Ogni 32 ore muore un ciclista

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Ogni 32 ore in Italia muore un ciclista.

Nel 2017 sono stati registrati 254 decessi.

Ed è al solito un dato falsato per difetto perché non tiene conto dei decessi avvenuti a settimane o mesi dall’incidente, dopo lunghi ricoveri ospedalieri.

Il numero di sinistri che ha visto coinvolto almeno un ciclista è impressionante: 17.521.

Un incidente ogni mezz’ora e pure questo è dato calcolato per difetto, visto che tiene conto solo dei sinistri denunciati e/o dove vi sia stato intervento di organismi pubblici (Polizia stradale, Primo soccorso ecc) e non anche quelli che, per fortuna vien da dire, causano danni lievi che il ciclista evita di segnalare. 

Pedalare è diventato il più pericoloso sistema per spostarsi: il tasso di rischio è del 2,48%.

Per farci una idea ecco quelli degli altri mezzi di trasporto: pulmann 0,48%, camion 0,67%, automobili 0,78%, ciclomotori 1,06 e a chiudere le moto con l’1,96%. 

E’ vero che in questa deprimente classifica siamo secondi ai pedoni, ma solo per statistica: c’è più gente che si sposta a piedi invece che in bici.

Con crudezza posso dire che aumentano i bersagli.

Come è accaduto nel nostro mondo a pedali: siamo di più, c’è un ritmo di crescita prossimo al 10% annuo di chi inforca una bici.

Ma dinanzi a un problema assistiamo, assisto io che per anni mi sono occupato di sicurezza stradale, alla sterile contrapposizione tra le parti.

I ciclisti si sentono vittime, sempre e comunque e questo è umano ma non del tutto vero.

Tutti gli altri, dalle Istituzioni a scendere, incolpano solo noi e questo è per nulla vero.

Mi inquietano le dichiarazioni rilasciate da chi ricopre alti incarichi quando, senza mezzi termini, attribuisce ai ciclisti la responsabilità delle proprie sciagure.

Mi inquietano i tanti articoli di stampa che periodicamente compaiono quando a lasciarci la pelle è un ciclista più o mone famoso dove, tra le righe, si legge che il disgraziato quasi quasi se la è andata a cercare.

Mi indigna la cecità della Pubblica amministrazione, partendo dagli organi Costituzionali di parlamento e governo (le minuscole non sono un refuso) e giù fino alle Circoscrizioni per cui i ciclisti altro non sono che perdigiorno, gente che nulla ha di meglio da fare che andarsene in giro su una bicicletta.

Lo vediamo nel modo balordo con cui progettano male e realizzano ancor peggio le poche ciclabili che esistono nel nostro Paese.

Non percorsi sicuri per consentire ai ciclisti di spostarsi senza rischiare la pelle: piuttosto tratti inutili, riserve dove mandare a spasso “quelli che fanno su e giù”.

Mi conoscete da anni ormai e sapete che sono anzitutto un ciclista sportivo appassionato. Significa che la bici è prima di ogni cosa il mio strumento di felicità, non un mezzo di trasporto.

Questo non significa che non sia uso a spostarmi ogni giorno su una bicicletta. Semplicemente voglio troppo bene a questo insieme di tubi e ingranaggi per ridurlo a sola utilità.

E da ciclista che vive su una bici da oltre 35 anni, so che le colpe sono anche nostre.

Però ridurre il tutto al luogo comune per cui quando sali in bici dimentichi ogni regola di circolazione ci fa torto: e ci fa danno.

Una volta chi sceglieva di spostarsi in bici era visto come uno sfigato che non poteva permettersi di meglio; i più benevoli ci etichettavano come eccentrici e sorridevano compassionevoli.

Ora siamo visti come estremisti o radical chic, preferibilmente di area sinistrorsa, e comunque degli snob che vorrebbero imporre il loro stile di vita a tutti.

Mi vien quasi nostalgia di quando mi davano semplicemente dello sfigato…

E viene da chiedermi che senso ha scrivere di queste cose qui, dove voi che mi leggete passate la vita a pedalare esattamente come me; anzi, più di me.

Diventa un parlarci addosso, privo di utilità.

Ribadisco l’ovvio, racconto ciò che noi tutti già conosciamo e viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.

Allora? Allora non ho soluzioni pronte, solo una idea: raccontiamo, a tutti sempre e comunque, che significa andare in bici.

Raccontiamolo a chi una bici non la possiede, a chi va in palestra in auto e si fa una ora di spinning, a chi impazzisce tra autobus e metropolitane che non funzionano, a chi in una bella domenica primaverile resta incollato a vedere interminabili serie televisive, a chi ci considera sfigati o snob non importa.

Raccontiamo loro non i pericoli che affrontiamo ogni giorno, quelli no, li faremmo scappar via.

Raccontiamo il sorriso che abbiamo quando pedaliamo andando al lavoro rispetto al loro immusonirsi bloccati nel traffico.

Raccontiamo la nostra soddisfazione dopo una mattinata passata in bici rispetto alla loro apatia davanti a uno schermo.

Raccontiamo gli odori che ci inebriano rispetto allo smog che li attanaglia.

Portiamoli dalla nostra parte, e se non riusciamo a farli salire in sella forse riusciamo almeno a fargli capire chi siamo.

Magari fargli capire cosa si perdono.

Forse a non ammazzarci per strada.

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Robrtyo

    Parole sante qua a milano sud invece vi scontriamo sulle piste ciclabili con.i pedoni che le ovvupano quasi completamente la domenica mattina e ci sono sempre i rischi di incidenti tra no che poi ci diamo la colpa a vicenda e ci costringe ad utilizzare la strada con.le macchine

  • Ieri un mio collega:
    -“Come mai nelle rotonde passi in mezzo e non te ne stai sulla destra così non rallenti le auto che arrivano da dietro?”
    -“Perchè tre anni fa, entrato una rotonda lasciando spazio alla mia sx, un auto s’è infilata e mi ha svoltato a destra prendendomi in pieno come se non esistessi. Almeno così li rallento dietro di me e non mi passano ‘ngopp e orecchie”.
    -“Ma scusa però così intralci il traffico, non è peggio?”
    -“Se mi buttano per terra, no.”

    Daniele

  • Lorenzo

    Ottimo articolo Fabio, mi ritrovo in tutte le tue parole, anch’io sono stato investito mentre andavo a lavoro, ma io ho peccato su tre cose:
    1 – è domenica mattina alle 6 per cui non c’è nessuno in giro (sbagliatissimo proprio perché non c’è nessuno in giro, quei pochi che girano vanno come matti e bisogna prestare più attenzione rispetto a quando ci sono gli ingorghi));
    2 – prendere una strada contromano, benché larga ma sempre contromano è;
    3 – usare le cuffiette per ascoltare la musica, senza di esse avrei sentito il motore della macchina provenire da quella strada laterale, ovviamente il tizio ha addossato tutta la colpa a me che ero sì in contromano ma lo stop che non ha rispettato non l’ha nemmeno preso in considerazione.
    Risultato ho dovuto ripagargli la macchina ammaccata (sono assicurato fortunatamente e penso di essere stato fin troppo onesto) mi sono fatto 20 giorni di convalescenza con ginocchia tumefatte e costole incrinate, ed ho perso una bicicletta ma poco male perchè non ho perso la vita ed ho guadagnato la consapevolezza che rispettare il codice della strada è un must per noi che andiamo in bici benchè non ci rende immuni da possibili incidenti causati da chi non lo rispetta.

  • Mi sono avvicinato seriamente a questo mondo da fine settembre 2018 e dai miei pochi 600 km vorrei dire quello che ho visto in questi 3 mesi.

    Le macchine non ti vedono.

    Neanche io quando guido a volte mi accorgo dei ciclisti. Tantomeno se (come oggi) sono vestiti completamente di nero, dal casco alle scarpe, senza luci ecc.
    Era li tranquillo che saliva la sua salita lunga lunga….assieme ai vacanzieri milanesi che vengono in montagna il fine settimana. Giornata con sole ma comunque non si vedeva bene.
    Io invece giacca arancione fluorescente o gialla filo. guanti e casco pure. Tutto da bici ma ad alta visibilità .Ho fatto una prova coi miei familiari e mi vedevano da almeno 500 m.
    Ahimè purtroppo a parte le “colpe e disattenzioni” dei ciclisti ci sono anche tante colpe dell’utente medio della strada . Un figlio di un mio collega è tragicamente venuto a mancare a seguito di un camion che non vedendolo sulla destra la urtato mentre svoltava. A maggior ragione bisognerebbe adottare dei sistemi atti a rendersi più visibili , oltre a mantenere un comportamento consono alle normali disposizioni del codice della strada, Buona cosa che da quando pedalo ,anche se da poco, presto ancora più attenzione ai ciclisti . Sperando ovviamente che in un futuro ci sia più sensibilizzazione su questo tema

    • Elessarbicycle

      Ciao Stelvio, sagge parole.
      Abbiamo le nostre colpe ma non tutte le colpe. Rifiutare di riconoscere sia l’uno che l’altro non fa bene a nessuno.
      I ciclisti, sempre detto, non sono migliori degli altri; al massimo più magri.
      Tra le nostre fila abbiamo indisciplinati, prepotenti, scostumati, come in qualunque altra categoria.
      Ma come non accetto l’assioma che i ciclisti sono sempre e solo vittime, allo stesso modo non accetto chi da tutta la colpa a noi.
      Il ciclismo è esploso negli ultimi anni, c’è tanta gente che pedala in più sulle strade e chi quella stessa strada con noi condivide deve capire quanto siamo vulnerabili.
      E noi capire che la strada non è il nostro esclusivo regno.
      Bene fai a renderti visibile.
      Più di una volta in privato sono stato richiamato perché nelle mie recensioni spingo sempre molto sulla visibilità e poi pubblico foto mie mentre pedalo in all black.
      Vero, ma ho spiegato spesso che quelle sono foto di scena, funzionali agli articoli (e non avete idea della cura e attenzione che poniamo quando dobbiamo scattare le foto, a iniziare dalle condizioni del traffico e della assoluta visibilità nei tratti che percorro, con anche vedette appostate) quindi non fanno testo.
      Raramente rinuncio almeno a una canotta traforata fluorescente, una fascia, qualcosa che mi faccia vedere da lontano.
      Rendersi visibili non ci rende invulnerabili, però aiuta.
      Un passo lo facciamo noi, un altro passo si spera lo fanno gli altri e tutti un giorno vivremo felici e contenti

      Fabio

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