[Test] Chaoyang Gravel GP

Tempo di lettura: 8 minuti

Test per una nuova gomma da gravel, la Chaoyang che quest’anno ha aggiunto la versione GP.

Una recensione che ho voluto e che programmai molti mesi fa (non c’era ancora l’odierna variante) per un motivo che con la tecnica c’entra nulla: il nome.

Si, un marchio che suona cinese che più cinese non si può.

Chaoyang è non solo l’azienda che produce questi e tanti altri copertoni per qualunque ruota sia montata su qualunque veicolo. E’ il nome di una città, è il nome di un distretto di Pechino (e caso vuole ci viva mia sorella), di un parco e tanto altro in quella sterminata nazione che è la Cina.

Inutile girarci intorno: abbiamo un corposo pregiudizio verso il Made in China. Quando vogliamo bollare qualcosa come di scarsa qualità lo definiamo una cinesata

E se è fatto bene? Beh, allora vuol dire che hanno copiato.

Non amo i pregiudizi, guardo alla storia.

Quando intorno al Tevere prendeva forma un villaggio che si trasformerà in Impero, in quella zona del continente asiatico avevano già avuto varie dinastie a governare, usavano la scrittura, conoscevano le arti mediche e sapevano leggere la volta celeste.

Mentre Annibale e Scipione si inseguivano per darsele di santa ragione, lì posavano le prime pietre della Grande Muraglia.

Al suo apice l’Impero Cinese governava su quasi la metà della popolazione mondiale dell’epoca.

Insomma, storia e cultura alla spalle c’è. E non c’è espansione senza tecnologia.

Faccio un salto di qualche migliaio di anni e arrivo ai giorni nostri, con la Cina molti passi avanti a tutti nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Poi certo, dovremo anche parlare della attuale situazione politica ma andremmo troppo fuori traccia.

Già son partito strano con questa recensione, non eccediamo.

Anzi, torniamo al nome o, per essere più precisi, al pregiudizio sul nome.

Ho voluto questa recensione proprio per capire, perché, mi pesa ammetterlo, pure io guardavo al marchio con una certa sufficienza malgrado ne conoscessi la storia. Anche quella che non si può raccontare.

Quella nota ci parla di una piccola realtà nata nel 1958 a poca distanza dal fiume Qiantang e vicino al tempio di Haichao, uno dei famosi templi di Hangzhou. 

Vent’anni dopo la prima svolta, con la (inizialmente timida) apertura della Cina al mondo, la riforma che volle Deng Xiaoping e che coinvolse tutta l’industria nazionale, innescando quel socialismo in chiave cinese che, al giorno d’oggi, ha portato il Paese a essere la potenza economica che conosciamo.

Nel 2000 l’ingresso ufficiale dell’azienda nel mercato estero, la produzione cresce in modo vertiginoso, le commesse OEM (primo equipaggiamento) sono sempre di più e il fatturato dell’intera compagnia supera i 3,996 miliardi di dollari, ponendo Chaoyang al primo posto tra le industrie cinesi di pneumatici

Ora, se qualcuno pensa che questi risultati li ottieni con prodotti di bassa qualità o semplicemente copiando, è del tutto fuori strada.

Come ben sanno invece tanti marchi del Vecchio Continente che, e qui è storia non raccontata, hanno affidato la produzione delle loro coperture da bici proprio a Chaoyang. Chi, non ve lo dico manco sotto tortura.

Per questo decisi già alcuni mesi fa, durante un colloquio con la ditta Mandelli che importa e distribuisce il marchio sul nostro territorio nazionale, di testare qualcosa. Scelsi un modello da gravel, nel frattempo è arrivata la versione GP, montata e pedalato.

Come si comportano? Eh no, c’è una scaletta da seguire.

Prima dobbiamo vedere come sono fatte.

Voltiamo pagina.


Tutti gli articoli della sezione Test e presentazioni

————————————————————-

COMMENTS

  • Salvatore Cara

    Confermo tutto. Io non ho esattamente lo stesso modello, ma il battistrada è quello. Utilizzo da più di un anno la Flying diamond da camera (ma latticizzata, regge benissimo la trasformazione). Prima stava dietro la monster cross (davanti avevo Gravel plus vecchio modello sempre Chaoyang, ottima anch’essa), ora sta davanti nella triban rc520. Tiene in tutte e condizioni di aderenza e fondo, sia in discesa che in salita. Comodissima e scorrevole. La consiglio da un po’, ma è dura convincere gli scettici visto il marchio.

  • Grazie mille per la recensione. Vorrei provarli, ma pare siano introvabili qui in Italia nella misura 700*35. Molti rivenditori che trattano il marchio non li hanno a catalogo (hanno i “vecchi” Flying Diamond che li ricordano da vacino). Mi piacerebbe montarli sulla Triban500 in modo da poter affrontare durante i miei giri anche le strade bianche delle ciclabili in Brianza. Chissà se la versione 700*38 possa comunque essere montata sulla RC500/520 – dato il profilo non proprio tassellato potrebbero entrarci.

    • Elessarbicycle

      Ciao Paolo, al netto degli enormi problemi di approvvigionamento di questi mesi per tutto ciò che riguarda la bici, prova a contattare il distributore per l’Italia Mandelli. Non vendono al pubblico ma potrebbero indirizzarti su dove trovarli. Ho messo apposta il link nell’articolo.

      Fabio

      • Ciao Fabio. Si, contatterò Mandelli. Intanto ho visto sul loro catalogo ufficiale 2021 (quello cartaceo, sfogliabile anche on-line – https://www.mandelli.net/PDF/componenti-ciclo-2021/mobile/index.html#p=161 ). C’è la versione che loro definiscono GRAVEL PLUS 40 (in misure 38 e 40) che corrisponde alla GRAVEL AT su sito Chaoyang e quindi con una tassellatura differente da quelle della recensione. I pneumatici con la tassellatura come da recensione pare siano tutti accorpati sotto il nome Flying Diamond suddivisi in tre “famiglie”: GRAVEL (premium line) / TREKKING (basic line) / EVERYDAY (basic line).

        • Elessarbicycle

          Ciao Paolo, c’è una certa discrepanza di questi tempi tra le informazioni, non tutte ancora aggiornate.
          La prossima settimana pubblicherò una altra gomma da gravel, tutt’ora assente dal sito ufficiale; sono tempi strani…

          Fabio

Commenta anche tu!