[Test] Lazer Cameleon Mips

La prova su strada

Tempo di lettura: 7 minuti

La prova su strada

Riagganciandomi a quanto appena scritto in chiusura del paragrafo precedente, parto proprio dalla calzata, da questo Advanced Rollsys® che non avevo mai sperimentato fino ad oggi. 

Il primo impatto è strano.

Il pomello incassato non riesci ad afferrarlo con due dita, devi sfruttare la zigrinatura e agire con un dito solo; e soprattutto devi “trovarlo”, perché dopo decenni di utilizzo del classico sistema a fascia dietro la nuca, non è gesto che mi viene naturale.

Ruoti e senti il casco che ti si “chiude” intorno la capoccia, anche questa sensazione a cui non sono abituato. 

Un casco a chiusura classica quando agisci sul pomello posteriore lo senti che avvicina nuca e fronte.

Il Lazer Cameleon si stringe tutto, tanto che ti viene da mettere le mani sulla calotta per assicurarti non sia ristretta pure lei…

Passato lo sconcerto iniziale, dovuto alla novità più che al sistema in sé, ti accorgi di due cose: il casco è incredibilmente saldo sulla testa; avverti un senso di protezione superiore.

Si, d’accordo, su quest’ultima affermazione c’è tanto da discutere. Provo con un esempio, perché so che tanti di voi sono anche motociclisti o ex motociclisti.

E’ la stessa sensazione quando passi da un casco jet a uno integrale, dove quest’ultimo ti fascia completamente e dona superiore stabilità.

Sempre al primo impatto il fatto che questo sistema di calzata sia così avvertibile lo fa sembrare addirittura scomodo.

C’è, lo avverti.

Gravissimo errore, se provate il casco per scoprire la taglia giusta non lasciatevi fuorviare.

Dopo due minuti l’avete bellamente dimenticato, non ci fate proprio più caso.

Risolto questo, vediamo come sta il casco sulla capoccia.

Taglio alto per la zona frontale, ampia visibilità.

Ottima protezione alla nuca, l’assenza della classica fascia non infastidisce chi usa legare i capelli.

Ampio spazio per gli occhiali, la zona sopra le orecchie è libera senza sacrificare la protezione.

Il cinturino si regola facile e il triangolo creato dai divider a scorrimento permette la precisa regolazione, seppure richieda ogni tanto una sistemata, come sempre con questo tipo di divider.

Aggiungo ulteriore notazione; nessun fastidio nemmeno con una cuffietta wireless, quelle “a bastoncino”; prestate solo attenzione al momento di sfilare il casco, se il microfono si trova sopra il cinturino è facile che togliendo il casco sparate via pure la cuffietta. Poi finisce in mezzo la strada, una macchina ci passa sopra e patatrack. A proposito, a qualcuno avanzano delle cuffiette wireless? Chiedo per un amico…

E usatene una sola mentre pedalate, mai tutte e due. Ah, se a qualcuno serve una cuffia sinistra, mi contatti in privato.

Casco in testa, regolazione del pomello a una mano, facendo scorrere un dito sopra e non provando ad afferrarlo con due, possiamo partire.

Due bici usate: una da trekking, manubrio dritto e alto, schiena dritta pure lei; una da gravel (ma non per le foto), schiena moderatamente inclinata in avanti.

Al variare della posizione cambiano due aspetti: ingresso aria e visibilità, per questo ho scelto la doppia verifica.

La visibilità è perfetta qualunque sia stata la bici, il taglio alto alla fronte permette di stare freschi e al tempo stesso non impone angoli innaturali al collo, ovviamente pedalando su bici con piega da corsa e un certo dislivello sella manubrio.

Le ampie feritoie frontali provvedono alla restante zona anteriore, che quindi gode di ampio flusso in ingresso.

Anche a bassa velocità, tipica della marcia urbana, non c’è pericolo di sudare copiosamente, almeno finché le temperature restano quelle del test, con circa 22/24 gradi di massima.

Quando arriverà il solleone di luglio, non c’è areazione che tenga.

Si avverte netto l’ingresso anche sui fianchi e quindi nel complesso non c’è da temere su questo aspetto.

Buona la fuoriuscita di aria calda, non si crea facilmente condensa. Sarebbe da valutare applicando la luce posteriore, che impegna la presa centrale, ma poiché non l’ho ricevuta non posso dirvi se e di quanto limiti il rapido deflusso.

Passando da una bici all’altra, cioè variando posizione in sella, l’afflusso d’aria si fa più consistente sulla parte superiore perché maggiormente investita.

La visiera è piccina, però il suo lavoro lo fa e non disturba l’ampiezza di campo nemmeno pedalando in presa bassa.

L’imbottitura c’è ma non si fa sentire, non preme.

Ma soprattutto il Mips non si avverte proprio.

Se da un lato accolgo la tecnologia con favore, perché tutto ciò che aumenta la sicurezza è sempre ben visto, dall’altro non ho mai avuto facili rapporti con questa calottina.

Fronte socratica e chioma che dirada, ne ho (quasi) sempre percepito la presenza.

Qui adesso la cosa diventa difficile, ma pensa che ripensa, credo che dipenda dalla presenza dell’Advanced Rollsys®.

Un sistema che lavorando su tutta la circonferenza non crea “l’appiattimento” sul capo, quella naturale compressione davanti e dietro che fa scendere il casco a premere sulla testa. E a cui poni rimedio solo se progetti un interno calotta davvero efficace.

Con questo Lazer Cameleon è come se il casco restasse leggermente sollevato; non è così, aderisce perfettamente, ovvio. Ma impedisce alla calotta del Mips di farsi sentire.

Come non si fa sentire la fascia alla nuca: ovvio, non c’è.

Ecco, questa è una altra stranezza al primo contatto, poi sparisce dopo pochi minuti d’uso.

Il casco è ben saldo, quindi non è questo che ti manca: ti manca il contatto, avverti che c’è una differenza.

E’ normale, o almeno lo è per chi, come me, ha sempre pedalato con caschi a chiusura tradizionale.

Credevo peggio l’accesso al pomello di regolazione mentre siamo in sella, invece si raggiunge facile.

Cambia il movimento; le prime volte andavo d’istinto alla nuca, trovavo il vuoto e iniziavo a salire ricordandomi che devo arrivare sulla calotta.

Però se uno inizia il movimento così, da dietro per capirci, poi è una contorsione del polso.

Fatta l’abitudine salendo direttamente dal lato, il pomello è subito lì. Basta solo ricordarsi il verso di rotazione per la regolazione.

Insomma, il sistema è efficace e comodo, però serve la mezz’ora a prenderci la mano. Per chi, ripeto, è abituato ai caschi a chiusura tradizionale, dietro la nuca.

Se è il vostro primo casco il problema non si pone proprio.

Cambia anche una altra mia abitudine. Con caschi a regolazione dietro la nuca io prima allaccio il cinturino e poi serro il casco col pomello.

Con il sistema Advanced Rollsys è meglio fare il contrario, ossia prima pomello e poi cinturino.

Francamente non so nemmeno se sia corretto o meno; so che così mi sono trovato meglio; come mi trovo meglio ad allacciare prima e regolare poi con caschi tradizionali.

Cinturino. Qui è tutto tradizionale, con classico sistema a fibbia a incastro.

Non manca l’elastico per tenere in sede l’eccesso, grazioso con il logo colorato.

Una certa difficoltà i primi tempi a regolare la lunghezza, lo scorrimento nella fibbia è duretto, poi tutto diventa fluido con l’uso.

Non c’è una fascia imbottita sottogola ma non se ne avverte la necessità. Il contatto con la pelle è morbido e non tira la barba.

I divider a scorrimento sono molto precisi nella regolazione permettendo la differente lunghezza tra i due lati del “triangolo”, così da avere la migliore calzata.

Come tutti quelli a scorrimento, già detto, devono essere nuovamente regolati ogni tanto, ma sono pochi secondi. 

La visiera è facilmente removibile alla bisogna. Io l’ho lasciata lì, visto il tipo di test non aveva senso rimuoverla.

Una uscita serale in compagnia mi ha permesso di verificare l’efficacia della fascia posteriore per la visibilità. Chi mi seguiva mi ha assicurato che la brillantezza era buona.

Mi spiace solo non aver potuto aggiungere la luce a led ma direi che va bene così.

Unica mancanza: vista la potenziale destinazione d’uso avrei protetto le feritoie anteriore con una retina. Non sacrificherebbe più di tanto l’ottima ventilazione, eviterebbe dolorosi contatti.

Bene, direi che possiamo passare alle conclusioni.


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