Quanta ipocrisia

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Si sta facendo un gran parlare dell’arrivo di Bilbao nella tappa dell’Aquila: capolavoro tattico però per i benpensanti sporcato dal comando via radio sul momento propizio in cui scattare.

Ora, a parte che tu via radio puoi dirmi quello che vuoi ma io senza la gamba col cavolo che ce la faccio, davvero qualcuno crede che la radiolina i corridori la usano per ascoltare musica?

Facciamo un passo indietro, al momento in cui una squadra pianifica la partecipazione a un grande giro.

Il costo medio è circa 20 milioni di euro, con la Ineos che ne spende il doppio, leggo da un articolo del Sole 24 Ore, quindi un quotidiano che di faccende economiche se ne intende.

Esiste la possibilità, lecita, di dialogare tra ciclisti e ammiraglia e ogni squadra ha le sue vedette. Quelle che avvisano di pericoli, tratti liberi, distacchi e così via.

In ammiraglia non siede un tizio qualunque: lì c’è quello che è pagato con parte di quei tanti milioni non per fare compagnia ai corridori raccontandogli barzellette per tenerli allegri.

E’ un generale e come ogni generale non prende parte alla battaglia: ha il suo punto di osservazione privilegiato e da lì comanda le truppe.

Sfruttando ogni risorsa disponibile.

Ha il polso costante delle situazione, decide la strategia. Anche quella che deve tener conto di chi i tanti milioni per muovere il circo ha tirato fuori.

Quindi? Stiamo qui a vagheggiare della poesia perduta perché Bilbao ha dichiarato che il momento giusto in cui scattare gli è stato segnalato via radio?

Ma scherziamo?

Potrà non piacere questo ciclismo moderno e infatti a me piace poco e questo è il secondo anno che non seguo il Giro. Sono stato a Terracina per la tappa ma non per lei: avevo alcuni appuntamenti con uomini della comunicazione per pianificare i futuri lavori del blog e visto che tutte le aziende hanno base al nord ho profittato della vicinanza per un caffè e quattro (interessanti) chiacchiere.

Ma piaccia o no, questo è il futuro; o se vogliamo, questo il business.

Qualcuno può ragionevolmente chiedere a un direttore sportivo di non utilizzare ogni tattica possibile per portare a casa il risultato?

Qualcuno mi spiega se c’è differenza tra la strategia in gara e tutta la accurata pianificazione di allenamenti mirati, studi, tecnologie applicate alle bici e agli uomini per arrivare nella migliore condizione possibile agli appuntamenti di stagione?

Si dice che i ciclisti ascoltino i suggerimenti dell’ammiraglia e poi facciano di testa loro.

Forse.

O più semplicemente il ciclista è un professionista e questo significa due cose: ha un contratto e quindi da professionista lo onora; ha voglia di vincere e se uno dall’auto gli dice “ok, dietro si sta spompando, vai ora” e tu hai la gamba per farlo e non lo fai perché “faccio di testa mia”, beh, allora bello mio sei scemo forte.

Come ho detto questo ciclismo moderno può piacere o no e sapete che a me non piace. Il tatticismo esasperato ha rovinati parecchi Giri e Tour.

Ma è questo il ciclismo attuale, credere che certi comportamenti non esistano, tanto più da parte di chi il Giro lo segue dall’interno, è nella migliore delle ipotesi ingenuità. Nella peggiore semplice ipocrisia.

A voi scegliere.

Buone pedalate. 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Antonio Daniele

    sono perfettamente d’accordo con il tuo giudizio “tecnico” sul Giro

  • Max

    Io sono per il ciclismo “puro” senza radio, tutto basato sull’ estro e lo stato di forma dei ciclisti. Ci sarebbe più spettacolo ed emergerebbe solo chi è veramente un ciclista con una marcia in più.

  • vinicio

    Anch’io concordo. E approfitto per chiedere lumi su un’altra questione tecnica. Le biciclette del giro si equivalgono? O no? Nel senso può penalizzare un professionista l’uso di una Bottecchia invece di una Colnago? Immagino che nessuna delle bici del giro siano cancelli, ma ci stanno delle differenze tra i modelli/marche tali per cui, per esempio, chi monta una Pinnarello è leggermente avvantaggiato? O è come se fosse un giro monomarca? Per assurdo e per opposto (?) penso alla F1. Ci vuole il pilota ma anche la mercedes sotto il sedere….Grazie

    • Elessarbicycle

      Ciao Vinicio, non è un monomarca ma a questi livelli le bici sono tutte ottime, non esiste vantaggio (o svantaggio) tecnico.
      E per fortuna nel ciclismo conta ancora l’uomo, quindi è lui il motore e il cuore, il parallelo con gli sport motoristici non regge.
      Come ho scritto in apertura, per radio puoi dirmi quello che vuoi ma senza gamba vado da nessuna parte…

      Fabio

  • Giovanni74

    Sono un amante del vintage così come adoro vedere vecchi filmati sugli eroi del ciclismo del dopoguerra che compivano epiche imprese su quelle che, per eufemismo, chiamavano strade. Ogni cosa però evolve ed il ciclismo non è da meno. Chi di noi riuscirebbe più a viaggiare sulle vecchie 127 o 500 o Ascona, su sedili di finta pelle e senza condizionatore ect, penso quasi nessuno. Il ciclismo di oggi è uno sport in cui sono stati investiti molti soldi da parte delle squadre che sono ormai formate da professionisti a tutti i livelli e non poteva essere da meno anche la tecnologia che le squadre possono avere a disposione, un pò com’è nella Formula Uno odierna. Certamente può piacere o meno però come giustamente ha detto Fabio, qualcuno può anche dirti di scattare ma senza le gambe non vai da nessuno parte, e questo era vero 100 anni fà e lo è ancora adesso.
    Volevo anche rispondere a Vinicio. Il ciclismo è anche l’unico sport dove noi amatori possiamo avere biciclette più performanti di quelle dei professionisti. Loro hanno un limite di peso sotto cui non possono andare, che se non erro è di 6,8 kg, magari sono legati ad uno sponsor per gli accessori e quindi non hanno la nostra libertà di scelta Noi, invece, non abbiamo limiti se non quelli del portafoglio.

  • Il campione, specie se professionista, sfrutta tutti gli strumenti a propria disposizione e così è stato fatto anche in questo caso.
    Si può solo discutere se proibirne alcuni, come si fa da molti anni nel motorsport, dove lasciando libera la tecnologia i piloti non potrebbero letteralmente guidare le vetture a causa delle prestazioni troppo elevate. La Formula 1, massima espressione tecnologica, ha una quantità di limitazioni regolamentari impressionante a quel che gli ingegneri possono fare.
    Radio e misuratori di potenza si potrebbero tranquillamente bandire e anche se le prime sarebbero facilmente sostituite dai su e giù dei gregari verso l’ammiraglia per lo scambio di informazioni si guadagnerebbe complessivamente in spettacolo.
    Il ciclismo è indietro rispetto all’automobilismo, qualcosa potrebbe mutuare da quest’ultimo.

    [BELLISSIMO questo blog!!!]

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