Pedali Shimano PD-EH500

La prova su strada

Tempo di lettura: 6 minuti

La prova su strada

Pedali doppia funzione, che per chi sta dalla mia parte del monitor si traduce in doppio lavoro.

Ogni situazione o quasi da dover testare una volta agganciati e una volta “liberi”. Cercando di capire dove è preferibile usare cosa.

Ho scelto due bici per questo test; due zucche, una da gravel l’altra in assetto urban.

Sono la Holdsworth Mystique e la mia personale Raun (ex London Road), così da avere un quadro completo sulle molte possibilità di utilizzo.

Che mi serviranno per le cosiderazioni finali, qui vedremo solo come si comportano, partendo da aggancio e sgancio.

Le tacchette usate sono state sia quelle di serie, le multidirezionali SH56, che le unidirezionali SH51. Alla fine, per mia maggiore comodità, ho lasciato su sempre queste ultime.

Le scarpe sono stata tante. Oltre due modelli di casa Shimano, le Shimano XC5, più specialistiche ma con un occhio al comfort, e le Shimano MT7, scarpe tuttofare, ho aggiunto le Chrome Industries Truk Pro Bike e infine una normale scarpa da trekking, non da ciclismo per capirci. 

Strada, fuoristrada, città. 

Già, meno un componente è specialistico più il lavoro aumenta.

Una notazione. Questo articolo è stato composto poco prima della chiusura per emergenza sanitaria. Mancavano solo le immagini in esterno con le varie bici; immagini che erano programmate nella trasferta di metà marzo che mi sarebbe servita per questo e tanti altri test. Così come già fatto, anche stavolta ho scelto di pubblicare ugualmente, riciclando vecchie foto in esterno, scattate ai primi di febbraio. Dinanzi all’alternativa tra non pubblicare in attesa di tempi migliori e pubblicare seppure con impaginazione più povera, ho scelto questa seconda opzione.

Iniziamo, aggancio come detto.

Facile, immediato, sicuro. Sia usando tacchette multidirezionali che quelle unidirezionali.

Lo sgancio, ovviamente, risulta ancor più semplice usando le SH56; però, complice l’abitudine all’uso delle SH51, ho  sganciato un paio di volte senza volerlo realmente fare. 

Chiariamo: nulla di pericoloso, non è che rilanciando mi sia trovato zampe all’aria. Semplicemente quel dato movimento fatto per altre esigenze del tutto estranee alla pedalata corrispondeva a una possibilità di sgancio e quando sei concentrato su altro, non ci badi. E’ bastato ricordarmi che in quella uscita avevo su le SH-56 e tutto è rientrato.

Sia chiaro quindi un punto: le tacchette multidirezionali non puoi sganciarle semplicemente pedalando. Non esiste durante la rotazione una direzione che consenta lo sgancio involontario.

E’ stato un problame mio, gesti figli della necessità di alcuni movimenti durante i test la causa di qualche sgancio involontario. Anche per questo, appurato che con le SH56 funziona tutto bene, ho preferito restare con le SH51. E poi le scarpe mi servivano per altri test e non potevo star lì a cambiare tacchette a ogni uscita.

L’asse ha buona scorrevolezza, anche se il numero di sfere non è elevato; ne abbiamo 24, divise in due blocchi, misura 3/32″.

Perché lo dico adesso, una considerazione che sembra saltar fuori senza una sequenza logica?

Perché il meccanismo di attacco SPD ha il suo peso; l’asse ruota libero e quindi il pedale in partenza lo abbiamo sempre dal lato flat subito disponibile.

Colpetto di punta, rotazione per trovarsi col lato giusto, aggancio.

Ci vuole più tempo a leggerlo che a farlo.

Una volta in movimento sono in tutto e per tutto pedali SPD; rispetto però a un SPD nudo di buona fattura, di quelli con superfice di appoggio maggiorata, non senti la scarpa “premere” sui bordi.

Se la suola è liscia, invece se ha una sua tacchettatura qualcosa c’è.

La possibilità di esercitare pressione è buona; non paragonabile a un pedale Road è vero; ma non dissimile a quella di un SPD standard, senza gabbia intorno.

Ovviamente la scarpa riveste un ruolo fondamentale, per meglio dire la sua suola. 

Però non sono, alla fine, pedali sportivi, meglio goderseli con scarpe più turistiche.

L’importante è che la tacchetta non infastidisca e così avviene. Considerando che tutta la spinta è proprio su di lei, direi che è buona notizia.

In ogni caso, che si voglia pestare o tirare, la scarpa resta lì, la trasmissione dell’energia è buona, non ci sono evidenti flessioni, quindi possiamo archiviare il lato SPD e dedicarci a quello flat.

La superficie di appoggio non è vasta, non è generosa come quella di un pedale solo flat specialistico. Dove per specialistico intendo quelli larghi e coi pin, di solito indirizzati al mondo off road ma che io sovente uso su bici urbane.

E’ comunque una superfice sufficiente a garantire la spinta; che però, inevitabilmente, si perde a causa della scarpa non specifica.

Ed è giusto così.

Ragioniamo: se uso lato flat è perché sto calzando scarpe non specialistiche, non da ciclismo. Quindi con suola morbida e cedevole.

Vero, esistono performanti scarpe da bici a suola liscia. Ma, obietto, l’utente tipo di un pedale doppia funzione sceglie questa tipologia di pedale proprio per non dover usare solo scarpe tecniche.

Almeno, per mia esperienza coi ciclisti, questo determina la scelta. Poi gente strana i ciclisti, chissà…

La presa è buona se calziamo scarponcini da trekking o ginnastica, purché con un minimo di battistrada; se la suola è liscia è d’obbligo avvitare i pin. Soprattutto se piove. Non vi dico una volta che avevo i mocassini, non per il test, stavo andando al lavoro (questo blog è un lavoro ma non è il mio lavoro…) e quella mattina ho preso la prima bici che avevo davanti. E dopo poco puff, la pioggia. E io non avevo i pin montati. E io perdevo la presa di continuo. Vabbè.

A parte gli errori miei, nel complesso la parte flat è risultata pienamente sfruttabile. 

Diciamo però che il pedale non è un 50 e 50, non è cioè mezzo da usare con attacco e mezzo senza.

No, l’uso flat è in proporzione inferiore rispetto all’aggancio.

Succede coi doppia funzione; infatti altri modelli, quelli che a vederli dal lato privo di aggancio sembrano normali pedali da trekking, hanno la proporzione invertita.

Né limite né difetto: sono considerazioni d’uso, a questo servirebbe un test.

L’asse è di qualità, come i suoi cuscinetti. In tanti anni di vita sui pedali, reale e metaforica, ancora non mi sono imbattutto in cuscinetti Shimano malfatti.

La mia vera passione sono quelli a rullini ingabbiati, stupefacenti. Non vorrei dire una sciocchezza ma credo non usino più sui nuovi pedali road serie Dura Ace. Indagherò. 

La manutenzione è semplice, c’è la coroncina da svitare con apposito attrezzo, identica a quanto visto nel test dei pedali RS500.

Unico problema rilevato una certa debolezza del trattamento cromatico, facile a graffiarsi contro le tacchette in metallo. Succede quando usi scarpe con tacchette e in quel momento decidi di sfruttare il lato flat. Problema irrisolvibile, le tacchette SPD sono in acciaio e i pedali in alluminio: vincono le prime, ahimé.

In uso fuoristrada sono una simpatica soluzione. Risolta la questione dell’altezza sella (cioè compensare lato aggancio con quello flat), si riesce a godere di entrambe le possibilità.

Nel senso che quando sei lì a pedalare per sentieri, ampia visuale, terreno più o meno compatto, allora agganci e spingi forte.

Se quel sentiero si inerpica fino al fitto bosco e decidi di scendere dal versante alberato lanciandoti nello slalom, allora sfrutti il lato flat (coi pin avvitati) e la zampata per evitare il ramo basso tra i denti è salva.

La città è terreno d’elezione per questi pedali EH-500. La possibilità di essere usati flat senza eccessive rinunce, perché è vero che la superfice di appoggio non è vasta ma è pur vero che nella pedalata urbana (che non è certo votata alla prestazione) la questione è irrilevante. 

Resta il mio consiglio di installare sempre i pin. Non sono così “aggressivi” da rovinare le suole dei mocassini, sono fondamentali per non perdere presa.

E poi il touring. Qui è difficile decidere. Più che il pedale conta il proprio modo di viaggiare, quindi è questo che determina la scelta.

Chi viaggia tutto il giorno, carico, per lo più su strada, tanto vale meglio un pedale “tutto aggancio”, magari del tipo con gabbia esterna come i 545 che ho recensito e uso da anni con soddisfazione. 

Chi si ferma spesso, usa la bici per vagare da un borgo all’altro concedendosi pause e passeggiate, visite al museo o monumento, qualunque attività dove una scarpa tecnica con tacchette potrebbe essere un fastidio, allora può guardare a questi doppia funzione come valida soluzione. La giornata dedicata alla trasferta via con scarpini e tacchette, quella dedicata al relax via con scarpe civili, senza importunare il silenzio della cattedrale gotica pestando tacchette sul marmo.  

Col test vero e proprio mi fermo qui, alla fine non c’è molto da provare.

Il discorso sulla trasmissione dell’energia, lo scatto sui pedali ecc d’accordo, lo fai. Ma appurato che tutto funziona, alla fine chi cerca un doppia funzione di queste cose gli importa poco.

No, vuole capire se sono pedali che fanno al caso suo.

Vuole sapere se questa tecnologia, più che questo pedale, vale la pena adottare.

E io ci provo a rispondere, nel prossimo paragrafo.

COMMENTS

  • Daniele

    Riporto la mia personale esperienza con i pedali a doppia funzione, anche se di altra marca.
    Teoricamente sono una buona idea, emergono solo un paio di considerazioni da fare:
    -Il fatto di essere che siano “quasi speculari” o comunque non abbastanza sbilanciati da permettere la rotazione del gancio verso il basso, fa si che, ripartendo dopo un semaforo ad esempio, siano (paradossalmente) più difficili da riagganciare perchè non è sempre così chiaro quale lato del pedale si ha sotto la suola.
    -Quando si indossano scarpe spd, ma si decide di percorrere un tratto sganciati, sfruttando il lato flat, allora pin, fresature o comunque tutte le parti sporgenti del pedale che hanno lo scopo di fare grip sulla suola in gomma, vengono invitabilmente a contatto anche con la tacchetta sotto la scarpa, generando un feeling “farlocco” di grip/slittamento che mi piace poco.
    Insomma un genere di pedale versatile ma non “universale” e che comunque va spalleggiato dalla corretta calzatura, secondo me.
    Li ritengo comunque una valida scelta su bici tuttofare dove si pedala anche senza scarpe propriamente da ciclismo o si ha bisogno di scendere spesso di sella.
    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, dipende molto dalla foggia del pedale come dalla fluidità dell’asse.
      Come sai di doppia funzione ne esistono molti, alcuni ottimi altri appena decenti.
      Nel caso di questi EH-500 siamo nel primo campo.
      L’ottima fluidità dell’asse da si che il pedale, libero, ruoti sempre con lato spdin basso, quindi sai sempre quando riparti che lato hai.
      La finitura si graffia con le tacchette ma il corretto dimensionamento non rende comunque la tacchetta troppo “aggressiva” sul lato flat, il grip è buono.
      Risentono con scarpe da MTB specialistiche, ma nessuno prende un doppia funzione per usarlo con scarpe specialistiche.
      Come sai, bisogna sempre inquadrare un prodotto per potenziale utilizzo/utilizzarori.
      Altrimenti i risultati sfasano, sarebbe come dire, per amor di paradosso, che una gomma slik stradale non tiene nel downhill e quindi è cattiva.

      fabio

  • michele

    Sono i miei pedali preferiti. Possedendo una bici “tuttofare” non potevo non innamorarmi di questi.
    Non cerco mai la prestazione, ma sempre la funzionalità e la comodità

  • narco bonini

    Una domanda da ex-possessore di MTB: a gennaio mi arriverà la gravel e dato che vorrei utilizzarla anche per andare a lavoro (16 km andata + ritorno) avevo pensato proprio a questi pedali. Però il loro essere ibridi mi lascia qualche dubbio, avendo sempre utilizzato gli SPD, riguardo le prestazioni in allenamento. Per una distanza come quella che vorrei percorrere per andare in ufficio forse converrebbe utilizzare un pedale SPD + adattatore flat?

    • Elessarbicycle

      Ciao Narco, sono scelte personali.
      Io per distanze superiori ai 15km uso sempre un pedale con aggancio, che sia un doppia funzione o no.
      Il punto con i doppia funzione è valutare la preponderanza d’utilizzo. Se cioè si pedala più a lungo agganciato o meno.
      Questi Shimano sono maggiormente votati all’uso con tacchetta, quindi devi valutare tu cosa ti serve maggiormente.
      Sconsiglio l’adattatore per pedali spd, tutti quelli che ho provato si sono rivelati al di sotto delle aspettative minime.

      Fabio

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