[Test] Chaoyang Gravel GP

La prova su strada 

Tempo di lettura: 8 minuti

La prova su strada 

Due bici e due set di ruote sono stati convocati a gestire quasi per intero questo test.

La Trek Checkpoint Alr, per l’occasione montata con ruote Shimano RS370.

E la mia Raun, l’ex London Road che ha riavuto in dote l’assetto originale, con piega da corsa e due ruote a canale da 19. 

L’utilizzo anche della ex London Road l’ho voluto perché è una bici che mi ha accompagnato in moltissimi test, la conosco bene in ogni reazione e volevo avere quanti più dati possibili su queste Chaoyang Gravel GP.

L’arrivo nel frattempo di una bici da trekking, che entra a far parte del garage dedicato ai test, mi ha dato spunto per montarle anche lì, provando un uso più urban/touring. Quindi terza bici e terzo set di ruote, però non è stato qui il fulcro delle prove.

Il test ha spaziato dalla strada al fuoristrada, come è giusto che sia per una gomma gravel; asciutto e bagnato per l’asfalto, solo asciutto (al massimo l’umido del primo mattino) per l’off road. E anche la città. 

Questo perché la Gravel GP si pone in gamma come la versione più sportiva/stradale, per il fuoristrada più duro c’è la MT, per l’allround la AT. E il fatto sia disponibile in tante misure, si arriva sino alla 29×2.0″, rende questo copertoncino appetibile per tanti usi. Dalla bici trekking fino alla “stradalizzazione” di una XC.

Che poi alla fine, stradale o meno, sempre sugli stessi circuiti di prova ho girato, circuiti che prevedono anche percorsi da Mtb pura. E vabbè, io parlo parlo di isolare, contestualizzare e via così ma poi salgo in sella e torno bambino. 

E comunque parlo troppo, meglio entrare nel vivo del test.

Prima ambientazione la strada.

Il peso da me rilevato per questa versione in misura 622-40 è 430 grammi. Un valore che le pone ai vertici di categoria, difficile far meglio in questa dimensione.

Leggerezza che assume importanza su asfalto, quando la strada sale e ti affidi a ogni aiuto tecnico.

E infatti la risposta è pronta, la gomma scivola benissimo sul basso battistrada centrale e il peso non è mai zavorra.

Il passo è buono, vien voglia di rilanciare come si fosse su una bici sportiva, non hai il “rumore” di rotolamento tipico di una tassellata, sembra di pedalare su una gomma stradale, solo più cicciotta.

Quindi alzi il ritmo, godendoti anche l’ottimo comfort, con una carcassa non rigida ma dall’ottimo controllo nella sua elasticità.

Senza che manchi mai il necessario sostegno quando ti alzi sui pedali e carichi tutto il peso sull’anteriore. E non dimentichiamo che le pressioni di esercizio sono basse.

Chaoyang non è prodiga di informazioni tecniche sulla struttura dei loro prodotti, io non ho press release specifiche, cercavo notizie sulla conformazione complessiva della carcassa. Soprattutto per quanto riguarda i fianchi che mostrano una “eccessiva” morbidezza da fermi e che subito smentiscono questa sensazione appena sali in bici e pedali.

Con un reale sostegno degno della miglior causa.  

Non è l’unica qualità emersa in salita, dove la mia blanda andatura non permette di mettere alla frusta il componente e quindi mi concentro su altro. 

Su un aspetto a cui tengo molto in ogni recensione di copertoncini e che poi valuto appieno in discesa, quando la pendenza favorevole sopperisce alla mia poca prestanza: la comunicazione.

Sentire la gomma lavorare sull’asfalto è sempre stata una mia fissa, sapere che succede su quel centimetro quadrato a contatto con la strada mi permette di guidare senza patemi. Si, guidare perché una bici va guidata, non si tratta solo di girare le zampette.

La capacità di trasmettere al ciclista cosa accade è frutto di molti fattori che devono combinarsi con sapienza, dalla carcassa alla mescola.

Nonostante un andatura a prova di qualsiasi rischio, l’unico è essere centrati come bersaglio immobile, avverti benissimo il contatto tra la Chaoyang Gravel Gp e l’asfalto; un contatto che risale dalla gomma al ciclista, dandogli immediata confidenza.

Con questa bella sensazione mi sono pregustato le discese che mi attendevano.

Alla prima uscita, che è sempre dedicata solo alla sgrossata per stabilire poi il programma delle successive (ossia indirizzare il test verso il suo naturale binario), arrivato in cima non mi sono fermato a prendere nota, tanta l’impazienza di alzare il ritmo.

E infatti è stato divertimento puro, poi confermato nel corso delle successive e molte uscite.

Il grip è notevole, su strada asciutta sfrutti l’ampia sezione ma soprattutto sfrutti la tenuta laterale e l’ottima comunicativa.

Riesci a piegare la bici in curva senza patemi.

Le curve ampie, larghe, quelle veloci da prendere a palle diventano un parco giochi.

Grazie al profilo molto tondeggiante, con un arco che scende repentino sui fianchi, puoi spigolare la traiettorie nelle svolte secche e strette come fosse una gomma sportiva assai più sottile.

Attaccandoti ai freni, anche nelle frenate da panico (e ci sono state, eh si se ci sono state…) senti la gomma incollata al suolo, la senti deformarsi ma non cedere.

Però la repentina variazione di carico, che alleggerisce il posteriore, porta a qualche perdita di aderenza sulla ruota motrice. Tutto nella norma e tutto controllabile grazie alla tenacia delle mescola che mai fa slittare l’anteriore.

Ottima la tenuta sul bagnato, al netto della normale cautela sempre necessaria in questi frangenti (e questo non è un buon momento per rischiare il ricovero in pronto soccorso…); risolti grazie alla comunicatività della gomma e al suo battistrada che espelle subito l’acqua.

L’umido invece si è rivelato più infido. Asfalto più freddo, le chiazze sulle zone in ombra non ancora raggiunte dal sole impigrito dal riposo invernale, serve attenzione.

Si spegne l’interruttore nella conversazione tra gomma e ciclista. Le Chaoyang Gravel Gp non ti mollano mandandoti gambe all’aria, questo no. 

E’ come se col loro silenzio volessero suggerirti di calmare la foga.

C’è un minimo dislivello tra il fitto e compatto battistrada centrale e i più alti e distanziati diamanti che ingioiellano i fianchi.

Assolutamente inavvertibile durante l’azione, non senti scalini o variazioni.

Passando veloci, anche a bici inclinata, sulle giunzioni dell’asfalto, che spesso significa anche asfalti diversi, l’ottimo grip e la struttura della carcassa non impongono alcun calo di passo.

Non sono riuscito a stabilire i miei tempi migliori, i record ancora quasi tutti in mano alla Trek Checkpoint durante il test delle Pirelli Cinturato Gravel, ma non per demerito della gomma.

Malgrado siano tutte discese che conosco centimetro per centimetro, che avrò percorso non so più quante migliaia di volte perché uso sempre le stesse strade per i test (per eliminare una variabile fondamentale), arrivato in piano avevo sempre il sorriso stampato ma la fronte corrugata, perché in quella certa curva avevo frenato prima, quel rilancio in uscita l’avevo ritardato, quella esse veloce l’avevo presa entrando più largo e così via.

Tutte manovre, errori anzi, causati dal timore che mi sta accompagnando da molti mesi, da quando a poca distanza da casa una automobilista mi centrò in pieno. E’ passato un anno, la lesione muscolare al braccio non è del tutto guarita ma soprattutto la testa, la paura di farmi male, continua a insinuarsi. In questo test ma anche negli altri, compreso quello di altra copertura da gravel lavorato sugli stessi scenari e negli stessi tempi.

Se però non ho segnato il best lap non significa che non sia andato a tutta; solo non l’ho mai fatto dall’inizio alla fine del percorso in discesa, prendendomi alcune “pause” nel ritmo tra una curva e l’altra. 

E il ritmo, quando ci ho dato dentro, è stato alto, molto alto.

In pianura la comunicatività della gomma passa in secondo piano, qui ti servono scorrevolezza e comfort; e se la gomma ha destinazione off road non disdegno la silenziosità, soprattutto nella pace della campagna. 

E siccome la pianura mi annoia, da sempre, risolvo rapidamente confermandovi che le Chaoyang Gravel Gp scorrono una bellezza, sono assai comode e pure silenziose.

E poi c’è da cambiare scenario, sono gomme gravel, quindi dove ci spostiamo? In fuoristrada, bravi!

Un fuoristrada declinato in versione gravel per lo più. Che significa, vista la chiara impronta sportiva del battistrada, terreni compatti, asciutti, duri. 

Però complici le piogge abbondanti cadute durante la lavorazione del test e il clima poco adatto ad asciugare rapidamente i sentieri, soprattutto nei boschi, alla fine mi sono trovato più spesso di quanto avrei voluto a pedalare con le ruote a impastarsi di fango argilloso. Vi dico subito che non è il loro terreno e malgrado si riesca a smaltire la ciambellona abbastanza velocemente perché la tassellatura è bassa e fitta (quindi minor deposito), le pulisci solo riconquistando terreno duro. Ostinarsi a procedere sul fango significa scendere e mettersi bici in spalla.

Visto che siamo fuori dall’ambito di utilizzo della versione GP, ve l’ho riportato come curiosità e perché a tutti può capitare di essere sorpresi dalla pioggia, ma non lo classifico come limite del copertoncino. Avrei potuto farlo solo se dichiarato come copertoncino da fango, e così non è.

Lanciamoci allora sui suoi terreni preferiti, quelli compatti e veloci. Quei bei sentieri aperti, immersi nelle nostre campagne, con ampia visuale., che ti permettono di andare veloci, senza traffico e punti ciechi.

Quelli dove le Chaoyang Gravel GP possono esprimersi al meglio.

E non deludono, per niente.

Il dialogo tra gomma e ciclista resta alto e costante malgrado le continue mutevoli condizioni del tracciato, con un grip eccellente in ogni condizione. Nemmeno tagliando veloci sul prato o, più realistico, perché hai (ok, ho…) sbagliato clamorosamente la traiettoria e sei finito oltre il sentiero, le gomme mollano. 

La tassellatura tutto sommato molto bassa non fa desiderare un superiore sviluppo; credo sia grazie alla mescola, molto tenace.

Una tenacia che apprezzi in frenata, quando inneschi il bloccaggio e conseguente derapata solo se voluta.

In curva paiono trovare la loro dimensione ideale, con traiettorie molto pulite, da guida stradale su asfalto. 

I tasselli laterali a diamante hanno buona presa e soprattutto hanno presa uniforme, regolare.

Non c’è quello scalino o quella differenza di reazione che capita di trovare su gomme off road, dove lo stacco tra centro e spalla è netto.

Qui tutta la manovra è sempre all’insegna della massima naturalezza, permettendoti anche la poco proficua (ma assai divertente) tecnica di scaricare il retrotreno in ingresso di curva e innestare la gloriosa percorrenza in derapata. Gloriosa almeno finché un tuffo nel canale raffredda i bollori.

Solo quando il terreno inizia a farsi più cedevole, lì dove la strada bianca cede il passo al sottile manto sabbioso o pietrisco fine, vorresti un battistrada più alto, per artigliare meglio. Una situazione non prevista per la versione GP in prova ma che appare naturale per la MT, che a a questo punto inizia a intrigarmi. Visto che mescola e carcassa sono le stesse, cambiano disegno del battistrada e peso, dovrebbe dimostrarsi più che valida scelta nell’uso maggiormente fuoristradistico.

Ma restando su terreni compatti si viaggia benissimo.

Affrontando sentieri pietrosi, con pietre salde nel terreno e dove è facile la gomma scivoli, queste Chaoyang sono rimaste sempre ben incollate, senza sbavature.

L’elasticità della carcassa, che come su strada non è mai stata cedevole, nella guida su terreni mossi ha garantito un buon livello di comfort, assorbendo le asperità.

Era da qualche mese che non riprendevo la ex London Road in assetto gravel, dallo scorso inverno ho sempre sfruttato la Trek Checkpoint e la Holdsworth Mystique.

Due bici chiaramente gravel, la London Road è forzata in questo ambito e se la cava bene grazie alla sua eccellente neutralità.

Ma resta un telaio più stradale, e se questo mi ha fatto comodo durante le uscite su asfalto, in fuoristrada sarebbe potuta essere una scelta limitante. Non so se perché la bici era felice di abbandonare il ruolo di negletta trasportatrice urbana o io in buona forma in quei giorni, però devo dire che con le Gravel GP si viaggiava forte. Forte e comodi, che significa meno energia dispersa.

Infatti adesso, a test chiuso, le ho lasciate proprio sulla ex London Road ribattezzata Raun; e per buona creanza ho lasciato pure la piega.

Ultime notazioni prima di passare alle conclusioni.

Passando in velocità su piccoli ostacoli (radici, sassi, roba così), quelli che ti fanno partir via lo sterzo, le Gravel GP riacquistano subito direzionalità. Il trucco è tenere le braccia morbide.

Se la pedalata è più blanda no, serve intervenire per riportare l’avantreno in linea. Questo perché il profilo tondeggiante della carcassa tende a proseguire sulla traiettoria nuova, quella che fa scartare lateralmente tutta la bici.

L’aver tirato in ballo una bici da trekking, che definisco così per comodità, c’è chi le chiama bici da fitness, chi cross bike, insomma ognuno come gli pare, ha cambiato gli scenari e l’uso.

La polivalenza è una delle migliori caratteristiche di questo tipo di bici: telaio di derivazione Mtb, forcella ammortizzata (a escursione ridotta), geometrie tutte votate al comfort, grande facilità di guida.

Una sorta di gravel a manubrio dritto, solo meno sportiva.

Però visto che il gravel l’ho fatto fino ad ora, cambiando bici ho scelto anche di cambiare impostazione. Città, asfalto malmesso, pavé, giretto domenicale senza pretese.

Di solito questo tipo di bici escono di serie con coperture in un range tra i 700×38 e i 700×45. Quindi con le nostre Chaoyang Gravel GP 700×40 direi che ci siamo. Io, le avessi avute, avrei messo le 700×50 (cosa che poi ho fatto, con altre gomme, ne leggeremo) ma direi che visto l’uso, va bene così.

Profilo e disegno del battistrada è ormai assodato indirizzino la bici più verso il bitume che il fuoristrada duro.

Però carcassa e mescola aiutano davvero tanto quando la strada è brutta, quale che sia la composizione del lastricato.

Perché questo cambio di bici? Assetto differente e manubrio dritto e largo forniscono ulteriori informazioni. 

L’avantreno aumenta in sveltezza, per le geometrie e per la leva superiore, quindi è facile rilevare qualche ulteriore dettaglio.

Il profilo tondeggiante diventa ottimo nello slalom urbano, così come la mescola non teme pavé e basolato, soprattutto quest’ultimo mai prodigo di grip.

Nella marcia a velocità ridotta tipica delle grandi città, avverti non tanto la scorrevolezza ma il peso ridotto, che permette sempre ottimi spunti quando le condizioni del traffico richiedono quel colpo di pedale rapido.

Il comfort è elevato, soprattutto in uso tubeless (ho anche eseguito prova con camera) e la carcassa smorza bene le piccole asperità in successione, per esempio il pavé dei centri storici.

L’umido “cittadino”, quella sottile patina che riveste il manto stradale al primo mattino e si mischia allo sporco stradale, è assolutamente alla portata di queste Gravel Gp, che non perdono in tenuta. Però, forse complice la superiore leva del largo manubrio dritto, la mancanza di “informazioni” dalla gomma al ciclista appare ancora più evidente.

Lasciando la città per una gita spensierata, emerge l’anima più sportiva.

Seppure una trekking, anche una di buon livello come quella usata, non possa competere con una prestante gravel, c’è da dire che il passo è stato veloce. Rispetto alla stessa bici montata con gomme di serie, quindi un miglioramento è avvertibile. 

Bene, direi che ci siamo, possiamo buttar giù un bilancio.


Tutti gli articoli della sezione Test e presentazioni

 

————————————————————-

COMMENTS

  • <cite class="fn">ginogino</cite>



  • <cite class="fn">Salvatore Cara</cite>

    Confermo tutto. Io non ho esattamente lo stesso modello, ma il battistrada è quello. Utilizzo da più di un anno la Flying diamond da camera (ma latticizzata, regge benissimo la trasformazione). Prima stava dietro la monster cross (davanti avevo Gravel plus vecchio modello sempre Chaoyang, ottima anch’essa), ora sta davanti nella triban rc520. Tiene in tutte e condizioni di aderenza e fondo, sia in discesa che in salita. Comodissima e scorrevole. La consiglio da un po’, ma è dura convincere gli scettici visto il marchio.

  • <cite class="fn">Paolo Lamperti</cite>

    Grazie mille per la recensione. Vorrei provarli, ma pare siano introvabili qui in Italia nella misura 700*35. Molti rivenditori che trattano il marchio non li hanno a catalogo (hanno i “vecchi” Flying Diamond che li ricordano da vacino). Mi piacerebbe montarli sulla Triban500 in modo da poter affrontare durante i miei giri anche le strade bianche delle ciclabili in Brianza. Chissà se la versione 700*38 possa comunque essere montata sulla RC500/520 – dato il profilo non proprio tassellato potrebbero entrarci.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Paolo, al netto degli enormi problemi di approvvigionamento di questi mesi per tutto ciò che riguarda la bici, prova a contattare il distributore per l’Italia Mandelli. Non vendono al pubblico ma potrebbero indirizzarti su dove trovarli. Ho messo apposta il link nell’articolo.

      Fabio

      • <cite class="fn">Paolo Lamperti</cite>

        Ciao Fabio. Si, contatterò Mandelli. Intanto ho visto sul loro catalogo ufficiale 2021 (quello cartaceo, sfogliabile anche on-line – https://www.mandelli.net/PDF/componenti-ciclo-2021/mobile/index.html#p=161 ). C’è la versione che loro definiscono GRAVEL PLUS 40 (in misure 38 e 40) che corrisponde alla GRAVEL AT su sito Chaoyang e quindi con una tassellatura differente da quelle della recensione. I pneumatici con la tassellatura come da recensione pare siano tutti accorpati sotto il nome Flying Diamond suddivisi in tre “famiglie”: GRAVEL (premium line) / TREKKING (basic line) / EVERYDAY (basic line).

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Paolo, c’è una certa discrepanza di questi tempi tra le informazioni, non tutte ancora aggiornate.
          La prossima settimana pubblicherò una altra gomma da gravel, tutt’ora assente dal sito ufficiale; sono tempi strani…

          Fabio

  • <cite class="fn">Stefano Storoni</cite>

    Allora, se può interessare io ho i Gravel Plus (ex gravel at) marcati Arisun (sia Arisun che Chaoyang non sono produttori, sono due dei vari marchi di fabbrica di Zc Rubbers, un colosso dei pneumatici).
    Sono questi, nella versione con protezione RSD+ qualsiasi cosa voglia dire:

    http://www.arisun-bicycletire.com/product_show.php?action=show&id=lX5yyi6QxyxxJxP6

    Nella mia esperienza sono ottimi pneumatici da misto compatto (diciamo 75/25), scorrevoli su asfalto e con buona tenuta sullo sterrato purchè duro. Diciamo che casualmente mi ricordano assai da vicino i Cinturato Gravel H (ma con tassellatura più pronunciata).
    Montaggio tubeless facilissimo e tenuta perfetta (a parte un pò di guerra per farli salire sui cerchi, cosa comune a tanti tlr).
    Difetti:
    Non leggerissimi, peso reale 570gr contro i 515 dichiarati (il cinturato pesa 500 gr nella misura 700×40).
    Dimensione reale una volta montati di quasi 42mm contro i 38 nominali, attenzione quindi alla capacità del telaio.

    Tutto sommato consigliabilissimi anche considerando il prezzo.

Commenta anche tu!