Ultegra 8070 Di2, presentazione – parte prima

Le pinze freno Ultegra BR-R8070

Tempo di lettura: 8 minuti

Le pinze freno Ultegra BR-R8070

Ora le pinze freno, che seppure siano in comune con il gruppo meccanico sono fornite insieme alle leve, quindi ne parlo qui per rispettare il contenuto della confezione.

I codici di queste pinze freno Ultegra sono BR-R8070F per l’anteriore; BR-R8070R per il posteriore. Differiscono tra loro solo per la lunghezza del tubo idraulico e la presenza della staffa, quindi per comodità espositiva vedremo solo l’anteriore.

Questa in alto è appunto dedicata al freno anteriore ed è disponibile con tubo da 1000 mm; ci copri anche i telai oversize; il tubo per l’impianto posteriore è da 1700 mm, quindi nessun problema nemmeno con lui. Andranno tagliati a misura, altro argomento che vedremo in fase di montaggio. Comunque c’è già un articolo sull’argomento, seppure sia stato scritto sfruttando un impianto da Mtb. La procedura è quasi analoga, c’è solo da prestare diversa cura sulla posizione del comando durante le operazioni e sul fatto che questo impianto non prevede l’oliva.

Le pinze idrauliche sono ad attacco flat mount.

L’anteriore è provvista di serie di staffa per dischi sia da 140 mm che da 160 mm; basta variare il verso di montaggio.

Ovviamente io qui l’ho mostrata senza cambiargli posizione.

La pinza posteriore non ha alcuna staffa ad accompagnarla; quindi per installare un disco da 160 (posto entri, non tutti i telai lo consentono) servirà l’apposito accessorio. Restando in casa Shimano il suo codice è SM-MA-R160 D/D.

Ossia questo.

La pastiglie freno sono in resina.

Il sistema di fermo delle pastiglie è con vite e coppiglia come da tradizione Shimano.

Le alette sono deputate al raffreddamento e si inseriscono in quella che l’azienda definisce Ice Technologies. Riguarda sia le pastiglie che i dischi freno.

La vite di spurgo è in basso, sul retro della pinza.

L’impianto è del tipo One way blending, quindi non solo ottimizzato per prevenire la formazione di bolle d’aria ma anche assai semplice da curare.

Il tubo idraulico è innestato già sulla pinza, abbiamo visto; dal lato opposto un cappuccio lo chiude. I forellini tornano utili per agganciarvi il cavetto per tirarli nei telai a passaggi interni. Io trovo comodo usare un semplice filo di nylon, quello per le lenze, collegato all’attrezzo magnetico che pubblicherò a breve. 

A corredo dell’impianto abbiamo l’attrezzo Shimano per aiutare il taglio dritto del tubo (quei due pezzetti gialli che sembrano dei temperamatite), i fermi per pistoncini e pastiglie (quando rimuoviamo queste o la ruota) e la minuteria di montaggio.

Perdonate se non l’ho aperta per fotografare in dettaglio ma nel caos attuale già so che poi avrei smarrito tutto.

Ora cambiamo pagina per dedicarci al…cambio ahahahaha.

Ehm, sorry…

COMMENTS

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, da sempre ho alcune curiosità sui gruppi elettroassistiti e non potevo sperare di meglio se non leggere un tuo articolo su di essi, se poi ci mettiamo il fatto che partiamo dal montarlo non si può chiedere di più. Veniamo alle mie perplessità, ovviamente sarà ben visibile il livello di carica della batteria in modo che l’utente possa regolarsi sul suo stato, se però per fretta e distrazione usciamo con un livello basso della carica, hai un’idea di quanto questo incida sul funzionamento? Si rischia di non poter cambiare o altre problematiche?
    In un uso non costante con uscite intervallate da settimane di inattività, che tempi di decadimento della carica si registrano?
    Grazie.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, nel 99% dei casi chi usa un Di2 ha un ciclocomputer compatibile con cui può monitorare la batteria in tempo reale.
      Altrimenti ci sono i led sulla Junction A che ti avvisano, con ampio anticipo.
      La possibilità di trovarsi scarichi lungo la strada è remota, la durata è notevole e non stai lì a cambiar marcia ogni metro.
      Un uso continuo della bici, per esempio 3/4 uscite a settimana (la classica combinazione brevi più lungo domenicale), se la ricarichi ogni due mesi è pure tanto. I 2000 km sono alla sua portata.
      Stesso intervallo se la bici è ferma, più che altro per non farla deperire.
      Un maggior consumo lo puoi avere con uso continuo del modulo D-Fly, ma a quel punto significa che hai ciclocomputer e quindi vale quanto scritto in apertura.
      Se per dimenticanza dovesse accadere, il primo a fermarsi è il deragliatore, su corona minore. Ma hai energia a sufficienza per tornare a casa usando il cambio.
      Insomma, non dobbiamo portarci powerbank e cavetto a ogni uscita 😀

      Fabio

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