Tannus Airless Shield

La prova su strada

Tempo di lettura: 9 minuti

La prova su strada

Non sapevo cosa aspettarmi e confesso che a pacco aperto ero perplesso.

La Tannus Airless Shield da nuova ha un aspetto “gommoso”, sembra una enorme liquirizia, qualcosa a cui non affideresti la tua incolumità. E’ dovuto alla patina residua del processo di stampaggio, per evitare il copertoncino resti incollato alla macchina.

La perdono dopo scarsi 100km, poi molto dipende dal tipo di strade. Una bella discesa lunga, asfalto granuloso, frenando spesso si velocizza il rodaggio.

Proseguiamo. 

Maneggiandole durante il montaggio ne avvertivo la consistenza e i dubbi di prima andavano fugandosi.

Ai primi metri su strada sono spariti del tutto.

Compreso il timore di stallonare, ché all’inizio un poco ci pensavo…

Vorrei seguire lo schema classico dei test di copertoncini, quindi il comportamento in piano, salite e discese; raccontarvi di come si comporta la carcassa, la mescola, il bagnato, l’asciutto, il pavè.

Ma tranne alcune situazioni, qui salta tutto. Nel senso che lo schema classico dei miei test non è applicabile perché queste Tannus Airless non sono gomme classiche, come siamo abituati a conoscere.

Perdonate quindi se stavolta potrò sembrarvi più confuso.

Parto con la sensazione appena saliti in sella.

Gomma piena, ti aspetti due pietre.

Si, montandole lo “senti” che sono morbide, ma pensi che sempre piene sono. Non c’è il cuscino d’aria, che sia racchiuso in una camera o no, cui siamo abituati.

E invece le senti addirittura cedevoli, si poggiano sull’asfalto, cedono sotto il tuo peso e lì restano, salde ma non flaccide.

L’azienda dichiara la sensazione di guida diciamo così come quella di un copertoncino di analoga sezione gonfiato a 5,1 bar.

E raffrontando, è pure una pressione bassa, molti 700×32 vanno sui 6 bar con ciclista da 70/75 kg.

Eppure definirle soffici è sbagliato; ovattate, direi.

Non è facile descrivere, non ho parametri di riferimento, solo guida con copertoncini tradizionali a cui attingere.

Comunque, il primo impatto è più che positivo e ben oltre le mie aspettative. 

La lucentezza della gomma, quel suo aspetto plasticoso è stato il secondo timore. Alla prima curva veloce o frenata decisa, vado a terra.

Smentito di nuovo.

I primi chilometri vogliono una certa accortezza, anche psicologica. Serve un rodaggio. Breve, dopo nemmeno una oretta su asfalto (meglio se granuloso) la Tannus Airless Shield è pronta a esprimere tutto il suo grip.

Una volta che la smetti con le fisime, che accetti la novità, non stai lì a pensare se tiene o stallona, pedali e pedali bene.

Sono leggere e scorrevoli.

Non due piume ma nemmeno le zavorre delle gomme in ugual misura con ampia protezione delle forature, che pesano almeno 200 grammi in più, oltre la camera d’aria e sfiori quasi il chilo su strada.

No, la Tannus Airless si porta a spasso i suoi 650 grammi con baldanza.

Scorrendo veloce su asfalto, senza evidenti perdite di energia o attriti indesiderati.

Su una gomma normale adesso starei a interrogarmi sulla deformazione elastica della carcassa e quanto incida sulla scorrevolezza.

Qui è più complicato, perché hai effettivamente una certa elasticità, senti che la carcassa, ma dovrei dire la gomma tutta visto che è piena, reagisce sotto la spinta delle variazioni di carico.

Ma è sempre una reazione più controllata, con una leggera flessione e poi l’assestamento oltre il quale non vai.

Manca la gradualità di un copertoncino tubeless o con camera, che cede via via che il carico aumenta, per esempio in curva.

No, la gomma Tannus copia l’asfalto, si assesta di un tot e rimane costante.

Non è un limite e non inficia né sicurezza né godibilità. 

E’ solo una sensazione differente, a cui non sono abituato.

Vista la vocazione urban del modello scelto per questo test le prestazioni potrebbero pure passare in secondo piano.

Ma una bici deve essere sempre piacevole da guidare e non immaginate quanto due gomme “sbagliate” siano capaci di rovinare la pedalata.

E pure in città ci sono le salite, nella mia poi non mancano mai.

Se dovessi dire che ho sentito qualche differenza sostanziale, mentirei.

Certo, sono pur sempre gomme da 650 grammi, ma non siamo su valori così lontani da tanti copertoncini urban, e come ripetuto spesso abbiamo pure molti grammi in meno, quindi posso affermare con ragionevole certezza che l’esperienza di guida in salita non ha limiti se non la pendenza della strada.

Insomma, che sono gomme piene proprio non lo senti.

In discesa invece un differente comportamento c’è.

Non pericoloso o deficitario, solo una risposta diversa.

Che molti nemmeno avvertiranno, sono io che mi obbligo a scovare i dettagli per i test.

Una risposta diversa che attribuisco, facile, alla struttura piena, e che in discesa ho avvertito con più facilità per via di velocità e carico.

E’ questa cedevolezza della struttura un poco on/off: tu freni, entri in curva, pieghi e senti la gomma copiare la strada. E poi fermarsi, mantenendo una deformazione costante anche nell’aumentare l’angolo di piega. 

Siamo proprio a una caratteristica cercata col lanternino e che dubito sarà avvertita, soprattutto in città. E infatti io ho sfruttato alcune delle veloci discese dei miei circuiti di prova, che con la marcia urban nulla hanno a che fare.

Il grip mi ha colpito, superiore a quanto credessi.

Non siamo a livello di mescole con silice, grafene e tutte le altre moderne tecnologie.

Ma siamo comunque a un livello assai alto, in curva si piega e bene, senza perdite di aderenza.

E dopo molti chilometri, almeno a me ne son serviti molti, inizi anche a dialogare con le Tannus Airless Shield.

Sapete quanta importanza attribuisco al feeling di guida, al rapporto che si instaura tra copertoncino e ciclista.

All’inizio faticavo, davo la colpa a un carattere introverso di queste gomme.

Con l’uso ho realizzato che ero io a non aver compreso il suo linguaggio. 

Certo, nelle pieghe più estreme devi fidarti perché a un certo punto non senti più la gomma esattamente cosa fa, resta costante nell’assetto.

Ma nell’uso quotidiano, una volta imparato a decifrare le diverse sfumature, puoi andare tranquillo.

Dove mi ha favorevolmente colpito è in frenata.

Per fermarsi in spazi ridotti servono: freni buoni, telaio ben fatto, ruote rigide, gomma con grip e non cedevole.

I freni della bici usata sono superiori a tanti impianti a disco stradali, il telaio è quello di Elessar e questo chiude la questione, le ruote non sono tra le più rigide ma sostengono.

Le Tannus Airless Shield hanno grip a sufficienza e la deformazione sotto carico che in condizioni limite (molto limite) ha mostrato una piccola crepa nella comunicazione, in frenata è stata invece un bel supporto.

Strizzi la leva, la gomma si accuccia, resta costante offrendo ampia superficie e quindi grip aggiuntivo.

Mai lo sterzo si è chiuso e al posteriore ho bloccato solo volendo, togliendo carico alla ruota.

Sul bagnato le prestazioni sono state all’altezza.

Anche qui non posso dire siamo a livello di una gomma specifica dalla mescola studiata apposta; ma a parte la naturale cautela, non serve altro.

L’umido lo digerisce meno della pioggia, anche se perdite di aderenza non le ho mai registrate.

Diciamo che i contorni di cosa stia facendo la gomma si fanno più sfumati, non percepisci il grip anche se c’è.

Chissà, forse pedalandoci di più con l’umido i segnali potrebbero arrivare.

Come vi ho detto è tutto nuovo per me.

Il comfort è alto. Ed è diverso, pure lui.

Se prendiamo a parametro solo il paragone offerto dalla casa che informa su una similitudine a un copertoncino gonfiato a 5,1 bar di pressione ci facciamo un’idea. Che è teorica, la pratica è diversa.

Una pressione di 5 bar è alta, quando pedali sul pavè o il basolato lo senti tutto; e pure l’asfalto martoriato. 

Un buon copertoncino tradizionale riesce a smorzare e alza il livello di comfort.

Con le Tannus Airless Shield dobbiamo distinguere tra colpi secchi e colpi meno violenti ma continui.

Un fosso, un basolato malmesso, una buca in velocità la senti tutta e senza filtri quasi. Più di una gomma classica, a camera d’aria.

Il pavè cittadino, cubetti di porfido che non vedono manutenzione da decenni, sono invece il pane quotidiano.

I piccoli colpi in rapida successione sono assorbiti meglio di quanto accade con un copertoncino tradizionale.

C’è un effetto cuscino, non so altrimenti come chiamarlo per rendere l’idea, che spiana la strada molto più di quanto credessi.

Bene, abbiamo abbastanza elementi per tirare le conclusioni.

Ah no, manca l’ultima domanda a cui dar risposta: ho mai forato? 😀

Scherzi a parte, la questione foratura che è la caratteristica principale di queste Tannus Airless è superfluo trattarla.

Che senso ha stia lì a infilare chiodi o perforare col trapano.

E’ una gomma piena, lo sappiamo che non fora e l’abbiamo scelta per questo.

Quindi visto che a pedi non restiamo, era più interessante scoprire le caratteristiche di guida.

Credo.

Andiamo alle conclusioni.

COMMENTS

  • Bel prodotto…ma se rompi un raggio che succede? Hai accennato allo smontaggio ostico se non distruttivo ma non sono sicuro di aver ben capito…
    Grazie Fabio!

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, non ho casistica tale da fornire risposta certa.
      Io ho tolto le gomme tre giorni fa, scaldando bene con un phon per “ammorbidire”. Stallonare è stato duro ma non impossibile, tolti via i primi 3/4 pin poi la gomma è venuta via facile e l’unico danno sono due pin deformati. Risolvibile perché ne sono forniti più del necessario.
      Un meccanico mio amico in negozio ha dovuto tagliare la gomma (su una brompton) perché proprio non gli riusciva (o forse non aveva tutto il tempo che gli serviva).
      Il video ufficiale dell’azienda mostra il taglio, ma si parla di sostituzione.
      Diciamo che in linea di massima ci si può riuscire con danni limitati (pin) ma non ne posso avere certezza assoluta. Nel dubbio, preferisco mettere in guardia perché l’unica certezza è che in ogni caso non è operazione paragonabile a montaggio/smontaggio di un copertoncino tradizionale.

      Fabio

  • Andrea Valenzi

    Però non ne capisco il reale beneficio di questo prodotto, e la domanda che pongo è questa: l’utente (urban) ha necessità di un prodotto come questo? A mio avviso no. esistono in commercio copertoncini ultra resistenti e camere d’aria quasi impenetrabili, si pensi che i grandi viaggiatori che mancinano km e km non utilizzano gomme piene, nonostante pesi e strade siano “ostili” al biker.
    A mio avviso un prodotto del genere può servire a tricicli, a mezzi con il carretto etc… insomma usi specialistici. Diverso ad esempio è il prodotto tannus Armur che oltre a difendere dalle forature evita gli stallonamenti nel”uso trail, enduro..

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, posto che il mio compito è informare su cosa esiste, il discorso “necessità” non può essere generalizzato.
      Ogni ciclista ha le sue, e c’è chi si interessa nulla se fora e chi invece apprezza non essere costretto a riparare una gomma mentre sta andando al lavoro.
      Sul discorso dei cicloviaggi non è del tutto vero. Sono tantissimi i giramondo che fanno uso di gomme piene. Anche perché nessun copertoncino tradizionale è impenetrabile.
      Se poi sia o meno un fastidio dover cambiare una camera è discorso del tutto personale. Se hai letto la recensione avrai notato che della questione foratura non mi sono proprio occupato. E’ ovvio che non fori. Mi interessava capire le caratteristiche di guida, se cioè usando una gomma piena come questa la guidabilità ne sarebbe venuta fuori mortificata.
      All’esito del test posso affermare non è così, anzi nel raffronto diretto con gomme tradizionali (recensite sul blog) in un caso specifico mi sono trovato persino molto meglio.

      Fabio

      • Andrea

        Ciao Fabio,

        ho letto con interesse l’articolo – come del resto tutti i tuoi articoli – e la tua perizia e metodo di analisi che approcci mi piace e lo corretto e “scientifico”, è sulle conclusioni più generali (nel senso di valutazione di opportunità sul prodotto) che a volte trovo una diversità di vedute. Non avevo dubbi sulla guidabilità – la Tannus ne fa un punto di forza rispetto agli altri prodotti con gomma “piena” – ed è anche vero che alcuni giramondo usano le gomme piene ma dalla mia percezione quando leggo articoli, blog etc… mi sembrano una minoranza e qui ora il punto: il mercato “urban” (ad eccezione delle nicchie) ha necessità di un prodotto del genere? a mio avviso no.

        • Elessarbicycle

          Ciao Andrea, dipende da come guardi il “mercato”.
          Da qui godo di un osservatorio privilegiato, riesco a intercettare gli umori e necessità di una vasta platea.
          Nemmeno io ritengo le Airless la soluzione definitiva.
          Mi cito “Non credo che le Tannus Airless siano la soluzione definitiva per ogni declinazione del ciclismo, per noi appassionati ci sono sensazioni e prestazioni che queste gomme non possono offrire”.

          Esiste però una fetta di utenza, e i numeri di vendita lo dimostrano, che è ben lieta di usare le Airless; esiste anche una fetta di utenza che le userebbe ma è dubbiosa sul reale comportamento di guida.
          E quindi fai un test e provi a venirne a capo.
          Del resto a quanti serve un cavalletto da pedale? A quasi nessuno, però c’è, esiste, l’ho recensito.
          A te e millemila altri non serve, a qualcuno si, vediamo se funziona.

          Sono tanti i modi di vivere il ciclismo, e nessuno è quello universale, valido per chiunque.

          Fabio

          • Andrea Valenzi

            Concordo in parte. Io sono un utente delle due ruote versatile (vicino a te), ho una bdc, una ebike (MTB da enduro), una gravel e citybike. La citybike è da me utilizzata per le commissioni, andare in posta, prendere il giornale, in farmacia, etc… (al max 200 km anno) visto che non avevo voglia di gestire una foratura in questo scenario ho dotato la bici di una gomma a triplo spessore, veramente difficile (ma non impossibile) da bucare, in cui passo per sterrate, terreno coperto di vetri, etc… e in oltre 15 anni non ho mai bucato (prima invece capitava almeno 1 volta ogni anno…). metterei una tannus su questa bici? no assolutamente no e non credo che ci sia una fetta di utenza interessata a questo articolo (questa la mia unica contestazione). Da qui il mio giudizio. Detto questo apprezzo la volontà di testare i prodotti di mercato, alcuni lasciami dire come il cavalletto da pedale sono dei gadget (come il porta cellulare da bici o le lucine sui tappini delle valvole) leggo gli articoli su questi prodotti sorridendo.

            • Elessarbicycle

              Beh Andrea, che dirti. Ho provato a spiegare che comprendo la tua constatazione ma che le tue necessità/esperienze non sono quelle di ogni ciclista.
              Esistono tanti modi di vivere la bici quanti sono i ciclisti, ognuno con le sue specificità.
              Io parlo a tutti, semplicemente; senza mai arrogarmi il diritto di dire a qualcuno come pedalare perché so che il mio ciclismo è diverso e quello che serve a me non serve ad altri e così via all’infinito.
              Anche quelli che tu definisci gadget in realtà sono accessori che in tanti usano, vale sempre la pena di scoprire cosa funziona e cosa no.
              Se uno ha bisogno, per dire, di avere lo smartphone sott’occhio mentre pedala, vale la pena capire se esiste qualcosa che non glielo fa perdere al primo fosso.
              Tu manco lo porti il telefono in bici? Va bene, ma altri si. Perché lo portano? Boh, affari loro, a me non interessa il perché, io mi occupo di capire cosa funziona e cosa no. Senza pregiudizio.
              Compreso questo, tutto scorre nel suo naturale alveo.

              Fabio

            • Antonio

              Cioé quello che non ti interessa non lo ritieni valido? Mi sembra parecchio presuntuoso da parte tua, scusa se te lo dico. Il porta cellulare da bici, giusto per citare un tuo esempio, a qualcuno può essere molto utile, non lo definirei “un gadget che fa sorridere”. Un saluto.

              • Elessarbicycle

                Ciao Antonio, veramente io ho detto che non mi interessa perché uno si porta il telefono, mi interessa invece che i ciclisti lo fanno e quindi io recensisco. Come ho fatto, del resto, con il sistema sp connect.

                Fabio

                • Antonio

                  Ciao, la mia risposta non era rivolta al tuo commento ma a quello precedente.

                  • Elessarbicycle

                    Ah, ok Antonio; e che io li ho in colonna nella pagina di amministratore, e comunque coi commenti è sempre difficile capire a chi sono rivolti. Per questo, anche, scrivo sempre il nome a inizio risposta.
                    Comunque, una delle cose buone di questo blog è che non litighiamo.
                    Ognuno libero di esprimere le sue idee, motivandole. Tanto se metti due ciclisti a parlare tra loro usciranno fuori tre tesi diverse 😀

                    Fabio

  • Stefano Storoni

    Ciao Fabio, come sempre prova molto interessante e esaustiva. Visto che lo Shield esiste anche in versione da 40, lo consideresti adatto per un uso gravel, magari non eccessivamente spinto (parlo per capirci di strade bianche di campagna, non di singletrack)? Te lo chiedo perchè ultimamente sono tormentato dalle forature e comincio a stancarmi…

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, no e non perché lo dica io ma perché, a mia precisa domanda all’azienda prima del test (per creare il mio protocollo sui percorsi) se inserire o meno anche il gravel mi è stato sconsigliato.

      Sull’uso gravel, tubeless a parte che limita il problema di restare a piedi ma non lo risolve, sto valutando altri test, compreso la mousse proprio da gravel.
      Con tempi assai incerti, il calendario è ormai saltato perché con la concreta possibilità che fra poche ore saremo ritappati in casa per chissà quanto tempo sto fermando tutti gli invii di materiale. Non voglio ritrovarmi come la scorsa primavera, con mille cose da testare ferme per mesi.

      Fabio

      • Stefano Storoni

        Se per mousse intendi le Tannus Armour, ho appena finito di montarle su un paio di ruote Fulcrum che sto preparando per un nuovo progetto. Per provarle purtroppo ci vorrà del tempo perchè mi deve ancora arrivare il telaio, nel frattempo posso dire che il montaggio non è affatto complicato, sono solo parecchio dure da tallonare, ma magari è un problema del primo montaggio.

        • Elessarbicycle

          Ciao Stefano, no, ho selezionato una marca diversa.
          Ma se poi la farò e quando non so dirti, come scritto prima è saltato il calendario causa incertezza per la pandemia e misure che saranno prese.

          Fabio

  • Enzo

    Grazie per il bel articolo,, completo come sempre.
    Da straditsa e mtb-ista però mi piacerebbe sapere se c’è un prodotto “interno”, al posto della camera d’aria per capirsi.
    Ho visto recentemente l’armour ma non è che proprio mi ha convinto, ci sono alternative?

    • Elessarbicycle

      Ciao Enzo, anche altri propongono questi “scudi” ma ancora non ne ho sottoposto alcuno a test e non ho quindi riferimenti per darti una risposta valida.

      Fabio

  • Enrico

    Ho utilizzato queste tannus airless in misura 700x40C (40-622) per circa 7000km principalmente in ambito cittadino, principalmente su pavé e asfalto poco mantenuto, in quasi tutte le condizioni meteorologiche…condivido l’ottima recensione, tranne per quanto riguarda il comfort, quando si parla dei colpi piccoli e in successione…
    Ogni imperzione piccola ma soprattutto grande la si sente in pieno, soprattuto su pavé sconnesso…comportamento molto diverso rispetto alla combinazione copertoncino e camera d’aria quando si cerca di superare ostacoli come marciapiedi, la ruota tende a piantarsi e a dissipare l’energia e risulta poco cedevole ai lati, rendendo difficoltoso e aggiungerei pericoloso queste manovre (soprattutto in velocità, cosa che mi è costata una caduta, che probabilmente non ci sarebbe stata con copertoncino tradizionale).

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