Ultegra 8070 Di2, presentazione – parte seconda

Guarnitura Ultegra FC-R8000

Tempo di lettura: 7 minuti

Guarnitura Ultegra FC-R8000

Un paragrafo dedicato solo a una guarnitura? Un oggetto così semplice? Si, merita una sua scheda a se stante.

Leggo troppo spesso in rete, che sia un forum o qualche gruppo social, chi classifica le guarniture tutte uguali; proponendo impossibili cambi di corone, movimenti non compatibili, accoppiamenti con deragliatori e cambi che non possono gestirle.

Qui certo è tutto più facile: gruppo Ultegra 8000, metto lei e sono a posto. Vero.

Però conoscerla a fondo è comunque utile; e fornisce il pretesto per richiamare alcuni concetti già pubblicati qui sul blog ma senza doverseli andare a pescare.

Ecco qui la guarnitura FC-R8000, destinata ovviamente sia al gruppo Di2 che a quello meccanico.

Bella è bella, poco da fare. Siamo lontani dalla pesantezza estetica delle versioni a 5 bracci, che siano state Ultegra o Dura Ace e che mai ho nascosto di non gradire troppo.

Con l’avvento della tecnologia a 4 bracci, estesa a praticamente tutta la gamma, il colpo d’occhio generato grazie all’ampia losanga lasciata libera dal braccio in meno crea una armonia di vuoti e pieni che trasmette potenza e leggerezza.

Una elegante grinta che, vi parrà forse strano, ho apprezzato tantissimo sulla guarnitura Tiagra 4700, col suo antracite dai riflessi cangianti che esalta curve e lavorazioni. 

Sempre restando sul piano estetico, le nuove serie 7000/8000/9100 (ossia 105/Ultegra/Dura Ace) hanno guadagnato le accentuate modanature sui bracci che ne aumentano la grinta.

Ovviamente non è solo estetica, riduttivo pensarlo. Il disegno è frutto di precise scelte ingegneristiche; però quando alla tecnica si sposa la bellezza, io sono sempre contento.

Le tecnologie più importanti presenti sulla guarnitura FC-R8000 sono due: HollowTech e HollowGlide.

Parto da questa, la HollowGlide.

Retaggio al momento in cui scrivo di Ultegra e Dura Ace in campo stradale, XTR per l’off-road.

Il segreto è celato nel suffissoide Glide, letteralmente “vuoto”.

E siccome io tonto sono ma non fino al punto di sezionare una guarnitura (che devo montare; e poi dopo a Shimano che mando indietro? I rottami?) mi sono procurato l’immagine ufficiale.

Ecco il nostro vuoto: lo spider (anche la pedivella sinistra, of course) e la corona esterna.

Qui però serve precisazione, per non indurre in confusione, perché lo spider cavo non rientra a rigore nella dicitura HollowGlide, cui Shimano fa riferimento esclusivamente parlando delle corone. Chiarirò meglio dopo, qui ho preferito indicare anche lo spider per conformità con disegno.

Le corone cave a tecnologia HollowGlide sono le 53, 52 e 50; la 46 è piena. 

Un rapido raffronto fotografico può aiutarci.

Questa è una guarnitura a corona maggiore cava con affianco la sua corona smontata.

Questa una guarnitura a corona maggiore piena con affianco la sua corona smontata.

La differenza costruttiva tra le due corone appare subito evidente. Se mostrate smontate.

Perché poi se invece le guardiamo sullo spider, il veloce colpo d’occhio sfugge grazie alle bussole che sono affogate in cappucci di plastica perfettamente sagomati. Li vedremo in dettaglio più avanti, resto un attimo ancora sulle corone.

Questa loro differenza costruttiva rende impossibile mischiare; le corone hanno sigla per rendere semplice al ciclista determinare la compatibilità.

53 e 39 hanno sigla MW

50 e 34 hanno sigla MS.

52, 46 e 36 hanno sigla MT

Questo ci permette quattro combinazioni di montaggio: 53-39 denti; 50-34 denti; 52-36 denti; 46-36 denti.

Le corone MT sono tre (anche) perché nelle due combinazioni possibili non superiamo mai la capacità di 16 denti (la differenza tra corona superiore e inferiore) che è quella massima gestibile dal deragliatore. Lo scambio è possibile anche perché il girobulloni (BCD) è 110 per tutte.

Mia notazione; la combinazione 50-36 possiamo crearla uguale, monta. Si perde qualcosa nella fluidità di cambiata perché gli intagli e le lavorazioni deputati a favorire la salita di catena non corrispondono più. Io sconsiglio, ne vien fuori una gamma di rapporti bislacca. E comunque vi ho detto nulla…

Di che intagli parliamo? Di quelli che Shimano ha racchiuso nella tecnologia battezzata HyperGlide.

Nome antico ormai, credo sia un uso dagli anni 80 del secolo scorso; e non nascondo mi fa strano riferirmi così agli anni della mia gioventù…

Fu una innovazione per l’epoca, prevedeva sia il disegno di un nuovo corpetto ruota libera che una precisa lavorazione dei denti degli ingranaggi; senza tralasciare la catena. Infatti al giorno d’oggi è declinata in diverse sottocategorie.

Migliorata sempre in tutti questi anni, è ben visibile nella lavorazione del lato interno della corona superiore e nelle cassette pignoni; nemmeno la catena è sfuggita…

Vediamo la corona, i pignoni avranno loro paragrafo.

Sulla faccia interna possiamo notare i vari intagli, i punti di cambiata: aiutano la salita della catena, velocizzando l’operazione.

Resto ancora sulle corone, brevi note sullo smontaggio.

Abbiamo visto sopra la differenza tra corona cava e piena; nel primo caso le bussole sono affogate nella corona esterna, nel secondo in cappuccetti di plastica che seguono fedeli il profilo.

In dettaglio possiamo vedere uno di questi cappucci.

Sul versante opposto ci sono le quattro viti Torx T30 di chiusura.

Basta svitarle, non serve altro che la chiave Torx perché le bussole non ruotano, e liberiamo lo spider.

Montare le corone nel verso giusto è un giochino facile facile. Dimenticate i piolini, i minuscoli segni grafici, le incisioni che manco col monocolo dell’orologiaio riuscivamo a vedere.

Da tempo Shimano usa sagomare le sedi di battuta delle corone (e quindi dello spider) con lavorazioni che impongono il verso di montaggio.

Qualche immagine chiarisce il concetto.

Come potete vedere nella foto in basso, qui abbiamo una sinuosa lavorazione, unica. Cioè presente su un solo braccio.

Analogo disegno è presente anche sulla corona esterna.

E ovviamente sullo spider.

Sbagliare verso di montaggio grazie a questa semplice soluzione è praticamente impossibile. Così come sbagliare la collocazione dei cappucci perché, come già visto nelle foto della guarnitura montata, pure loro sono sagomati.

Lo stesso discorso vale anche per lo corone cave, solo che invece che i cappucci lavorati qui è il profilo interno della corona a ricevere le forme per la giunzione obbligata con lo spider.

Ora possiamo dedicarci all’altra tecnologia distintiva di casa Shimano: la HollowTech e HollowTech II.

Dove la seconda ha inglobato la prima e ormai per consuetudine non distinguiamo più.

Quindi pedivelle cave e perno passante, e abbiamo la HollowTech II.

Si, il famoso perno passante, sistema con cui tutta la concorrenza ha fatto i conti, ognuno cercando una propria interpretazione.

Ne ho parlato spesso qui sul blog, ci sono diversi articoli che la spiegano e ne mostrano montaggio e manutenzione, basta un salto nella sezione Officina.

Inutile qui ripetere, limitiamoci all’essenziale, che riassumo brevemente.

Perno cavo da 24mm, che a detta dei tecnici Shimano è la dimensione ideale per garantire robustezza, rigidità, peso ed efficacia di rotolamento.

I cuscinetti assiali del movimento centrale sono in posizione più esterna possibile rispetto alla scatola movimento, ottenendo la migliore distribuzione di pesi e sforzo.

Compatibile la nostra Ultegra R8000 con scatole movimento sia da 68 (BSA, passo inglese) che da 70mm, (ITA, passo italiano); non compatibile, nativa, con standard BB30. Serve adattatore alla scatola movimento. Ipotesi che avevo anche preso in considerazione di mostrarvi, ma sarei andato fuori traccia.

Il perno cavo solidale alla guarnitura presenta all’estremità “libera” le classiche scanalature di ingaggio per la pedivella sinistra; il foro è riferimento per il posizionamento speculare delle pedivelle.

All’interno abbiamo la filettatura deputata ad accogliere il grosso bullone (in resina) che regola la battuta e non la chiusura come ho letto a volte.

Perché questa precisazione? Risolviamo mostrando la pedivella sinistra.

Dove abbiamo il grosso foro all’estremità.

All’interno possiamo notare i rilievi destinati ad accoppiarsi con la lavorazione presente sull’asse.

Una volta inserita la pedivella sull’asse la chiusura è garantita dalle due brugole opposte (da avvitare in sincrono), senza superare la coppia indicata.

Anche se il pericolo concreto di superare la coppia massima in assenza di chiave dinamometrica è scongiurato dalla presenza della piccola bandella in gomma, che funge da “freno” di serraggio. Se poi uno schiaccia pure questa…

Ma prima di serrare le brugole c’è da portare la pedivella a battuta.

A questo provvede il grosso bullone in resina, da serrare con attrezzo apposito.

Questo il bullone

Questo l’attrezzo, codice Shimano TL-FC16.

Quindi prima serrare il bullone centrale e poi stringere la pedivella sull’asse.

A chi volesse approfondire la tecnica di installazione segnalo questi articoli già pubblicati sul blog, diversi anni addietro, come indico. Era il blog degli albori, senza spazio proprietario e le foto ne risentono. Ma le istruzioni, almeno quelle, sono fatte bene 😀

Montaggio guarnitura Dura Ace, anno 2014

Montaggio guarnitura SLX, anno 2015

E comunque vedremo in un prossimo articolo la sequenza di montaggio sia di questa guarnitura che del suo movimento. 

Già, movimento: andiamo a vedere i due tipi di movimenti centrali disponibili.

COMMENTS

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, avrei delle curiosità su sistema frenante a disco. Il prodotto Shimano mi sembra veramente ben realizzato e sicuramente il suo funzionamento sarà ineccepibile. Parlando però proprio di funzionamento, suppongo che rispetto al sistema coi pattini le forze in gioco, sopratutto sul fodero della forcella anteriore siano importanti. Vengono previsti irrigidimenti o altre soluzione per contrastare il momento a cui viene sottoposto lo stelo, oltre le altre forze dovute ad asperità e moto? La soluzione dei dischi dà veramente dei vantaggi importanti rispetto al pattino, oppure dipende da condizioni al contorno come orografia, tipo di utilizzo, tipo di utilizzatore ect? Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, hai colto il punto.
      I telai per freni a disco sono diversi e la modifica più importante è proprio la forcella.
      Tagliamo via la Mtb, dove i dischi sono la norma da anni e parliamo solo della strada.
      Coi primi impianti, montati su telai non ancora ottimizzati e gomme sottili, sfruttare la potenza offerta era impossibile e di fatto il rapporto di torchio era inferiore; cioè la “forza” trasmessa alla pinza.
      Inutile avere un freno potente se gomma e telaio non possono gestire.
      Ora che la soluzione è matura, con forcella dimensionate, perno passante, gomme e ruote adatte ecc, il disco è decisamente una gran cosa.
      Se rileggi qualche mio vecchio post troverai la mia poca convinzione all’epoca, proprio perché né gomme né telai erano ottimizzati, frustrando le possibilità offerte dai dischi.
      Con una gravel, che di suo è più “massiccia” e monta gomme larghe, sono la soluzione ottimale.
      Su una bici da corsa lo stanno diventando, seppure il maggior peso complessivo rende un ottimo sistema frenante a cerchio ancora validissima alternativa.
      Di loro i dischi hanno una facilità di utilizzo superiore; lasciamo perdere le fesserie del bagnato perché, come dico spesso, ciclisti infoiati che si lanciano giù dai passi alpini col diluvio non ce ne sono. E tenere i dischi asciutti richiede perizia.
      No, il vantaggio è la grandissima modulabilità, superiore a un impianto a cavo per la sensibilità del ciclista medio. Soprattutto se si opta per la configurazione rotori 160/140, su bici da corsa il 160 dietro è piuttosto eccessivo.
      Sfruttando con abilità il mio sistema a cerchio riesco a frenare prima; se non sai farlo, cappotti.
      Coi dischi chiunque frena in assoluta sicurezza, che sappia farlo o meno. E questo forse vale più di ogni altra considerazione.
      Comunque, sono il futuro, volenti o nolenti la strada è questa. Tanto vale essere preparati.

      Fabio

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