Proteggiamo il telaio dalla corrosione

Nulla è eterno, lo sappiamo; però possiamo allungare la vita utile delle nostre bici se ne abbiamo cura. E soprattutto se interveniamo prima che possa sorgere il danno: perché spesso quando lo scopriamo ormai è tardi.

I telai in acciaio hanno tanti pregi ma anche il limite di essere vulnerabili alla corrosione. Che è un fenomeno naturale, porta un inesorabile decadimento del materiale ed è causata dall’ossidazione. Anch’esso fenomeno naturale, almeno nel nostro caso, perché vi sono soggetti tutti i metalli esposti all’atmosfera che hanno una affinità chimica con l’ossigeno.

Questo in estrema sintesi, ma a noi non interessa tanto sapere perché avviene: ci basta sapere che avviene e che in qualche modo possiamo rallentare questo processo, già lento di suo ma capace di accelerazioni in particolari condizioni, come la forte umidità o l’aria salmastra.

L’occasione di quest’articolo me la fornisce un telaio in acciaio di non particolare pregio, destinato alla costruzione di una bici che dovrà soggiornare in condizioni di umidità e aria salmastra: le peggiori insomma.

Su telai in acciaio di alta gamma i costruttori prevedono trattamenti chimici o elettrochimici preventivi, come per esempio la cataforesi, ossia un “bagno” di vernice elettrodepositata che impedisce il contatto tra metallo e molecole di ossigeno. Volendo possiamo farlo fare anche per conto nostro, basta rivolgersi a una qualunque azienda artigiana che svolga questa procedura. Poiché è un sostanzialmente una verniciatura, ovvio che deve essere eseguita su telaio grezzo e prima della verniciatura colorante.

Ma se un telaio lo abbiamo già, verniciato e non vogliamo sottoporlo a cataforesi? Qualcosa possiamo fare, anche se è meno duraturo di un processo elettrochimico: possiamo ricorrere a uno spray anticorrosione.

Ma andiamo con ordine e vediamo come lavorare per avere un buon grado di protezione che dovrebbe garantirci almeno un anno di tranquillità prima di operare di nuovo.

Telaio perfettamente pulito e sgrassato, occupiamoci prima della superfice esterna. Una buona cera protettiva, la mia predilezione è per quelle bicomponenti per applicazioni marine, perché se un prodotto resiste alla salsedine resiste a quasi tutto, e siamo sicuri che per qualche tempo la pioggia scivolerà via facilmente e lo sporco avrà difficoltà ad attecchire.

Fatto questo concentriamoci sull’interno. Si, intendo proprio le pareti interne delle tubazioni, perché sono loro, non verniciate e non protette, quelle soggette ad ossidazione. Con l’inganno perché non lo vediamo, e se lo scopriamo è perché appare un foro sul telaio: ma è tardi…

Ma non tutti i fori sono cattivi: i telai ne hanno diversi, servono per le varie fasi di lavorazione e scarico acqua o ricircolo dell’aria per evitare la condensa.

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Questi fori si riveleranno per noi preziosi, perché attraverso loro potremo irrorare le pareti interni con uno spray anticorrosivo. In commercio ne esistono diversi, anche di specifici per telai di biciclette. Un rapido passaggio su un qualunque motore di ricerca fornirà ampia scelta. Per favore, non chiedetemi marche, vorrei evitare gratuita pubblicità…

Io resto fedele all’impostazione di sopra, quella di preferire prodotti per la nautica e infatti uso uno spray anticorrosione specifico per questo settore. Il produttore lo indica resistente alla salsedine e capace di creare un film protettivo che può durare fino a due anni. Non sono così ottimista, un anno mi sembra ragionevole.

In mancanza possiamo utilizzare uno spray siliconico o quelli sbloccanti; vanno bene ma sono meno duraturi, vanno dati più spesso. E poiché è necessario avere il telaio nudo o quasi, meglio scegliere prodotti garantiti per più tempo.

Una indicazione prima di proseguire: per esigenze fotografiche sono al chiuso. Ma ho solo poggiato la cannuccia, non ho spruzzato. E’ un lavoro da fare all’aria aperta, meglio usando una mascherina e in assenza di vento.

Prendiamo il nostro spray anticorrosione e spruzziamo partendo dal cannotto di sterzo: in questo modo potremo raggiungere il tubo orizzontale e l’obliquo.

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Chiudiamo le due estremità del cannotto con della carta.

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Scendiamo alla scatola movimento, una spruzzata all’obliquo e ai foderi bassi. Dopodiché sigilliamo anche lei con della carta, sempre tutte e due i lati.

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Saliamo fino al reggisella, spruzziamo ancora nell’orizzontale (prima lo abbiamo fatto ma dal cannotto di sterzo) e in tutto il tubo piantone.

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Chiudiamo anche qui con carta.

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Infine il carro, sfruttando i fori alti e bassi e comunque tutti quelli che troviamo per spruzzare altro spray anticorrosione.

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Chiudiamo i piccoli fori con del nastro adesivo.

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Adesso dobbiamo far si che il prodotto si sparga in modo uniforme sulle superfici interne. Afferiamo il telaio a braccia incrociate per il tubo piantone e iniziamo a farlo ruotare come fosse il bastone di una majorette; vabbè, più piano però… 🙂

Mio consiglio: preparate prima sia la carta a misura per chiudere i fori che il nastro già tagliato. Bisogna essere discretamente rapidi in questa operazione. Spruzzare, chiudere, passare oltre. Tutto il lavoro non porta via più di cinque/sei minuti.

Altro mio consiglio: cannotto di sterzo e soprattutto scatola movimento meglio trattarli con un spalmata di grasso. Sono subito raggiungibili, e la scatola movimento è quella destinata a fare da “serbatoio” per l’acqua: la zona più delicata.

Stessa procedura per la forcella, anche lei ha i suoi fori da poter sfruttare.

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Spruzziamo, chiudiamo con nastro adesivo e agitiamo per bene in modo che lo spray si distribuisca.

Attenzione non ci sia nessuno nelle vicinanze perché una forcella in acciaio sui denti fa male; e lavoriamo in spazio aperto.

Ultima notazione. Il telaio su cui sto lavorando non presenta alcun foro di scarico sotto la scatola movimento.

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Considerando le ottime probabilità che questa bici prenda pioggia, che penetrando potrebbe raccogliersi nella scatola movimento, ho pensato a crearlo io. Punta da 3,5mm, olio da taglio e trapano a bassa velocità di rotazione. Basta poco.

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Nulla è eterno, ho iniziato così. E lo ribadisco. Trattare un telaio non significa renderlo immortale, solo allungarne la vita. Oltre all’indubbio vantaggio di una maggiore sicurezza, perché un telaio protetto è meno soggetto a rotture improvvise (improvvise perché l’ossidazione parte dall’interno e non la vediamo) e vanta una migliore robustezza complessiva.

Questa procedura può sembrare uno dei miei tanti eccessi nelle cura delle bici; in realtà siamo in tanti a farlo. Se questo significa che sia una buona cosa oppure semplicemente che esistono tante persone con qualche rotella fuori posto lascio giudicare ad altri. In ogni caso porta via poco tempo, uno spray costa tra i 10 e i 20 euro a seconda del formato e l’unica difficoltà è trovarlo nei normali ferramenta. Almeno qui da me, dove il più grosso della zona (che non significa il meglio fornito né che il suo proprietario sia il più intelligente) a cui ho chiesto uno spray visto che aveva in vetrina moltissimi prodotti della stessa azienda chimica, mi ha risposto che lui di questi spray non ha mai sentito parlare; guardandomi come pretendessi il segreto della kryptonite di Superman. Gli ho spiegato (sono sempre bravissimo a rendermi simpatico al prossimo) che lo produce la stessa azienda chimica dei prodotti che fanno bella mostra sul suo bancone e quando ha alzato gli occhi al cielo (si, sono bravissimo a rendermi simpatico) ribadendo che un simile spray non esiste e lui non ne ha mai sentito parlare, ho chiesto un caffè.

“E perché? Questo è un bar?”

“Boh, di certo non è una ferramenta”.

Si, sono davvero un fuoriclasse quando si tratta di rendermi simpatico; chissà, forse un giorno inventeranno uno spray anticorrosione da spruzzare addosso a quelli come me quando iniziano a corrodere in modo irreversibile abbiam capito cosa… 🙂

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • francesco

    Ciao, grazie per la condivisione di queste utili informazioni.
    Dovrei trattare un telaio da mtb in acciao che ho preso usato. Ho notato lievi segni di ruggine nella fatidica zona MC.
    Visto che è impossibile da raggiungere completamente a mani nude, pensavo di usare del FeroX liquido ed usare la tecnica che hai riportato nel usare lo spry protettivo.
    Ripeto , al momento , per fortuna , è solo una live patina di ruggine, tanto che pensavo di grattarla con una paglietta legata ad un filo di acciaio. Ma dubito di riuscire a levare il tutto, visto che i foderi sono veramente piccoli .
    Naturalmente finito il bagnetto interno con il ferox, passerei dello spry protettivo.

    Cosa ne pensi? Grazie mille

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, in questi casi sono sempre necessarie le immagini, altrimenti per me è davvero difficile farmi una idea della situazione.
      In ogni caso stai seguendo la strada giusta, anche se lo spray è preventivo. Lo si usa prima per evitare di; dopo serve a poco. Ma il ferox già è ottimo.

      Fabio

  • allora la pitturazione che sto effettuando sulla bici dopo aver passato il convertiruggine sarebbe inutile se non pitturassi anche l’interno del telaio .. azz e come lo pitturo con aria spruzzata? … mi sa che per ora finisco l’esterno mi godo la bici in questi ultimi giorni di sole e poi in inverno si vedrà come riparare o proteggere la parte interna tanto la bici ora e fortunata, come l’altra che ho a napoli non sarà tenuta fuori ma in un angoletto dentro casa….

    • Elessarbicycle

      No, ormai hai fatto, il telaio andrebbe immerso in vasche con preparati anticorrosivi. Ma non farne un dramma, sono io che eccedo nelle cure. Spruzza semplicemente un poco di spray all’interno, visto che vivi in una città di mare. Sarà sufficiente.

      Lo spazio per le bici dei lettori c’era, lo tolsi per riorganizzarlo meglio durante il trasloco e nuova impaginazione del blog. Poi al solito si sono accavallate le cose, qui si vede solo ciò che pubblico ma c’è un continuo lavoro su diversi progetti e alla fine il tempo di far tutto manca.

      Fabio

  • ps.. ma un angoletto dove postare le nostre bici …hihihih

  • l’ho prima spennellata con rimox per tutta la superficie poi ho fatto una prima passata di vernifer e acquaragia poi passo solo la tinta in gel … quando completamente asciutta … poi passero un flatting all’acqua solo che qui e difficile trovarlo ..

  • Albert

    Ho quasi finito di sverniciare un vecchio telaio. Purtroppo mostra molta ruggine dentro i tubi, sto provando con un decapante liquido (evapo-rust).

    Finito di togliere la ruggine vorrei sottoporlo a cataforesi, ma trattandosi di una immersione in vasca ho paura che le filettature del movimento centrale vengano verniciate. Come si può evitarlo?

    • Elessarbicycle

      Ciao Albert, di solito non si evita ma le si ripassa dopo con l’apposito strumento. Ogni buon meccanico dovrebbe averlo, è lavoro di 5 minuti.

      Piuttosto dovresti chiedere a chi farà la cataforesi se effettivamente è possibile, non so fino a che punto col decapante riesci a eliminare del tutto la ruggine e non so se in presenza di ossidazione il trattamento è fattibile.

      Fabio

  • Albert

    Devo dire che il prodotto è piuttosto efficace, certo non sarà tolta al 100%. Potrei controllare con un boroscopio ma, purtroppo non c’è nella mia officina casalinga! 😉

    Di che strumento parli esattamente per i filetti? Sarebbe possibile anche usare delle calotte per ripassarli?

    • Elessarbicycle

      E dubito qualcuno possa avere un boroscopio nella sua officina casalinga…
      Però se ne trovano anche sotto i 100 euro, pensaci… 🙂

      Scherzi a parte, basta una torcia.
      L’attrezzo per il movimento è il normale maschio per filettare, ovviamente nella misura e passo giusto per la tua scatola movimento. Decisamente più economico della fresa per la scatola movimento (alcuni confondono le due cose) è di solito presente nelle officine più serie.

      Usare le calotte non garantisce il risultato, soprattutto se le calotte sono in alluminio.

      Fabio

  • Albert

    Ti faccio una domanda fuori tema, libero di cancellarla o spostarla.

    Giunto alla sverniciatura della forcella ho notato che uno dei perni per freni cantilever/v-brake ruota liberamente invece di esser fisso come gli altri. Secondo te si può riparare? Se si come?

    • Elessarbicycle

      Macché cancellare, figuriamoci. Se fosse possibile e sapessi come fare forse l’avrei spostata nell’articolo sui cantilever, giusto per simpatia nell’argomento.

      Veniamo a noi; se ruota vuol dire che è del tipo filettato, la qual cosa mi lascia supporre sia una bici di gamma media o medio-alta, visto che non è soluzione comune sulla bassa gamma. Ora, se a essere rovinata è solo la filettatura della bussola basta cambiarla; se invece è partita pure quella alla forcella bisogna capire in che condizioni è per poterla ripassare o allargarla e inserire una bussola filettata nuova. Ossia si allarga il foro filettato sulla forcella e si usa una bussola con filetto all’interno e all’esterno (a verso contrario) che diventa così la nuova sede per la bussola dei cantilever. Un poco come si fa con le sedi dei pedali.
      Altrimenti un punto di saldatura e non ci pensi più 🙂

      Fabio

  • Buondì. Per chi come me si trovasse a fare il lavoro su una bici già assemblata, e che non dispone di uno strumento adeguato per rimuovere la serie sterzo, è possibile fare il lavoro anche con le calotte ancora in sede o è sconsigliabile?

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