Luci Reelight NOVA

La prova su strada

Tempo di lettura: 9 minuti

La prova su strada

Due impianti e quindi due bici usate per i test. Sulla London Road è andato il set da tubo sterzo e reggisella.

 

Sulla Passepartout quello da cestino e portapacchi. Per l’occasione la francesina è stata allestita sia coi suoi portapacchi originali che con una altra coppia; e quindi con due diversi cestini. Insomma, non la lascio mai tranquilla…

Il montaggio è stato semplice su ambedue le bici; sulla London Road qualche problema c’è stato a causa della interferenza con le guaine della trasmissione che incrociandosi davanti al tubo sterzo finivano con il trascinarsi il faretto. Problema risolto con una rapida sostituzione con guaine più lunghe.

Che ora passano davanti al faretto ma non ne compromettono l’efficacia; la visibilità per capirci.

Perché come spesso ho ripetuto nei test di luci da bici, le distinguiamo in due famiglie: per illuminare la strada o per renderci ben visibili.

Senza alcun dubbio le Reelight Nova appartengono a questa seconda famiglia.

L’energia per alimentarle è proporzionale alla nostra velocità, esattamente come avviene con una comune dinamo a cerchio.

Questo significa che a bassa velocità il fascio luminoso non è in grado di illuminare il percorso più di tanto, mentre alzando l’andatura le cose migliorano.

Ma non è questa la loro funzione: sono come detto luci per renderci visibili. Di notte e di giorno ed in questo devo dire sono eccellenti.

I led bianchi sono molto luminosi, perfettamente efficaci anche di giorno. E il sistema di alimentazione che ci libera dalle batterie ci permette di usarle sempre.

Non soffrono di alcun attrito perché non c’è contatto tra dinamo e cerchio.

In linea teorica una sorta di attrito, ma forse dovrei chiamarla resistenza, dovrebbe esistere perché è quella generata dal campo magnetico. Quante volte l’abbiamo avvertita giocando con le calamite.

Sicuramente questa resistenza c’è; ma è talmente infinitesimale da essere inavvertibile; e poi ci pensa l’inerzia della ruota ad annullarla.

La dinamo si fissa agevolmente al telaio o alla forcella e non si sposta nemmeno affrontando il pavé più disastrato. 

Per sicurezza a ogni uscita con queste luci ho portato con me la piccola chiave a brugola fornita in dotazione. Che grazie alla sua forma è stato naturale attaccare al portachiavi.

Non mi è mai servita; solo una volta perché dopo aver smontato la ruota anteriore in seguito a una foratura ho involontariamente spostata io la dinamo. 

Quindi è stabile, però portarsi la piccola chiave dietro fa sempre comodo.

Il sistema di attacco a reggisella e tubo sterzo è sufficientemente saldo, la luce non perde la posizione durante la marcia. Qualche interferenza, come detto prima, si può avere all’anteriore a causa del passaggio guaine. Problema che non sorge su bici prive di trasmissione plurimarce, che poi sono anche quelle per cui queste luci sono essenzialmente pensate.

Del resto la scelta di inserire a catalogo una luce da cestino rende chiaro che il pubblico di riferimento è quello urbano. 

E se riconosco come sia l’attacco al cestino che al portapacchi siano robusti e ottimamente lavorati, riconosco pure che l’offrirli sono con questi sistemi, nonché con quelli da tubo sterzo e reggisella, tarpi le ali a una comoda ed efficace soluzione di illuminazione che è rappresentata da queste Reelight Nova.

Le luci a goccia sono belle ed eleganti nella loro forma. Però sia la lunghezza del brillante catadiottro che l’altezza a cui è posto il foro di innesto per la vite rendono molto difficile trovare una staffa a misura adatta per poter montare il faretto alla testa della forcella.

Allo stesso modo la luce anteriore da cestino è offerta con due staffe di ottima e precisa fattura, perfino eccessiva vista la leggerezza della luce; se però si possiede un normale portapacchi anteriore o solo il portacestino, quello tipico di tante bici da città con solo una staffetta posta perpendicolare al senso di marcia, allora non sai come attaccarla.

E’ di fatto l’unico limite che ho trovato nell’utilizzo; limite facilmente superabile con un minimo di inventiva.

Ma sarebbe ancora meglio se fosse Reelight direttamente ad ovviare, proponendo due staffe proprio per queste esigenze.

La luce posteriore da portapacchi è perfetta così come è; la presenza di doppio foro nelle distanze di 50 e 80 mm permettono di avvitarla a qualunque portapacchi. 

Quella posteriore da reggisella potrebbe anche lei beneficiare di una staffa, meglio ancora a fascetta, per fissarla al pendente del telaio. Sarebbe una comoda soluzione per chi ha poco spazio sotto la sella.

Tengo anche presente che le Nova sono, appunto, un prodotto nuovo e non è detto che mentre scrivo l’azienda non stia già pensando a qualche soluzione da offrire.

E comunque, ripeto, grazie alla ottima leggerezza di queste luci, sia quelle a goccia che quelle ovali, basta un profilato di alluminio di 1 mm di spessore, che costa pochi spiccioli, si trova in qualunque brico fornito e non richiede attrezzi particolari per lavorarlo, che possiamo crearci qualunque staffa vogliamo.

Altri limiti, e non posso nemmeno definirlo un limite in effetti, non ce ne sono.

Quindi proseguo con l’efficacia.

Luci per renderci sempre visibili e se per le anteriori ho già detto spiccano per brillantezza, lo stesso vale per le posteriori.

Si vedono da grande distanza e soprattutto sono piacevolmente visibili anche di giorno, come visto nelle immagini scattate prima del tramonto.

E sono ben visibili a maggior ragione col calare del buio.

La velocità influenza l’efficacia e al tempo stesso impedisce di scattare foto perfettamente a fuoco la sera, quindi giocoforza qui dovevo andare molto piano. Tenete presente che questa immagine in basso è stata scattata a velocità da equilibrio e nulla più.

E se ci fermiamo? Sono luci a dinamo: campo elettromagnetico o meno, serve movimento per generare l’energia necessarie a farle accendere.

Nessun problema grazie alla tecnologia ReePower: una volta fermi le luci, tutte, lampeggiano per due minuti prima di spegnersi.

E lampeggiano con ottima potenza come potete vedere.

L’impermeabilità è perfetta. Mio malgrado ho dovuto sperimentarla in questo strano autunno che ci ha visto investire da ondate eccezionali di maltempo. Ma non mi lamento, soprattutto se penso alle vittime e ai danni che da Nord a Sud hanno martoriato il Paese.

Ho pedalato sotto una forte pioggia battente e l’unico a subirne le conseguenze sono stato io, non le luci.

Hanno certificazione IP 67, quindi molto alta.

Per chi non la conoscesse, la certificazione IP è il marchio internazionale di protezione International Protection rating. I numeri che seguono la sigla Ip indicano il primo le particelle solide, il secondo quelle liquide.

Nel caso di quelle liquide il massimo è 9, che significa protezione totale da getti ad alta pressione e vapore. Di fatto quelle più comuni per i dispositivi elettrici sono la IP67 e IP68.

Quella delle Reelight Nova, sia la dinamo che le luci, le certifica protette integralmente dall’ingresso di polvere e protette fino a un metro di immersione in un liquido. Insomma, non temono nemmeno i guadi 😀

Il sistema di fissaggio sia delle luci che della dinamo è tenace e l’ho detto.

Non del tutto a prova di maleintenzionati, se mai esiste un sistema realmente efficace.

La dinamo ha un laccetto molto robusto, e se lo tagli dopo è inutilizzabile. Se però hai una chiave a brugola da 2,5 la smonti.

Lo stesso vale per le luci; quelle da cestino e portapacchi le sviti; quelle da reggisella e tubo sterzo basta tagliare l’elastico.

Probabilmente la dichiarazione antithief dell’azienda è rapportata a una realtà ben diversa dalla nostra. Non che in Danimarca i furti di bici siano sconosciuti; ce ne sono, e tanti, anche perché il parco circolante è enorme. Ma è sicuro che la situazione non è tragica come qui, dove basta lasciare meno di cinque minuti qualcosa attaccato alla bici che puffete! sparisce…

Più delle mie parole valgono le immagini e non ve ne ho fatte mancare per comprendere queste Reelight Nova.

Quindi possiamo andare alle conclusioni.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

COMMENTS

  • Alessandro

    Ciao,
    Sai mica che output ha (amperaggio e voltaggio) la dinamo?
    Mi incuriosisce perché mi sono costruito un circuito per ricaricare dispositivi usb tramite dinamo, per tenere carica una power bank d’emergenza nei giri di più giorni e nei viaggi così da poter ricaricare telefono, luci ecc senza dover passare una notte in albergo. Per ora ho usato una dinamo laterale, ma il rendimento è scarso e l’attrito alto.
    A quanto ho capito queste dinamo non convenzionali hanno prestazioni superiori a quelle classiche, unitamente ad una resistenza trascurabile, mantenendo il grosso vantaggio -rispetto ad una dinamo al mozzo- di poter essere rimossa per le brevi sgambate quotidiane e di poter usare luci facilmente spostabili tra una bici e l’altra. Sembrerebbe la soluzione perfetta…ma senza conoscere i dati di cui sopra posso farci poco.
    Se riuscissi a fornirmi questi dati te ne sarei grato!
    Grazirr, Alessandro

    • Elessarbicycle

      Ciao Alessandro, purtroppo non posso aiutarti; l’unica è chiedere in azienda.
      Anche se dubito facciano al caso tuo; mentre sicuramente ti permette la ricarica la piccola dinamo Velogical di cui trovi una recensione sul blog, basta cercare nell’indice dei test. E guarda anche la recensione del faretto Lumotec, lì mostro come costruire un impianto con la dinamo facilmente smontabile in un minuto

      Fabio

Commenta anche tu!