Il cavalletto per la manutenzione

Stavolta prenderò in esame il cavalletto da lavoro.

E’ un attrezzo imprescindibile per chiunque voglia lavorare bene su una bicicletta. Ci sono operazioni che è impossibile eseguire senza, ed altre che diventano enormemente più semplici se la bici è ben salda su un cavalletto da lavoro.

Ne esistono di diversa foggia e prezzo, ognuno con le sue peculiarità e i suoi limiti.

A parità di struttura, cioè a parità di principio di funzionamento, abbiamo ovviamente quelli di buona qualità e quelli pessimi.

La spesa per il cavalletto non è una spesa particolarmente onerosa, non vale la pena andare al risparmio. Sia perché un cavalletto ben fatto ti permette di lavorare bene e sia perché uno di buona qualità ti durerà una vita.

La mia preferenza va al tipo classico a morsa ad altezza regolabile, molto versatile perché mi consente di operare su bici di qualunque taglia; e potendolo regolare a piacimento sia in altezza che ruotando la bicicletta, ho sempre il miglior accesso. Posso così lavorare con agio sul cannotto di sterzo, sotto il movimento, nastrare un manubrio, carteggiare un telaio per prepararlo alla verniciatura ecc. trovandomi la bici sempre nella migliore posizione. Inoltre non devo smontare alcunché della bici.

Questo è quello che uso io, modificato con una lampada “da architetto” fissata alla vaschetta portattrezzi (accessorio utile, io ho praticato anche dei fori lungo il perimetro per inserire gli attrezzi) per avere sempre una buona illuminazione e con le ganasce imbottite per non danneggiare il telaio.

 

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Uso comunque sempre interporre una pezza di lana, a scanso di ogni pericolo. Come si vede dalle immagini qui sotto, il fatto di poter ruotare il telaio garantisce sempre la migliore posizione per agire su qualunque parte della bici.

 

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Ne esiste anche una versione richiudibile, ma perde un poco di stabilità.

E’ comunque abbastanza semplice riporlo; io svito le quattro brugole dei due longheroni e ne riduco l’ingombro.

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L’unico limite che ho trovato a questo cavalletto è la necessità di dotarsi della forchetta per mantenere la forcella o il manubrio, sia per lavorare bene che per evitare urti il telaio graffiandolo.

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Esiste anche la possibilità di acquistare la sola morsa da avvitare a una parete, soluzione comoda per chi ha poco spazio; con gli unici limiti di dover ogni volta staccare e ruotare la bici per lavorare a destra o a sinistra e l’altezza ovviamente non regolabile.

 

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Ne ho anche un altro, nulla più di un treppiede con tre punti di sostegno, richiudibile, che uso solo per lavare le bici o in caso di necessità per semplici operazioni di manutenzione se l’altro cavalletto è occupato.

 

0165 Guerciotti acciaio

Se avessi spazio, mi doterei di un banco da lavoro vero e proprio come quello della foto in basso, prodotto dalla Bicisupport (ma ne esistono anche di altre marche) che è davvero ottimo per alcuni lavori di forza, come per esempio lavorare su vecchi movimenti centrali, e ne esiste anche una versione ripiegabile.

 

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A onor del vero, facendo di necessità virtù, sono sempre riuscito a fare qualunque lavoro con il mio. I limiti sono l’impossibilità a regolare l’altezza e l’ostacolo rappresentato dal punto di appoggio sotto il movimento centrale che rende poco agevole alcune operazioni. Oltre l’ingombro, almeno nella versione fissa.

Non riesco in nessun modo a farmi piacere il tipo come quelli delle foto in basso…

 

catalogo.indd0243 Cavalletto da lavoro Bicisupport 76

…perché non amo il fatto di dover smontare una ruota per lavorare sulla bicicletta. Anche qui abbiamo le versioni richiudibili.

Ne esistono anche altre versioni, richiudibili o meno, di forma diversa ma sempre con la necessità di smontare una ruota.

Piuttosto inutile la versione con sistema di appoggio all’obliquo, forchetta per la ruota anteriore e sistema di bloccaggio.

 

0244 Cavalletto da lavoro appoggio all'obliquo

Spesso la base d’appoggio o il fermo di sicurezza interferiscono con i cavi di trasmissione, schiacciandoli o tendendoli e quindi risulta impossibile lavorare sulla regolazione; e il sistema di fermo non è mai molto stabile, oltre a rovinare la vernice.

Queste le principali famiglie, poi al loro interno ne esistono versioni con più o meno accessori e regolazioni.

Per chi lo preferisce, in rete c’è ampia letteratura su come costruirsi un cavalletto artigianalmente.

Alcuni sono ottimi progetti, altri un semplice tubo di ferro con un uncino a cui appendere la bici.

A meno di non avere strumenti e capacità, è inutile impazzire per costruirsi il cavalletto. Tra acquisto del materiale, taglio, saldatura, accessori vari (alcuni da tornire), rivolgendosi ai vari artigiani si spenderebbe più che a comprarlo bello e pronto.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

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