Luci Reelight NOVA

Introduzione

Tempo di lettura: 15 minuti

L’inverno sta arrivando. No, tranquilli, nulla a che vedere con Games of Thrones, niente di così catastrofico 😀

Per noi pedalatori seriali l’ingresso nella stagione fredda non significa solo doverci coprire di più. Tante piccole e grandi seccature si riaffacciano nel nostro quotidiano gironzolare in bicicletta.

E quella che più mi pesa è la riduzione delle ore di luce.

Mi pesa ma non mi ferma. Attacco due luci, abbigliamento ad alta visibilità e via in sella.

Prima il mio uso della bici col buio era più limitato, riuscivo a ritagliarmi il tempo per uscire sempre con la luce solare.

Da molti mesi non è più così; non lo è per i miei spostamenti personali, non lo è per la gestione di questo blog. E così da che potevo cavarmela con un paio di lucette a batteria da montare nei rari casi di necessità, da un paio di anni e più almeno una delle mie bici ha fisso un impianto luci da ottobre a maggio.

Su queste pagine cerco sempre di proporvi soluzioni utili a chi pedala tutto l’anno e con qualunque tempo. Le mie preferenze o esigenze passano in secondo piano. Mai detto che se una cosa non serve a me allora è inutile per chiunque.

A volte però esigenze personali e di informazione coincidono e così immagino cosa mi farebbe piacere usare o montare sulla bici; per poi trasmettervi la mia esperienza. In fin dei conti sono un ciclista, proprio come voi.

Quello che è successo con queste luci Reelight Nova.

Un modello nuovo, addirittura una delle versioni che vedrete è ancora in fase di sviluppo mentre vi scrivo ma sicuramente disponibile in versione definitiva quando mi leggete.

Non è nuova invece la Reelight. 

Azienda danese fondata 15 anni orsono, la Reelight è specializzata nella produzione di luci ecologiche per bici, ossia senza alcuna batteria. Non a dinamo, almeno non a dinamo come siamo soliti conoscerla, a contatto con gomma o cerchio: a generare l’energia sufficiente provvede una coppia di magneti (uno per ruota) che “dialoga” con un ricevitore sfruttando così il campo elettrico che si crea.

Mai stato un diligente studente di fisica, preferivo le materie umanistiche. Tento una sintesi.

Alla base abbiamo il principio delle macchine sincrone che producono energia elettrica, quando sono messe in rotazione da energia meccanica.

L’energia meccanica, inutile dirlo, è quella delle nostre gambe che mettono in movimento le ruote. Nel caso di Reelight abbiamo due soluzioni: un magnete fissato ai raggi che interagisce col suo compagno (non necessariamente un altro magnete, basta un qualunque materiale che risponda) posto nella luce; oppure il magnete è inserito in una sorta di dinamo da fissare al telaio e dialogherà col cerchio della bici.

Perché tutto funzioni è necessario che uno dei due elementi che formano il campo magnetico sia in movimento.

Questo perché, perdonate il linguaggio poco scientifico, è “l’inseguire” del magnete il suo compagno che genera il campo magnetico, e quindi energia da convertire in elettricità, secondo il principio di Faraday delle rotture delle linee del campo magnetico.

Oppure avviene l’inverso, il magnete è statico, nel nostro caso fisso al telaio, e non potendo inseguire il suo compagno produrrà energia elettrica per compensare questa sorta di controcampo. 

Al netto di tutte le mie imprecisioni scientifiche quello che a noi serve sapere e se pedalando queste luci si accendono, producono luce sufficiente e il sistema  funziona. Cosa che scopriremo con questo test.

Anche se non sarà una sorpresa, è ovvio che tutto funzioni e anche bene. Come detto prima, Reelight non è nata ieri. Fondata nel  2003, due anni dopo coinvolse 4000 ciclisti nella sperimentazione. Stabilendo una riduzione del 47% degli incidenti dovuti a scarsa visibilità, anche diurna.

Già, perché data la tecnologia, le luci sono sempre in funzione, rendendoci visibili anche di giorno.

Il marchio si è diffuso prima nella natia Danimarca e poi acquisito quote di mercato nel resto dell’Europa e traversato gli oceani per illuminare le strade di Australia e Stati Uniti. 

Io ne ho montate diverse su bici uscite dalla mia officina ed erano tutte in versione Sl 200. Non bellissime, economiche nell’acquisto, facilissime da montare, reperibili con facilità.

Quindi che funzionassero lo sapevo già. Quello di cui sentivo la mancanza era la possibilità di montarle in più posizioni, le Sl 200 non permettono libertà.

L’arrivo delle Nova con quattro differenti versioni, due anteriori e due posteriori, e una tecnologia diversa, ossia con dinamo da fissare al telaio e che lavora col cerchio, mi ha indotto a contattare l’azienda per sviluppare questo test.

Che è stato più oneroso del previsto, soprattutto la parte fotografica che in una recensione di luci è fondamentale. Molto difficile fotografare col buio e se per le foto in interno, statiche, mi aiuto in post produzione, per quelle da esterno ho evitato per non alterare il risultato. Giusto qualche immagine a corredo del testo ha beneficiato di qualche aggiusto, non strettamente funzionale alla comprensione delle luci, ma tutte quelle con le Nova in funzione sono naturali.

Lunga introduzione, lo so.

Ora però entriamo nel vivo, scoprendo come sono fatte; a seguire conosceremo come installarle, le proveremo su strada e chiuderemo tracciando un bilancio. Ci sarà da leggere e da vedere.

Voltiamo pagina.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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