[Test] Selle Italia Model X Green Comfort+ Superflow

La prova su strada

Tempo di lettura: 7 minuti

La prova su strada

Prova su strada ad ampio raggio, sia su asfalto che fuori, quest’ultimo declinato in salsa gravel.

Due le bici usate: la Trek Checkpoint e una vecchia conoscenza del blog richiamata dalla quieta pensione, la London Road.

Questo perché la prima doveva sobbarcarsi il gravel puro, la seconda un uso tuttofare che le è sempre stato congeniale e che tanto si è rivelato utile durante i test.

Le foto in azione invece sono state scattate con una Bianchi Zurigo, una ciclocross che ogni volta mi stupisce per quanto sia gradevole e veloce, tanto che la giornata dedicata alle immagini si è risolta in una pedalata a zonzo e meno scatti del solito.

Però la scelta di bici differenti non è stata dettata solo dall’utilizzo, dalla loro tipologia diciamo così; anche perché alla fine più o meno si equivalgono.

Però non si equivalgono nelle geometrie e questo si traduce in un diverso assetto in sella. Schiena inclinata in modo diverso, distanza dal manubrio, dettagli è vero ma basta il mezzo centimetro per cambiare le carte in tavola e questo aiuta a comprendere meglio una sella.

A maggior ragione quando hai da provare una sella corta, come questa Selle Italia Model X Green Comfort+ Superflow che coi suoi 245mm rientra nella famiglia delle selle “ridotte”.

Il primo montaggio non è stato immediato, ho dovuto dedicare qualche minuto in più a trovare la giusta regolazione.

Vuoi perché ancora non sono del tutto abituato alle selle corte, malgrado ormai siano un paio d’anni che le recensisco (però da quasi 40 pedalo con selle normali…), vuoi perché basta sbagliare di una tacca l’arretramento di questa Model X Comfort+ e ti ritrovi una sella ingestibile.

Ma più di tutto occorre regolare esattamente l’arretramento: qui davvero è un attimo sbagliare e bollare subito la sella come scomodissima.

Vi ho spaventato? Non era mia intenzione. E avete visto nel paragrafo precedente che la procedura è semplicissima.

Notazione: una volta che il punto anatomico sarà parallelo al terreno vedremo anche che il naso punta leggermente verso il basso. Qui accentuato da una errata prospettiva fotografica, ma la giornata dedicata alle immagini è stata complicata…

E meglio apprezzeremo la forma Waved, con il netto rialzo posteriore.

La spessa imbottitura, la dicitura Comfort+ incisa, le dimensioni generose del terzo posteriore e anche una certa corposità del naso lasciano intuire un elevato livello di comodità.

E si, ve lo anticipo, una volta regolata in modo accurato il comfort di marcia è di ottimo livello.

Quello che tutta la foggia la sella lascia ulteriormente intuire è il tributo da pagare nella pedalata più sportiva proprio a causa della larghezza del terzo posteriore e pure qui posso dire che effettivamente il contatto si avverte.

Ma in ogni test bisogna sempre inquadrare il prodotto nella sua giusta cornice.

Che significa far riferimento alle condizioni d’uso indicate dal produttore.

Nel nostro caso Selle Italia sfrutta il classico punteggio a pois, dividendo in racing, endurance e cycle touring.

L’uso racing registra un solo pois, l’endurance tre e il cycle touring quattro. In una scala da uno a cinque.

Ecco allora che l’attrito con l’interno coscia diventa un aspetto trascurabile, non è una sella sportiva. Ben diverso sarebbe stato se, tanto per restare in casa, avessi avvertito contatto usando una SLR.

In ogni caso non risulta mai realmente fastidioso ad alte cadenze, è più una presenza che un attrito.

Una presenza che diventa rassicurante comodità quando cerchiamo tutto l’appoggio durante la nostra zingarata a pedali, che poi è proprio quello per cui è pensata questa sella.

E perché sia zingarata che si rispetti non deve mancare il fuoristrada, in salsa gravel ma pur sempre fuoristrada.

Ci si muove molto sulla bici, spesso si pedala seduti anche sui sentieri, si carica il peso sugli assi della bici avanzando e arretrando alla bisogna, in alcuni passaggi più ostici si “scavalca” la sella per arretrare al massimo il carico; insomma tutte situazioni in cui una sella corta ha ragion d’essere e dove il comfort è buona parte del godimento complessivo dell’uscita.

La libertà di movimento non è intralciata; ci si sposta facile sulla ridotta lunghezza alleggerendo solo un pelo la pressione sulla seduta, per vincere l’ottima tenuta offerta dal rivestimento, se serve la zona anteriore è valido supporto grazie a larghezza e ampia scanalatura, l’ancoraggio offerto dalla forma Waved è tenace, insomma, se viene la fregola di farsi la breve sparata la sella ci supporta a dovere.

L’imbottitura Total Gel offre il suo fattivo contributo all’innalzamento della comodità di marcia, ma non sulle lunghissime distanze.

Morbida ma non cedevole, se si vogliono superare le 5/6 ore consecutive serve più rigidità.

So che per alcuni può sembrare un controsenso, nella realtà non è così.

Le selle cedevoli sono comode solo all’inizio, poi col passare del tempo sui pedali diventano uno strazio.

Qui, come detto, abbiamo morbidezza ma non cedevolezza, e questo si traduce in una durata ampiamente sopra le tre ore senza problemi.

Superata questa soglia si inizia ad avvertire il perimetro del Super Flow, ossia l’apertura centrale.

Non ho trovato indicazioni da parte dell’azienda, ma per quello che ricordo (sono 25 anni che monto Selle Italia sulle mie bici sportive personali…) i livelli di imbottitura sono tre: elevata, minima e media. 

Dove l’imbottitura elevata è indicata per uscite di circa due ore, quella minima per uscite entro le sei ore, quella media per pedalate che superano le sei ore.

Qui dove l’imbottitura è decisamente elevata, direi che siamo oltre il limite della classificazione, visto che qualche leggero fastidio l’ho avvertito alla terza ora di pedalata.

E solo in un punto specifico, che poi mi succede spesso con le sella aperte, dotate cioè di foro centrale.

Un fattivo aiuto allo smorzamento delle asperità arriva sicuramente dalla tecnologia Flex Control.

La struttura costruttiva a diversa flessibilità fa si che si avverta sostegno dove serve e al tempo stesso si abbia un certo ammortizzamento sulle asperità, senza però la controindicazione di quell’effetto stantuffo di alcune selle molto morbide a livello di costruzione.

Non so anche il gel dell’imbottitura abbia densità differenziata; non credo, penso sia solo una questione di spessore ma potrei sbagliare. 

Comunque, quale che sia la ragione, il sostegno in appoggio è tenace.

Mentre la zona anteriore, anche grazie all’ampio canale di scarico, non lascia avvertire fastidiose pressioni.

Ho rilevato con piacere come anche dopo molte ore d’uso non ci sia stato alcun cedimento della zona intorno al foro centrale, che è rimasta perfettamente in forma.

Bene, ne sappiamo quanto serve per stilare le ultime considerazioni.

COMMENTS

  • <cite class="fn">alfaluna</cite>

    Ottimo test come sempre, mi fai venir voglia di provarla visto il peggioramento della mia forma fisica (culo e mal di schiena si fanno sentire sempre più)

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