacatena.

…………………………………………………………………………………………………………………………………………….Cambio e deragliatore.

Nessun attrezzo specifico, bastano qualche giravite, una chiave a brugola e una poligonale. Come installarli lo trovate in quest’articolo; come regolarli in quest’altro articolo .

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Il cavalletto da lavoro.

Dopo la pompa da officina il cavalletto per me è in cima alla lista degli attrezzi indispensabili. Ne esistono in diverse fogge e in tutti i prezzi e potreste sorprendervi della robustezza e versatilità di alcuni modelli più economici.

In quest’articolo ne parlo in modo più approfondito.

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Lubrificanti.

Esistono differenti lubrificanti, a seconda dell’uso. Un paio di barattolini di grasso, uno al litio e l’atro al teflon per cuscinetti, mozzi, serie sterzo, filettature, ausilio nel montaggio e protezione.

Per inserire il grasso in punti difficili esistono in commercio apposite siringhe; possiamo sopperire con normali siringhe da acquistare in farmacia, seccanti da riempire a mano ma decisamente economiche. Convenienti se usiamo, come me, quattro differenti tipologie di grasso e acquistare una siringa per ognuno è una bella spesa.

Olio per catene, al teflon o ceramico, umido o secco, ognuno sceglie in base alle proprie esigenze.

Uno spray sbloccante, del petrolio bianco, pennelli e qualche bacinella in metallo.

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Siamo giunti alla fine, tanti gli standard da dover tenere a mente per me e se qualcosa mi è sfuggito segnalatelo, così integro.

Vale sempre il solito discorso che non serve tutto, solo ciò che è necessario alla nostra bici in base ai lavori che preferiamo fare da soli.

Tra questo e gli articoli precedenti penso che abbiate abbastanza notizie per creare la vostra piccola officina.

A chiudere la serie di articoli sull’argomento verrà solo un breve scritto per suggerire una migliore collocazione degli attrezzi sui pannelli, se li abbiamo.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Stefano

    complimenti per gli articoli!, per noi appassionati sono vera manna 😉 Saresti così gentile da darmi per favore maggiori dettagli dell’estrattore a vite che usi per le calotte pressfit? l’hai autocostruito o si acquista ? funziona anche per i movimenti centrali che hanno le due calotte con i cuscinetti unite da un tubo? oppure si può usare solo se le calotte sono separate? grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, funziona bene coi cuscinetti, le calotte no (manca la spinta) ma tanto quelle poi vengono via facile battendo la circonferenza dall’interno. Dopo sono da buttare, ma del resto è un lavoro che fai quando il movimento devi cambiarlo, quindi ha poca importanza.
      L’ho acquistato, cercando in rete lo trovi. Evito pubblicità gratuita…
      Le calotte sono sempre separate, il tubo è una protezione, ovviamente staccabile altrimenti come faresti a mettere una calotta a destra e una sinistra?

      Fabio

  • Igor

    Buondì. Visto che è il mio primo commento su questo blog mi prendo un attimo per farti i miei complimenti. Ti ho “scoperto” tramite IlCicloviaggiatore ed i tuoi post mi stanno tornando molto utili per i miei piccoli lavori di manutenzione.

    Ora, volevo chiederti due cose, in questo passaggio:
    “Un paio di barattolini di grasso, uno al litio e l’atro al teflon per cuscinetti, mozzi, serie sterzo, filettature, ausilio nel montaggio e protezione.”
    non capisco per quali usi si ricorra all´uno e per quali l´altro
    E, seconda cosa, (sono molto ignorante su questi argomenti) perché petrolio bianco e non Acquaragia come sgrassante?

    • Elessarbicycle

      Ciao Igor, la scelta del grasso dipende dall’operazione; negli articoli della rubrica officina troverai spiegato quando uso l’uno o l’altro, fare un riassunto qui è davvero lungo.
      Petrolio perché meno aggressivo e “oleoso” dell’acquaragia, che rovinerebbe irrimediabilmente molti componenti.

      Fabio

      • Igor

        Ah… azz!
        Tipo? Mi è capitato di usarla per pulire i mozzi ed il deragliatore posteriore, devo preoccuparmi di averli danneggiati?

        • Elessarbicycle

          No, se hai fatto una pulizia veloce no. E nemmeno se erano parti lucidati e sei stato abbastanza rapido.
          Se però li lasci in ammollo si, li rovini, a iniziare dalla finitura superficiale.
          In futuro evita…

          Fabio

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