Tannus Airless Shield

Come è fatta

Tempo di lettura: 9 minuti

Come è fatta

In apertura ho affettuosamente definito queste Tannus Airless un salsicciotto.

Ma racchiudono più tecnologia di quanto si creda, l’azienda ha depositato nei suoi 17 anni di vita ben 14 brevetti internazionali.

A iniziare dal materiale di cui sono composte, l’Aither 1.1, quella che noi chiamiamo “gomma” per comodità ma che in realtà è un composto da micro celle chiuse di schiuma a base polimerica. 

Ignoro se la scelta del nome si ispiri alla divinità greca Αἰθήρ, che dimorava nel cielo superiore, quello più puro (diamo un senso agli studi classici) o abbia altri significati.

A noi qui interessa sapere che questo Aither, materiale brevettato a livello mondiale, non si degrada con il passare del tempo. Il composto non subisce contrazione da freddo, dilatazione termica o viene influenzato dai raggi UV.  Aither inoltre può funzionare in un’ampia gamma di temperature che va dai -20º ai 60º.

Ma sulla questione dilatazione termica, lo vedremo in fase di montaggio, c’è da far chiarezza. 

Più avanti però, ora proseguo con la presentazione prendendo a prestito le parole del Presidente della Tannus Lco Youngki: “Se siamo leader nella produzione di scarpe sportive da uomo per i migliori marchi globali (nike, reebok, nb, saucony …), perché non fare lo stesso, ma con le” scarpe “delle biciclette, cioè con i loro copertoni “.

Dopo quasi 15 anni investiti in ricerca e sviluppo nasce così Aither. La miscela brevettata è il cuore di tutta l’ingegneria Tannus. Grazie alle proprietà uniche del materiale Aither, si hanno benefici quali leggerezza, assorbimento delle irregolarità del terreno e grip eccellente sia su asfalto asciutto che su asfalto bagnato.

Questa miscela di diversi tipi di polimeri conferisce forza, stabilità, elasticità, leggerezza e lunga durata al copertone.

Una ruota Tannus, in media, contiene circa 1.000.000.000 di micro-bolle d’aria chiuse avvolte in quello che l’azienda chiama “osso” e “muscolo” del composto. Questo è esattamente ciò che lo rende estremamente leggere e confortevoli pur essendo una ruota piena. Anche se tecnicamente, oltre l’80% del materiale è aria, e forse per questo il nome greco? Che, ricordo, in italiano traduciamo Etere…

Con l’introduzione della nuova mescola Aither 1.1, le prestazioni sono paragonabili a quelle dei tradizionali pneumatici per camera d’aria e si posizionano come una vera rivoluzione nel mercato delle ruote piene.

Il materiale può raggiungere fino a 10 anni di vita utile e l’azienda assicura una percorrenza di 9000 km in condizioni ottimali di utilizzo. Vado a fiducia, io 9000 km per scoprire se è vero non li pedalo..

L’altra tecnologia che a noi interessa è il sistema di ritenuta al cerchione, chiamato Pin Locking System.

Una serie di lamelle in materiale plastico che, passate all’interno della gomma nei fori predisposti, ancorano saldamente il copertoncino alle pareti del cerchio.

Ovviamente il sistema è coperto da brevetto e anche certificato TÜV. Lo vedremo in dettaglio nel prossimo paragrafo che dedicherò al montaggio.

Una scelta di impaginazione obbligata dalla particolarità di queste Tannus Airless.

Ora vediamo la gomma in dettaglio.

Buona confezione, curata. Il piccolo parallelepipedo contiene il copertoncino legato a spirale e tutto il necessario per il montaggio.

Una volta tirato fuori il mio consiglio è lasciarlo “decantare” per una mezz’ora, così da fargli riprendere la forma circolare.

Una occhiata alle indicazioni riportate sul fianco, a iniziare dal logo aziendale.

Il nostro viaggio lungo la circonferenza prosegue fino a imbatterci nel codice assegnazione del brevetto e l’indicazione del luogo di fabbricazione.

A seguire l’indicazione della misura.

Ai più attenti non sarà sfuggita la particolarità della doppia misura.

Abbiamo il 700×32 secondo scala francese e tra parentesi in ETRTO (32-622). E poi questa successiva misura in pollici: 27×1.25, seguita sempre tra parentesi dall’equivalente ETRTO (32-630).

Tabelle alla mano, ricordo che un 27″, misura ormai in disuso ma nella quale mi sono imbattuto spesso nei miei restauri di francesine (Peugeot e Motobecane hanno fatto ampio ricorso a questo diametro sino all’inizio degli anni ’80) che è una circonferenza superiore a quella dei 28″. Anche se spesso la cosa suscita sconcerto, perché uno si chiede come mai un 27″ è più grande del 28″.

Beh, dipende dal diverso riferimento per la misurazione. Comunque, misteri delle misure pneumatici a parte, la scala ETRTO non lascia dubbi, col suo 630.

Come è possibile una gomma in doppia misura? Caso unico, ma è anche unica la Tannus Airless. 

In ogni caso, grazie alla notevole elasticità del materiale, è possibile “convincerlo” a calzare un cerchio poco più grande, come appunto quello da 27″. Giusto per non aggiungere confusione, i 27,5″ sono tutta una altra storia e non si collocano a metà tra 27″ e 28″ perché lì la misura è calcolata su tutta la ruota a gomma installata. Quindi queste Tannus Airless 700×32 non montano su una 27,5″.

Andiamo avanti.

In rilievo un promemoria che con queste gomme non foriamo; pleonastico, le abbiamo prese per questo…

E poi la classica indicazione del verso di montaggio.

Al quale consiglio di prestare particolare attenzione, perché le Tannus Airless non è che le monti e smonti come normali copertoncini per camera d’aria: una volta su, rimuoverle è dura e a volte significa doverle tagliare…

Nella versione in prova, modello Shield, insieme alla gomma sono forniti l’attrezzo di montaggio e tre differenti misure di pin, caratterizzati dal colore.

Nel caso della misura in prova, compatibile con cerchi con canale interno da 18/19/20 e tenuto conto che la lunghezza ideale del pin è quella superiore di 3,5 mm al canale del cerchio, qui abbiamo una dotazione di 21,5/22,2/23,5 mm.

Nel prossimo paragrafo vedremo meglio.

Lungo tutta la circonferenza interna abbiamo queste asole a mezzaluna, deputate ad accogliere i pin.

La forma coincide col profilo dei pin, quindi è impossibile sbagliare verso di inserimento.

Nella visuale interna abbiamo la struttura piena col tallone sagomato per entrare nel cerchio.

Il disegno del battistrada in questo modello Shield è abbastanza inusuale.

Una sequenza di zone piene e canali, simmetrica si ma nella quale fatico a leggere la specificità tecnica.

Non so, guardandolo da vicino sembra più una scelta di design, con quello che sembra uno scudo o un elmo medievale stilizzato. Che volete da me, uno che chiama la sua bici Elessar che poteva vederci? 😀

Più semplicemente, gli ingegneri Tannus avranno preso i classici due piccioni, con un disegno del battistrada capace di assicurare direzionalità e rapida evacuazione dell’acqua a cui dare una connotazione che richiami anche il nome del copertoncino.

Bene, presentazione statica finita.

Segnalo che questa versione per cerchi da 28″ è disponibile anche in larghezza 40, che richiede un cerchio dal canale 19/20/21mm.

Altre misure e modelli sul sito Tannus, i link al solito alla fine dell’articolo. 

Più lunga del solito questa presentazione ma la particolarità del prodotto richiede qualche approfondimento in più.

Come quello sulla tecnica di installazione, che vedremo nel prossimo paragrafo. 

COMMENTS

  • Bel prodotto…ma se rompi un raggio che succede? Hai accennato allo smontaggio ostico se non distruttivo ma non sono sicuro di aver ben capito…
    Grazie Fabio!

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, non ho casistica tale da fornire risposta certa.
      Io ho tolto le gomme tre giorni fa, scaldando bene con un phon per “ammorbidire”. Stallonare è stato duro ma non impossibile, tolti via i primi 3/4 pin poi la gomma è venuta via facile e l’unico danno sono due pin deformati. Risolvibile perché ne sono forniti più del necessario.
      Un meccanico mio amico in negozio ha dovuto tagliare la gomma (su una brompton) perché proprio non gli riusciva (o forse non aveva tutto il tempo che gli serviva).
      Il video ufficiale dell’azienda mostra il taglio, ma si parla di sostituzione.
      Diciamo che in linea di massima ci si può riuscire con danni limitati (pin) ma non ne posso avere certezza assoluta. Nel dubbio, preferisco mettere in guardia perché l’unica certezza è che in ogni caso non è operazione paragonabile a montaggio/smontaggio di un copertoncino tradizionale.

      Fabio

  • Andrea Valenzi

    Però non ne capisco il reale beneficio di questo prodotto, e la domanda che pongo è questa: l’utente (urban) ha necessità di un prodotto come questo? A mio avviso no. esistono in commercio copertoncini ultra resistenti e camere d’aria quasi impenetrabili, si pensi che i grandi viaggiatori che mancinano km e km non utilizzano gomme piene, nonostante pesi e strade siano “ostili” al biker.
    A mio avviso un prodotto del genere può servire a tricicli, a mezzi con il carretto etc… insomma usi specialistici. Diverso ad esempio è il prodotto tannus Armur che oltre a difendere dalle forature evita gli stallonamenti nel”uso trail, enduro..

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, posto che il mio compito è informare su cosa esiste, il discorso “necessità” non può essere generalizzato.
      Ogni ciclista ha le sue, e c’è chi si interessa nulla se fora e chi invece apprezza non essere costretto a riparare una gomma mentre sta andando al lavoro.
      Sul discorso dei cicloviaggi non è del tutto vero. Sono tantissimi i giramondo che fanno uso di gomme piene. Anche perché nessun copertoncino tradizionale è impenetrabile.
      Se poi sia o meno un fastidio dover cambiare una camera è discorso del tutto personale. Se hai letto la recensione avrai notato che della questione foratura non mi sono proprio occupato. E’ ovvio che non fori. Mi interessava capire le caratteristiche di guida, se cioè usando una gomma piena come questa la guidabilità ne sarebbe venuta fuori mortificata.
      All’esito del test posso affermare non è così, anzi nel raffronto diretto con gomme tradizionali (recensite sul blog) in un caso specifico mi sono trovato persino molto meglio.

      Fabio

      • Andrea

        Ciao Fabio,

        ho letto con interesse l’articolo – come del resto tutti i tuoi articoli – e la tua perizia e metodo di analisi che approcci mi piace e lo corretto e “scientifico”, è sulle conclusioni più generali (nel senso di valutazione di opportunità sul prodotto) che a volte trovo una diversità di vedute. Non avevo dubbi sulla guidabilità – la Tannus ne fa un punto di forza rispetto agli altri prodotti con gomma “piena” – ed è anche vero che alcuni giramondo usano le gomme piene ma dalla mia percezione quando leggo articoli, blog etc… mi sembrano una minoranza e qui ora il punto: il mercato “urban” (ad eccezione delle nicchie) ha necessità di un prodotto del genere? a mio avviso no.

        • Elessarbicycle

          Ciao Andrea, dipende da come guardi il “mercato”.
          Da qui godo di un osservatorio privilegiato, riesco a intercettare gli umori e necessità di una vasta platea.
          Nemmeno io ritengo le Airless la soluzione definitiva.
          Mi cito “Non credo che le Tannus Airless siano la soluzione definitiva per ogni declinazione del ciclismo, per noi appassionati ci sono sensazioni e prestazioni che queste gomme non possono offrire”.

          Esiste però una fetta di utenza, e i numeri di vendita lo dimostrano, che è ben lieta di usare le Airless; esiste anche una fetta di utenza che le userebbe ma è dubbiosa sul reale comportamento di guida.
          E quindi fai un test e provi a venirne a capo.
          Del resto a quanti serve un cavalletto da pedale? A quasi nessuno, però c’è, esiste, l’ho recensito.
          A te e millemila altri non serve, a qualcuno si, vediamo se funziona.

          Sono tanti i modi di vivere il ciclismo, e nessuno è quello universale, valido per chiunque.

          Fabio

          • Andrea Valenzi

            Concordo in parte. Io sono un utente delle due ruote versatile (vicino a te), ho una bdc, una ebike (MTB da enduro), una gravel e citybike. La citybike è da me utilizzata per le commissioni, andare in posta, prendere il giornale, in farmacia, etc… (al max 200 km anno) visto che non avevo voglia di gestire una foratura in questo scenario ho dotato la bici di una gomma a triplo spessore, veramente difficile (ma non impossibile) da bucare, in cui passo per sterrate, terreno coperto di vetri, etc… e in oltre 15 anni non ho mai bucato (prima invece capitava almeno 1 volta ogni anno…). metterei una tannus su questa bici? no assolutamente no e non credo che ci sia una fetta di utenza interessata a questo articolo (questa la mia unica contestazione). Da qui il mio giudizio. Detto questo apprezzo la volontà di testare i prodotti di mercato, alcuni lasciami dire come il cavalletto da pedale sono dei gadget (come il porta cellulare da bici o le lucine sui tappini delle valvole) leggo gli articoli su questi prodotti sorridendo.

            • Elessarbicycle

              Beh Andrea, che dirti. Ho provato a spiegare che comprendo la tua constatazione ma che le tue necessità/esperienze non sono quelle di ogni ciclista.
              Esistono tanti modi di vivere la bici quanti sono i ciclisti, ognuno con le sue specificità.
              Io parlo a tutti, semplicemente; senza mai arrogarmi il diritto di dire a qualcuno come pedalare perché so che il mio ciclismo è diverso e quello che serve a me non serve ad altri e così via all’infinito.
              Anche quelli che tu definisci gadget in realtà sono accessori che in tanti usano, vale sempre la pena di scoprire cosa funziona e cosa no.
              Se uno ha bisogno, per dire, di avere lo smartphone sott’occhio mentre pedala, vale la pena capire se esiste qualcosa che non glielo fa perdere al primo fosso.
              Tu manco lo porti il telefono in bici? Va bene, ma altri si. Perché lo portano? Boh, affari loro, a me non interessa il perché, io mi occupo di capire cosa funziona e cosa no. Senza pregiudizio.
              Compreso questo, tutto scorre nel suo naturale alveo.

              Fabio

            • Antonio

              Cioé quello che non ti interessa non lo ritieni valido? Mi sembra parecchio presuntuoso da parte tua, scusa se te lo dico. Il porta cellulare da bici, giusto per citare un tuo esempio, a qualcuno può essere molto utile, non lo definirei “un gadget che fa sorridere”. Un saluto.

              • Elessarbicycle

                Ciao Antonio, veramente io ho detto che non mi interessa perché uno si porta il telefono, mi interessa invece che i ciclisti lo fanno e quindi io recensisco. Come ho fatto, del resto, con il sistema sp connect.

                Fabio

                • Antonio

                  Ciao, la mia risposta non era rivolta al tuo commento ma a quello precedente.

                  • Elessarbicycle

                    Ah, ok Antonio; e che io li ho in colonna nella pagina di amministratore, e comunque coi commenti è sempre difficile capire a chi sono rivolti. Per questo, anche, scrivo sempre il nome a inizio risposta.
                    Comunque, una delle cose buone di questo blog è che non litighiamo.
                    Ognuno libero di esprimere le sue idee, motivandole. Tanto se metti due ciclisti a parlare tra loro usciranno fuori tre tesi diverse 😀

                    Fabio

  • Stefano Storoni

    Ciao Fabio, come sempre prova molto interessante e esaustiva. Visto che lo Shield esiste anche in versione da 40, lo consideresti adatto per un uso gravel, magari non eccessivamente spinto (parlo per capirci di strade bianche di campagna, non di singletrack)? Te lo chiedo perchè ultimamente sono tormentato dalle forature e comincio a stancarmi…

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, no e non perché lo dica io ma perché, a mia precisa domanda all’azienda prima del test (per creare il mio protocollo sui percorsi) se inserire o meno anche il gravel mi è stato sconsigliato.

      Sull’uso gravel, tubeless a parte che limita il problema di restare a piedi ma non lo risolve, sto valutando altri test, compreso la mousse proprio da gravel.
      Con tempi assai incerti, il calendario è ormai saltato perché con la concreta possibilità che fra poche ore saremo ritappati in casa per chissà quanto tempo sto fermando tutti gli invii di materiale. Non voglio ritrovarmi come la scorsa primavera, con mille cose da testare ferme per mesi.

      Fabio

      • Stefano Storoni

        Se per mousse intendi le Tannus Armour, ho appena finito di montarle su un paio di ruote Fulcrum che sto preparando per un nuovo progetto. Per provarle purtroppo ci vorrà del tempo perchè mi deve ancora arrivare il telaio, nel frattempo posso dire che il montaggio non è affatto complicato, sono solo parecchio dure da tallonare, ma magari è un problema del primo montaggio.

        • Elessarbicycle

          Ciao Stefano, no, ho selezionato una marca diversa.
          Ma se poi la farò e quando non so dirti, come scritto prima è saltato il calendario causa incertezza per la pandemia e misure che saranno prese.

          Fabio

  • Enzo

    Grazie per il bel articolo,, completo come sempre.
    Da straditsa e mtb-ista però mi piacerebbe sapere se c’è un prodotto “interno”, al posto della camera d’aria per capirsi.
    Ho visto recentemente l’armour ma non è che proprio mi ha convinto, ci sono alternative?

    • Elessarbicycle

      Ciao Enzo, anche altri propongono questi “scudi” ma ancora non ne ho sottoposto alcuno a test e non ho quindi riferimenti per darti una risposta valida.

      Fabio

  • Enrico

    Ho utilizzato queste tannus airless in misura 700x40C (40-622) per circa 7000km principalmente in ambito cittadino, principalmente su pavé e asfalto poco mantenuto, in quasi tutte le condizioni meteorologiche…condivido l’ottima recensione, tranne per quanto riguarda il comfort, quando si parla dei colpi piccoli e in successione…
    Ogni imperzione piccola ma soprattutto grande la si sente in pieno, soprattuto su pavé sconnesso…comportamento molto diverso rispetto alla combinazione copertoncino e camera d’aria quando si cerca di superare ostacoli come marciapiedi, la ruota tende a piantarsi e a dissipare l’energia e risulta poco cedevole ai lati, rendendo difficoltoso e aggiungerei pericoloso queste manovre (soprattutto in velocità, cosa che mi è costata una caduta, che probabilmente non ci sarebbe stata con copertoncino tradizionale).

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