Col casco contromano

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Da un paio di giorni sta facendo il giro della stampa generalista e in qualche caso anche di quella specializzata la notizia su alcune modifiche al Codice della strada.

In pratica sempre la stessa notizia, ed è prassi normale. Una agenzia stila il comunicato, tutti gli altri pubblicano.

A seconda se l’agenzia è più o meno coscienziosa, la notizia sarà più o meno completa.

Però io sono della vecchia scuola, trent’anni a scribacchiare qualcosa mi hanno insegnato. 

Così sono andato direttamente alla fonte, cioè il Parlamento. Quell’organo costituzionale che ha la funzione di legiferare.

Ma una legge è un atto complesso, richiede tanti passaggi. E prima di arrivare in Aula viene elaborato da un organo chiamato Commissione, composto rispettando le forze espresse in Parlamento.

Semplificando, la Commissione è quella che opera una scrematura, aggiusta, ritaglia se necessario: insomma, per non bloccare tutto il Parlamento su un testo, lo si fa passare prima in Commissione in modo che poi l’Aula si troverà qualcosa di senso compiuto e su cui già c’è accordo politico.

In teoria. In pratica avviene tutt’altro ma sorvoliamo.

Quindi dire che un progetto è all’esame del Parlamento seppure sia solo in Commissione non è sbagliato ma neppure preciso.

In Commissione Trasporti della Camera dei Deputati è al vaglio il progetto di legge, catalogato C.1368 che riguarda alcune modifiche al Codice della Strada. Ovviamente non è l’unico ma è l’unico che qui ci interessa.

Nel peggior burocratese possibile sono stabilite una serie di regole che riguardano noi pedalatori seriali. 

Tra cui quella che sta catturando i titoli: sarà possibile viaggiare controsenso in bicicletta.

Titolo fuorviante, per questo sono andato direttamente alla fonte.

In un percorso a ostacoli creato per disincentivare la voglia di informarsi, ho trovato il testo, la documentazione, il dossier esplicativo (che è una cosa fantastica: un testo che spiega ai Deputati che cosa stanno dicendo) e gli emendamenti (ossia ulteriori proposte di modifica al testo al vaglio della Commissione) che possono riguardarci.

So che tutto questo preambolo è noioso; ma è necessario, perché conoscere il funzionamento delle cose aiuta a comprenderle appieno.

Partiamo dall’andare contromano. Non è così automatico come abbiamo letto sulla stampa generalista.

Anzitutto non esiste alcun automatismo. Non significa cioè che se mai entrasse in vigore la norma, da quel momento potremo infilare bellamente qualunque strada in senso opposto a quello previsto.

Il testo prevede alcuni requisiti base, per esempio siano strade dove vige il limite di velocità di 30 km/h. E questo alcuni quotidiani lo hanno indicato.

Ma non basta. 

E’ tutto contenuto nell’art. 11 del testo all’esame della Commissione, dove la nota introduttiva (un breve resoconto che spiega ai Deputati su cosa dovranno decidere: gliela fanno facile eh?) informa che avremo: “… misure volte ad
aumentare la sicurezza della circolazione dei velocipedi”. Ossia delle biciclette, e mi chiedo quando si decideranno a modificare il sostantivo.

Vi riporto integralmente uno dei punti affrontati da questo articolo 11. Il grassetto è mio e serve a evidenziare alcuni punti da discutere.

All’interno dei centri abitati nelle strade classificate di tipo E o F ovvero nelle zone a traffico limitato, nelle quali il limite massimo di velocità è uguale o inferiore a 30 km/h, i velocipedi possono circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli, previa valutazione delle condizioni di sicurezza. La circolazione dei velocipedi prevista ai sensi del primo periodo, denominata “doppio senso ciclabile”, è disposta con ordinanza del
sindaco, adottata ai sensi dell’articolo 7, comma 1, ed è segnalata mediante l’aggiunta di un pannello integrativo di eccezione per i velocipedi ai segnali verticali di divieto, di obbligo generico e utili alla guida, indipendentemente dalla larghezza della carreggiata, dalla presenza e dalla posizione di aree per la sosta veicolare e dalla massa dei
veicoli autorizzati al traffico“.

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Il primo punto che suscita perplessità è: a chi compete la previa valutazione delle condizioni di sicurezza? Indicare il soggetto? Vi sembra una questione di lana caprina? Tutt’altro.

Poniamo il disgraziato caso di un sinistro. Si arriva in Tribunale per stabilire la responsabilità dell’incidente.

Caso 1. La valutazione di sicurezza preventiva è affidata al Sindaco che con ordinanza ha stabilito che lì è possibile imboccare controsenso per le bici, sorry, per i velocipedi.

Caso 2. La valutazione di sicurezza preventiva è affidata al ciclista in quel preciso momento, che si guarda intorno, vede poco traffico, imbocca tranquillo e viene travolto dal furgone delle consegne.

Nel primo caso nessuno potrà invocare una corresponsabilità del ciclista perché quella strada è stata a priori ritenuta sicura dall’autorità.

Nel secondo caso partirà una infinita discussione sulla valutazione di sicurezza operata dal ciclista che potrà essere ritenuto corresponsabile (all’atto pratico significa una drastica riduzione del risarcimento) o del tutto responsabile perché ha imboccato quella strada in assenza di condizioni di sicurezza.

Quindi, come vedete, per scrivere una buona legge non bastano le buone intenzioni: serve soprattutto buona sintassi.

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Il secondo punto è il classico collo di bottiglia, così frequente nelle nostre leggi. Impone l’obbligo ai Sindaci di individuare le strade dove la circolazione delle bici in senso inverso è consentita.

Dimenticando però di stabilire anche entro quando i sindaci dovranno emettere l’ordinanza.  Non è dimenticanza di poco conto.

Poniamo il caso che questo Parlamento duri abbastanza da varare la legge; il giorno dopo avremo titoli sui giornali a informarci che è possibile andare contromano. 

Ma il Sindaco non ha ancora emesso l’ordinanza.

E tanti ciclisti imboccheranno fiduciosi strade nel verso fino a prima precluso, nella errata convinzione di essere nel giusto.

Ergo, sempre nel malaugurato caso di sinistro, di chi sarà la responsabilità? Bravi, del ciclista. 

Perché vedete, non basta scrivere una legge: bisogna anche capire come applicarla efficacemente.  

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Il terzo punto mi lascia perplesso.

Offrire la possibilità di aprire al senso inverso anche le strade normalmente percorse dal traffico pesante non mi sembra vada nella direzione di maggior sicurezza per i ciclisti, così come recita l’incipit a queste modifiche. 

A me sembra, letteralmente, vada in senso inverso.

Ma è considerazione personale, frutto di quasi 40 anni sulle strade percorrendole a pedali è vero, comunque pur sempre personale.

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C’è un altro articolo che è passato inosservato e che invece appare interessante. Cito anche lui testualmente.

Con ordinanza del sindaco è autorizzata la sosta dei velocipedi sui marciapiedi e all’interno delle aree pedonali, in mancanza di apposite attrezzature di parcheggio; in ogni caso, il velocipede in sosta non deve recare intralcio ai pedoni e non deve essere collocato lungo i percorsi tattili per i disabili visivi“.

Al di là della mancata previsione di una scadenza temporale affinché il Sindaco emetta apposita ordinanza, potenzialmente questa modifica legislativa potrebbe azzerare l’incresciosa questione delle bici in divieto di sosta.

Non tanto qui, nella mia bella e caotica città, dove multare una bici al palo sul marciapiede sarebbe, rifacendosi al colonnello Kurtz in Apocalypse now “… come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis”; ma in tanti centri urbani dove il rispetto delle regole ha ancora valore. 

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Ci sono altre modifiche al Codice della Strada in questo testo allo studio della Commissione Trasporti, e poiché non riguardano direttamente noi ciclisti, inutile parlarne qui.

Invece ci tocca da vicino un emendamento, depositato la scorsa estate. Cito.

Durante la marcia, ai ciclisti è fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme ai tipi omologati. Chiunque viola tale obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 80 a euro 323. Quando il mancato uso del casco riguarda un minore, della violazione risponde chi ne esercita la potestà genitoriale. Quando il mancato uso del casco riguarda un minore trasportato ai sensi del comma 5, della violazione risponde il conducente“.

Già, si tratta dell’obbligo di indossare il casco.

C’è anche un secondo emendamento, che non cito integralmente ma riassumo: obbligo si ma solo per i minorenni.

Io sono da sempre favorevole all’uso del casco, da sempre contrario alla sua obbligatorietà.

Ne ho parlato più volte in questo diario virtuale, quindi non mi ripeto. Vi rimando solo all’ultimo articolo in ordine temporale che ho pubblicato.

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Questa la situazione alla data odierna. Trattandosi di un testo in Commissione ogni modifica è sempre possibile, così come il testo approvato in Commissione potrà poi essere modificato a sua volta giunto al vaglio dell’Aula parlamentare.

Quindi nulla è definitivo, nessuna certezza. Solo quella che scrivere in modo chiaro e comprensibile una legge sarebbe di grande aiuto a tutti, ma sono anni che ho abbandonato la speranza.

Vi lascio alcuni link, sono quelli degli atti parlamentari che ho consultato. In gergo giuridico li definiamo “fonti autentiche” perché, di fatto, sono la radice.

E chiudo con una richiesta per me inusuale: in basso ci sono dei pulsanti per condividere questo articolo sui social. Non è mio costume invitarvi a farlo direttamente nel testo, ma stavolta faccio una eccezione perché credo sia argomento che ci riguardi tutti e farlo girare, come usa dire, credo sia importante.

Ecco i link e buone pedalate, in qualunque senso siano.

Testo all’esame della commissione

Pagina web atto C.1368, dove potete trovare tutta la documentazione relativa

Dossier esplicativo delle riforme

Emendamento obbligo casco

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • edo

    Grazie per l’ottimo approfondimento. Anche io mi ero posto alcune delle tue domande ma non er arrivato a quelle sulla responsabilità in caso di incidente.
    Aspettiamo e vediamo se viene fuori qualcosa e cosa.
    Per il casco, che indosso il 99% delle volte, sono completamente d’accordo con te.

  • giovanni

    Bravo, la tua disamina giuridica fornirà indubbiamente aiuto a noi tutti.
    Troppo spesso infatti, si prende per buono solo quello che si ascolta o si legge (raramente…forse….) da informazioni pubbliche che di “fonti autentiche” hanno ben poco (sbagliando, in quanto non tutti sono giuristi di professione e preparati alla circostanza) .

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