Investire sul cicloturismo

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Investire sul cicloturismo potrebbe essere la soluzione per risollevare, almeno in parte, l’economia estiva e autunnale.

Sono diversi anni che le vacanze in bici, su tragitti medio-brevi, costituiscono una percentuale crescente degli introiti vacanzieri.

Non parlo del ciclista avventuroso, il giramondo solitario che passa dall’Alaska alla Terra del Fuoco pedalando in sandali pure a meno trenta e dormendo tra gli orsi.

Coppie giovani e meno giovani, famiglie con bambini, persone che magari raggiungono in treno una certa località e poi noleggiano la bici oppure hanno le loro dietro e sfruttano la rete di ciclovie, molto sviluppate nel Nord Italia, con percorsi che sconfinano in Austria e così via.

Vacanze pedalate con dolcezza.

Ecco, questo particolare modo di vivere la bici nel 2019 ha garantito 55 milioni di pernottamenti con un ricavo di 4,7 milardi di euro.

Sono vacanzieri con buona propensione alla spesa, con una media di 75 euro al giorno.

Sempre con riferimento a questo turismo a medio raggio, nel 2019 è valso il 6% del dato complessivo turistico, con punte sino al 15/20% nelle regioni meglio attrezzate a riceverlo.

L’estate che verrà, e manca poco a pensarci anche se io mi sento fermo a febbraio, come se questi mesi non fossero trascorsi, sarà piena di incognite.

Diversi studi puntano verso un turismo dolce e di prossimità, con spostamenti limitati.

E io credo che questo tipo di cicloturismo potrebbe essere una efficace soluzione a un settore in affanno.

La bici può garantire il rispetto delle norme di sicurezza.

Permette di (ri)assaporare una serenità quanto mai necessaria per molti.

Ha costi sostenibili, non serve avere la specialissima da millemile euro né la astronave ultra accessoriata; basta una semplice bici da trekking, due borse economiche e via. Con 5/600 euro ce la si fa tranquillamente, tanto ci si sposta su ciclabili e/o ciclovie, dormendo in strutture recettive che fungono anche da campo base per il bagaglio, ci si gode una buona cena e una serata a passeggio.

Il Trentino è ottimo esempio di gestione di questo tipo di turismo, con fitta rete di percorsi e strutture bike friendly.

Strutture che non sono più così rare nemmeno al sud; proprio uno di voi che seguite da tempo questo blog ne gestisce una sua, nella bellissima terra di Sicilia e, non lo nascondo, mi piacerebbe essere suo ospite.

Se questo è il momento di investire nella mobilità sostenibile, è ancor più il momento di investire nel turismo a pedali.

Servono percorsi sicuri, protetti, ben serviti e segnalati.

Non pensate, ripeto, al cicloviaggio avventuroso. Che è bello per chi lo compie, poco interessante sul piano economico. Si dorme sotto gli alberi, si mangia cucinandosi, si beve alle fontanelle, ci si lava nei bagni pubblici. Introiti prossimi allo zero per i Paesi attraversati.

No, io qui penso alla famiglia che si concede una settimana, usa la bici per godersi le bellezze del luogo, si sposta su un raggio di 40/60km dal campo base, non rinuncia alla cena al ristorante tipico e così via.

Insomma, spende, fa girare le gambe con moderazione ma l’economia con più vigore.

Proprio per questo devi rendergli la vita facile, invogliarlo. Non fargli vivere la bici come una sofferenza, obbligandolo al pericolo del traffico delle provinciali e costringendolo a impazzire se ha un problema meccanico.

Ci sono Regioni già attrezzate, altre molto indietro. 

Ma possono recuperare, se aiutate.

Incentivi ai potenziali turisti e sgravi fiscali per chi vorrà adeguare le proprie strutture recettizie alle esigenze dei ciclisti. 

E anche a chi decide di noleggiare le bici sul luogo. 

La veloce identificazione di percorsi, segnaletica provvisoria per creare corsie protette.

Colonnine con aria compressa e ricambi di prima necesità, come già esistono e quindi è tecnologia collaudata.

Insomma, volendo in due mesi ce la si fa.

Volendo.

Buone pedalate, per chi può

COMMENTS

  • ANTONINO PISTILLI

    Dopo Istria, Croazia, Sardegna, Cilento, Salento e dopo 4 anni in Grecia, vista la situazione avrei volentieri programmato il mio ciclo viaggio in Calabria…
    Raggiungibile in auto e quindi senza problemi…dislivelli limitati sulla costa…sembrava tutto perfetto…
    Poi su internet chiedendo consigli…il dramma..
    La statale 106 jonica e la più pericolosa d Italia..la chiamano la strada della morte…la 107 tirrenica la segue in classifica a breve distanza…dopo aver rischiato la vita due o tre volte di già in Grecia, sinceramente dall alto dei miei 60 e passa anni non me la sento…
    Vengo dall’ alpinismo…in vita mia ho rischiato parecchio
    …ma quello e un rischio calcolato…qua si parla di essere sfiorato di spalle da Tir e SUV che se ne fottono di te…
    Dalla ripresa di fase 2 già ci sono stati vari ciclisti morti in strada…
    Signori qua ci vuole tutela…io mi ritengo un ciclista abbastanza scafato per aver girato anni in citta come Roma e Napoli…ma qualcuno forse lo sa già per uscire in bici in queste città bisogna avere il coltello tra i denti..
    Io invece ora (riposo del guerriero?) vorrei solo stare tranquillo e godermi le vacanze come credo ed a maggior ragione le cic
    lofamiglie con bambini…
    Colleghi qua urgono ciclovie…ciclabili..cicloturistiche…
    Ebbasta…

  • eraldo silba

    Buongiorno. Concordo pienamente con quanto scritto da Antonio. Come lui sono un over 60 con 40 anni di cicloturismo. Ho visitato in lungo e in largo l’italia e parte della Francia (vivo a Cuneo) e tranne in pochi casi ho pedalato sempre rischiando la vita a causa di auto e tir che neppure ti vedono. Tuttavia continuo a pedalare e a viaggiare con la speranza che qualche ministro dello stato sia capace di creare strade sicure per tutti, soprattutto per noi ciclisti. Almeno per le prossime generazioni mi auspico.

  • Stefano

    Io l’hanno scorso ho fatto la SS18 da Paestum fino a Villa San Giovanni e nonostante me l’avessero dipinta come un pericolo mortale è stata una delle più belle statali che abbia mai visto e percorso. Spettacolare il Cilento, bellissima tutta la tratta sul mare.

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