Triban RC 520

La prova su strada

Tempo di lettura: 19 minuti

La prova su strada 

Servono molti chilometri per capire cos’è questa bici; bastano pochi metri per capire cosa non è.

Non è una bici da corsa. Stop.

Giustamente Decathlon la inserisce tra le bici da turismo e non in gamma perfomance, quindi è corretto.

Ma vallo a far capire al tipo che ha iniziato a straparlare mentre ero lì fotografando e che, dopo aver impiegato un quarto d’ora a metterla in equilibrio e in posa per nascondere il supporto, senza nemmeno chiedere il permesso l’ha afferrata per l’orizzontale e sollevata per saggiarne il peso.

“Ma è pesante!”

“Ma non è una bici da corsa…”

“Ma tiene il manubrio da corsa!”

“Ma una piega non fa una bici da corsa…”

“Ma io ne capisco più di te, faccio 70.000 km all’anno!” 

Ecco, questo è un esempio della varia umanità che, purtroppo, incontro. In genere mi diverto a passare per novellino ignorante e farli parlare, stavolta avevo troppo da fare per perdere tempo con uno così e l’ho rapidamente invitato ad andare…, beh, ci siamo capiti.

Torniamo alla nostra Triban RC 520. 

Che non è un plinto, sia chiaro. Se hai gamba buona vai veloce e puoi contare su una stabilità semplicemente eccellente.

Nondimeno geometrie e peso non fanno di lei una sportiva pura, una bici con cui lanciarsi a testa bassa e provare a staccare il gruppo.

Nel paragrafo introduttivo vi ho detto che per starci coi tempi, la prima settimana l’ho passata a sfoltire. Tanti brevi test per escludere da subito prove che mi sarebbero state inutili, troppo lontane dal carattere di questa bici.

E vi ho detto che alla fine è comunque rimasto tanto. Di fatto a essere esclusa è stata solo la pedalata puramente sportiva. Che non significa nel passo ma nella tecnica: scatti, rilanci, cambi di ritmo e così via. Tutto il repertorio che mettiamo su strada quando ci prende la scimmia e quel giorno ci crediamo imbattibili.

Non che non siano alla sua portata: però è evidente non è qui l’anima di questa Triban RC 520.

Ma andiamo con ordine e iniziamo a valutare il comportamento negli habitat a lei più congeniali.

In chiusura del paragrafo dedicato a telaio e forcella mi sono soffermato sulle geometrie, con riferimento alla scelta della taglia.

Ora lo faccio con riferimento alle qualità dinamiche che, sulla carta, quelle quote ci fanno intuire.

Anzitutto l’assetto in sella: alto, schiena moderatamente reclinata, manubrio facile da impugnare sia in presa bassa che in quella dietro i comandi. Una posizione di guida tutta votata al comfort senza sacrificare il perfetto controllo.

Mai ti ritrovi coi polsi caricati o il collo arcuato per guardare la strada.

Sali in sella, regoli quel che puoi (cioè altezza e avanzamento del sellino) giretto di prova, tutto ok e parti. Con estrema naturalezza, nessuna zona del corpo in tensione. Sembra l’abbiano fatta per te.

Certo, qui va fatta la tara perché prima di chiedere la M per questo test mi sono guardato bene tutte le quote e ho potuto confrontarle con la pletora di bici che possiedo o che ho guidato e sfruttare quel poco di esperienza accumulata negli anni. Probabilmente se avessi seguito la tabella ufficiale cavalcando una S non mi sarei trovato così a mio agio.

Però il discorso vale perché da tempo, da quando sloping e geometrie allungate si sono diffuse, mi trovo sovente a cavallo di due taglie. Chi non vive in questo bilico può evitarsi troppi studi.

Perché comunque il telaio è indovinato. Anzi no: è attentamente studiato, ché a dire indovinato sembra sia stato un colpo di fortuna. 

Ma taglia a parte, resta una bici che si presenta “lunga” e con angoli aperti; con un carro che a dispetto del disegno sportivo coi suoi pendenti infulcrati bassi resta sagomato per smorzare molto (e bene) i colpi della strada.

Un carro garante di notevole comfort di marcia come del ritardo di risposta alle sollecitazioni che arrivano dai pedali.

La bici non è che ti segue mezz’ora dopo a ogni rilancio, questo no; e nemmeno hai quella fastidiosa sensazione di partire e non sentire la bici rispondere. Però, complici anche ruote che non hanno nella leggerezza la loro prerogativa, star lì ad alzarsi, rilanciare, incaponirsi nei cambi di ritmo è inutile e dispendioso.

Quindi una volta compreso che la guida racing non fa per lei puoi dedicarti a scoprire tutte le altre sue qualità dinamiche. Guida racing e ricorro all’inglese per distinguere dalla guida sportiva, che è più alla sua portata.   

Qualità che sono tante e tutte sempre legate dal comune denominatore dell’elevato comfort di marcia.

Così elevato che fa passare in secondo piano un limite oggettivo: il peso.

Già, una piuma non è questa Triban RC 520. Quasi 11kg in ordine di marcia, 10,8 per l’esattezza. 

In ordine di marcia significa con pedali montati, in questo caso una coppia di doppia funzione miei che coi loro quasi 400 grammi compensano l’apparente divario con il dato ufficiale riportato sul sito Decathlon, dove il peso è indicato per la bici senza pedali.

Però siccome senza pedali non ti muovi, alla fine i conti io li devo fare con tutti i grammi realmente presenti.

Che si fanno sentire solo in due occasioni: salita dura e partenza.

Anche perché una buona frazione di questo peso risiede purtroppo nelle ruote. Cioè lì dove ogni grammo pesa più di quanto attesti la bilancia.

Però meglio seguire uno schema con l’esposizione pianura, salita, discesa. Più ordinato.

In pianura il peso non è mai così incisivo; considerando la destinazione d’uso posso dire che diventa poco importante. Non è la bici con cui tenti la crono o la usi in una gara di triathlon.

Anzi, persino le ruote in questo caso si fanno valere. A pesare pesano, poco da fare. Il cerchio ha pareti spesse, profilo da 24mm quindi materiale c’è. E così una volta presa velocità si innesca un comodo effetto volano e piccoli dislivelli o variazioni di pendenza (su tratti brevi) li digerisci in scioltezza proprio grazie a loro.

In piano quindi tutto sta partire, trovare il proprio ritmo, la propria cadenza e poi si viaggia sempre.

La rapportatura ben spaziata permette di non perdere il passo; piuttosto che rilanciare è meglio salire di un pignone (non scendere), avere pedalata più leggera per far salire la cadenza e una volta ripreso il ritmo tornare sul pignone più piccolo. 

Operazioni, le cambiate, che avvengono alla velocità del pensiero. Tutta la nuova gamma Shimano, dal 9000 al 7000 (cioè il 105 montato qui) vanta una rapidità di esecuzione che posso definire ai vertici assoluti. Forse solo Sram continua a essere un filo più rapido a scendere di rapporto, ma a salire i giapponesi non li batte nessuno.

Vero che sulla Triban RC 520 non tutta la trasmissione è marchiata Shimano.

Comunque quello che conta per cambiare bene c’è. 

I comandi sono comodissimi ed ergonomicamente perfetti. 

Il deragliatore se regolato in maniera corretta scende e soprattutto sale di corona in nemmeno un quarto di giro di pedale.

Il cambio gestisce salita e discesa della catena posizionandola con precisione assoluta e, ho notato, tollera anche una regolazione non proprio a regola d’arte. 

Qualche rumore di “rotolamento” è normale: catena e pacco pignoni seppur perfettamente compatibili non sono però di casa Shimano. E sappiamo come i componenti giapponesi siano studiati per lavorare in simbiosi.

Sicuramente ragioni economiche hanno spinto Decathlon a scegliere una cassetta Microshift; valida ma meno costosa di una 105.

Però all’utente finale, cioè a noi ciclisti, un pacco pignoni serie 105 non viene poi tanto; se e quando dovesse rendersi necessaria la sostituzione (anche se a vederla questa cassetta Microshift sembra destinata a vivere a lungo…) ricordo che il cambio supporta sino al 34 finale (qui è montato un 32) e ovviamente Shimano ha in catalogo il pacco pignoni 11-34. L’agilità serve sempre…

Dove eravamo? Ah si, ancora in pianura. Scusate, sapete la amo poco e mi perdo nei miei pensieri. Pure quando ne scrivo.

Il passo che si riesce a tenere è buono considerando non è bici da corsa. E diventa assai piacevole guidare in presa alta grazie alla conformazione della piega che col suo profilo a ovetto (ma tondo in prossimità dello stem, quindi sono installabili – e io le consiglio su questa bici – le leve freno supplementari) dalla ampia sezione e rivestito da un morbido nastro invita a lasciare lì le mani e godersi le bellezze del paesaggio. 

Se poi vento contrario o una improvvisa voglia di sportività ci inducono alla presa bassa, nessun timore per la schiena. Abbiamo visto che il manubrio è in alto, quindi facile distendersi. La lunghezza dell’orizzontale e una sella ben sagomata aiutano anche quando arriva proprio la scimmia e si cerca l’assetto schiena parallela al suolo. O, nel mio caso almeno, letteralmente pancia a terra…

A sporcare un poco questo benedetto comfort di marcia che non smetto di osannare se ne rendono colpevoli i copertoncini di serie. Solitamente a un basso Tpi corrisponde una certa rigidità e così è; forse anche la protezione antiforatura da ben 1mm di spessore contribuisce. Quale che sia la causa, se l’asfalto è martoriato si perde quota dell’invidiabile comodità di marcia.

Perché punto il dito proprio contro i copertoncini? Perché non ho testato la bici solo con le gomme di serie. Ho usato altri tre set di gomme.

Per amor di cronaca sono stati i Pirelli Cinturato 700×32, i Continental SpeedKing 700×35 e i Vittoria Terreno Zero 700×37, questi ultimi entrati perfettamente anche se mamma Deca dichiara passaggio gomme fino a 36.

E siccome in tutte e tre queste configurazioni mi sono goduto telaio e forcella in ogni situazione e solo usando le gomme di serie ho avuto meno comfort sullo sconnesso, il verdetto è spiegato.

Gomme di serie che si fanno perdonare su altri fronti. Robustezza, resistenza alle forature (mai bucato con loro, con le altre si) gran grip su superfici infide e una durata che si preannuncia davvero elevata. Vero che le ho usate per circa un terzo dei chilometri percorsi in questo test ma resta il fatto che paiono appena rodate. Anzi, appena uscite dal negozio.

Ultime notazioni prima che la strada si inerpichi perché di fatto il comfort lo apprezzi in pianura.

Se le gomme di serie hanno la responsabilità di minare parte della gran comodità di marcia, la sella recupera con gli interessi. Mi ricordo che quando provai la Btwin 520 rilevai una sella davvero ben fatta e comoda e mi rammaricai non fosse disponibile per l’acquisto.

Questa Ergofit è diversa da quella che testai ma altrettanto se non più comoda. Ed anche in vendita singolarmente a un prezzo irrisorio. 

In genere la parte dedicata alla pianura è sempre quella che nei test liquido rapidamente. Sia perché poco probante e sia perché non offre troppi spunti. Stavolta invece non è andata così.

Però adesso basta godersi il panorama perché c’è da faticare, per davvero, con la salita.

In salita servono due cose: le gambe e una bici leggera. E io che non ho le prime e stavolta nemmeno la seconda non nascondo che ho dovuto faticare. 

Anche per colpa mia: così come la pianura mi annoia, la salita mi esalta. Che poi non ce la faccio conta nulla: io ci do dentro manco fosse la sfida della vita. Pure quando sono in sella all’olandesina. Deformazione mentale, capita.

Come ho aperto questo paragrafo? Ah si: non è una bici da corsa.

Sono tanto bravo con le parole, che in questo caso va tradotto con “sono tanto bravo a far chiacchiere”.

Perché sportiva o no come la strada inizia a salire io parto. E poi mi pianto.

E con questa Triban RC 520 mi sono piantato più spesso del solito. Non per il peso e basta ma perché i chili non sono tutti uguali in bici.

Elessar, sua maestà scintillante, quando è tutta addobbata pesa pure più della Triban; però con la mia piccolina cromata salgo più veloce.

Con la Triban no e la ragione è nel gran comfort di marcia che vuole il suo prezzo: tradotto, la trasmissione della potenza (poca, la mia) è in parte assorbita.

E se aggiungiamo che, come detto, io son bravo a far chiacchiere, ecco che l’incaponirmi ad alzarmi sui pedali, a rilanciare, a usare i rapporti che su quelle salite sono i miei soliti e uno stato di forma che tarda ad arrivare dopo l’infortunio di gennaio che mi ha bloccato per mesi, la botta di stanchezza è sempre arrivata prima di quanto previsto.

Condotta di guida sbagliata la mia; e vabbè.

Resettato il neurone asfittico ho riaffrontato le salite dei circuiti di prova con spirito diverso, consono alla bici.

Nessuna cronoscalata e nessun inutile rilancio in piedi: seduto sulla comoda sella, postura leggermente arretrata, catena a impegnare la 34 più spesso di come son solito fare e via di passo. Agile e di cadenza.

E così la salita che a tre quarti della lunghezza mi stava facendo piantare lì, l’ho risolta; e molto meno stanco (stavo per scrivere più riposato…) di quanto immaginavo.

Salite leggere non sono mai un problema, sia chiaro. Non fai il tempo come quando sei sulla specialissima da 6kg, ovvio, ma nemmeno fatichi più del lecito.

Sono le salite dure, quelle con cambi continui di pendenza e percentuali a due cifre che ti (mi) mettono in crisi.

Telaio sicuramente perché che qualcosa si perde nel tragitto tra i pedali e l’asfalto lo senti; ruote altrettanto sicuramente perché coi loro 2kg nude non sono certo ruote da salita.

Però a conti fatti non baratterei la gran comodità che sempre sto elogiando per i 10/20 secondi in meno su quella ascesa.

Se Decathlon avesse inserito la Triban RC 520 in gamma perfomance allora darei un giudizio del tutto diverso.

Non lo ha fatto e non è certo una scusa: è una bici pensata per pedalare a lungo e che lo si debba fare poco più piano è naturale.

Comunque avere il 34 dietro mi avrebbe fatto comodo 😀

Come mi ha fatto comodo l’assetto in sella, che ho apprezzato ancor più rispetto alla pianura.

Mi è piaciuto molto, io che amo salire sovente in presa dietro i comandi, poterlo fare conservando un angolo della schiena molto rilassato grazie alla posizione rialzata della piega. 

E mi è piaciuto l’assetto in bici tutto, col movimento centrale quel pelo più avanti che aiuta durante la pedalata più agile, favorendo una posizione perfetta per questo stile.

In ogni caso in cima ci sono sempre arrivato e questo è ciò che conta.

Anche perché poi arriva la discesa e qui, sempre, mi diverto e posso anche raggiungere quelle velocità che servono per scoprire altri aspetti delle bici e dei componenti.

In discesa servono un avantreno preciso, gomme sincere, ruote stabili, freni ottimi e prontezza nei rilanci in uscita.

La Triban RC 520 ha quattro requisiti su cinque e non è male.

Ora che la pendenza cattiva è nel verso a me favorevole mi sono proprio goduto la guida.

La bici è lunga e ha un avantreno che di mollare la traiettoria impostata proprio non vuole saperne; nemmeno se sbagli la linea e metti le ruote sullo sconnesso o sulla giunzione tra due asfalti.

Le gomme non saranno quelle col grip in assoluto migliore del mondo ma tengono sempre gagliarde e, cosa fondamentale in discesa, ti trasmettono sempre il loro lavoro sul bitume. 

Questo infonde enorme sicurezza e non è falsa sicurezza. Ti senti in grado di fare qualche numero e lo fai. Opperò. 

Tutta la bici è sincera.

La forcella è davvero ben fatta; solida e precisa, molto più di quanto i foderi più sottili di come siamo soliti vedere e una testa anch’essa più piccina lascerebbero presagire. Ecco un caso in cui le dimensioni non contano. Interpretatela a vostro piacimento.

Le ruote che in salita non ho propriamente apprezzato qui hanno fatto valere la loro assoluta precisione. Rigide il giusto e con un profilo del cerchio non alto abbastanza da mettere in difficoltà col vento ma sufficiente a garantire quell’apporto aerodinamico che contribuisce alla stabilità.

Delle gomme ho già detto.

Il telaio è stabilissimo, lo senti ben piantato sotto di te e vuole davvero il minimo sindacale di apporto tuo; non è una di quelle bici che basta allargare un gomito che va lì in piega e guai a grattarsi il naso che voli via. 

No, la accompagni questa Triban RC 520, carichi il peso sui pedali ma più perché è gesto istintivo che reale necessità. 

Traiettoria rotonda, discesa in piega omogenea e nessun sobbalzo passando in velocità su asfalto malmesso: la bici conserva precisa la linea, quasi come ci fossero delle sospensioni a tenerti in strada.

In una parola: divertentissimo.

Restano i freni. E qui serve qualche precisazione.

La potenza c’è e la bici si ferma in spazi brevi; potendo contare sulla solidità della forcella e il buon grip delle gomme, che sono anche di buona sezione, sembrerebbe che tutto ciò che serve ci sia. 

Però qualcosa manca: il feeling alla leva. 

L’idea di usare un impianto misto idraulico meccanico aveva senso prima, quando gli impianti idraulici per leve corsa erano rari e/o assai costosi.

Ora che il disco idraulico stradale è diventato standard comune, ricorrere a questi Trp HY/RD perde significato.

Abbiamo il lungo cavetto metallico che corre sino alla pinza, portandosi dietro tutte le caratteristiche tipiche di questa soluzione, prima fra tutte la sua intrinseca elasticità. Che però è compensata dalla rigidità dei caliper (quelli buoni, ovvio) che sanno “trasmettere” alla leva il loro lavoro. Insomma, senti mordere il cerchio e governi la frenata a tuo piacimento. Cosa spesso più importante dei soli spazi di arresto.

Qui invece il cavetto governa una pompa idraulica. 

Chiunque abbia usato bici stradali con freni a disco (e ovviamente le Mtb) sa cosa significa sentire la pressione idraulica nella leva, la percezione netta della forza applicata. Senza mediazioni.

Ed eccoci al punto debole di questo impianto: nel passaggio dal cavo all’idraulica si perde il dialogo con la leva.

Potenza c’è ed è pure abbondante. Però ti manca la possibilità di gestirla con precisione. 

Anzi no, non è corretto. Perché fatta la mano poi gestisci; manca il feeling.

Se aggiungiamo la poca prontezza di risposta a bassa velocità e pastiglie con poco mordente se appena sollecitate (ma questo è responsabilità Trp, negli ultimi anni ho notato un loro calo prestazionale rispetto a quelle installate prima) ne ricaviamo che la guida in punta di forchetta non è così naturale come potrebbe essere se i freni dialogassero di più col ciclista.

In compenso sembra di avere un Abs sempre attivo: bloccare è quasi impossibile, devi strizzare forte, scaricare il retrotreno e avere fondo stradale con poco grip e, forse, inneschi una derapata. Timida.

La pinza posteriore è ben protetta, molto interna al carro e quindi nessun pericolo di danneggiamento in caso di scivolata. L’anteriore anche se curva verso l’interno resta invece più esposta, non fosse altro perché la forcella è libera di muoversi e potrebbe offrire il fianco a un eventuale urto.

Non boccio l’impianto frenante, questo no. Frena e frena bene, quindi la sicurezza è salvaguardata. Però, vista la bici e il pubblico di riferimento, sarei andato di tutto meccanico; sempre Trp ha in catalogo gli ottimi Spyre a doppio pistoncino. Efficaci, facili da curare, molto potenti e perfettamente modulabili. 

Si scende veloci con la Triban; e si scenderebbe nel complesso ancor più veloci se la bici fosse pronta nei rilanci in uscita. Ma tant’è, si è capito che non è la sua manovra preferita. 

Però se la strada e la visibilità in uscita lo permettono in sicurezza, diventa efficace sfruttare la gran solidità in traiettoria per entrare veloci e non perdere quindi slancio che si traduce nella necessità di non rilanciare. Traiettorie larghe e rotonde, senza spigolare alla corda. Ma mi raccomando: solo se la visibilità in uscita è piena.

Bene, altro da rilevare nella guida sul bitume non c’è: è il momento di sporcare di terra la nostra Triban RC 520.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Ottima disamina Fabio, puntuale e appassionata. Il discorso sulle ruote lo avevo intuito, tra le righe, anche con la Btwin 520: per cambiare la natura della bici ci vorrebbero ruote dal costo pari almeno alla bici intera, cui prodest?
    Bello anche il colore di questa RC…posso riassumere (a spanne, eh!) che la Btwin 520 è costituzionalmente più orientata alla guida “sportiveggiante” (magari con alcuni upgrade) pur rimanendo comoda per diporto mentre la RC è costituzionalmente “comoda” con una propensione all’off road leggero senza occhieggiare a usi diversi?
    Grazie come sempre, Adriano.

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, la RC è essenzialmente una bici sportiva molto comoda, con ottima propensione al fuoristrada e gran comodità sulla distanza. Immagina tutto ciò che di buono hai con la vecchia 520 e aumentalo in godibilità. Discorso ruote: non avrei dovuto ma ho usato altre ruote e ho avuto conferma dell’eccellente telaio. Vero, la spesa si impenna ma, l’ho scritto, bici che costano il triplo usano ruote di pari peso, quindi…

      Fabio

  • Samuele Gaggioli

    Grande recensione come sempre.
    Una domanda (un parere, un’osservazione) sui freni ibridi: io non li ho mai provati, ma con i cantilever e i mini v-brakes (principalmente con questi ultimi) il feeling alla leva era praticamente inesistente nonostante la potenza frenante ci fosse, la cosa è drasticamente cambiata e migliorata utilizzando delle guaine anti compressione. È vero che costano più di 10€ al metro, è vero che il giro sotto il nastro lo devi fare con una guaina normale per poi utilizzare un raccordo (di ottima qualità altrimenti flette anche lui, 10€ per freno vanno serenamente via prendendo gli Shimano) ma oggettivamente dopo cambia tutto e si ritrova alla leva quella sensazione di controllo di cui parli.
    Non so se la stessa cosa possa accadere con i freni ibridi o se il passaggio da cavo a sistema idraulico manda a ramengo qualsiasi tentativo, è giusto la richiesta di una tua opinione in merito.

    • Elessarbicycle

      Ciao Samuele, il tuo discorso è valido, le guaine sono un componente fondamentale dell’impianto frenante, spesso trascurato.
      Nel nostro caso però è proprio il tipo di impianto che mostra poco feeling, che non significa poca potenza né, dopo averci preso la mano, poca modulabilità: è fatto così, punto. Già usato su altre bici, per me non è stata una scoperta. Poi certo, ammetto di non averlo mai amato ma non è pregiudizio. Su qualunque bici ho sempre rilevato questo poco dialogo, quindi alla fine devo dedurre che la costruzione mista questo provoca. Fabio

  • Andrea Kassidy Kasari

    Buona giornata, sono un felice proprietario della RC 520 dai primi giorni di Febbraio, acquistata via internet, e fatta recapitare al negozio della mia città. Prima di acquistarla ho studiato le geometrie del telaio paragonandole a biciclette già uscite e già ampiamente testate leggendone le recensioni. A me interessava molto, oltre che alle misure in cm del telaio, le inclinazioni dei vari tubi. Avevo bisogno di una bici da poter usare in maniera completa e sopratutto da poter usare il manubrio anche nella posizione bassa, e per lunghi periodi, senza avere problemi di schiena o di collo.
    Posso dire che mi trovo molto bene; io faccio il 95% su asfalto, di cui buona parte in pessime condizioni, e un 5% su strade bianche.
    Il telaio e la forcella assorbono molto bene le asperità dando una senzazione di controllo molto forte. La trovo rigida dove serve, e “accomodante” dove conviene. Certo, per un agonista di 25 anni non è la bici adatta, ma non nego che se spingi sui pedali e controbilanci bene sulle braccia si può far mangiar la polvere a tanti…..
    Complimenti per il tuo test, ben scritto e calzante al 100% sul carattere della bici in prova.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, ti ringrazio per questo tuo contributo.
      Le vostre valutazioni, figlie dell’esperienza diretta, sono assai preziose per me e per tutti.

      Fabio

  • Lorenzo Marini

    Buongiorno Fabio grazie per la recensione molto ben fatta come peraltro tutti gli articoli del blog, oltre ad essere un esperto ha uno stile di scrittura davvero godibile. Vorrei prendere la mia prima bici a breve, farei soprattutto strade sterrate abbastanza ben tenute su argini ,miste ad asfalto dissestato. Non ho nessuna velleità corsaiola anche perché peso circa un quintale e sono alto quasi due metri. Volevo sapere se secondo lei mi converrebbe prendere la versione gravel, e se vi sono alternative che ritiene interessanti anche spendendo qualcosa in più (max 1500). Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, dammi del tu, siam ciclisti; o almeno voi lo siete, io giro le zampe 😀
      Sulla variante Gravel non saprei, effettivamente sono troppo simili e non so sino a che punto è giustificato l’esborso maggiore.
      Le gomme le cambi, la piega mica è detto uno si trova meglio (con le pieghe da offroad non tutti vanno d’accordo) resta il colore che secondo me è veramente carino. Insomma, poco…

      Salendo a 1500 euro c’è tanto ma è troppo per poterlo analizzare qui. E poi questa è la recensione della RC 520, che figura ci faccio se scrivo “guarda la xy?” 😀 😀

      Scherzi a parte, in quella fascia di prezzo hai almeno un centinaio di modelli, l’unica è che sfoltisci tu e poi, se vuoi, ne parliamo insieme. Mi trovi all’indirizzo di posta del blog.

      Fabio

  • Ciao Fabio, ottima recensione, come sempre!! 🙂 volevo chiederti un chiarimento riguardo la sezione “Taglia e geometrie” che ha stuzzicato la mai curiosità. Scrivi che hai scelto la taglia M piuttosto che la S guardando ai valori di stack e reach. Dalla tabella vedo però che il reach è praticamente lo stesso per entrambe le taglie e quello che cambia è lo stack. Scegliendo la M hai preso una geometria con stack maggiore (andando quindi nel verso opposto ad una scelta “racing”).
    Quale è il motivo di questa scelta? è forse che, essendo il reach di queste due taglie comunque inferiore al reach di una geometria “pari taglia” più corsaiola, hai quindi optato per la taglia superiore così da non avere un manubrio troppo basso e più ravvicinato (rispetto ad una bici da corsa classica) che poteva darti un assetto un po’ scomodo?
    Inoltre, è corretto considerare anche il fatto che con un manubrio più alto, a parità di dislivello sella-manubrio (e con un piantone un paio di cm più lungo e quindi senza eccessivo fuorisella), hai maggiore arretramento sella così da allungarti un altro poco? e credo che anche gli angoli aiutino in questa direzione, giusto?
    Grazie.

    • Elessarbicycle

      Ciao Luigi, non dimentichiamo che il paragrafo dedicato alla taglia è appunto un paragrafo: inserito per fornire qualche indicazione visti i dubbi che ho rilevato in rete tra chi non sapeva che taglia prendere e con riferimento a questa bici, che è la protagonista dell’articolo.
      Quindi sarebbe stato inutile e dispersivo affrontare tutta la lunga teoria su geometrie e loro applicazione pratica.
      Era necessaria una sintesi.

      Entrando nel merito della tua domanda la risposta è ni; si, il reach è stato importante ma solo uno dei valori che ho preso in considerazione. Li guardo tutti, il reach mi ha aiutato a capire dove “avrei trovato” il manubrio.
      Con la S avrei avuto manubrio troppo basso per l’utilizzo di questa bici ma, e questo è il problema, troppo vicino.

      Arretramento sella dipende dal movimento centrale, lo calcoli da lì, quindi l’altezza manubrio non c’entra.

      Ma, ripeto, non bisogna mai guardare a un solo valore; aggiungo che bisogna fare i conti con il proprio fisico, l’età, l’elasticità ecc.
      E’ una questione assai soggettiva; la taglia puoi determinarla in linea teorica, almeno il suo range: come starai in sella no, lo stabilisci caso per caso e ciclisti con identiche quote antropometriche stai sicuro avranno due assetti in sella diversi.

      Fabio

  • Alberto

    Ciao Fabio!! Complimenti come sempre per la fantastica recensione!!
    Mi ha convinto talmente tanto che oggi sono corso a comprarla!! …in realtà la stavo tenendo d’occhio da qualche tempo, ma la tua approfondita e dettagliata analisi mi ha spinto a fare il passo!
    Ora, per quanto riguarda la taglia ho preso anche io una “M”. Sono alto 175, cavallo 85, busto 58 (le braccia potrebbero essere 61-62, ma in realtà credo di non essere in grado di misurarle correttamente…). Premetto che è la mia prima bici con piega. La sensazione che ho in sella è di essere piuttosto disteso in avanti e di non sentirmi particolarmente comodo. Mi rendo conto che non è facile giudicare con queste poche informazioni ma, secondo te, potrei avere sbagliato la taglia (troppo grande) oppure è solo una questione di regolazione più fine (messa in sella), o addirittura solo una questione di abituarsi alla posizione più da strada?
    Grazie.
    Alberto

    • Elessarbicycle

      Ciao Alberto, taglia e assetto in sella sono due cose diverse.
      In linea di massima hai preso taglia giusta ma per capirlo dovrei vederti pedalare; stessa cosa per l’assetto.
      Purtroppo nulla sostituisce l’occhio in questi casi, né software né guru online.

      Però ho anche scritto spesso che la posizione di guida va allenata, come e più della gambe.
      Con tutta probabilità nel tuo caso, al netto di eventuali piccoli aggiustamenti, è semplicemente la novità. Se non hai mai usato una bici sportiva, se vieni da mtb o trekking allora è naturale sentirsi disteso. Come io sento un fuso quando salgo su una Mtb…

      Se, come penso, è qui la causa, non star lì a scervellarti su altezza sella, arretramento, attacco manubrio ecc: pedala.
      Sarà il tuo corpo ad avvisarti di volta in volta, un assetto fatto oggi andrà modificato fra un mese e così via.
      Ma dai tempo al tuo corpo di abituarsi: ne sa più di me, fidati di lui.

      Fabio

      • Alberto

        Grazie Fabio per la risposta e per l’ottimo consiglio!!! Comincio a pedalare e poi vedrò…
        Vorrei chiederti ancora un consiglio: ho letto che hai montato i Vittoria Terreno Zero 700×37. Ora, il limite ufficiale dichiarato è 700×36.. hai avuto difficoltà a montarli? Volendo esagerare, sarei interessato a montare i Panaracer Gravel king SK… 700×35…o addirittura 700×38?

        • Elessarbicycle

          Ciao Alberto, come scritto nel test le Terreno Zero sono entrate con zero problemi ahahahahahahaha
          Ehm, scusa, è il caldo…
          Dunque, c’è da considerare che le Terreno Zero hanno profilo molto stradale; però avanzava spazio.
          Ma vista la bici le 700×35 sono l’ideale per lei, miglior compromesso tra comfort e guidabilità. L’epoca delle gomme grosse poco scorrevoli è finita da un pezzo, solo sui forum non se ne sono accorti.

          Se prendi le Gravel King ti consiglio il kit tubeless per i cerchi: montate senza camera le GK sono strepitose

          Fabio

  • Andrea Kassidy Kasari

    Ciao Fabio, dopo la mia impressione sulla bici e sul tuo ottimo test pubblicati più sopra, ti chiedo un consiglio; usandola io al 95 % su asfalto ammalorato e il 5% su strade bianche, stavo meditando di montare sulle ruote i Vittoria Rubino Pro da 30mm. Come pensi che possa “cambiare” la bici rispetto ai copertoni originali? Grazie comunque.
    Ciao.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, ottima scelta; però ho una altra opzione da proporti: Pirelli Cinturato 700×32.
      Puoi montarli anche tubeless se vuoi e il comfort sale ancora.
      Io le ho usate solo con camera sulla RC e mi sono trovato assai bene.
      A breve sarà online il loro test, quello che leggerai di fatto lo puoi applicare alla RC. Però visto che non è ancora online non farmi anticipare, tanto è calendarizzato per il 18, siamo prossimi… 😀

      Fabio

      • Andrea Kassidy Kasari

        Ok. Grazie.

        • Elessarbicycle

          Comunque, in linea di massima, sali tranquillamente di sezione, prendi gomme buone che lavorano intorno ai 5 bar e ti trovi una altra bici.
          Fra pochi giorni leggerai meglio dei Pirelli ma ogni altra opzione è valida, basta togliere le sue…

          fabio

  • Lorenzo Marini

    Ciao Sergio approfitto ancora della tua disponibilità. È una cosa grave la presenza del quick release e la mancanza del perno passante? Cosa comporta? Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, potrai ritenermi presuntuoso ma questa è sicuramente la recensione più completa e chiara che c’è in giro.
      Ora, chiedo io a te: ti sembra che se i Qr invece dei TA fossero un limite tecnico su questa bici avrei sorvolato?
      E, pongo altra domanda: un telaio che ha richiesto molto tempo e molto denaro per la sua progettazione, gli ingegneri lo avrebbero messo in commercio con falle tecniche?

      Nessun limite, nessun problema, puoi stare tranquillo. Su questa bici va bene così.

      Fabio

      • Lorenzo Marini

        Hai ragione Fabio scusami, anche per avere scambiato nome e cognome nel commento precedente. La tua non è affattopresunzione perché questa recensione e in genere gli articoli che scrivi sono sempre esaurienti dettagliati al massimo. È che devo imparare a non farmi influenzare da ciò che viene scritto da alcuni esperti improvvisati nei forum, che disdegnano questa bici proprio per i qr. Grazie.

        • Elessarbicycle

          Ciao Lorenzo, nulla di cui scusarti; per la confusione tra nome e cognome sono 50 anni che me ne sono fatto una ragione…
          Per la questione QR ero certo non fosse un tuo pensiero ma un dubbio alimentato dalle letture da forum. Luoghi che possono essere utili ma più spesso no.

          Se la cosa può tranquillizzarti, la mia principale bici test è a disco con Qr.
          Arriverà una a PP ma solo perché sono “costretto” a tenermi al passo con gli standard a causa dei test, ho qui le ruote Shimano Rs 770 da testare e non ancora un telaio dove montarle.
          Poi certo, un vantaggio tecnico il PP lo ha ma molto dipende anche dal tipo di bici, utilizzo e come è fatta.
          Su questa Triban non avrebbe portato a un miglioramento tangibile, avrebbe causato un prezzo più alto e tutto sommato sarebbe stata una seccatura per il suo pubblico di riferimento.
          Decathlon non vende solo in Italia, un colosso simile deve fare i conti con un mercato assai più ampio della nostra ristretta provincia…

          Fabio

  • Mauro

    Ottima recensione.piccola curiosità,visto il discorso ruote e freni trovi più centrato il prezzo della 500(per eventuale upgrade)

    • Elessarbicycle

      Ciao Mauro, sono tutti e due prezzi d’attacco e una valutazione oggettiva diventa difficile. Dipende dal budget personale.
      Per capirci: tra una bici di 5000 euro e una di 5250 non stai lì a disquisire troppo, la differenza di costo è minima.
      Ma qui gli stessi 250 euro “pesano” assai più e del resto chi guarda alle Triban ha sempre anche un occhio al portafoglio.

      Comunque, in linea di massima, la 520 si presta meglio ad essere migliorata.

      Fabio

  • Stefano

    Buongiorno, volevo chiedere anch’io del perno passante ma mi hanno preceduto.. puoi dirmi qualcosa dei freni meccanici della 500? Ho letto pareri non molto favorevoli, ma non vorrei fosse il discorso come sopra per ilPP di moda o altro.. io vengo da una bianchi spillo di 10 anni con v brake, comunque penso mi troverò meglio in frenata no? Ora ho Shimano altus, il sora è consigliabile? Tenendo conto che comunque vorrei tenere anche la prossima bici parecchi anni, tutti i giorni bike to work sui 25km e qualche giro il weekend…

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, per il PP non posso che ripetere quanto già detto: dati tipologia e utilizzo della bici, non si avverte la necessità.
      E’ la classica questione da forum, nulla di più.
      Freni; posto che ho specificato nel testo che la prova è della 520 e non delle 500 e che ho fornito solo generiche informazioni sulle differenze tra i due modelli ma per completezza di lettura e null’altro, e considerato che è filosofia del blog parlare solo di ciò che si tocca con mano e mai per sentito dire, quei promax lì, seppure su altre bici, li ho usati e curati. Non brillano per potenza, non sentono molto le regolazioni e in definitiva non è tra i migliori impianti meccanici in circolazione. Li cambierei senza indugio, i freni sono troppo importanti per trascurarli.
      Trasmissione; anche qui siamo di fronte alla classica discussione da forum, con la “classifica” dei gruppi. E’ sempre stata una sciocchezza.
      Shimano è il più grosso produttore mondiale di componenti per bici, anche solo immaginare che possa immettere sul mercato un prodotto fallato significa avere nulla conoscenza del nostro mondo. Non mi riferisco a te, è evidente che il dubbio ti è venuto leggendo gli esperti da tastiera.
      Il Sora funziona in maniera egregia, come qualunque gruppo giapponese.
      Tra il serio e il faceto ma più virando verso il serio, durante una informale chiacchierata con un manager della azienda nipponica valutavano come il famoso sis 5/6v da pochi spiccioli sia, letteralmente, un cambio indistruttibile e sempre efficace. Perché Shimano lavora così, dal Sis al Dura ace tutto deve anzitutto funzionare perfettamente.
      Chi lamenta malfunzionamenti è perché ha montato e/o regolato male.
      Quindi vai tranquillo.

      Fabio

      • Stefano

        Grazie di tutto, del test e della risposta! In finale mi resta il dubbio sul montaggio e sull’assistenza post vendita di decathlon, cosa che eventualmente potrei bypassare andando da un meccanico “privato”…

        • Elessarbicycle

          Ciao Stefano, pochi giorni fa ero al telefono con un vero ciclista, non una parodia come me, che tra l’altro veste la casacca del Decathlon.
          E mi ha bonariamente rimproverato perché ho ricordato come ognuno in deca debba saper fare un poco di tutto; e sappiamo è nemico della specializzazione.
          Un aspetto che il nostro ciclista ha spesso rilevato e che trova poco congruo.
          Così ci siamo ritrovati a parti invertite, con me che difendevo questi ragazzi e, indirettamente, la politica Decathlon: la forza è il rapporto qualità/prezzo, avere una officina specializzata per ogni disciplina trattata significherebbe un aumento dei costi che per forza di cose sarebbero scaricati sui clienti.
          E comunque ragazzi in gamba ci sono, basta informarsi su quando sono di turno… 😀

          Fabio

        • giulio

          Ciao Stefano, da dipendente Decathlon (sono responsabile del reparto ciclismo di un negozio a Bergamo) ti rispondo con sincerità: hai ragione! Purtroppo non trovi sempre persone preparatissime su una bici del genere e il motivo è semplicissimo. L’anno scorso il mio reparto ha venduto 5000 bici, di cui 13 da corsa. Capisci bene che il personale è preparatissimo su che cavalletto montare su quella bici da bambino. Se però deve regolare un deragliatore ultegra il discorso cambia.
          Tuttavia, anche nei negozi Decathlon, di esperti ne trovi, fidati. Io vado in bici da corsa da quando avevo 13 anni. Oggi ne compio 42. Qualcosa l’avrò imparato in 30 anni! Un ragazzo che ho assunto l’anno scorso è uno dei ciclisti migliori che abbia mai conosciuto. Oltre a essere stato in nazionale (quindi in bici ci sa andare, credimi) ha una sensibilità e una conoscenza dell’argomento che raramente vedo nei negozi di bici che frequento. Basta chiedere. Io stesso ad esempio di mountain bike ne sono poco ma se vieni a chiedermi qualcosa che non so ti mando dal mio collega che fa allmountain che ti sa dire meglio di me che differenza c’è tra una forcella e l’altra. Il discorso post vendita non è importante, è essenziale. Soprattutto se non sei un drago della meccanica. Tuttavia di gente capace e incapace ne trovi da decathlon ma anche nel negozio più specializzato. Almeno questa è la mia esperienza. Ciao!

  • Paolo Mori

    Come al solito, anzi più del solito, ottima recensione 🙂
    Ho aspettato a lungo l’uscita di questo modello con i freni a disco sperando lasciassero una versione con la tripla. Speranza vana… Inoltre, approfondendo le caratteristiche tecniche c’erano due cose che mi lasciavano l’amaro in bocca in questa nuova versione: i freni misti meccanico/idraulici e il passaggio gomme non troppo generoso. Volevo poter montare i Gravelking SK da 40 o 43 mm, possibilmente con i parafanghi. Alla fine mi sono orientato verso un’altra bici, comunque in una fascia di prezzo simile, la Kona Rove DL – e per questioni estetiche la scelta è ricaduta sul modello 2018, che è di un arancio brillante: a qualcuno le zucche piacciono 😀
    Non volevo andare off topic solo per il gusto di farlo, alla fine è una bici con un carattere molto simile a quello di questa Triban, non strettamente sportiva ma assai efficace e divertente su tutti i tipi di strade… ovviamente gli ottimi gravelking aiutano. Le gomme di serie – delle Schwalbe da uso urbano/turistico con pesante protezione anti-foratura – non le ho neppure provate XD
    I freni li preferivo solo meccanici per la manutenzione, e gli Spyre sembrano fare il loro dovere.
    I Gravelking 43-622 sono compatibili (al filo) con i parafanghi in dotazione ma per sicurezza li ho sostituiti con un paio più larghi. In conclusione, spazio per copertoncini extra-large ce n’è in abbondanza per chi è interessato all’uso in fuori strada o semplicemente vuole viaggiare comodo.
    E quindi se qualcuno cerca delle alternative a questa RC 520, come i commenti sulla versione gravel&affini mostrano, personalmente consiglio di prendere in considerazione anche la Rove (base o DL, le versioni più costose hanno telaio diverso)… lo svantaggio è che non so se sia facile provarla di persona, io mi sono dovuto fidare e acquistarla online purtroppo.

    Poi anch’io predico una cosa e ne faccio un’altra, specialmente quando si vedono ebike (o presunte tali) in lontananza e parte la rincorsa: la Rove non disdegna neppure questo trattamento 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Paolo, considerando la destinazione più cicloturistica della 520 la scelta del passaggio gomme è in linea.
      Certo, visto che poi ne hanno ricavato la variante gravel, tanto valeva osare di più.

      La Rove è più orientata all’off road e infatti accetta gomme maggiori. Sempre stata una bici che mi ha intrigato ma dubito la proverò. Poi non si può mai dire oltre al fatto che, come te, dico una cosa e ne faccio una diversa.
      Per ora comunque punto a chiudere gli ultimi test in lavorazione (abbigliamento deca, quello che vedete indossato nelle immagini di questo test) e poi fermarmi.
      Per tutto il resto ho spostato in autunno, voglio riuscire a pedalare almeno 3/4 settimane per solo gusto mio, senza assilli da test

      Fabio

      • Paolo Mori

        “Visto che poi ne hanno ricavato la variante gravel, tanto valeva osare di più”: questa è la cosa che più mi ha deluso, ma evidentemente hanno scelto di fare un passo alla volta e magari introdurranno un telaio più specifico nel giro di un anno o due. Ma anche per uso turistico/cittadino varrebbe la pena essere più generosi, secondo me: allo stato attuale quasi preferivo la vecchia B’Twin Triban. Tanto su nessuna delle due era possibile montare copertoncini di un certo diametro insieme con i parafanghi.

        Ho pensato un po’ se aggiungere questo “spot” per una bicicletta diversa da quella in prova, ma con le dovute differenze e pur non avendo provato entrambe, mi sembrano piuttosto simili nelle intenzioni quindi tanto valeva aggiungere due righe dopo averci pedalato per qualche centinaio di km. Sarà che vengo da una ibrida/mtb ma le sensazioni su asfalto mi sembrano assai più sportiveggianti e la propensione all’offroad non penalizza troppo in quel contesto. Anche in una pedalata di gruppo sui 27 km/h di media non andava troppo male, rilanci agli incroci esclusi.

        Poi vabbè, la gamma “Rove” comprende 3 o 4 telai differenti, per cui alla fine non si può generalizzare troppo (?)

        Buone pedalate in libertà 🙂

        • Elessarbicycle

          Ciao Paolo, tranquillo perché hai fatto benissimo a citare la Rove. Chi leggerà il test di questa bici è potenzialmente interessato alla tipologia e non solo al singolo modello; tu non ne scrivi per sentito dire come fanno in tanti altrove ma con cognizione perché ci pedali; io non “vendo” lo spazio alle aziende, è mio e scrivo quello che penso (e forse un giorno penserò anche prima di scrivere…): quindi tutto fila.

          Poi ovvio, io devo tenermi sul pezzo e nel test Triban non mi metto a scrivere di altre aziende. Voi però sempre siete liberi di commentare e pubblicare osservazioni. Qui è vietato solo offendere gratuitamente altri ciclisti, sono gli unici (e pochissimi per fortuna) commenti che ho cancellato.

          Detto questo, che è a beneficio di tutti perché sai che spesso sfrutto i commenti anche per spiegare alcuni impostazioni di questo blog, effettivamente la scelta di chiamarle tutte Rove distinguendo solo per sigle genera confusione.
          Ed è un peccato perché Kona ha spesso tirato fuori ottime bici e a volte ha saputo vedere lontano. Anche se è pure tornata sui suoi passi malgrado le bici fossero davvero intriganti, per esempio le stradali telaio in acciaio. Ma avrà fatto i conti col mercato globale, scoprendo che non in tutti i Paesi erano gradite.
          Come forse avrà fatto Deca nelle sue scelte, puntando a un prodotto adatto ai più mercati. Vantaggi e svantaggi della globalizzazione…

          Fabio

  • Mirko Rota

    Ciao Fabio,
    sono da qualche mese un felice possessore della RC520, che utilizzo soprattutto durante il periodo “invernale” quando le strade sono più sporche e con meno grip al posto della BDC (ho una Bianchi infinito CV disc).
    Concordo in tutto con la tua analisi, la bici si dimostra SINCERA su tutti i terreni, certo come dici nell’articolo non possiamo paragonarla ad una BDC in carbonio in termini di reattività e nella guida puramente racing il peso e la comodità di guida si fanno sentire, ma comunque su strada e in pianura si mantengono delle medie di tutto rispetto.
    L’ho usata anche nel gravel un po’ spinto su e giù per gli argini del Fiume Adda dove vivo, con strappi con pendenze in doppia cifra e niente da dire anzi molte gravel pure in carbonio sono rimaste dietro, certo montando gli pneumatici adeguati.
    Per quanto riguarda le ruote ho trovato difficolta nel montare i Continental RACE KING CX 700X35, anzi più che difficoltà non sono proprio salite e così, un po’ per la fretta di uscire a pedalare ho optato per dei DECATHLON LIGHT GRAVEL 700X35.
    Altro limite, secondo il mio modesto parere, è la rapportatura della cassetta posteriore, vista l’indole della bici, avrei preferito un qualcosa tipo 14X32 e non 11-12-13 ecc ecc. però come giustamente dici nell’articolo prima o poi quella si deve cambiare e ne cercherò una più idonea al mio uso.
    Un saluto
    Mirko

    • Elessarbicycle

      Ciao Mirko, come ogni prodotto di grande diffusione più che accontentare tanti devi cercare di scontentare pochi.
      E fare i conti coi costi.
      Per questo spesso a farne le spesa è proprio la rapportatura, si punta a un compromesso.
      Comunque, per fortuna è un settore della bici ampiamente personalizzabile. E viste le caratteristiche della bici e cosa c’è sul mercato a prezzi onesti, una guarnitura 48-32 con pacco pignoni col 34 finale è secondo me più in linea.

      Montaggio gomme; è solo una questione di tecnica di montaggio. Dai una occhiata a questo articolo, vedrai che poi montare un copertoncino sarà un gioco da ragazzi

      Fabio

  • ANDREA

    Ciao Fabio, come anticipavo qualche giorno fa, sono un felice possessore della RC520 da febbraio; 90% asfalto 10% strade bianche. Velocità di crocera da 28 km/h a 33 km/h. Settimana scorsa ho sostituito le gomme della decathlon con le Vittoria Rubino Pro 2.0 da 30mm. Fenomenale! Sembra di volare sulle buche e sull’asfalto decrepito e quando l’asfalto è buono, sembra di essere su una bici da granfondo. Sulle strade bianche mi ci sono buttato dentro a 30 km/h… …neanche una piega.
    Ribadisco ottima bici. Non si sente necessità di perni passanti… …ruote più leggere…. ….geometrie racing…. …..cavi integrati… ….bisogni indotti dal “consumismo”…. …..
    Ciao
    Andrea da Ferrara

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, a parte robustezza e una durata che si preannuncia elevata, le gomme di serie non hanno altri pregi. Ok, sono sincere e se la cavano bene su sporco e umido.
      Ma fanno pagare un prezzo troppo alto alla grande comodità di questa bici e col loro peso gravano ancor più sulle ruote.
      Quindi hai fatto una ottima scelta, preferendo gomme di indubbia qualità. Vedrai su sporco e umido che gran tenuta che hanno le Rubino…

      Fabio

  • Michele

    Ciao, visto che decathlon non commercializza più i copertoni trekking1 700×32, che mi consiglieresti da montare su questa bici?
    nella riverside 900 erano montati i 700×35 e mi ci sono trovato bene, considerando che i percorsi che effettuavo erano un 35% strada e 65% strade bianche, cosa che con questa bici dovrebbe diventare un 50 e 50. Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Michele, ho testato la bici con diverse gomme. Mi sono trovato benissimo con le Continental che cito nell’articolo e di cui trovi il test sul blog.

      Fabio

  • Stefano

    Le ruote mi lasciano perplesso, ma forse, io, sono solo troppo schizzinoso. Ho letto su altri forum di un, probabile, difetto dei cerchi. In particolare un piccolo dente nel punto di saldatura/giunzione del cerchio. Incuriosito sono passato nel negozio Decathlon più vicino. Ci sono esposte una RC 520, una RC 500 e una RC 500 fb. A prima vista sembra tutto ok, ma guardando bene le ruote (il cerchio) su 6 ruote almeno 3 presentano una specie di “scalino” nel punto di giunzione, le altre 3 sono meglio rifinite, nel punto di giunzione, è il gradino non si nota. La persona che ha evidenziato questo inconveniente si è accorta perché, convertendo le ruote da camera d’aria a tubeless, ha notato che la ruota perdeva aria in quel punto. Certo per il prezzo che costa, qualche lavorazione più imprecisa può starci. Mi chiedo solo se, ipotizzando di lasciare le ruote come da acquisto con camera d’aria, la ruota nel tempo non perda anche solidità. …ma ribadisco che sono io a essere troppo schizzinoso ;)). Le bici sono comunque molto belle, io sarei più per la RC 500 risparmiando un po’. Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, nella recensione avrai letto che durante il test ho chiesto (e rapidamente ottenuto) il cambio ruote. Ma non hai letto il perché, visto che non l’ho specificato. Oltre a una botta, normale su una bici test quindi nulla da eccepire, c’era questo famoso scalino.
      Ho passato giorni prima di pubblicare a spulciare forum sia italiani che stranieri (soprattutto i francesi) per verificare se altri lamentassero identico problema.
      Con la data di pubblicazione ormai prossima ho scelto di non generare quello che al momento mi sembrava inutile allarmismo, perché le mie ricerche in rete di ciclisti che lamentassero analogo difetto nonché varie visite mie e di amici sparsi per la penisola ovunque ci fosse un decathlon con la Triban RC esposta mi avevano dato solo una altra bici con questo scalino sul cerchio e anche parecchio difficile da notare.
      Alla data di pubblicazione mi era sembrato, statisticamente, un caso su 1000, quindi poco probante.

      Adesso, da ciò che racconti, la statistica sale e questo non va bene.
      La solidità non appare compromessa (almeno sulle ruote che ho fatto sostituire) l’uso tubeless invece è impossibile.
      In caso di difetto l’unica via è chiedere la sostituzione delle ruote.

      Probabilmente un lotto difettoso, non so.
      Ma se appaiono bici con la saldatura fatta male, va segnalato. Una su mille ok, 3 ruote su sei no.

      Fabio

  • Stefano

    Prox giorni ripasso in negozio e chiedo informazioni agli addetti bici. Certo se il bordo fosse solo sulla parete esterna del cerchio, il problema sarebbe solo estetico; ma se fosse presente anche all’interno, non sarebbe possibile la conversione tubeless. Bisognerebbe far togliere copertone e camera d’aria, prima dell’acquisto della bici, per verificare. Grazie, Ciao. Stefano

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, se il problema è identico a quello che ho riscontrato io allora no, la giunzione è tutta sfasata. Non è, per capirci, semplice difetto estetico.
      Strutturalmente regge, le pareti sono spesse e quindi saldatura c’è. Ma come giustamente rilevi l’uso tubeless ne è pregiudicato.

      Mi spiace scoprire adesso che non si è trattato di un caso isolato.

      Fabio

  • fabrizio

    Che bella bici, sto pensando seriamente di acquistarla, ma sono molto indeciso per quabto riguarda la taglia: premesso che di questioni tecniche legate alle misure del telaio ci capisco niente, stando al sito decathlon dovrei orientarmi sulla S (170 cm di altezza, 80 di cavallo), ma leggendo la tua ottima recensione mi è sorto il dubbio… cosa mi consigli?

    • Elessarbicycle

      Ciao Fabrizio, personalmente ti consiglio la M ma con attacco da 80 o 90.
      Data l’impostazione globale della bici è inutile “compattarsi” in sella.

      Fabio

      ps; ricordo che seguendo la procedura d’acquisto con tessera deca puoi sempre cambiare senza alcun esborso…

      • fabrizio

        Grazie! Non appena riuscirò a vendere la mtb mi attiverò…
        Sto valutando seriamente anche la sorellina RC 500: del cambio Sora sento solo parlar bene, l’unico dubbio è sui freni meccanici… che poi, sicuramente saranno meno performanti dei TRP ma magari son comunque buoni e, immagino, anche più facili a livello di manutenzione…
        F.

      • Fabrizio

        Che poi, rimisurandolo, mi sa che di cavallo ho 79, non 80…

  • Enrico Rosti

    Ciao Fabio,
    ho acquistato la Triban RC 520 ad aprile. E’ la mia prima bicicletta, sono un assoluto neofita anche se ho 60 anni!
    Ho letto tutta la tua recensione e non nego che molti dettagli non li ho capiti, visto che non conosco la meccanica
    delle biciclette, però per quanto riguarda l’utilizzo della bicicletta mi ci sono ritrovato in pieno. Sono molto contento dell’acquisto, la uso al 90% su sterrato e al 10% su strada. Mi trovo bene sia su sterrato sia su strada. Su strada, se spingo, va via che è un piacere… Ho ancora i copertoni originali, che al momento sono l’unico difetto che ho trovato, perchè fuori strada hanno tenuta molto bassa. Dopo pochi giorni che la utilizzavo, facendo una curva sulla ghiaia sono finito in terra alla grande. Non ho fatto in tempo ad accorgermi che il grip era praticamente nullo che ero già a gambe all’aria. Andavo piano, non mi sono fatto un gran male, a parte le classiche sbucciature, ma anche da neofita ho capito che per l’uso “gravel”, dovevo cambiare i copertoni. Oggi sono stato in un negozio specializzato, mi hanno proposto i Vittoria Terreno Dry Tubeless. Ho letto la tua recensione anche su questi copertoni, e credo che la proposta sia veramente buona. Che ne dici? Sei d’accordo o credi che quelli provati da te siano meglio (cioè i Vittoria Terreno Zero o i Continental Speed King)? Complimenti per le tue recensioni, sono scritte davvero molto bene, si leggono davvero piacevolmente. Poi io sono una spugna nell’assorbire tante cose che non so su questo affascinante mondo. Ciao e grazie, Enrico.

    • Elessarbicycle

      Ciao Enrico, i copertoncini di serie sono prettamente stradali; quindi privi di tassellatura per assicurarti grip in fuoristrada, è una cosa normale. L’importante è che non ti sei fatto male.

      Le gomme che hai citato, tutte e tre recensite qui sono di alto livello.
      E’ fuorviante parlare di meglio o peggio, ognuna ha sue caratteristiche d’uso che la rende più adatta a un certo modo di pedalare.
      Quindi l’unica è leggere le tre recensioni e rapportare al tuo modo di pedalare, la soluzione vedrai che la troverai da solo.

      Fabio

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