Ultegra 8070 Di2, presentazione – parte prima

Il deragliatore Ultegra FD-R8050 Di2

Tempo di lettura: 8 minuti

Il deragliatore Ultegra FD-R8050 Di2

Apro questo paragrafo dedicato al deragliatore FD-R8050 con una valutazione solo estetica: mai piaciuta la torre dei deragliatori Di2.

Certo, da qualche parte il motorino d’azionamento e tutta la roba che serve a farlo funzionare devi metterla; certo, riconosco come nel tempo ci sia stata una continua evoluzione che ha portato il deragliatore tutto a compattarsi e la banda argento snellisce parecchio il colpo d’occhio. Eppure la leggerezza visiva (e sulla bilancia, ma la differenza non è così rilevante nel complesso) di quelli meccanici, soprattutto per le ultime generazioni di 7000, 8000 e 9100 resta un esempio di raffinatezza ingegneristica e design di alto livello. E non nascondo una mia preferenza per il braccetto delle serie 9000/6800/5800.

O forse sono solo un vecchio brontolone che non perdona al Di2 la sua assoluta precisione, senza che io debba fare nulla. Addirittura hanno eliminato la vite di regolazione L: e io che mi pavoneggio con i deragliatori che escono dalle mie mani, capaci di non toccare nemmeno negli incroci estremi e con una cambiata rapidissima, che faccio? Racconto di quanto sono bravo a premere il pulsantino della Junction A? Cavolo…

Vabbè, parliamo del nostro deragliatore Ultegra R8050 Di2.

Che è previsto nella sola versione braze-on, ossia a saldare. 

Quindi richiede il collarino per essere installato su telaio sprovvisti di attacco. Shimano ha in catalogo i collarini nelle misure 28,6/31,8 mm, (unico, con riduttore) codice SM-AD91MS e 34,9 mm, codice SM-AD91L.

Ma van bene anche di terze parti se si ha voglia di sfruttare questo elemento come dettaglio estetico.

In dettaglio la brugola di fermo con la sua piastrina sagomata.

La gabbia in questa nuova versione è leggermente più corta è un pelo più larga.

C’è l’adesivo che aiuta nella installazione per stabilire la corretta distanza del profilo inferiore della gabbia a quello superiore della corona: le nostre manine non saranno del tutto inoperose 😀

Il profilo della gabbia è stato ottimizzato per adeguarsi alla capacità del deragliatore di lavorare con passi corona superiori.

I più attenti noteranno una differenza rispetto alla versione Ultegra Di2 precedente: è sparita la brugola per la regolazione del fine corsa inferiore, che sul 6870 era sul braccetto, al centro. Adesso lo spazio è, letteralmente, vuoto.

Che fine ha fatto? Eliminata. La regolazione L (ossia fine corsa inferiore) avviene in automatico durante il settaggio di avvio.

Resta la vite H, ossia quella per la regolazione del fine corsa superiore, lì dove ti aspetti di trovarla sul Di2.

E’ un Di2 (ma va?) e quindi non c’è cavetto bensì ingresso per lo spinotto, dietro.

A corredo abbiamo una piastrina che serve al corretto posizionamento e un cappuccio di plastica che chiude la zona dello spinotto (che si incastra al suo interno), adeguandosi all’incavo sagomato.

I dati tecnici ci informano che ha linea catena da 43,5 mm, supporta corone superiori nel range 46/53 denti, ha capacità totale di 16 denti (per la spiegazione in dettaglio di questa ultima indicazione puoi leggere qui).

Gestisce la tecnologia Shimano Synchronized Shift, da impostare tramite software, per governare in simbiosi cambio e deragliatore. Avremo un articolo dedicato solo a questa tecnologia, quando il tutto sarà su strada.

Bene, adesso conosciamo i tre componenti fondamentali dell’Ultegra Di2 di ultima generazione.

Il prossimo paragrafo mostrerà il necessario per collegarli tra loro. E qualcosa in più.

COMMENTS

  • Giovanni74

    Ciao Fabio, da sempre ho alcune curiosità sui gruppi elettroassistiti e non potevo sperare di meglio se non leggere un tuo articolo su di essi, se poi ci mettiamo il fatto che partiamo dal montarlo non si può chiedere di più. Veniamo alle mie perplessità, ovviamente sarà ben visibile il livello di carica della batteria in modo che l’utente possa regolarsi sul suo stato, se però per fretta e distrazione usciamo con un livello basso della carica, hai un’idea di quanto questo incida sul funzionamento? Si rischia di non poter cambiare o altre problematiche?
    In un uso non costante con uscite intervallate da settimane di inattività, che tempi di decadimento della carica si registrano?
    Grazie.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      Ciao Giovanni, nel 99% dei casi chi usa un Di2 ha un ciclocomputer compatibile con cui può monitorare la batteria in tempo reale.
      Altrimenti ci sono i led sulla Junction A che ti avvisano, con ampio anticipo.
      La possibilità di trovarsi scarichi lungo la strada è remota, la durata è notevole e non stai lì a cambiar marcia ogni metro.
      Un uso continuo della bici, per esempio 3/4 uscite a settimana (la classica combinazione brevi più lungo domenicale), se la ricarichi ogni due mesi è pure tanto. I 2000 km sono alla sua portata.
      Stesso intervallo se la bici è ferma, più che altro per non farla deperire.
      Un maggior consumo lo puoi avere con uso continuo del modulo D-Fly, ma a quel punto significa che hai ciclocomputer e quindi vale quanto scritto in apertura.
      Se per dimenticanza dovesse accadere, il primo a fermarsi è il deragliatore, su corona minore. Ma hai energia a sufficienza per tornare a casa usando il cambio.
      Insomma, non dobbiamo portarci powerbank e cavetto a ogni uscita 😀

      Fabio

Commenta anche tu!