[Test] Pirelli Cinturato Gravel M

Tempo di lettura: 7 minuti

In prova un copertoncino dedicato al gravel: è la versione M del Pirelli Cinturato Gravel.

Ossia la versione messa punto, cito, ” … per utilizzo gravel studiato per terreni misti, dal fondo variabile tra compatto e inconsistente e tutte le tipologie intermedie“.

Poco più di un anno fa conoscemmo la versione H, per terreni duri e compatti; con il Cinturato Gravel appena proposto al mercato pensai sarebbe stato il modello più adatto a voi che seguite il blog.

Forse non vi conosco abbastanza, forse siete più di quanti credo, sta di fatto che dopo quella recensione iniziarono ad arrivarmi sempre più messaggi per chiedermi notizie, impressioni, consigli sul modello M.

E io, fedele alla filosofia editoriale (che poi è la mia, in ogni aspetto della vita) che significa parlare solo per diretta conoscenza e non per sentito dire, non potevo fornirvi risposta.

L’unica via era un test della versione M.

Uno dirà che conta poco, potrei abbozzare, alla fine credo di aver accumulato abbastanza esperienza negli anni per riuscire a dare qualche indicazione di massima anche senza aver mai provato quel componente, accessorio, bici.

Però non mi piace. Il vantaggio di questo blog, che è anche il suo limite se vogliamo, è che posso dedicarmi all’approfondimento come piace a me, senza dover inseguire audience e click. 

Finché ci sarà una fetta di appassionati che amano le buone letture (suona presuntuoso, lo so), cercano notizie verificate e vogliono essere informati senza pregiudizio, da ciclista a ciclista, io continuerò su questa strada.

Che non permetterà mai i grandi numeri, ma è pure meglio così. Non sarei in grado di gestirli con la stessa cura che provo a metterci ogni giorno.

Cura che spiega anche il ritardo di pubblicazione rispetto a quanto avevo annunciato a inizio estate.

A parte la mia cronica incapacità a rispettare qualunque tabella di marcia, ogni test deve essere prima pedalato e poi scritto.

Posto dinanzi l’alternativa tra il pedalare meno scrivendo di più o pedalare e basta poi scriverò, beh, ho scelto questa seconda via.

Perché nei mesi più caldi, che una volta coincidevano con le vacanze, provo sempre a ritagliarmi qualche settimana per uscire in bici da solo, magari con la mia trascurata Elessar, senza dovermi occupare dei test.

Non quest’anno, tra emergenza sanitaria, blocchi, ritardi di consegne e quant’altro, ogni calendario è saltato. Profittando del mio solito trasloco al piccolo rifugio estivo, dove ho a portata di mano innumerevoli opzioni per i test, sono riuscito in poche settimane di uscite (quasi quotidiane) a raccogliere dati che qui, in città, avrebbero richiesto mesi e molte trasferte.

Così ho letteralmente sfruttato quasi fino all’ultimo giorno di permanenza per chiudere tutti i test e questo spiega perché leggiamo ora di queste Cinturato Gravel M e non ad inizio agosto come mi ero appuntato.

L’attesa sarà valsa la pena? Per me si, per voi lo spero, ma lo capiremo leggendo la prova su strada.

Prima però andiamo a scoprire come sono fatti.


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COMMENTS

  • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

    Oh, un altro bel test da leggere. Giusto un mese fa ho comprato i Gravel H, non ricordo come ho fatto a convincermi visto che ho ancora le due paia di Renè Herse da finire e mi ero ripromesso di rimandare ulteriori acquisti XD
    Però non ho resistito, e decisamente Pirelli ha sfornato degli ottimi prodotti. Un paio di anni fa avrei gridato al miracolo, adesso penso che, pur ottimi, la protezione antiforatura (o la costruzione della carcassa in generale) toglie un po’ della magia. Mi spiace Pirelli, prova di nuovo 🙂
    Dicendo che i Gravel M perdono un po’ rispetto agli H su superfici compatte mi salvi da un altro acquisto impulsivo. Anche se ritornare dai Gravel H ai Juniper Ridge mi ha sorpreso di nuovo, soprattutto su asfalto, quanto la tassellatura conti poco relativamente alla carcassa nella sensazione di guida e di comfort (spoiler: i Juniper Ridge sono ancora meglio). Ma se su asfalto e terreno compatto i Gravel M perdono ancora qualcosa, non vedo ragione per provarli, o almeno non ancora. Prima o poi una scusa salterà fuori…

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Poalo, se pedali con Renè Herse in testa, penso che qualunque gomma sia deludente…
      Ma i Renè Herse sono storia a sé, sia per costruzione che soprattutto per prezzo quindi li lascio fuori classifica. Preferisco valutazioni più omogenee.
      Però su una cosa sono d’accordo con te: non due, ma un anno fa mi sarei molto stupito delle Pirelli.
      Poi ci penso ed in effetti le gomme sono uscite un anno fa, sono io che le provo adesso…
      D’altro canto i progressi nel settore sono velocissimi, non come prima che una casa si teneva lo stesso copertoncino a listino 10 anni, e molti copertoncini top potrebbero presto essere scalzati di classifica.

      Fabio

      • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

        Beh, con test tra gli 8 e i 50 euro di budget (vado a memoria) è un bel range, un 30% in più per arrivare a 67 non mi sembra così “fuori classifica” 🙂
        Comunque sono solo un po’ deluso non tanto dalle gomme in sè, che sono di ottimo livello, quanto dal fatto che Pirelli – come praticamente tutti gli altri produttori – non offrano versioni dei copertoncini gravel senza protezioni antiforatura. Se i Terreno Zero non ne hanno, la quantità di gomma sui fianchi ha in pratica lo stesso effetto. E così mi rispondo alla domanda che avevo fatto sotto alla recensione dei Gravel H: al tatto Gravelking, Terreno Zero e questi Pirelli sono molto simili, quasi indistinguibili.

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Paolo, nel “leggere” i prezzi devo affidarmi sempre ai listini ufficiali, che sono stabili. E parliamo di quasi 100 dollari a copertoncino…
          Un copertoncino senza protezione ha mercato troppo di nicchia, il fatto che per te o per me riparare una gomma non sia un problema e preferiamo leggerezza e scorrevolezza non fa testo, non siamo “rappresentativi”.
          Basta vedere l’entusiasmo per le nuove camere d’aria, leggere e dichiarate imperforabili, pure se costano mezzo rene…
          Indistinguibili no, tranne i Terreno Zero che sono una storia a sé, molti copertoncini usano tecnologie simili, nel senso che ricorrono agli stessi brevetti, eppure nell’uso differenze ci sono. Ridotte, ma ci sono. Si avvertono nelle loro condizioni limite, non nell’uso quotidiano.
          Più che altro il punto è che ormai c’è una standardizzazione verso l’alto, il copertoncino con un limite evidente non te lo fa più nessuno, si gioca tutto su sfumature per differenziarsi. Sfumature che nel caso del gravel divengono ancora più labili, perché la necessaria poliedricità d’uso rende difficile differenziarsi troppo.
          E infatti la strada seguita dai Terreno Zero non è stata poi percorsa da tutti.
          Insomma, una volta che scegli un prodotto di azienda collaudata, ormai non sbagli più. Per avere carattere più marcato serve andare su produttori di nicchia, che se però restano nicchia un motivo ci sarà…

          Fabio

          • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

            Tutto giusto quello che scrivi, e mi rendo conto di star combattendo una battaglia contro i mulini a vento… metaforicamente parlando, non ho niente contro le pale eoliche 🙂
            Con tutto quello che mi passa per le mani quotidianamente, mi rendo bene conto quali sono le necessità e le preferenze di massa, almeno da queste parti. Però magari c’è anche del marketing subdolo che contribuisce, facendo credere che le protezioni antiforatura non hanno nessun impatto su qualità di guida e comfort. Se una bici su quattro monta Schwalbe Marathon Plus non può essere per caso…
            E comunque mi permetto di correggerti sui prezzi di listino, o almeno specificare che io stavo parlando della versione standard: 78 dollari o 73 euro dall’importatore tedesco (devono aver alzato i prezzi di listino come tutti nell’ultimo anno) sono sì tanti soldi, però non sono neppure “quasi 100”.
            Sono andato a rivedere i Terreno, in effetti ci sono due versioni: TNT con protezione sui fianchi e un numero ridotto di versioni TLR, senza. Ovviamente non i Wet che erano quelli che mi incuriosivano di più…
            Tirando le somme, c’è davvero poco di cui lamentarsi in quanto a scelta di gomme e copertoncini di questi tempi, disponibilità permettendo. E potrei pedalare felice senza curarmi di ogni novità e proposta, ma la curiosità poi vince e compro roba che alla fine rimane in cantina a prendere polvere XD

            • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

              “…Se una bici su quattro monta Schwalbe Marathon Plus non può essere per caso…”
              E sappiamo bene quanto mortifichino la guida, eppure…

              Fabio

  • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

    Errata corrige (ormai son partito per la tangente, ma tanto vale finire nella stessa pagina): i Terreno Zero che ho acquistato sono TLR e non TNT, e in effetti ricordavo male, sono più soffici al tatto rispetto a Gravelking e Gravel H, molto più simili ai Renè Herse.
    Sarà stata la taglia diversa (38 vs 45 mm) o la qualità del diverso set di ruote (700c vs 650b) a contribuire all’impressione, che io non li ho trovati così eccezionali e personalmente preferisco i Gravel H.

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