Montiamo la bici, prepariamo il telaio

Primo appuntamento con l’assemblaggio di una bici, punto di partenza il telaio. Perché anche lui necessita di qualche attenzione prima di essere abbellito con componenti e accessori vari.

Montare da soli la propria bici è una bella soddisfazione ma bisogna fare i conti col fatto che non è economico, soprattutto se non si dispone di una officina ben attrezzata. Alcune operazioni possiamo delegarle al meccanico, richiedono utensili dal costo esorbitante e la vera difficoltà è trovare un meccanico li abbia. Ma per la maggior parte delle operazioni possiamo fare da soli, consapevoli che la spesa affrontata adesso si ammortizzerà col tempo, perché quegli attrezzi si riveleranno preziosi per la manutenzione che svolgeremo da soli. E dopo aver montato la bici con le nostre mani tenerla a punto non ci spaventerà di certo.

Il primo attrezzo necessario è il cavalletto da lavoro. Possiamo acquistarlo bello e fatto o costruircelo, ma la bici deve essere ben salda e dobbiamo poter lavorare comodamente e in sicurezza. Niente telai appesi al soffitto con corde varie. Può andar bene per una piccola manutenzione ma non per lavorare come si deve.

Anticipo subito possibili obiezioni di chi lavora senza cavalletto o ha visto in rete video di chi appenda la bici al portabiti: se sto per strada e buco io una camera d’aria la cambio con la bici poggiata a terra; se avverto il cambio che salta lo regolo mentre pedalo, senza fermarmi e scendere di sella. Ma se devo lavorare su un telaio da montare e voglio farlo, come mia abitudine, ottenendo il miglior risultato possibile, allora non ci sono storie: tutta l’attrezzatura deve essere all’altezza. E questo mi porta a una ulteriore considerazione sulle lavorazioni che vedremo qui e nei prossimi articoli: non sono e saranno tutte operazioni indispensabili, volendo se ne può fare a meno. Ma poiché qui a noi interessa solo il meglio, la cura di ogni dettaglio anche invisibile, allora sono operazioni necessarie per garantirci l’alto standard che vogliamo.

E, aggiungo anche se sembrerà sdolcinato, questa bici è per Antonello, più di un amico per me. Ovvio che voglio un risultato perfetto.

Di cavalletti da lavoro ne esistono in tantissime fogge e prezzi, e spesso la scelta è dettata non solo dalle necessità ma dallo spazio disponibile e dal limite di spesa che ci siamo imposti. Ne ho parlato in quest’articolo.

Infatti malgrado la mia preferenza vada a quelli a banco tipo il Bicisupport, se ne prendessi uno non avrei spazio: entra lui esco io, bici e attrezzi compresi e quindi utilizzo quello a morsa.

Ne esistono due versioni, una fissa e l’altra richiudibile.

La versione richiudibile ha l’indubbio vantaggio del minimo ingombro una volta riposto; la uso in vacanza, in società con un amico con cui divido uscite in bici e attrezzi in villeggiatura. Va bene per le nostre limitate esigenze che si traducono nell’ordinaria manutenzione di bici da corsa e quindi leggere. Perché il suo limite è proprio il peso della bici: per quanto possa reggere fino a 18kg, anche più per alcuni, la sua conformazione sbilancia il peso in avanti. Con una bici da corsa non ho problemi, con una Mtb di media gamma (ossia bici da 12 kg) la tenuta inizia a farsi traballante.

In microfficina uso la versione fissa, molto più stabile. Non solo ci “appendo” qualunque tipo di bici ma riesco a eseguire senza difficoltà anche i lavori più impegnativi, come per esempio lo smontaggio dei movimenti centrali più duri. Mi piace poter assicurare la bici in qualunque posizione e ruotarla come mi pare, utilissimo quando per esempio sto sverniciando un telaio.

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Un aspetto che all’inizio avevo sottovalutato ma che poi ho subito apprezzato con l’uso è la possibilità di regolarlo in altezza. Svitando un semplice pomello posso far scorrere il tubo superiore, trovandomi così a operare sempre con la bici alla giusta altezza a seconda della zona di lavoro.

Spostarlo è semplice e se lo spazio per riporlo manca basta allentare quattro brugole e sfilare i due sostegni anteriori, lasciando in sede solo quello posteriore.

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Da corredare con la forchetta per tenere fermo il manubrio, molto utile sia per evitare che il manubrio ruoti graffiando l’orizzontale e sia durante alcuni lavori, per esempio la nastratura della piega.

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Due mie modifiche sono state l’applicazione di un ulteriore strato di gomma morbida all’interno delle morse (oltre quelle di serie) e l’aggiunta di una lampada, assicurata al cavalletto grazie a una base in legno fissata a uno dei gusci.

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Ma un panno morbido è sempre meglio frapporlo.

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Bene, ora che abbiamo il nostro telaio sul cavalletto che dobbiamo fare? Proteggerlo internamente, pulirlo e lucidarlo.

La protezione interna è buona abitudine per i telai in lega metallica (acciaio o alluminio) che sono soggetti a ossidazione. Spesso già in fabbrica sono sottoposti a trattamenti vari per limitare il verificarsi di questo fenomeno naturale; spesso no e allora provvediamo noi. Trattandosi di un telaio nuovo e verniciato ogni soluzione che preveda un bagno chimico, per esempio la cataforesi, è bandito. Useremo allora uno spray protettivo, come applicarlo lo abbiamo visto in quest’articolo.

Anche pulizia esterna e lucidatura, da eseguire dopo aver dato eventualmente l’anticorrosivo, sono protezione. Può sembrare futile ma questo è il momento migliore, senza accessori e componenti a sbarrarci la strada verso i punti più nascosti. Ed è anche l’occasione per una attenta ispezione del telaio e della forcella.

Una lavata con acqua tiepida e detersivo neutro, in fin dei conti è un telaio nuovo, al massimo avrà accumulato un poco di polvere in attesa di essere montato e potrebbe essere fuoriuscito un poco dello spray protettivo, se lo abbiamo dato. Dopo averlo asciugato con cura, soprattutto i punti cavi come sono le sedi filettate e esserci assicurati che sia ben asciutto anche dentro, passiamo alla lucidatura.

Va benissimo una normale cera per carrozzeria su telai in acciaio o alluminio; un prodotto specifico per telai in carbonio, anche se io uso alla fine sempre gli stessi: una cera bicomponente per applicazioni marine che però ormai costa uno sproposito e il sempre ottimo Synpol, ereditato da un lungo utilizzo sulle mie moto.

Dopo aver terminato l’assemblaggio basterà una veloce lucidata con un panno morbido per donare splendore, sia perché la cera ha impedito nel frattempo allo sporco di attecchire e sia perché avremo avuto l’accortezza di proteggere il telaio durante i lavori.

Una disattenzione, una chiave che sfugge e rigare il telaio nuovo è un attimo. No, non possiamo accettarlo.

Anche se nelle immagini non li vedrete mai perché li rimuovo prima di scattare, proteggo sempre telaio e forcella con i tubi in gommapiuma, quelli usati quando una bici viene spedita. E’ facile procurarseli, basta chiedere a qualche negoziante generoso.

Qui ne ho applicati solo alcuni, giusto per far capire di cosa parlo; in genere avvolgo tutta la bici, ma in ogni caso le zone più a rischio sono l’orizzontale (la piega che si chiude all’improvviso perché abbiamo dimenticato la forchetta di fermo), il fodero basso del carro lato trasmissione e i foderi della forcella.

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Terminato il maquillage protettivo è il momento delle lavorazioni vere e proprie. Alcune possiamo eseguirle noi, altre dovremo delegarle visto l’alto costo degli attrezzi; oppure potremo farne a meno in base alle scelte tecniche.

Parto con quelle da delegare: fresatura della scatola movimento centrale e del tubo sterzo e ripasso della filettatura del movimento centrale. Vediamo in dettaglio.

La fresatura della scatola movimento ha la funzione di rendere perfettamente ortogonali i piani di appoggio per le calotte movimento. La eseguiremo su telai in acciaio o alluminio, con scatola ovviamente filettata e SOLO se dobbiamo montare una guarnitura a perno passante. Se invece abbiamo scelto una guarnitura a perno quadro è una lavorazione inutile, i cuscinetti lavorano già perfettamente in asse visto che sono inglobati alla cartuccia. Una buona fresa costa dai 500 euro a salire, io non la possiedo e, purtroppo, nemmeno tante officine.

La fresatura del tubo sterzo la eseguiremo su telai in acciaio e alluminio e solo per tubi sterzo destinati a ospitare una serie sterzo a calotte per forcella non filettata. E’ una lavorazione facoltativa, i moderni telai di buona produzione, come per esempio questo Surly Cross Check su cui stiamo mettendo le mani, hanno standard qualitativi e di controllo già alti, diciamo che non è necessario. Telai per serie sterzo integrate no, quelli  per serie sterzo semi-integrate diciamo ni, se si rende necessaria è perché la lavorazione è talmente malfatta che francamente vuol dire che abbiamo tra le mani un telaio che non vale né il nostro tempo né i denari spesi.

Il ripasso della filettatura scatola movimento è anch’essa lavorazione facoltativa, da eseguire o su telai di gamma più bassa (dove è più facile trovare dettagli poco curati, vale il discorso appena fatto sopra) oppure se per una disattenzione imperdonabile in fase di verniciatura hanno dimenticato di chiudere le aperture della scatola movimento.

Tutte le altre filettature le puliremo noi, perché in fase di verniciatura solitamente vengono protette solo quelle della scatola movimento e le bussole per l’ancoraggio dei freni V-Brake/cantilever.

Se pensate sia una lavorazione superflua attendete di arrivare più in basso, dove vedremo quanto materiale sarà rimosso; soprattutto su telai come questo, dove abbiamo una verniciatura bella corposa. Garanzia di qualità e durata, ma anche di spessore che ha riempito tutti gli spazi, filettature incluse quindi.

Ma se non siete ancora convinti della necessità di questo lavoro, fate una prova: avvitate a mano e vedete se riuscite ad arrivare fino a battuta, senza attrezzi e senza sforzo. Se ci riuscite allora d’accordo, è inutile. Ma siccome non ci sarete riusciti a causa dello spessore della vernice, una ripassata ci vuole. L’accoppiamento sarà più preciso, il grasso che avremo dato prima di avvitare si spanderà meglio garantendo perfetta protezione e tutte le operazioni saranno sempre più semplici e immediate.

Per ripassare bene le filettature non basta usare un bullone, ci servono i maschi per filettare che sono affilati. Io uso un kit che comprende le misure standard presenti su una bici più due coppie di maschi per le sedi dei pedali, nel doppio standard 1/2″ x20TPI che è quello di tante Bmx e bicicletta da bambino e 9/16″ x 20TPI che è lo standard comune.

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Ma per lavorare solo su telaio e forcella (se questa ha gli occhielli per parafanghi e portapacchi) ce ne servono solo tre o quattro misure, dipende.

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Sono:

M3 x 0,5 P, da usare per le filettature dei forcellini che ospiteranno i registri a vite; non tutti i telai sono predisposti, molti per fixed si, parecchi telai turistici moderni con forcellini semi-orizzontali (come il nostro Cross Check) e le vecchie signore.

M5 x 0,8 P, la misura standard di tutti gli occhielli presenti su una bici, da quelli per i portaborraccia a quelli per portapacchi e parafanghi.

M6 x 1,0 P, la misura della filettatura interna degli attacchi al telaio per i freni V-Brake, cantilever e alcune versioni di centerpull. Solitamente è inutile pulire queste filettature in fase di primo montaggio, come detto durante la verniciatura è norma coprirle.

M 10 x 1,0 P, che è la filettatura del forcellino cambio.

E’ possibile anche acquistarli sfusi ma è importante siano di buona qualità. Inutile un set completo da pochi spiccioli, dopo il primo utilizzo sono da buttare.

Per usare i maschi si usa un manubrio a chiusura regolabile in cui innestare le punte.

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Una goccia d’olio da taglio (o comunque un olio fluido) è sempre meglio usarla, anche se qui non stiamo creando una filettatura ma solo rimuovendo l’eccesso di vernice.

Con il maschio M3 puliamo le sedi dei registri ai forcellini.

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In dettaglio possiamo vedere la quantità di materiale asportato, e questa immagine credo da sola spieghi la necessità di questa lavorazione.

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Proseguiamo con il maschio M5, pulendo tutte le filettature dedicate agli accessori.

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Senza tralasciare la forcella, se ne ha.

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Un consiglio: impuntiamo a mano il maschio e poi lo colleghiamo al manubrio. I maschi servono a filettare, sono affilati: se entra storto rischiamo di danneggiare la filettatura invece di pulirla. Impuntando a mano ci accorgiamo subito se stiamo sbagliando.

Per ragioni di spazio su alcune filettature è impossibile agire col manubrio, non ruota.

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La soluzione è dotarsi un porta maschi dritto, del tutto simile al manico di un giravite; oppure sfruttare una chiave per raggi multi misura, tanto il profilo di ingaggio del maschio è quadrato, come quello di un nipplo.

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Ci troviamo e diamo una passata anche a quelle dei freni e le bussole per i registri/leve cambio.

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E concludiamo con quella del forcellino cambio, dove per il suo superiore diametro si deposita sempre la quantità maggiore di vernice.

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Adesso telaio e forcella sono pronti a ricevere tutti i componenti e gli accessori, la prossima volte vedremo movimento centrale, guarnitura, deragliatore e cambio.

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