Troppa confusione sulle bici contromano, serve reagire

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Torno sull’argomento a brevissima distanza da quanto già pubblicato perché la confusione regna sovrana.

Il primo punto fondamentale è che non c’è ancora alcuna legge: è una modifica al Codice della strada al momento al vaglio della Commissione trasporti. Nulla è attualmente in vigore.

E soprattutto è bene comprendere che il testo in Commissione trasporti vale giusto la carta su cui è scritto. Che sarà questo e se sarà questo ad arrivare in Parlamento nessuno può saperlo.

Il secondo punto fondamentale è che bisogna mettersi d’accordo su cosa indichi questo benedetto contromano, che tutti chiamiamo così per comodità ma che tutti sbagliamo a chiamare così. 

La vera novità sarebbe il senso unico eccetto bici, che è qualcosa del tutto diverso dal contromano.

Significherebbe predisporre una apposita corsia dedicata alle bici e percorribile in senso opposto a quello di marcia su quella strada. Non una vera ciclabile, che richiede precisa omologazione: definiamolo più semplicemente un percorso protetto, un tratto della carreggiata delimitato da una striscia, senza cordoli e spazi minimi richiesti. L’importante è che sia ben visibile per i veicoli che transitano nel giusto senso di marcia.

Però, allo stato attuale, il progetto di legge prevede: “… i velocipedi possono circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli…”.

E’ chiesto che il Sindaco valuti su quali strade ciò sarà possibile, stabilendo alcuni criteri, per esempio strade dove già sia in vigore il limite dei 30km/h, ma nessuna menzione sulla necessità di creare uno spazio dedicato al transito delle biciclette. Nessun accenno alla creazione di una corsia ben evidenziata. Che è fondamentale per ridurre il pericolo.

Quindi, al momento, è plausibile parlare di bici semplicemente contromano? Purtroppo si, ma non sarebbe del tutto corretto.

Siamo in una prima fase di creazione di una legge. Molte leggi per poter essere applicate richiedono un ulteriore atto, che si chiama regolamento.

Quindi potrebbe essere possibile che, ovemai entrasse in vigore questa disposizione, avere a corredo un regolamento che stabilisca anche le modalità di attuazione. Per esempio imponendo al Sindaco non solo di trovare le strade idonee ma anche attrezzarle per il transito in sicurezza delle bici, creando una striscia protetta.

E’ una ipotesi perché al momento tutta la questione è solo una ipotesi.

Però se la norma dovesse arrivare in Parlamento e licenziata così com’è, senza alcun regolamento e soprattutto senza la previsione di uno spazio dedicato, cioè una vera e propria corsia e non due stencil sul selciato come purtroppo già accaduto, allora, da ciclista, riconosco che sarebbe più un danno che un bene.

Determinerebbe una potenziale situazione di pericolo per i ciclisti, perché a noi non serve il contentino di abbreviare il percorso sfidando la sorte: a noi servono infrastrutture che scongiurino il pericolo di essere travolti.

Non aiuta il comportamento di tanti ciclisti, tra chi si chiede perché mai dovrebbe rispettare i sensi unici assimilandosi a un pedone e dimostrando al contempo ignoranza e arroganza; e chi confonde le poche ciclabili presenti nel nostro Paese come circuiti Criterium.

Danneggiando tutti noi pedalatori.

Ma siamo come detto ancora in una fase di pura ipotesi legislativa.

Che però è importante perché con la nostra esperienza potremmo suggerire le giuste modifiche, frutto dell’esperienza di chi realmente ogni giorno inforca una bici per i propri spostamenti.

Purtroppo al legislatore non è richiesta competenza specifica e ormai nemmeno un minimo di cultura: l’essere stato eletto lo pone al di sopra dell’errore. 

Non è questa la prima legislatura che vede tra i suoi esponenti persone di scarsa preparazione; è sicuramente quella che ne conta l’assoluta maggioranza. Ignoranza sbandierata con orgoglio, come fosse virtù.

Questa però è la situazione e con questa dobbiamo fare i conti.

Pochi gli strumenti a nostra disposizione, il più importante la conoscenza dell’argomento; che è sempre la più importante.

Conoscenza quindi anche tra le nostre fila, senza limitarci a leggere di sfuggita un titolo di giornale e poi riversare sciocchezze sui social. Non solo non aiuta, ma peggiora le cose.

Al momento la nostra unica reazione è questa: informare bene tra noi ciclisti e chiedere attraverso campagne di stampa, diffusione sui mezzi di comunicazione e social la creazione del senso unico eccetto ciclisti. Non un semplice permesso ad andare controsenso, che, vi dico, sarà foriero di infinite dispute in caso di incidente.

La norma attuale al vaglio della Commissione Trasporti è malscritta e non avvicina l’obiettivo. 

Quindi è adesso che dobbiamo farci sentire, ora che è tutto ampiamente modificabile.

Io, non ho remore a dirlo, sono contrario alla norma così com’è allo stato attuale depositata in Commissione. Se tutto si risolve in un segnale stradale all’imbocco della strada e la sicurezza affidata alla valutazione fatta al momento dal ciclista, è certo che il pericolo aumenterà. 

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Damiano

    Piccolo e veloce inciso: da residente in Austria, dove il cartello esplicativo “eccetto bici” campeggia spesso e volentieri sui sensi vietati o unici,faccio notare che la cosa è fattibile anche senza corsie dedicate o altre infrastrutture protettive. Serve attenzione in primis dagli autisti. Ma qui ci si ferma5 metri dalle strisce per legge, si sorpassa lasciando 2 metri alla bici lateralmente e i 30 km/h sono rispettati. E per tante altre cose non è il paese della cuccagna, per carità. Ma questa è solo ragionevolezza

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, non solo in Austria aggiungo; e nessuno di questi sarà il paese della cuccagna ma restano tutti realtà diverse.
      Una legge, qualunque legge, per essere utile ed efficace deve essere rapportata alla realtà in cui sarà applicata. Altrimenti resterà lettera morta o, succede più spesso di quanto chi non ci combatte quotidianamente riesce a immaginare, creerà più danni di quelli che voleva sanare.
      Allo stato attuale e così come è strutturata, questa norma potenzialmente si presta a innescare un contenzioso enorme in caso di sinistri. Sinistri che in mancanza di sinergia con provvedimenti in grado di stabilire parametri certi e creare ambienti protetti, saranno ben più frequenti.
      Non è un fenomeno circoscritto; è quello che avviene, sempre, quando l’intervento del legislatore apporta una sola modifica applicabile a un caso concreto senza valutare l’insieme.
      Molti bollano la cosa come oziose discussioni per addetti ai lavori; e non voglio tediarvi qui con le migliaia di esempi che soprattutto negli ultimi anni sono riusciti a creare il caos anche lì dove prima tutto filava liscio.
      Però non sono oziose discussioni per addetti ai lavori e lo scoprono, purtroppo, i cittadini quando finiscono nel vortice giudiziario.
      E tutti ripetono la stessa cosa scoprendo la realtà: “E’ assurdo”.
      Quindi sottovalutare quella preventiva valutazione di sicurezza richiesta dalla norma, che dal tenore della stesura appare chiaro sarà a carico del ciclista, se lasciata sola è un errore.

      Fabio

      • Damiano

        Posso dire: purtroppo hai ragione? 🙂 Ahimè in Italia sembra di essere prigionieri di una tentacolare realtà che debba normare, limitare e controllare una vera e indubbia tendenza del cittadino a fregarsene e fregare, aggirare, infinocchiare. Insomma la legge deve un po’ proteggerci da noi stessi, anziché darci dei limiti ragionevoli di comportamento. Un problema come al solito di mentalità. In altri paesi la prima reazione ad una legge è “ci sarà un motivo, la rispetto”. L’italiano invece dice “io non mi fido, secondo me è meglio in altro modo”. Che peccato, tutto sommato

        • Elessarbicycle

          Ciao Damiano, non è proprio così. O almeno mi piace sperarlo.
          Ma tanti anni passati sui libri, le specializzazioni, i convegni e soprattutto l’esperienza maturata sul campo mi mostrano ciò che ad altri, con differenti competenze, giustamente sfugge.
          L’italiano è in stragrande maggioranza (una maggioranza silenziosa ma esiste) rispettoso delle leggi e delle Istituzioni.
          Il vero problema è iniziato a manifestarsi un paio di decenni fa, quando il potere politico ha capito che violare la legge impunito non gli era possibile. E così ha preferito cambiare la legge.
          Piccoli interventi mirati, un periodo, una parola, un semplice richiamo e l’impianto complessivo ne veniva stravolto, perché non importava al potente di turno come le modifiche avrebbero riverberato in altri frangenti.
          Ma visto che nell’immediato il trucco ha mostrato di poter funzionare, si è ampliata questa tendenza a qualunque campo e per qualunque motivo; non ultimo il calcolo puramente elettorale, la ricerca del consenso.
          Non è mistero, del resto, che alcune associazioni di categoria del nostro mondo a pedali abbiamo manifestato un più o meno palese endorsement verso una delle due forze politiche attualmente al governo. E che, naturalmente, in periodo elettorale, qualcosa vada concesso.

          Fabio

          • Damiano

            Non sono concorde (ma cordialmente 🙂 ) con te sul giudizio generale, al di là dello specifico del mondo della giurisprudenza su cui ovviamente non metto in dubbio la tua valutazione. Mi spiego meglio magari: in media l’italiano è rispettoso (forse) delle leggi, ma è il punto di partenza diverso. Innegabilmente per un 90% delle persone che conosco e ammetto in po’ anche io, se c’è un vantaggio non rispettando la legge, il primo pensiero che si genera è: “posso essere beccato?” piuttosto che “danneggio qualcuno?”. Perchè in sostanza riteniemo di aver maggiore comprensione, di essere più bravi del legislatore. E questo non è cosa di venti o trent’anni, macchè. Ne vediamo gli effetti ogni giorno: si passa così dallo scetticismo come atteggiamento sano di valutazione critica della realtà, alla mancanza di fiducia in chi ha un ruolo, un’autorità. In chi rappresenta e nel ruolo di chi rappresenta ad esempio lo stato.
            Però facci omea culpa, il mio è più uno sfogo che una valutazione oggettiva e rischia di peccare di qualunquismo, generalizzando popolazioni e predisposizioni d’animo 😉

            • Elessarbicycle

              Ciao Damiano, a mia volta non concordo con te eppure so che hai ragione tu.
              Però io continuo a cercare sempre il lato buono…

              Fabio

  • Luca

    I have a dream…. Ministero della mobilità alternativa….ministro
    Fabio Sergio!

    • Elessarbicycle

      Oibò, ho troppi limiti per simili incarichi. So leggere e scrivere, far di conto, ho letto qualche libro,se mi chiedi la capitale dell’Alaska so qual’è e seppur non un santo sono una persona onesta.
      Quindi del tutto inadatto al ruolo.

      Fabio

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