[Test] Luci Bontrager Ion Comp R/Flare R City

Tempo di lettura: 9 minuti

In prova un set di luci proposto da Bontrager, il brand usato da Trek per marchiare i suoi accessori. Ancora per poco credo, pare che si decideranno a usare il nome della casa per tutto. 

E mi sembra una buona cosa per evitare confusione.

Ho scelto di recensire questo set di luce anteriore e posteriore per diversi motivi.

Il principale è la mia attenzione alla sicurezza, sono cresciuto “giornalisticamente” proprio partendo dalla sicurezza stradale, quando anni fa collaboravo alla carta stampata.

Poi c’è stata la recente modifica al Codice della strada, che ha maggiormente circostanziato i momenti in cui è obbligatorio pedalare a luci accese.

Un obbligo che scatta anche di giorno al verificarsi di alcune situazioni, più avanti ne parlo in un breve paragrafo dedicato.

Di solito riservo l’autunno ai sul ciclismo urbano, tra meteo avverso e poche ore di luce mi risulta difficile gestire recensioni complesse, ho meno tempo utile per pedalare.

Si ok, l’autunno è finito da un pezzo ma credetemi se vi dico che reperire materiale per le recensioni è oltremodo difficile da molti mesi. E confesso che pure io non è che ci sto mettendo tanta buona volontà…

Il mercato delle luci da bici offre una infinita scelta, riuscire a venirne a capo non è facile.

A parte la mai del tutto chiara questione dei lumen, soprattutto sul come vengono misurati e poi dichiarati, c’è una sostanziale differenza tra luci per illuminare il percorso e luci per farsi vedere.

E poi, mi chiedo, farsi vedere quando? Una cosa è rendersi visibili di notte, su una strada poco illuminata e tutt’altra di giorno, magari in pieno sole.

Perché se nel primo caso basta una candelina della torta che subito spicca, nel secondo serve potenza ma non solo: servono ottiche o parabole che dir si voglia in grado di “convogliare” il fascio luminoso, farlo brillare: perdonate la semplificazione.

La scorsa estate ero in moto con mia moglie, una gita in una assolata giornata agostana. Strada statale completamente esposta al sole di mezzodì, in lontananza il mio occhio viene catturato da una piccola lucetta rossa lampeggiante.

Una occhiata al trip per avere un riferimento, ho cercato di raggiungere quella lucetta rapidamente e ho calcolato, pur con l’ovvio sfasamento che si è creato senza scomodare Achille e la tartaruga, una distanza dal “primo avvistamento” di circa 1,6 km.

1600 metri.

Prima di generare equivoci, vi dico che quella lucetta non era quella oggi in prova ma un modello concorrente decisamente più costoso.

Però da quel momento ha iniziato a frullarmi il pensiero per la capoccia. Così mi sono messo a studiare meglio la cosa, ho verificato come una altra luce, molto simile a quella oggi in prova, fosse altrettanto visibile malgrado il costo decisamente inferiore, ho archiviato la notizia.

Quando un amico ciclista mi ha chiesto se avevo intenzione di farne una recensione, ho risposto che no, mi bastava aver potuto verificare l’efficacia, così da avere un dato per rispondere alle vostre domande. Fedele al principio che parlo di ciò che conosco e non per sentito dire.

Anche perché una luce posteriore la provi in modo indiretto diciamo così. Se in sella ci sono io, che vedo?

E allora come sono arrivato al test odierno? 

Per le ragioni esposte sopra e perché volevo un set anteriore più posteriore, adatto ad essere usato come luce diurna, ottimo per pedalare col buio, ricaricabile e facilmente installabile su qualunque bici.

Visto che avevo verificato come la piccola Bontrager Flare RT fosse ampiamente visibile (quella di cui vi ho parlato poco sopra), ho scelto il set con la sorella minore ma un faro anteriore di superiore potenza.

Non arrivo mai per caso a una recensione, c’è sempre una preliminare ricerca per arrivare al prodotto potenzialmente utile e ben fatto.

E, appunto, andiamo a scoprire come è fatto il nostro set Bontrager Ion Comp R/Flare R City.

COMMENTS

  • <cite class="fn">morescopiero</cite>

    La scelta di alcuni marchi di utilizzare altro nome per i loro brand di prodotti diversi dal ciclo nasce dalla volontà di poterli montare anche su altre biciclette senza creare contraddizioni esplicite fra i marchi esposti. Altro esempio famoso è Cannondale ma anche Giant.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Piero, a questo ci arrivo persino io che proprio sveglio non sono…
      Però ci sono anche i casi inversi, per esempio Specialized che utilizza il proprio marchio per tutto. E a quanto hanno appurato i vari manager del marketing di aziende concorrenti, sembra una scelta vincente sul piano commerciale e in futuro si adegueranno.

      Fabio

  • <cite class="fn">marco soardi</cite>

    Forse mi sono perso il dettaglio,viene indicato il livello IP?
    Grazie mille come sempre per le recensioni.
    Marco

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Marco, era sfuggito pure a me e l’ho inserito il giorno dopo. Forse ti ha caricato la cache e non visualizzavi la modifica.
      Comunque è IPX4 / IP46 per anteriore e posteriore.

      Fabio

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