Ultegra 8070 Di2, presentazione – parte prima

Gli elementi di cablaggio del Di2

Tempo di lettura: 8 minuti

Gli elementi di cablaggio del Di2

Assemblare un gruppo Di2 necessita di diversi elementi di collegamento, gestione ed alimentazione. A seconda della tipologia di telaio e/o passaggio cavi al telaio dovremo scegliere tra quelli adatti.

Parto però dagli unici elementi che sono sempre uguali, quale sia la configurazione scelta: i cavetti di collegamento, nome in codice EW-SD50.

Uguali per foggia, c’è ampia scelta per la loro lunghezza.

Da 150 fino a 1600 mm, con salti di 50 mm. Ne servono sei per collegare tutto l’impianto, uno in più se si decide di montare il Data Fly; la piccola icona blu sul fronte della confezione indica la compatibilità con quest’ultimo, che conosceremo più avanti.

Si presentano come sottili cavetti elettrici, molto sottili e per questo io consiglio di prenderli un poco più lunghi ma senza eccedere per evitare di doverli poi ripiegare. E comunque mai curve strette o, peggio, piegature ad angolo.

Alle estremità le prese “femmina” di attacco.

Osservando in dettaglio la sagoma dello spinotto possiamo notare che ha profilo variegato, con un netto anello interno e meno evidenti anelli esterni. 

Questa lavorazione non è fine a se stessa, serve all’installazione senza danneggiarli grazie ad un attrezzo apposito.

Il suo codice è TL-EW02 e presenta un tubo aperto da un lato e una forchetta dall’altro.

Il tubo aperto serve per “spingere” in sede lo spinotto, la forchetta per estrarre.

Costa pochi spiccioli ma comunque è fornito di serie con i componenti del Di2. Perdonate la mia sbadataggine ma nello scattare tutte le foto ho perso di vista da quale componente esattamente l’ho prelevato. Credo, ma non posso giurarci, dalla confezione del comando destro. 

I cavetti sono disponibili in tante lunghezza, capaci di coprire ogni esigenza. 

Potrebbe però rendersi necessario costruirsi un cavetto ancora più lungo oppure ricorrere a soluzioni di montaggio “creative”. In questi casi può far comodo il connettore EW-JC200.

Semplice connettore con due porte in linea, compatibile E-tube. Unisci due cavetti e sei a posto. Comodo.

Indispensabili al funzionamento del sistema sono le due Junction, chiamate con poca fantasia A e B.

Vediamo la Junction A, nome in codice SM-EW90A per la versione tre porte e SM-EW90B per quella a cinque porte.

La prima è per utilizzo coi soli comandi al manubrio, la seconda per chi adotta i satelliti da crono.

Noi però abbiamo la SM-EW90A ed è lei che presentiamo.

Ha dimensioni davvero minimali, come si può vedere.

Questo modello va installato sotto l’attacco manubrio, con fascia e slitta in dotazione; non manca una seconda fascia di riserva.

Su un lato (destro, il montaggio è con le giunzioni frontemarcia) abbiamo due led che ci informano uno dello stato di carica della batteria, l’altro serve in fase di settaggio e diagnostica.

Sul versante sinistro abbiamo la presa di ingresso del caricabatteria, protetta da sportellino. Funge anche da porta di collegamento al pc, grazie al cavo in dotazione e presa dedicata sul corpo del caricabatteria. Vedremo meglio più avanti.

In basso il piccolo pulsante per governare la regolazione; anche se trattandosi di gruppo elettronico forse dovrei scrivere calibratura ma mi fa strano…

E infine ecco le tre porte. Due servono ad accogliere i cavi provenienti dai comandi, la terza per collegarsi alla Junction B; o al Data Fly se decidiamo di frapporlo fra le due Juction A e B.

C’è anche una terza Junction A, la EW910.

Destinata ad essere ospitata all’interno della parte finale della piega (dove mettiamo il tappo del nastro per capirci) richiede un manubrio compatibile, ossia con foro per il cavo (di solito è a 7/8cm dal centro manubrio, sotto, per garantire pulizia di montaggio); o in apposito vano ricavato sul telaio, diversi modelli di alta gamma lo prevedono.

Con la Junction EW910 è preferibile usare il cavetto elettrico a Y, codice EW-JC130.

Disponibile in tre misure (550-50-550 / 350-50-250 / 350-50-450) copre ogni esigenza.

La Junction B esiste in doppia versione, una da inserire all’interno del telaio, l’altra da montare esterna, sotto la scatola movimento (dove mettiamo il passacavi per capirci): quale usare ovviamente dipende dal telaio.

Io ho la prima, nome in codice SM-JC 41; la SM-JC 40 è quella esterna.

Anche lei è minuscola.

Presenta quattro porte, una coppia per lato. 

Accoglieranno il cavo in arrivo dalla Junction A o dal Data Fly se presente, quello della batteria e quelli di cambio e deragliatore. 

Il D-Fly o Data Fly appena citato è un optional diciamo così. Nome in codice EW-WU111 per quello a doppia porta contrapposta.

La versione a doppia porta parallela è la EW-WU101

Ci permette di dialogare col sistema tramite Bluetooth, di connettere sensori con standard Ant+ e usare il software E-tube project anche con smartphone e tablet invece di usare il pc e la porta Usb.

Minimale nelle dimensioni pure lei.

Va installata esterna, tra la Junction A e la Junction B. Ho visto in rete qualcuno chiudere il D-Fly nel reggisella. Per pura curiosità ho chiesto a un maestro meccanico di Shimano Italia (perché la mia filosofia è chiedere sempre a chi ne sa più di me prima di riversare una informazione a voi) se il segnale ne sarebbe risultato compromesso e mi ha confermato che si, si perde dialogo.

Due porte, una per lato. Per innestare i cavetti usare sempre l’attrezzo specifico visto prima.

A corredo due piccole clip per assicurare il cavetto alla guaina freno, evitando di farlo ballare e/o impigliare e, diciamolo, rendendo l’insieme pulito.

Serve ora una fonte di alimentazione: ossia la batteria.

Ne esistono due tipi: interna ed esterna.

Quella interna ha codice BT-DN110A, quella esterna BT-MR1.

Noi vedremo quella interna.

Si presenta come un lungo e sottile cilindro, da inserire nel tubo reggisella.

In alternativa, se c’è distanza sufficiente, è possibile anche sfruttare il tubo forcella; esistono degli expander appositi. Mai provato questa soluzione di montaggio, francamente non so dirvi quanto pratica sia.

Batteria a Ioni di litio.

E questo è il connettore, protetto in attesa del montaggio.

Di serie gli shim e anelli seager di fissaggio.

Non bastano, serve anche un adattatore in plastica o gomma rigida per il reggisella. Che non fornisce ovviamente Shimano ma il produttore del reggisella. Esistono anche di universali, diametri differenti per ogni esigenza. Io però consiglio sempre di rivolgersi al marchio del reggisella (o kit telaio, se il reggisella è compreso).

Ultimo elemento è il caricabatteria.

Questo è per batteria interna, codice SM-BCR2; la batteria esterna userà quello dedicato, codice SM-BCR1.

Lo spinotto di ricarica ha forma proprietaria.

In dotazione anche un cavetto Usb/micro Usb: permette di sfruttare il caricabatteria come “ponte di collegamento” con il pc.

Spendo le ultime righe per segnalare alcuni ulteriori accessori di montaggio che spesso sfuggono. Costano una inezia, è un peccato accorgersi di averli dimenticati dopo l’ordine di tutti i componenti.

Spesso con i telai predisposti Di2 i costruttori allegano anche i gommini passacavo per chiudere i fori di ingresso cavo; non sempre però.

Shimano ha in catalogo due gommini passacavo appositi: ovali e tondi

Quelli ovali hanno codice SM-GM02; quelli tondi hanno codice SM-GM01.

Come potete vedere in queste immagini, cambia la forma dell’innesto.

Un ulteriore utile accessorio di montaggio per chi ha telaio a cavi interni sono le fascette fermacavo, codice EW-SD501.

Io le chiamo fascette fermacavo per comodità ma non vanno confuse con quelle classiche, da elettricista per capirci. 

Hanno un uncino che arpiona il cavetto e una linguetta semirigida che andando a battuta contro le pareti interne del telaio evita che i cavetti (che ricordo sono leggerissimi) sbatacchino. Non so cosa dice Shimano al proposito né se dice qualcosa (e io ho il terrore di telefonare ancora…), comunque per abitudine ne colloco qualcuno abbastanza vicino alla Junction B, così mi ferma pure lei. 

Hanno preciso verso di inserimento, nella immagine in basso potete notare lo scalino in corrispondenza dell’uncino cui corrisponde un lato piatto: quest’ultimo entrerà per primo. Ma lo vedremo bene al momento del loro utilizzo.

Se invece il nostro telaio non ha passaggio cavi interno è sempre possibile installare un Di2. Però i cavetti elettrici non sono le guaine. Più sottili e delicati, chiedono protezione. E anche una certa pulizia di montaggio finale.

Così esistono apposite canaline copricavo, codice SM-EWC2.

Bene, siamo in chiusura di questa prima parte.

Io non so se l’idea di creare tante brevi schede (e per i miei standard, sapete, sono brevi…) si rivelerà funzionale o peggiorerà le cose.

Vedremo; e vedremo gli altri elementi Ultegra serie 8000 la prossima volta. Toccherà a guarnitura, pignoni, dischi ecc.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, da sempre ho alcune curiosità sui gruppi elettroassistiti e non potevo sperare di meglio se non leggere un tuo articolo su di essi, se poi ci mettiamo il fatto che partiamo dal montarlo non si può chiedere di più. Veniamo alle mie perplessità, ovviamente sarà ben visibile il livello di carica della batteria in modo che l’utente possa regolarsi sul suo stato, se però per fretta e distrazione usciamo con un livello basso della carica, hai un’idea di quanto questo incida sul funzionamento? Si rischia di non poter cambiare o altre problematiche?
    In un uso non costante con uscite intervallate da settimane di inattività, che tempi di decadimento della carica si registrano?
    Grazie.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, nel 99% dei casi chi usa un Di2 ha un ciclocomputer compatibile con cui può monitorare la batteria in tempo reale.
      Altrimenti ci sono i led sulla Junction A che ti avvisano, con ampio anticipo.
      La possibilità di trovarsi scarichi lungo la strada è remota, la durata è notevole e non stai lì a cambiar marcia ogni metro.
      Un uso continuo della bici, per esempio 3/4 uscite a settimana (la classica combinazione brevi più lungo domenicale), se la ricarichi ogni due mesi è pure tanto. I 2000 km sono alla sua portata.
      Stesso intervallo se la bici è ferma, più che altro per non farla deperire.
      Un maggior consumo lo puoi avere con uso continuo del modulo D-Fly, ma a quel punto significa che hai ciclocomputer e quindi vale quanto scritto in apertura.
      Se per dimenticanza dovesse accadere, il primo a fermarsi è il deragliatore, su corona minore. Ma hai energia a sufficienza per tornare a casa usando il cambio.
      Insomma, non dobbiamo portarci powerbank e cavetto a ogni uscita 😀

      Fabio

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