Portapacchi BacMilano, diversi montaggi

Le conclusioni

Tempo di lettura: 7 minuti

Le conclusioni

Questo articolo, si è visto, non è un vero e proprio test: quello c’è stato e nulla risparmiò a questo portapacchi BacMilano. Dalla ormai famosa porosità della scritta sull’osso che è diventato un tormentone nelle chiacchierate tra me e Alfonso al problema maggiore che rilevai al momento del test: la difficoltà di montaggio su troppi telai.

D’accordo che su quelle con sloping enorme, bici che hanno l’orizzontale che parte dal tubo sterzo e punta dritto al mozzo posteriore è oggettivamente complicato montare qualunque cosa; ma erano rimaste fuori dai giochi anche bici più normali. L’avvento dei dischi anche nel mondo stradale, e mi riferisco a touring e gravel, ha significato spostare per tanti produttori gli attacchi inferiori più in alto lungo i pendenti del carro.

Foggia dei forcellini, ingombro pinza e tanti altri piccoli dettagli rendevano impossibile l’installazione su bici per nulla esoteriche; bici normali, alla portata di tutti che però non trovavano possibilità di addobbarsi con questo portapacchi.

Ora non è più così. Alfonso è uno che la testa la usa: avrà pure creato questo portapacchi per passione ma non doveva restare un bell’oggetto per arredare una parete. E’ solido, leggero, non flette; che peccato rinunciarvi.

Però posso dire che dopo questi mesi che ho trascorso a provare montaggi ovunque mi capitasse (ho calcolato, per difetto, di aver montato e smontato questo portapacchi oltre 90 volte tra prove varie) e sfruttando anche in maniera poco ortodossa la nutrita serie di accessori di installazione, l’universalità è raggiunta.

Vorrei scrivere quasi perché non si può mai sapere, ti spunta fuori un telaio particolare e salta tutto. Non credo, francamente esserci riuscito sulla Surly KM che è davvero rognosa (versione Ops) e sulla Soma Wolverine (versione Ird 2) mi lascia supporre con ragionevole certezza che sarà difficile incontrare difficoltà.

Certo, su telai più particolari serve una dose di creatività; valutare come orientare le S finali, quali staffe usare sopra o sotto, la lunghezza corretta, insomma non è che son quattro viti e via.

Ma alla fine se ne viene fuori, non si deve alzare bandiera bianca come fui costretto a fare io dodici mesi fa. La cosa mi bruciava, ammetto. Non essere riuscito a trovare una soluzione mi seccava non poco. Certo, contro la geometria nulla puoi: se la lunghezza è quella e non va, non ti puoi inventare chissà cosa.

Oppure inizi ad assillare Alfonso “…senti maaaa, per caso, giusto per, hai pensato a due gambe più corte? O con un sistema regolabile della lunghezza?”… “…si capisco, perderebbe forza, giusto; ok, ma le staffe superiori più lunghe? Ah, ci stai lavorando? Bene…”.

No tranquilli, non è stato merito mio. Ogni volta che gli sollevavo una obiezione aveva già la soluzione pronta e infatti poco dopo mi arrivava a casa la staffa o la gamba per risolvere il problema.

Sono contento che questo portapacchi abbia raggiunto la piena maturità. Lo merita il suo ideatore e lo merita anche questo componente chiamato a svolgere umili compiti: però lo fa con eleganza e non è da tutti 😀

Piena maturità nella installazione al telaio; resta invece qualche problema con la collocazione delle borse. Finché si usano borse da viaggio di alta gamma, con uncini ampiamente regolabili, problemi nessuno. Se però si possiedono anche borse di fascia più economica o di foggia particolare (per esempio quelle urban, più massicce e squadrate) con regolazioni limitate, allora si vorrebbe un sistema per bloccare la corsa degli uncini sui tubi. Nelle foto si è visto, per esempio, che sono ricorso all’aggancio in zona finale, sfruttando la gamba come fermo.

Magari un secondo osso, da offrire in optional, o dei semplici fermi in nylon con una brugoletta a frenare, potrebbero essere una idea. Non so, il designer è lui, io sono solo quello che punta il dito…

Non ho difficoltà a riconoscere che lo scopo di questo articolo è (anche) dare il mio contributo al lavoro di Alfonso. E’ un appassionato come me, questo blog permette interessante visibilità, metterla a sua disposizione mi ha fatto piacere.

E vi assicuro: se qualcosa fosse andato storto durante i montaggi lo avreste letto; amicizia o no, Alfonso lo sa bene. A proposito: la scritta sull’osso continua a trattenere lo sporco… 😀

Buone pedalate

ps: l’unica cosa che mi sono rifiutato di mostrarvi di nuovo è il supporto faro posteriore. Lo trovai brutto quando svolsi il test, è una delle cose su cui sempre ho chiesto Alfonso si inventasse qualcosa, mi ritrovo ancora quel coso che uccide la bellezza del portapacchi. Alfò, e deciditi su, disegna un bel supporto in alluminio sennò altro che Compasso d’oro 😀 😀

COMMENTS

  • gambe corte……… e via,
    Gitana che è piccina ora è bellissima e monta il supporto faro che ti piace tanto 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, le gambe corte hanno risolto parecchi problemi a tanti; aumentando pure la scelta delle staffe adesso lo monti ovunque. Io continuo a giocare con diverse opzioni, a seconda se lo voglio più basso o più lungo o come mi pare. Poi un giorno metterò tutto sotto lo pressa, questo Alfonso lo sa… 😀

      Fabio

  • Visto il tuo ultimo articolo di officina sarebbe interessante pensare ad un sistema quick per montare/smontare il portapacchi !
    😉

    • Elessarbicycle

      Oibò, visto il mio ultimo articolo in Officina, sarebbe ancor più interessante se mi stessi un poco fermo… 😀

      Fabio

      • Anche se un pò mi spiace, ogni tanto fermarsi e uscire in bici per il solo piacere di poterlo fare è una gran cosa.
        🙂

        • Elessarbicycle

          Non ricordo cosa sia uscire in bici solo per piacere…
          La scorsa settimana, in una delle cicliche telefonate tra me e Alfonso (BacMilano) gli confessavo la voglia di tagliuzzare qualche bici col flex, sono davvero stanco

          Fabio

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