Pedali magnetici Magped Ultra

La prova su strada

Tempo di lettura: 8 minuti

La prova su strada

Due scarpe usate e tre bici chiamate ad accompagnarmi in questo test, ma per la parte fotografica ho scelto di usare solo la Trek Checkpoint ALR.

Per poter coprire l’uso urbano, turistico e gravel. Avrei voluto aggiungere il gravity, e se non fosse successo tutto quello che sappiamo, ce l’avrei fatta. Ora come ora riuscire a compiere anche i test in Mtb significherebbe che avreste letto questa recensione in autunno… 

Mi dedico subito all’aspetto che più vi interessa conoscere: quanto è efficace il sistema magnetico?

Molto, però è diverso dal sistema tacchetta/aggancio.

L’errore che non si deve commettere nel valutare, e quindi scegliere, questi pedali è porli sullo stesso piano di pedali clipless.

Sono diversi, una alternativa se vogliamo, ma con una loro specificità. Non sono intercambiabili per capirci.

Questo, come scritto prima, ha determinato la difficoltà ad inquadrare i Magped Ultra (ancor più coi Road) perché non hai punti di riferimento e non puoi paragonarli a pedali a sgancio rapido meccanici.

Il sistema di attacco è immediato, non c’è incastro: poggi il piede lato magnete e via. Nel caso degli Ultra, con magnete da un solo lato, dobbiamo distinguere.

Grazie all’estrema scorrevolezza dell’asse il lato col magnete è più pesante e quindi tende a ruotare ma poi si ferma, bilanciato in perpendicolare al terreno: quindi se si vuol partire agganciati è tutto molto naturale, fai scivolare il piede e hai il lato magnetico disponibile.

Se invece preferisci sfruttare il lato flat devi dare il colpetto per indurre la rotazione; leggero, scorre talmente bene che rischi la girandola…

Non c’è una tacchetta come la conosciamo di solito: abbiamo visto, è in realtà una piastra liscia. Quindi non hai posizione univoca di aggancio.

Questo può essere un bene e un male allo stesso tempo. Il bene è che permette al piede di trovare la naturale posizione, a beneficio delle ginocchia perché sappiamo bene quanti dolori siano causati da un posizionamento delle tacchette mal eseguito, che significa, più spesso di quanto credete, averle regolate su base teorica e valutando il ciclista alla stregua del professionista e non per ciò che è realmente. 

Di contro serve “conoscersi”, saper interpretare i segnali che arrivano dal proprio corpo e capire se si sta assumendo una poszione sbagliata. E questo è il punto a sfavore, molti sottovalutano l’importanza di ascoltare i segnali. Ma questo più che del pedale è colpa del ciclista.

C’è amplissima libertà di movimento; oltre infatti al gioco angolare di 2 gradi, determinato dalla foggia della piastra, si può scegliere lo stile di pedalata e questo, in determinati ambiti, è un bene.

Spesso affrontiamo tratti sganciati o con la pianta del piede a poggiare sul pedale, perché ci serve il carico, il controllo o altro.

Coi Magped Ultra puoi far scorrere il piede su e giù lungo la piastra, guadagnando uno stile di pedalata agganciato che è impossibile con altri pedali.

La tenacia del magnete è notevole, a volte persino eccessiva e serve fare l’abitudine alla tecnica di disimpegno.

La forza del magnete attira la piastra verso il basso e questo significa che è proprio verso il basso la forza maggiore.

Per sganciare hai due possibilità: traslare tutto il piede verso l’esterno, facendo scivolare; sollevare il piede.

Ambedue le manovre non sono istintive per chi è abituato alla tacchetta, due o tre fori non cambia, perché quando sganciamo la tacchetta Spd ruotiamo il tallone verso l’esterno con la tacchetta a fare da fulcro, non la trasliamo quindi.

Ecco, se provi a sganciare coi Magped come se stessi usando un pedale a sgancio tradizionale non sganci, semplicemente. Perché non c’è un meccanismo da disimpegnare, un incastro.

C’è una superficie liscia, il magnete, a contatto con altra superficie liscia, la piastra.

Se ruoti solo il tallone continuando a usare la zona di attacco come fulcro, con identica tecnica di un pedale clipless, resti attaccato perché stai esercitando pressione verso il basso sul magnete.

Devi far scivolare tutto il piede, conta nulla la posizione del pedale in quel momento. 

L’importante è che sia tutto il piede a scivolare, anche sollevando se si vuole ma senza mai premere sul magnete.

Avverti si una certa resistenza ma subito ci fai la mano a gestirla; anzi, il piede.

La seconda tecnica di sgancio è la trazione verso l’alto.

Che è movimento, sempre per me abituato a quanche decennio di tacchette, ancor più innaturale e mi ha richiesto un certo allenamento diciamo così. Una volta capito il movimento è in realtà un gioco da ragazzi, il vero problema è vincere anni e anni di abitudine.

Sempre tenuto conto che la forza maggiore è verso il basso, ne deriva che tirando verso l’alto questa è inferiore, minore resistenza da vincere.

Anche qui vale il discorso fatto prima: devi tirare con tutto il piede, non solo con la punta. Altrimenti, seppur in forma minore, si ripropone il problema che la zona di attacco diventi fulcro, e quindi non stacchi.

L’unica vera difficoltà di questa manovra, cioè dello staccare tirando verso l’alto (una volta capito come…) è che ti tiri su tutto il pedale se in contemporanea non opponi resistenza sulla pedivella opposta.

Nulla di che, non devi star li a schiacciare, basta il normale peso. 

Ma siccome è qualcosa di diverso rispetto a quanto siamo abituati a fare, è bene all’inizio prestarvi attenzione.

La pedalata rotonda, ossia la tecnica per cui mentre con un pedale si spinge con quello opposto si tira, attivando così fasce muscolari altrimenti inutilizzate è perfettamente compatibile con il sistema magnetico.

La forza dei magneti infatti è tale da non pregiudicare la tenuta; e questa è una bella notizia.

Lo scatto assassino in piedi sui pedali invece richiede qualche attenzione.

Abbiamo appena letto che una delle due manovre di disimpegno la si esegue facendo scivolare di lato.

Questo significa che la traslazione è movimento che oppone resistenza minima; di lato o in avanti cambia nulla, solo che non sganciamo in avanti perché scomodo e pericoloso, quindi non la consideriamo come manovra.

Però se scattiamo in piedi sui pedali la posizione cambia, la traslazione c’è, può capitare e quindi rischiamo la perdita della presa. 

In pratica no, ma perché ci sono i pin che bloccano, quindi pericolo concreto non c’è.

Ma meglio prestare cautela.

Ecco, i pin. Da un lato validissimo ausilio, ovviamente essenziali sul lato privo di magnete; dall’altro a volte ostacolo nel movimento di disimpegno laterale, per esempio con la suola delle Chrome Industries Truk Pro bike, con i loro “canali” sagomati nei quali i pin avevano la tendenza a intrufolarsi, ritardando la manovra di sgancio.

Devo rilevare altre due caratteristiche di questi pedali, o per meglio dire, della piastrina.

Abbiamo visto che non sporge, e questo significa poter camminare liberamente una volta scesi di sella.

Aggiungo che il sistema magnetico non risente in alcun modo di sporco e fango.

Bene, direi che col sistema di attacco ci siamo, mi sono dilungato ma la particolarità di questa tecnologia lo ha richiesto.

Non dobbiamo però dimenticare che è un pedale, e sistema magnetico a parte, non sfugge dalla richieste che tutti noi facciamo a questo fondamentale componente. 

Prima fra tutte la corretta trasmissione della potenza.

Eccellente.

L’ampia superficie e una rigidità ai massimi livelli permettono di trasferire ogni stilla di energia, qualunque sia il lato usato.

Ovviamente pedalando flat, senza cioè usare il magnete, viene meno la pedalata rotonda.

L’asse è di assoluta qualità, uno dei migliori con cui abbia mai avuto a che fare e, onestamente, non avrei accettato nulla di meno dell’eccellenza su pedali in questa fascia di prezzo.

Mi sono piaciuti moltissimo in uso gravel.

Perché sono pedali che ti fanno “sentire” la bici, ti permettono un controllo perfetto e nella guida in fuoristrada aiuta e diverte.

Il loro essere “doppia funzione” si rivela utile per attrezzare una bici urbana. Puoi usare il lato flat con scarpe “civili”, puoi contare sul magnete con scarpe tecniche ma orientate al look casual.

Pur non essendo un pedale specialistico così come lo intendiamo in modo classico, poco da fare: sono davvero ottimi e non trovi un solo punto debole.

Proprio a cercare il pelo nell’uovo ho rilevato alcuni graffi sulla scritta Magped quando il lato flat è venuto a contatto con la tacchetta; e la facilità con cui i pin si graffiano. 

Insomma, mi sto sforzando a trovargli un limite, ma è davvero arduo. 

Prima di chiudere questo paragrafo, due notazioni.

Io ho usato magneti 150N.

Oltre a poter selezionare al momento dell’acquisto la forza del magnete installato è possibile l’acquisto dei soli magneti in un secondo momento. Come delle piastre a ricambio.

Bene, detto questo proviamo allora a stilare le conclusioni, magari ne veniamo meglio a capo.

COMMENTS

  • Paolo Mori

    Ciao Fabio, ho ancora un paio di domande. Non che al momento abbia in programma di comprare altri pedali, ma non si sa mai…
    Comunque: se ho capito bene, il piede può muoversi avanti/indietro e ruotare sul magnete, ma regolazioni laterali non sono possibili in nessun modo, giusto?
    Secondo: hai avuto modo di provare come si comportano il magnete e pedale in condizioni sub-ottimali (bagnato, ricoperto di fango) e ti sei fatto un’idea se richiede manutenzione/pulizia costante intorno al magnete? Sul sito riportano ovviamente “nessun problema, mai”, ma volevo sapere se hai qualcosa da aggiungere di un po’ più sfumato…

    • Elessarbicycle

      Ciao Paolo, non ho fatto cenno nel test ad acqua e fango semplicemente perché non influiscono sulla funzionalità.
      Non c’è meccanismo che possa bloccarsi con lo sporco, se qualcosa si deposita scivola via appeni li usi e l’acqua non altera la funzionalità del magnete.
      Stesso discorso con la piastra, che è liscia e lunga e manco lì si deposita/accumula.

      Fabio

      • Paolo Mori

        Quindi sostanzialmente sporco/fango non riescono ad accumularsi. Buono a sapersi 🙂

        • Elessarbicycle

          Beh si, non essendoci il meccanismo spd ma questi cilindretti piani gli mancano gli interstizi dove restare. E lo stesso con la tacchetta.
          Poi ovvio, se lo poggi nel fango qullo si impasta, ma al momento di agganciare lo toglio via stesso al momento di innesto.
          Però non è pedale agonistico…

          Fabio

  • Ciao Fabio, prima di tutto complimenti per i tuoi articoli sempre, tutti molto dettagliati
    Sono da poco approdato nel mondo delle bici, costretto dall’ortopedico.
    Mi sto accorgendo di avere necessità di una maggiore aderenza piede-pedale, così impaurito dalgi spd sto guardando appunto questi pedali magnetici.
    Ho una trek checkpoint al3 , vado sopratutto in strada e qualche sterrato diciamo 80/20, ho visto che hai provato il modello ultra, tu pensi che il modello sport possa andare bene, dico questo sia per motivi di spesa che di adattabilità nel caso non dovessi trovarmi a mio agio, ti ringrazio per l’attenzione.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, coi test tendi a scegliere le configurazioni al vertice ma è regola che non sempre seguo, anzi. Ho gran simpatia per quello che gli altri snobbano, convinto che i ciclisti si perdono molto inseguendo le mode.
      Nel caso dei pedali magnetici ho preferito andare sui top ma se anche gli sport mantengono la stessa qualità (seppure con qualche raffinatezza in meno per contenere i costi) direi che ci siamo.
      Se, come mi sembra intuire, non fai alcun uso di pedali ad aggancio troverai i magnetici di facile utilizzo. Perché non hai assimilato ilmovimento di sgancio Spd, parti con terreno vergine ed è meglio.
      Importante la scelta della scarpa, una suola troppo “aggressiva” rende questi pedali inutilizzabili se non pericolosi.
      E valuta la selezione del magnete.

      Bella scelta la Checkpoint, con poche differenze è quella che ho provato io mantandola col GRX e mi ha dato e sta dando grandi soddisfazioni. In barba alla leggenda dell’alluminio scarso…

  • Bene, ero quasi convinto e ora lo sono di più, per le scarpe ho le scott crus-r boa 2019, non sono prorprio piatte come suola ma credo possano andare, almeno da quanto vedo sul sito magped.
    Non mi resta che ringraziarti e continuare a seguirti sul blog veramente illuminante.

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