[Test] Bontrager Verse Pro

Come è fatta 

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Come è fatta 

La Bontrager Verse Pro è disponibile in differenti larghezze, in prova ho scelto la 145, quindi è lei che vedremo.

Seppur minimale, la confezione riporta i dati fondamentali. Anche se le piccole icone non ci dicono tutto; anzi, per meglio dire, “camuffano” i tanti punti di forza di questa sella, senza specificarli in dettaglio.

Perché la Bontrager Verse Pro è sella dall’estrema versatilità, oltre gli altri suoi pregi, e quel semplice richiamo “Performance” sintetizza fin troppo. Ma lo capiremo meglio nel prossimo paragrafo.

Per ora mi limito a rilevare come la Verse Pro sia disponibile in differenti larghezze, sia adatta a noi maschietti e all’altra metà del cielo, sia studiata per la strada e il fuoristrada. Se per la seconda caratteristica non posso dirvi nulla (tra i vari tester che mi stanno aiutando non ci sono fanciulle e non per mia scelta…) per l’ultima posso dirvi che si, vi anticipo che si sfrutta benissimo in fuoristrada.

Il fattore forma è frutto di studi approfonditi, nell’ambito del progetto Trek inForm, di cui ho parlato in altre recensioni. Sintetizzo prendendo a prestito le parole dell’azienda.

Comfort e performance vanno a braccetto. Le mani o i piedi intorpiditi oppure i punti di pressione sulla sella rendono più difficoltoso controllare la bici e pedalare in maniera efficiente, e di conseguenza più complicato godersi l’uscita. inForm BioDynamics è una serie avanzata di componenti e accessori Bontrager ispirata da una vasta e costante ricerca biomeccanica qui in Trek che punta ad aumentare il comfort e la corretta postura sulla bici.

I punti di contatto sono le parti della bici che entrano in contatto con il ciclista. Si trovano dove si trasferisce l’energia cinetica alla bici e di conseguenza ne devono facilitare potenza ed efficienza. Sono presenti inoltre dove si percepisce l’impatto con le asperità del terreno o gli ostacoli, e pertanto devono essere comodi, assorbenti e adeguati.

inForm BioDynamics fornisce componenti e accessori per i punti di contatto sviluppati con un livello di cura e di collaudo tipicamente riservato solo ai prodotti con prestazioni di massimo livello, ma progettati per chiunque desideri il meglio dalla sua bicicletta.

La semplice vista laterale non basta però a rendere in concreto quanto affermato, serve pedalarci. Ma, altro spoiler, vi assicuro che appena ci si siede sopra è come averla avuta da sempre.

Comunque ora siamo nella fase della presentazione statica, quindi resto su ciò che le immagini possono indicarci.

La vista laterale ci offre una sella rialzata a garantire appoggio, naso che piega verso il basso, una buona estensione del terzo posteriore. 

La mia scarsissima capacità di fotografo danneggia la linea della Verse Pro sfasando la prospettiva, quindi perdonate se in questa visione di tre quarti appare “allungata”.

I suoi 270mm appaiono più di quanti sono in realtà; comunque non rientra nella famiglia delle selle corte.

E sempre a causa della prospettiva il naso appare più corposo di quanti sia.

Anche se è ben dimensionato, offre un ottimo appoggio senza essere invasivo.

La vista posteriore, per motivi a me ignoti non sfasata nella prospettiva, permette di apprezzare l’appoggio ampio e un disegno ad ali di gabbiano studiato per evitare ogni interferenza durante la pedalata.

Ma è la vista dall’alto che ci offre la panoramica migliore, permettendoci di apprezzare l’ampio canale.

Tra questo e le ampie zone di appoggio abbiamo una proporzione perfetta per fornire sostegno senza creare pressione ai tessuti molli.

Entrando più in dettaglio, possiamo vedere come la punta viri decisa e il canale arrivi a lambirne la fine.

Così come possiamo notare una spessa imbottitura e un preciso taglio a favorire la pedalata senza far mancare sostegno. Si nota meglio il rivestimento F24 soft touch. 

L’impennare verso l’alto della zona posteriore impone la messa in bolla prendendo a riferimento il centro anatomico e non tutta la lunghezza della sella.

Ne ho parlato in altra recensione, c’è anche questo video che, seppure riferito ad altra sella, indica suggerimenti validi pure in questo caso.

Capovolgendo la sella ne scopriamo altre caratteristiche.

Prima fra tutte lo scafo rinforzato in fibra di carbonio.

Significa avere uno scafo leggero, robusto ed elastico, trovando il preciso equilibrio tra esigenze in contrasto.

Lussuosa fibra di carbonio anche per i binari oversize, in misura ovale 10×7. Che, lo notiamo dall’immagine in alto, hanno anche estensione generosa, quindi ampia possibilità di regolazione.

Mi raccomando, prestate attenzione a questa misura perché molte selle a binari in carbonio usano l’ovale 9×7, quindi verificare se il vostro reggisella lo copre o il produttore prevede appositi attacchi. NON forzate a volerlo montare su un morsetto non a misura.

Questa aletta in basso è di serie sulla versione Pro, optional su altre, ed è l’attacco Blendr per la lucetta posteriore.

Removibile, io l’ho lasciato su durante le immagini.

Gli ultimi dati.

La sella nella misura in prova (270×145) pesa 190 grammi rilevati con attacco Blendr montato; molto leggera e questo ne spiega (in parte) il costo. Sappiamo che la leggerezza si paga…

Presentazione statica un poco più breve del mio solito.

La Bontrager Verse Pro non sfoggia soluzioni che risaltano, anzi. Sembra addirittura dimessa.

E’ nella pratica che sa farsi valere, quindi la voglia di saltare in sella prende il sopravvento.

Andiamo con la prova su strada.

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