[Officina] Pompa da officina e kit borsino sottosella

Come riempire il borsino sottosella

Tempo di lettura: 5 minuti

Come riempire il borsino sottosella

Come riempire il borsino sottosella è sempre uno dei dubbi che assillano i ciclisti.

Troppo o troppo poco? Questo si o no?

Diciamo che non esiste una regola universale, tutto dipende dal tipo di uscita. Una passeggiata sul lungomare non è il lungo della domenica o il track in fuoristrada.

Però un kit minimo serve sempre e comunque. Ampliabile secondo necessità.

borsino sottosella bici cosa portare

Quello che non deve mai mancare è il necessario per ovviare a una foratura: camera, leve smontagomme, pompa. A cui poter aggiungere le comode pezze adesive per riparare una camera d’aria, quelle per riparare un copertone (non tubeless), un adattatore per gonfiare le gomme col compressore e un minitool. 

E’ il kit di primo soccorso, il minimo indispensabile, ciò che mai deve mancare.

Poi ogni ciclista dovrà rimpinguare la dotazione sulla base delle proprie esigenze. C’è chi non esce senza i “vermicelli”, quegli inserti che servono a riparare i tubeless. Giusto, se però hai i tubeless. Se non li hai, a che serve?

Questo rapido esempio per chiarire che c’è una dotazione minima uguale per tutti; e poi una dotazione supplementare diversa per ogni ciclista e ogni ciclismo.

A seconda di cosa un ciclista abbia necessità di aggiungere, la prima esigenza è scegliere il borsello adatto.

In realtà è scelta da fare dopo, quando cioè si hanno le idee ben chiare su ciò che ci si vuole portare dietro.

Però per impaginare è più comodo così.

Di borse sottosella straripa il mercato, ce ne sono per tutte le esigenze.

Da quelle minimali, dove al massimo entrano camera e leve, a stento la micropompa, a quelle via via più grandi.

borse da sella bici borsa da sella bici 

Al loro interno possiamo inserire il necessario.

La camera d’aria, avvolta in un sacchetto di plastica (ottimi quelli per surgelare) con abbondante spolverata di borotalco.

camera d'aria riserva bici

Oltre a proteggere la camera, aiuta moltissimo in fase di montaggio a bordo strada.

Le leve smontagomme devono essere anzitutto solide.

Ne esistono due tipi: con uncino e senza.

leve per smontare copertoncini bici

Il mio consiglio è scegliere quelle con uncino, da fissare al raggio mentre con l’altra leva si scalza comodamente il copertoncino.

Quelle piatte van bene con copertoncini molto morbidi, ma sono sempre più fastidiose da usare. Devi tenere impegnate ambedue le mani perché non puoi fissarle al raggio. Non dimentichiamo che siamo in strada, non nella comfort domestico.

Le leve smontagomme NON vanno mai usate per tallonare il copertoncino. Si usa la tecnica del massaggio, che potete vedere in questo articolo.

Un comodo attrezzo può essere il TyreKey, che vi ho mostrato in questo altro articolo.

E’ un valido aiuto soprattutto quando fa freddo (mani intirizzite, difficile “massaggiare” il copertoncino) o piove e la gomma bagnata scivola dalla presa.

Occupano pochissimo spazio, quindi aggiungerei le sempre valide toppe adesive.

toppe adesive camera d'aria bici

Piccole, fornite sempre con una pezzetta abrasiva per preparare la superfice, risolvono la sfortuna di bucare più volte nel corso della stessa uscita.

Esistono anche toppe adesive per riparare uno squarcio sul copertoncino.

riparare copertoncini bici tagliato

Soluzione di emergenza, giusto per rientrare a casa; non funzionano con gomme tubeless

Ancor più piccolo il comodo adattatore per pistola ad aria compressa.

adattatore compressore camera d'aria bici

Permette di gonfiare le gomme sfruttando un compressore; che ovviamente non abbiamo con noi in bici, ma una stazione di servizio o meccanico auto/moto si.

Tanta fatica in meno…

Se il borsino sottosella non vi piace, si può sempre ricorrere alle finte borracce.

finta borraccia attrezzi bici finta borraccia attrezzi bici

In questa Elite Byasi che ho recensito in questo articolo entra davvero tanta roba, anche la micropompa.

A proposito di gonfiaggio; che pompa scegliere? Vediamo nel prossimo paragrafo.


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COMMENTS

  • Sì, ho cambiato username, ma non gravatar (per ora) dato che non proseguo più sul blog del kendo. Bell’ articolo. Mi permetto qualche stimolo a cui tu saprai dare sicura risposta. Quando faccio una randonnee (minimo 200 km, generalmente lontano da casa) mi porto anche 3 camere – lo confesso, a volte 4 (!) – d’ aria e mi sento meglio… Inoltre, ma qui sono fisime mi porto dietro sempre dei guanti in lattice monouso di tipo medico: se cambio una ruota o devo lavorare con lo smagliacatena almeno riparto con le mani normali (pulite in bici, é dir troppo, no?) inoltre se qualcuno si fosse fatto male, posso assisterlo tutelando la mia salute oltre che le altrui ferite. Non manca mai qualche fascetta e un pezzo di nastro americano. Credo possa essere utile anche una maglia catena. Talco (scrivi bene!) sui copertoncini: lo faccio pure io ma uso il borotalco. Un utente di bdc segnalava possibili fenomeni “degenerativi” da parte del talco borato sulla gomma. Poi il discorso é parso rientrare sia perché nessuno pare aver mai riscontrato problemi in tal senso sia perché ormai le camere d’ aria non contengono solo gomma naturale. Ultima cosa – e mi scuso per aver preso così tanto spazio, te lo renderò volentieri sul mio blog – : puoi chiarire se per la misura dell’ usura catena sia da considerare già lo 0.5 o lo 0.75 (l’ 1 mi pare sinceramente già troppo). Grazie!

  • Ciao Franz, spunti interessanti i tuoi e saranno trattati. Ma, come ho scritto all’inizio, procederò per gradi.
    Per adesso sono partito con la dotazione basica, quella di un qualunque ciclista della domenica che non si regola da solo nemmeno i freni ma almeno non resta a piedi se buca.
    Su cosa portarsi dietro in giri più impegnativi o in viaggio, come eseguire determinate operazioni ecc ci arriveremo.
    In ogni caso saranno più che graditi commenti e suggerimenti come il tuo, perché in questo campo l’esperienza è tutto e tu, da randonneur, ne hai. Quindi ben vengano tutte le indicazioni su come integrare.
    Anticipo che per l’usura catena io considero lo 0,5, (per prudenza) ma questo sarà argomento che tratterò in futuro.
    L’idea di fondo, non so se giusta o sbagliata, è preparare una serie di articoli “aumentando di livello”. Insomma, partiamo con l’alfabeto, poi leggeremo i classici. Un approccio graduale, in modo che anche chi ha comprato la sua prima bici ieri possa piano piano essere in grado di curare la sua bici da solo.
    E’ un progetto ambizioso, lo so, e non so se riuscirò a esserne all’altezza. Ho chiesto, e spero mi risponderà, l’aiuto di un vero e proprio guru della meccanica, di cui ho profonda stima.
    Per adesso posso solo dire che il prossimo articolo (ma sulla cadenza di pubblicazione non sono in grado di fare previsioni) riguarderà il cavalletto e gli attrezzi generici, ossia la normale dotazione di ferri non specificatamente progettati per le bici ma indispensabili.

    Fabio

  • Pietro

    Concordo sul portarsi appresso dei guanti io lo faccio sempre sulla bdc ho il nastro bianco 😉
    però consiglierei quelli in nitrile ce ne sono anche di molto resistenti; il lattice dove lavoro è stato abbandonato perché può sensibilizzare la cute fino a sfociare in vere e proprie allergie. per quanto riguarda l’usura catena ho preso anch’io l’attrezzo park tool 0,5-0,75 penso sia meglio cambiarla un po’ prima. nel forum bdc l’argomento usura catena è molto dibattuto sempre importante usare il calibro per valutarne l’allungamento ma non è l’unico parametro su cui basarsi conta anche la manutenzione periodica, il modo di utilizzo(salita, pianura, incroci estremi) il peso del ciclista, condizioni delle strade.Daniele(SCR1) sempre del forum diceva che una catena può non essere allungata ma essere già usurata. sto sperimentando questo metodo di lubrificazione:
    http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=271011&page=8 nella seconda bdc dove ho la falsa maglia mi sembra interessante voi cosa ne pensate?

  • Troppa fretta… 🙂
    Alla catena ci arriveremo, trattando come si cura, monta/smonta, falasamaglia, tipi di catene e misure, attrezzi vari (dal calibro allo smagliacatena ecc) ma con calma.
    Se avessi voluto scrivere come si cura una bici in un solo post avrei dovuto pubblicare un libro…
    Prendetela come quelle pubblicazioni periodiche che si acquistano in edicola, ogni tanto un fascicolo nuovo.
    Ci sono tantissime cose da trattare e molte mi sfuggiranno e il tempo da dedicarvi è quello che è.
    Persino questo primo articolo di livello molto basico ha rischiesto alcune ore. Scrivere, tagliare e rivedere, scattare le foto, ridimensionarle, rivedere il tutto per essere comprensibile ai neofiti (che è lo scopo di questo primo post, indirizzato a ciclisti molto inesperti non certo veterani come voi) è un lavoro lungo.
    Pazientate…

    Fabio

    • Pietro

      caro Fabio se vuoi mi piacerebbe provare a darti una mano nella stesura dei capitoli che vai a scrivere in modo da creare un overwiev sull’argomento che di volta in volta andrai a trattare

  • Ciao Pietro, molto cortese da parte tua, anche se ignoro cosa sia una overwiev 🙁
    Una collaborazione è difficile, per me non per te, perché non so mai quando scriverò e che piega prenderanno gli argomenti. Molto graditi sono comunque tutti i suggerimenti. Infatti ho già fatto tesoro delle considerazioni espresse sopra e il prossimo articolo non sarà, come preventivato, su cavalletto e attrezzi generici ma tratterò un ampliamento del kit di primo soccorso.
    Lo schema dovrebbe essere: un primo articolo su un argomento rivolto a ciclisti poco esperti o totalmente novizi. Un secondo articolo che approfondisce lo stesso tema ma rivolto a ciclisti, come voi, più esperti e quindi dove è possibile dare per scontato che certe cose le conoscete già.
    Gli argomenti sono tanti, la parte più difficile è stendere un “piano editoriale” che sia lineare e non crei confusione, rendendo di fatto inutili, perché difficili da trovare, le notizie che servono.
    Adesso approfitto di un paio di bici in microfficina per alcuni lavori per fare qualche foto su come si smontano i diversi tipi di movimemnto centrale, gli attrezzi e qualche trucco per rimuovere anche quelli più ostici 🙂

    Fabio

    • Pietro

      ciao Fabio l’overwiev va di moda nel campo dove lavoro si tratta di un visione d’insieme di vari studi pubblicati e le conclusioni a cui sono giunte, andrebbero pubblicati anche quelli in cui i risultati sono negativi o diversi da quello che si attendeva, ad esempio la lubrificazione con paraffina è stata testata da una rivista di mountain bike che ha messo a confronto diversi tipi di lubrificanti. per la collaborazione allora ti aiuterò con i commmenti grazie aspetto con ansia i prossimi articoli 🙂

  • ah ok, adesso so cosa è una overwiew 🙂

    Capisco cosa intendi, ma non sarà l’impostazione mia. Non mi baso, in questo blog, su nulla che non abbia personalmente sperimentato.
    Per necessità tecniche sono costretto a prelevare qualche immagine dalla rete, ma è l’unico “intervento esterno” consentito. Ogni operazione (così come i test sui componenti o bici) che pubblico è perché l’ho fatta con le mia mani.
    Da un lato è un limite perché non posso essere esaustivo; dall’altro è un plus, perché non parlo per sentito dire. Cosa che accadrebbe se, per esempio, mi mettessi a citare gli studi fatti dalla rivista sulla paraffina, mentre invece pubblicherei la cosa solo se avessi sperimentato io la paraffina.
    Mi rendo conto che può suonare presuntuoso, ma che senso avrebbe mettermi a pubblicare lavori altrui? Non verrà fuori una guida completissima col mio sistema, ma sarete certi che quella tale operazione, eseguita con quella specifica procedura, funzionerà perché è sperimentata.
    Gradito, proprio per questo questo, è ogni aiuto o commento basato sull’esprienza vissuta, perché è questo lo scopo di questo blog. Raccontare cose vere, fatte da noi, non riprendere test di riviste o articoli di altri già pubblicati.
    Altrimenti avrei preso il libro blu di park tool, scopiazzavo e ne veniva fuori la guida completa, senza stare tanto a sbattermi…

    Fabio

  • Hugh

    bello questo sito, articoli che leggerò bene per imparare. Però si dice la scatola, non lo scatolo (al sud lo usano tutti ma non esiste in italiano)

  • Marco Xwarz

    Ciao, faccio spesso giri “adventure”, cioè non so dove mi vado a cacciare, quindi contribuisco aggiungendo nel kit: una pinza multiuso, il cui costo è purtroppo proporzionale alla qualità, dimensione e peso , uno straccio pulito che avvolge il sacchetto della camera d’aria chiuso con elastici di buona qualità, utile per pulirsi o altre emergenze, filo di acciaio inossidabile sottile (qualche decina di cm pesa una inezia), nastro a velcro (avvolto sul telaio o manubrio non ingombra) e le chiavi a brugola eventualmente necessarie perché il multitool non ci arriva (es: sotto sella).

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