[Test] Chaoyang Gravel GP

Le conclusioni

Tempo di lettura: 8 minuti

Le conclusioni

Lo so, con l’introduzione ho deragliato ma la questione del nome cinese e il conseguente pregiudizio che si porta dietro non riesco a togliermelo dalla testa.

Perché è il motivo per cui ho voluto questo test.

E perché, lo ammetto, il pregiudizio lo avevo io. Si va bene, ho fatto il professorino, mi sono messo in cattedra, ho sfoggiato quando poi, in realtà, quello che storceva il naso ero io.

Però è anche vero che quando mi rendo conto di avere un pregiudizio lo riconosco: e corro ai ripari.

Almeno ci provo.

Già, perché malgrado la mia bella introduzione, tutto il mio parlare di storia e impero, appena montate le gomme sui cerchi le guardavo e mi chiedevo se avessero un senso “di già visto”; e mentre pedalavo, un senso “di già pedalato”.

Incorreggibile.

E niente, quel made in china stampato sul fianco potrebbe pure passare inosservato, Chaoyang no: che solo a pronunciarlo ti viene istintivo eseguire un perfetto kowtow.

Eppure; eppure restando sul continente asiatico, il Made in Japan negli anni 50 e 60 del secolo scorso godeva dello stesso pregiudizio. Vabbè, un poco meritato era, però guardiamo adesso che fanno.

Un pregiudizio così radicato che i Deep Purple scelsero di chiamare con malcelata ironia il loro album capolavoro proprio Made in Japan, perché non amavano gli album live e pretesero, tra le altre condizioni, che non venisse distribuito al di fuori del Paese del Sol Levante. A proposito, manca poco al suo quarantesimo compleanno, e quel concerto è l’unico motivo per cui vorrei essere nato almeno dieci anni prima ed essermelo goduto. 

Ma i Deep Purple furono colpiti dalla loro stessa ironia, un boomerang: credevano sarebbe stato un album fiacco, ascoltarono la registrazione addirittura diversi mesi dopo e scoprirono di aver creato un capolavoro. E magari avranno pensato che il Made in Japan forse non è proprio da buttare.

Un poco quello che succede con queste Chaoyang Gravel GP; ora non dico che sono la pietra miliare delle gomme gravel come lo fu l’album Made in Japan per il rock.

Ma sono copertoncini da collocare senza alcun dubbio nella zona alta della classifica, con molte qualità che le fanno combattere ad armi pari con marchi blasonati e/o con un nome dal maggiore appeal. Tanto, a pensarci, sempre Chaoyang glieli fa…

La versione GP in prova si dichiara apertamente amica dell’asfalto.

Lo fa in virtù di una tassellatura fitta al centro, ben spaziata ai lati ma senza una eccessiva altezza che pregiudicherebbe il feeling di guida.

Lo fa in virtù di mescola che malgrado si chiami 2C-Mtb sul bitume si dimostra eccellente.

Lo fa in virtù di una carcassa dalla pregevole deformazione controllata, con fianchi che sembrano cedevoli ma all’atto pratico sostengono più che bene.

Lo fa grazie alla buona comunicabilità tra gomma e ciclista, trasmettendo quasi sempre le reali condizioni di tenuta; entra in stand-by sull’umido, non sul bagnato.

Vi direi che non è la prima volta che avverto una cosa simile con alcuni copertoncini, ma finirei per ricadere nel tranello del Made in China, avranno copiato ecc. No, non lo dico.

C’è un appunto sul mio notes, preso durante i test su asfalto. Inizia con “ricordano le…”.

Ora che, in privato diciamo così, io esegua delle comparazioni è normale, mi serve per parametrare il componente in prova in quel momento. Se non lo paragoni ai concorrenti non riesci ad esprimere una scala di valori. 

Non vi dico chi mi hanno ricordato, però vi confermo che erano gomme al top per prestazioni e feeling di guida. 

Però è una gomma gravel, quindi il fuoristrada è ugualmente, se non più, importante.

Il loro habitat naturale sono i terreni duri, compatti, veloci. Se poco cedevoli è importante siano asciutti, il fango non è digerito dalle Chaoyang Gravel GP.

Il grip è sincero, di ottimo livello e profilo e mescola della carcassa permettono andature di buon livello senza problemi.

C’è armonia nell’azione, grazie a un battistrada fitto e basso che non propone reazioni diverse a seconda dell’inclinazione delle ruote.

Il comfort si fa apprezzare grazie a una struttura elastica che assorbe bene le asperità.

La tenuta laterale non lascia dubbi, i diamanti fanno presa e non mollano con facilità.

Il battistrada centrale assicura ottima scorrevolezza e buona direzionalità.

Mantenendo il carico sulle ruote si riesce a sfruttare tutta la forza dell’impianto frenante; le perdite di aderenza solo scaricando il peso.

In definitiva è la classica copertura da gravel stradale mezzo e mezzo: un validissimo compromesso tra uso su strada con piglio sportivo e uso in fuoristrada non estremo, fatto di strade bianche e sentieri battuti.

Molto ampia la scelta di misure, con la 29×2″ che può porsi quale valida alternativa anche su una Mtb per uscite più stradali.

La serie Gravel di Chaoyang conta tre diverse versioni, con maggiore o minore attitudine al fuoristrada.

Una corposa offerta, perché ognuno declina il gravel a proprio gusto.

Con questa GP saranno felici i ciclisti che si spostano spesso su asfalto, amano perdersi per campagne e borghi, sono allegri a vedere la loro bici imbiancata dalla polvere.

Per le altre varianti non ho riferimenti concreti, solo sulla carta; in comune alcune soluzioni tecniche e questo mi lascia supporre che le prestazioni siano di analogo livello cambiando lo scenario di utilizzo.

Beh, credo che metterò in lista sul mio notes un test per le Gravel MT o forse AT, perché a questo punto vale la pena esplorare. Però queste due non vantano stessa corposa scelta tra le misure e io ormai sto sviluppando un profondo affetto per le gomme ciotte

E poi sono convinto, all’esito di questo test che promuove le Chaoyang Gravel GP ponendole tra le top nella classifica delle gomme gravel con spiccata propensione all’asfalto, che l’unico vero limite di queste coperture sia il marchio.

Si, torno per l’ennesima volta sulla questione del nome: se l’azienda decidesse di creare un brand specifico per le bici, che suoni meno orientale ma non per questo meno esotico, sarebbero tanti i ciclisti che non salterebbero a piè pari guardando altro.

Ma forse la questione non intriga più di tanto i vertici di una azienda che fattura svariati miliardi di dollari e di questa vagonata di soldi una quota maggioritaria (non solo settore bici) è la produzione conto terzi.

Sul mio canale YouTube potete trovare anche la videorecensione.

Vi lascio i soliti link

Mandelli, importatore per l’Italia

Chaoyang tires

Chaoyang Gravel, la gamma

Chaoyang Gravel GP  

Buone pedalate

 


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COMMENTS

  • <cite class="fn">ginogino</cite>



  • <cite class="fn">Salvatore Cara</cite>

    Confermo tutto. Io non ho esattamente lo stesso modello, ma il battistrada è quello. Utilizzo da più di un anno la Flying diamond da camera (ma latticizzata, regge benissimo la trasformazione). Prima stava dietro la monster cross (davanti avevo Gravel plus vecchio modello sempre Chaoyang, ottima anch’essa), ora sta davanti nella triban rc520. Tiene in tutte e condizioni di aderenza e fondo, sia in discesa che in salita. Comodissima e scorrevole. La consiglio da un po’, ma è dura convincere gli scettici visto il marchio.

  • <cite class="fn">Paolo Lamperti</cite>

    Grazie mille per la recensione. Vorrei provarli, ma pare siano introvabili qui in Italia nella misura 700*35. Molti rivenditori che trattano il marchio non li hanno a catalogo (hanno i “vecchi” Flying Diamond che li ricordano da vacino). Mi piacerebbe montarli sulla Triban500 in modo da poter affrontare durante i miei giri anche le strade bianche delle ciclabili in Brianza. Chissà se la versione 700*38 possa comunque essere montata sulla RC500/520 – dato il profilo non proprio tassellato potrebbero entrarci.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Paolo, al netto degli enormi problemi di approvvigionamento di questi mesi per tutto ciò che riguarda la bici, prova a contattare il distributore per l’Italia Mandelli. Non vendono al pubblico ma potrebbero indirizzarti su dove trovarli. Ho messo apposta il link nell’articolo.

      Fabio

      • <cite class="fn">Paolo Lamperti</cite>

        Ciao Fabio. Si, contatterò Mandelli. Intanto ho visto sul loro catalogo ufficiale 2021 (quello cartaceo, sfogliabile anche on-line – https://www.mandelli.net/PDF/componenti-ciclo-2021/mobile/index.html#p=161 ). C’è la versione che loro definiscono GRAVEL PLUS 40 (in misure 38 e 40) che corrisponde alla GRAVEL AT su sito Chaoyang e quindi con una tassellatura differente da quelle della recensione. I pneumatici con la tassellatura come da recensione pare siano tutti accorpati sotto il nome Flying Diamond suddivisi in tre “famiglie”: GRAVEL (premium line) / TREKKING (basic line) / EVERYDAY (basic line).

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Paolo, c’è una certa discrepanza di questi tempi tra le informazioni, non tutte ancora aggiornate.
          La prossima settimana pubblicherò una altra gomma da gravel, tutt’ora assente dal sito ufficiale; sono tempi strani…

          Fabio

  • <cite class="fn">Stefano Storoni</cite>

    Allora, se può interessare io ho i Gravel Plus (ex gravel at) marcati Arisun (sia Arisun che Chaoyang non sono produttori, sono due dei vari marchi di fabbrica di Zc Rubbers, un colosso dei pneumatici).
    Sono questi, nella versione con protezione RSD+ qualsiasi cosa voglia dire:

    http://www.arisun-bicycletire.com/product_show.php?action=show&id=lX5yyi6QxyxxJxP6

    Nella mia esperienza sono ottimi pneumatici da misto compatto (diciamo 75/25), scorrevoli su asfalto e con buona tenuta sullo sterrato purchè duro. Diciamo che casualmente mi ricordano assai da vicino i Cinturato Gravel H (ma con tassellatura più pronunciata).
    Montaggio tubeless facilissimo e tenuta perfetta (a parte un pò di guerra per farli salire sui cerchi, cosa comune a tanti tlr).
    Difetti:
    Non leggerissimi, peso reale 570gr contro i 515 dichiarati (il cinturato pesa 500 gr nella misura 700×40).
    Dimensione reale una volta montati di quasi 42mm contro i 38 nominali, attenzione quindi alla capacità del telaio.

    Tutto sommato consigliabilissimi anche considerando il prezzo.

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