Ultegra 8070 Di2, presentazione – parte seconda

Disco freno SM-RT800

Tempo di lettura: 7 minuti

Disco freno SM-RT800

I dischi freno Shimano codice SM-RT800 sono disponibili in due misure: 140 e 160 mm.

Come modello fotografico ho scelto il più piccino; tra riflessi e distorsione dell’obiettivo quei 20mm in più mi facevano dannare. Non che sia riuscito a ottenere una foto da premio, ma almeno è comprensibile…

Due cose balzano all’occhio: la chiusura con sistema proprietario Center-Lock e la accurata lavorazione non solo della pista frenante ma anche dell’interno del disco. Che, come tradizione Shimano, non è fine a se stessa ma figlia della Ice Technologies.

L’abbiamo vista applicata alle pastiglie nella scheda a loro dedicata. Osserviamola ora con riferimento al disco. O rotore, però mai piaciuto chiamarlo così. Ho le mie fisime pure io, che credete?

Tecnologia perfezionata e forse quel Freeza che capeggia sul disco non è vuota vanteria.

Guardiamo prima la pista.

Subito notiamo feritoie, intagli e fresature. Alleggeriscono, rompono il velo d’acqua, aiutano la dispersione del calore. Tutto vero ma non è (solo) qui il segreto.

Perché la pista ha costruzione laminata: tre strati, alluminio al centro, acciaio Inox ai lati. 

Spero qualcosa si veda, questo è il meglio che sono riuscito a fare… Comunque se proprio giocando coi riflessi la laminatura non mi è venuta granché, il profilo stondato si. 

La costruzione laminata aiuta la dispersione del calore, migliorando anche l’usura di dischi e pastiglie. Da sola non basta.

Le ampie feritoie catturano e convogliano l’aria durante la corsa, portando un fattivo contributo al raffreddamento di dischi e pinze.

In dettaglio una delle “bocche”.

Seguo le dichiarazioni della casa, per me un esperimento in tal senso è impossibile: la casa dichiara una riduzione di calore di 50 gradi centigradi.

Un buon raffreddamento significa miglior forza frenante, maggior durata dei componenti, prestazioni globali superiori. Vedremo con la prova su strada.

L’attacco al mozzo è con tecnologia Center-Lock, bandiera di casa Shimano.

Il disco presenta al centro la classica ruota dentata che si innesterà sulla sede lavorata al mozzo.

Questo è il mozzo che equipaggia le ruote Shimano RS 770, con la lavorazione Center Lock.

A chiudere provvede la ghiera, in questo caso del tipo con dentini di presa per l’attrezzo interni. Si usa quindi la stessa chiave della ghiera della cassetta pignoni.

Bene, questo è l’ultimo paragrafo di una lunga serie, divisa in due articoli, che ci ha fatto conoscere a fondo il gruppo Shimano Ultegra 8000, sia nei suoi componenti Di2 che in quelli in comune con la versione meccanica.

Adesso può iniziare il suo montaggio, di cui seguiremo alcune fasi.

La prossima volta però.

Buone pedalate 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

COMMENTS

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, avrei delle curiosità su sistema frenante a disco. Il prodotto Shimano mi sembra veramente ben realizzato e sicuramente il suo funzionamento sarà ineccepibile. Parlando però proprio di funzionamento, suppongo che rispetto al sistema coi pattini le forze in gioco, sopratutto sul fodero della forcella anteriore siano importanti. Vengono previsti irrigidimenti o altre soluzione per contrastare il momento a cui viene sottoposto lo stelo, oltre le altre forze dovute ad asperità e moto? La soluzione dei dischi dà veramente dei vantaggi importanti rispetto al pattino, oppure dipende da condizioni al contorno come orografia, tipo di utilizzo, tipo di utilizzatore ect? Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, hai colto il punto.
      I telai per freni a disco sono diversi e la modifica più importante è proprio la forcella.
      Tagliamo via la Mtb, dove i dischi sono la norma da anni e parliamo solo della strada.
      Coi primi impianti, montati su telai non ancora ottimizzati e gomme sottili, sfruttare la potenza offerta era impossibile e di fatto il rapporto di torchio era inferiore; cioè la “forza” trasmessa alla pinza.
      Inutile avere un freno potente se gomma e telaio non possono gestire.
      Ora che la soluzione è matura, con forcella dimensionate, perno passante, gomme e ruote adatte ecc, il disco è decisamente una gran cosa.
      Se rileggi qualche mio vecchio post troverai la mia poca convinzione all’epoca, proprio perché né gomme né telai erano ottimizzati, frustrando le possibilità offerte dai dischi.
      Con una gravel, che di suo è più “massiccia” e monta gomme larghe, sono la soluzione ottimale.
      Su una bici da corsa lo stanno diventando, seppure il maggior peso complessivo rende un ottimo sistema frenante a cerchio ancora validissima alternativa.
      Di loro i dischi hanno una facilità di utilizzo superiore; lasciamo perdere le fesserie del bagnato perché, come dico spesso, ciclisti infoiati che si lanciano giù dai passi alpini col diluvio non ce ne sono. E tenere i dischi asciutti richiede perizia.
      No, il vantaggio è la grandissima modulabilità, superiore a un impianto a cavo per la sensibilità del ciclista medio. Soprattutto se si opta per la configurazione rotori 160/140, su bici da corsa il 160 dietro è piuttosto eccessivo.
      Sfruttando con abilità il mio sistema a cerchio riesco a frenare prima; se non sai farlo, cappotti.
      Coi dischi chiunque frena in assoluta sicurezza, che sappia farlo o meno. E questo forse vale più di ogni altra considerazione.
      Comunque, sono il futuro, volenti o nolenti la strada è questa. Tanto vale essere preparati.

      Fabio

Commenta anche tu!