Tannus Airless Shield

Come montare le Tannus Airless

Tempo di lettura: 9 minuti

Come montare le Tannus Airless  

Il sito italiano Tannus è prodigo di consigli per il montaggio, con anche un bel video che qui vi propongo.

 

Io però sapete che verifico tutto, montaggio compreso.

Che è facile anche se non proprio così immediato come nel video sopra.

Suppongo che la dimensione influisca, immagino che tendere un 700×23 sia più abbordabile del 700×32 (o 700×40) ma non avendo raffronto diretto non so dirvi.

Nella confezione c’è il necessario, ossia i pin in differente lunghezza, sempre 3,5 mm più lunghi della larghezza cerchio adatta a quella data dimensione del copertoncino. Sul retro in rilievo è posta la loro misura.

E poi l’indispensabile leva di montaggio.

La simpatica pinza che è mostrata nel video ufficiale no, sul sito Tannus non è in vendita, in giro non l’ho trovata quindi se vi piace chiedete direttamente in azienda 😀

La prima operazione è la scelta del pin e per farla dobbiamo misurare il canale del cerchio.

Di solito è riportato sul cerchio, in piccolo su un adesivo; se manca basta un calibro. Uso disegno ufficiale, più chiaro delle mie foto.

La misura che a noi interessa è quella da bordino a bordino, da hook a hook per dirla in inglese, e non da parete a parete.

A questa larghezza dobbiamo sommare 3,5 mm e usare il pin corrispondente: la lunghezza del pin è sempre riportata sul retro del pin stesso.

Una volta stabilita la corretta lunghezza del pin, ci armiamo di santa pazienza e li inseriamo nei fori sagomati a mezzaluna.

Su questa 700×32 gli alloggiamenti sono 40; saggiamente la dotazione provvede per ogni singola lunghezza pin anche una scorta di riserva, casomai dovessero nascondersi nei meandri oscuri dell’officina…

Il bordino dei pin si fa sentire, meglio usare dei guanti. Che io non ho in foto, coprivano troppo la già scarsa visuale.

Impuntiamo tutti i pin, qui ho scelto per la dimostrazione non in base alla lunghezza ma solo al colore, questi mi fornivano giusto contrasto.

Ora aiutandoci con l’attrezzo in dotazione sfruttiamo la sua parte piatta, l’impugnatura diciamo così, e spingiamoli a fondo. Io li ho lasciati un poco sporgere per renderli visibili, ma l’inserimento corretto è quello che ho cerchiato nelle ultime due immagini in basso.

L’impugnatura ha un lato sagomato ad arco, proprio per adattarsi al profilo della gomma e favorire l’azione.

Mi raccomando, verificate con cura che tutti i pin siano montati nel verso giusto: la parte piatta verso l’alto.

Ora ci serve un “attrezzo” particolare, non fornito con la confezione.

Niente paura, lo abbiamo tutti: una fonte di calore.

Già, perché il calore sarà il nostro migliore alleato, rendendo il tallonamento dei Tannus Airless un giochino da ragazzi.

Non pensate a forno, pistola termica o barbecue, calmi.

Bastano una mezz’ora al sole se è una bella giornata estiva o un phon o il calorifero di casa.

Lasciamolo a scaldare e poi diamogli una bella “stirata” fermandolo sotto il piede; come facevamo una volta coi tubolari.

Se presente, rimuoviamo il flap paranippli, ormai inutile e capace solo di creare impiccio nel montaggio. Lasciarlo solo se il cerchio è molto profondo, quindi una misurata va fatta.

ATTENZIONE: controllate il corretto verso di rotazione.

Ora talloniamo, la procedura più semplice è far si che un solo lato sia tutto interno al cerchio.

L’ultimo passaggio è saltato in foto, mi sono portato il cerchio al petto, per me più semplice. Purtroppo me ne sono accorto alla fine del lavoro, quando il copertoncino era già fissato coi pin e non ho potuto ripetere la sequenza, anche perché questo era il secondo, il primo l’ho montato senza immagini per far pratica. Embé, pure io devo imparare.

Come detto, io mi sono trovato meglio a tallonare solo un lato, lasciando poi l’inserimento dell’altro all’aiuto dell’attrezzo.

Due consigli: prima di tallonare potete fissare due o tre pin secondo la procedura che vedremo fra poco, in modo da evitare che la gomma scivoli durante il tallonamento (il calore aiuta ma serve comunque forza); oppure fissare due fascette fermacavo, stessa funzione. 

ATTENZIONE: solo per esigenze fotografiche ho lasciato sporgere leggermente i pin, altrimenti non si vedevano. DEVONO essere tutti interni.

Ora con la punta del nostro attrezzo spingiamo a fondo in corrispondenza del pin.

Ripeto: solo per esigenze fotografiche ho lasciato sporgere il pin, per identificare subito la “zona di lavoro”. Non deve essere esterno al tallone della gomma e non dobbiamo quindi spingere su di esso.

Spingendo in corrispondenza dei pin un click ci avviserà che ha fatto presa. Questo disegno è meglio delle mie foto.

Succede che il tallone tra un pin e l’altro sia esterno, non abbia cioè tallonato.

Sempre con l’attrezzo in dotazione e un poco di forza spingiamo al centro tra due pin.

Il calore può essere ancora nostro alleato: scaldiamo con un comune phon e poi mentre spingiamo con l’attrezzo con l’altra mano spingiamo il copertoncino verso il tallonamento, con movimento in avanti e verso il basso: come se chiudessimo l’acceleratore su una moto per capirci. 

I primi pin sono sempre un poco più ostici, del resto la gomma è parzialmente tallonata e questo genera resistenza. Più si va avanti più diventa facile.

Una volta che anche il secondo lato è tallonato, una rapida verifica visiva.

NON deve esserci alcun pin a vista, solo queste mezzelune.

Se qualche pin birbante facesse capolino, la leva lo riporterà al suo posto.

I tempi di montaggio variano tra i 30 e i 40 minuti a gomma.

Il primo è sempre più rognoso, col secondo si va via più spediti perché abbiamo fatto esperienza.

Non proprio un montaggio veloce ma a parte la pletora di pin da inserire, io ho perso tempo nei controlli.

Che poi non è tempo perso, perché il corretto montaggio significa impossibilità per la Tannus Airless di stallonare, quindi è sicurezza.

Ora non resta che pedalarci.

COMMENTS

  • Bel prodotto…ma se rompi un raggio che succede? Hai accennato allo smontaggio ostico se non distruttivo ma non sono sicuro di aver ben capito…
    Grazie Fabio!

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, non ho casistica tale da fornire risposta certa.
      Io ho tolto le gomme tre giorni fa, scaldando bene con un phon per “ammorbidire”. Stallonare è stato duro ma non impossibile, tolti via i primi 3/4 pin poi la gomma è venuta via facile e l’unico danno sono due pin deformati. Risolvibile perché ne sono forniti più del necessario.
      Un meccanico mio amico in negozio ha dovuto tagliare la gomma (su una brompton) perché proprio non gli riusciva (o forse non aveva tutto il tempo che gli serviva).
      Il video ufficiale dell’azienda mostra il taglio, ma si parla di sostituzione.
      Diciamo che in linea di massima ci si può riuscire con danni limitati (pin) ma non ne posso avere certezza assoluta. Nel dubbio, preferisco mettere in guardia perché l’unica certezza è che in ogni caso non è operazione paragonabile a montaggio/smontaggio di un copertoncino tradizionale.

      Fabio

  • Andrea Valenzi

    Però non ne capisco il reale beneficio di questo prodotto, e la domanda che pongo è questa: l’utente (urban) ha necessità di un prodotto come questo? A mio avviso no. esistono in commercio copertoncini ultra resistenti e camere d’aria quasi impenetrabili, si pensi che i grandi viaggiatori che mancinano km e km non utilizzano gomme piene, nonostante pesi e strade siano “ostili” al biker.
    A mio avviso un prodotto del genere può servire a tricicli, a mezzi con il carretto etc… insomma usi specialistici. Diverso ad esempio è il prodotto tannus Armur che oltre a difendere dalle forature evita gli stallonamenti nel”uso trail, enduro..

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, posto che il mio compito è informare su cosa esiste, il discorso “necessità” non può essere generalizzato.
      Ogni ciclista ha le sue, e c’è chi si interessa nulla se fora e chi invece apprezza non essere costretto a riparare una gomma mentre sta andando al lavoro.
      Sul discorso dei cicloviaggi non è del tutto vero. Sono tantissimi i giramondo che fanno uso di gomme piene. Anche perché nessun copertoncino tradizionale è impenetrabile.
      Se poi sia o meno un fastidio dover cambiare una camera è discorso del tutto personale. Se hai letto la recensione avrai notato che della questione foratura non mi sono proprio occupato. E’ ovvio che non fori. Mi interessava capire le caratteristiche di guida, se cioè usando una gomma piena come questa la guidabilità ne sarebbe venuta fuori mortificata.
      All’esito del test posso affermare non è così, anzi nel raffronto diretto con gomme tradizionali (recensite sul blog) in un caso specifico mi sono trovato persino molto meglio.

      Fabio

      • Andrea

        Ciao Fabio,

        ho letto con interesse l’articolo – come del resto tutti i tuoi articoli – e la tua perizia e metodo di analisi che approcci mi piace e lo corretto e “scientifico”, è sulle conclusioni più generali (nel senso di valutazione di opportunità sul prodotto) che a volte trovo una diversità di vedute. Non avevo dubbi sulla guidabilità – la Tannus ne fa un punto di forza rispetto agli altri prodotti con gomma “piena” – ed è anche vero che alcuni giramondo usano le gomme piene ma dalla mia percezione quando leggo articoli, blog etc… mi sembrano una minoranza e qui ora il punto: il mercato “urban” (ad eccezione delle nicchie) ha necessità di un prodotto del genere? a mio avviso no.

        • Elessarbicycle

          Ciao Andrea, dipende da come guardi il “mercato”.
          Da qui godo di un osservatorio privilegiato, riesco a intercettare gli umori e necessità di una vasta platea.
          Nemmeno io ritengo le Airless la soluzione definitiva.
          Mi cito “Non credo che le Tannus Airless siano la soluzione definitiva per ogni declinazione del ciclismo, per noi appassionati ci sono sensazioni e prestazioni che queste gomme non possono offrire”.

          Esiste però una fetta di utenza, e i numeri di vendita lo dimostrano, che è ben lieta di usare le Airless; esiste anche una fetta di utenza che le userebbe ma è dubbiosa sul reale comportamento di guida.
          E quindi fai un test e provi a venirne a capo.
          Del resto a quanti serve un cavalletto da pedale? A quasi nessuno, però c’è, esiste, l’ho recensito.
          A te e millemila altri non serve, a qualcuno si, vediamo se funziona.

          Sono tanti i modi di vivere il ciclismo, e nessuno è quello universale, valido per chiunque.

          Fabio

          • Andrea Valenzi

            Concordo in parte. Io sono un utente delle due ruote versatile (vicino a te), ho una bdc, una ebike (MTB da enduro), una gravel e citybike. La citybike è da me utilizzata per le commissioni, andare in posta, prendere il giornale, in farmacia, etc… (al max 200 km anno) visto che non avevo voglia di gestire una foratura in questo scenario ho dotato la bici di una gomma a triplo spessore, veramente difficile (ma non impossibile) da bucare, in cui passo per sterrate, terreno coperto di vetri, etc… e in oltre 15 anni non ho mai bucato (prima invece capitava almeno 1 volta ogni anno…). metterei una tannus su questa bici? no assolutamente no e non credo che ci sia una fetta di utenza interessata a questo articolo (questa la mia unica contestazione). Da qui il mio giudizio. Detto questo apprezzo la volontà di testare i prodotti di mercato, alcuni lasciami dire come il cavalletto da pedale sono dei gadget (come il porta cellulare da bici o le lucine sui tappini delle valvole) leggo gli articoli su questi prodotti sorridendo.

            • Elessarbicycle

              Beh Andrea, che dirti. Ho provato a spiegare che comprendo la tua constatazione ma che le tue necessità/esperienze non sono quelle di ogni ciclista.
              Esistono tanti modi di vivere la bici quanti sono i ciclisti, ognuno con le sue specificità.
              Io parlo a tutti, semplicemente; senza mai arrogarmi il diritto di dire a qualcuno come pedalare perché so che il mio ciclismo è diverso e quello che serve a me non serve ad altri e così via all’infinito.
              Anche quelli che tu definisci gadget in realtà sono accessori che in tanti usano, vale sempre la pena di scoprire cosa funziona e cosa no.
              Se uno ha bisogno, per dire, di avere lo smartphone sott’occhio mentre pedala, vale la pena capire se esiste qualcosa che non glielo fa perdere al primo fosso.
              Tu manco lo porti il telefono in bici? Va bene, ma altri si. Perché lo portano? Boh, affari loro, a me non interessa il perché, io mi occupo di capire cosa funziona e cosa no. Senza pregiudizio.
              Compreso questo, tutto scorre nel suo naturale alveo.

              Fabio

            • Antonio

              Cioé quello che non ti interessa non lo ritieni valido? Mi sembra parecchio presuntuoso da parte tua, scusa se te lo dico. Il porta cellulare da bici, giusto per citare un tuo esempio, a qualcuno può essere molto utile, non lo definirei “un gadget che fa sorridere”. Un saluto.

              • Elessarbicycle

                Ciao Antonio, veramente io ho detto che non mi interessa perché uno si porta il telefono, mi interessa invece che i ciclisti lo fanno e quindi io recensisco. Come ho fatto, del resto, con il sistema sp connect.

                Fabio

                • Antonio

                  Ciao, la mia risposta non era rivolta al tuo commento ma a quello precedente.

                  • Elessarbicycle

                    Ah, ok Antonio; e che io li ho in colonna nella pagina di amministratore, e comunque coi commenti è sempre difficile capire a chi sono rivolti. Per questo, anche, scrivo sempre il nome a inizio risposta.
                    Comunque, una delle cose buone di questo blog è che non litighiamo.
                    Ognuno libero di esprimere le sue idee, motivandole. Tanto se metti due ciclisti a parlare tra loro usciranno fuori tre tesi diverse 😀

                    Fabio

  • Stefano Storoni

    Ciao Fabio, come sempre prova molto interessante e esaustiva. Visto che lo Shield esiste anche in versione da 40, lo consideresti adatto per un uso gravel, magari non eccessivamente spinto (parlo per capirci di strade bianche di campagna, non di singletrack)? Te lo chiedo perchè ultimamente sono tormentato dalle forature e comincio a stancarmi…

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, no e non perché lo dica io ma perché, a mia precisa domanda all’azienda prima del test (per creare il mio protocollo sui percorsi) se inserire o meno anche il gravel mi è stato sconsigliato.

      Sull’uso gravel, tubeless a parte che limita il problema di restare a piedi ma non lo risolve, sto valutando altri test, compreso la mousse proprio da gravel.
      Con tempi assai incerti, il calendario è ormai saltato perché con la concreta possibilità che fra poche ore saremo ritappati in casa per chissà quanto tempo sto fermando tutti gli invii di materiale. Non voglio ritrovarmi come la scorsa primavera, con mille cose da testare ferme per mesi.

      Fabio

      • Stefano Storoni

        Se per mousse intendi le Tannus Armour, ho appena finito di montarle su un paio di ruote Fulcrum che sto preparando per un nuovo progetto. Per provarle purtroppo ci vorrà del tempo perchè mi deve ancora arrivare il telaio, nel frattempo posso dire che il montaggio non è affatto complicato, sono solo parecchio dure da tallonare, ma magari è un problema del primo montaggio.

        • Elessarbicycle

          Ciao Stefano, no, ho selezionato una marca diversa.
          Ma se poi la farò e quando non so dirti, come scritto prima è saltato il calendario causa incertezza per la pandemia e misure che saranno prese.

          Fabio

  • Enzo

    Grazie per il bel articolo,, completo come sempre.
    Da straditsa e mtb-ista però mi piacerebbe sapere se c’è un prodotto “interno”, al posto della camera d’aria per capirsi.
    Ho visto recentemente l’armour ma non è che proprio mi ha convinto, ci sono alternative?

    • Elessarbicycle

      Ciao Enzo, anche altri propongono questi “scudi” ma ancora non ne ho sottoposto alcuno a test e non ho quindi riferimenti per darti una risposta valida.

      Fabio

  • Enrico

    Ho utilizzato queste tannus airless in misura 700x40C (40-622) per circa 7000km principalmente in ambito cittadino, principalmente su pavé e asfalto poco mantenuto, in quasi tutte le condizioni meteorologiche…condivido l’ottima recensione, tranne per quanto riguarda il comfort, quando si parla dei colpi piccoli e in successione…
    Ogni imperzione piccola ma soprattutto grande la si sente in pieno, soprattuto su pavé sconnesso…comportamento molto diverso rispetto alla combinazione copertoncino e camera d’aria quando si cerca di superare ostacoli come marciapiedi, la ruota tende a piantarsi e a dissipare l’energia e risulta poco cedevole ai lati, rendendo difficoltoso e aggiungerei pericoloso queste manovre (soprattutto in velocità, cosa che mi è costata una caduta, che probabilmente non ci sarebbe stata con copertoncino tradizionale).

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