Nitto M 18

Tempo di lettura: 3 minuti

Altro portapacchi di casa Nitto, stavolta tocca all’anteriore M 18.

La scorsa settimana abbiamo visto un portapacchi posteriore prodotto dalla factory giapponese, il modello R 15.

Che adesso sappiamo essere particolare, con montaggio e uso specifici.

Non è così invece per questo Nitto R 18: basta avere un foro sulla testa della forcella è chiunque può montarlo.

Anche se non ha attacchi lungo gli steli perché nel caso potrà ricorrere alle fascette in dotazione.

Lo chiamo portapacchi ma sarebbe più corretto definirlo portaborsa. 

Di fatto serve a piccoli carichi non ingombranti o da supporto per le borse da rando, quelle squadrate, classiche.

Molti infatti si chiedono il perché del grosso arco posto dietro, su questo M 18 come su tanti altri analoghi offerti da diversi costruttori: è dove si infila la maniglia di cui queste borse sono solitamente provviste.

Non ho speso parole la volta precedente su Nitto, lo faccio adesso.

Marchio iconico, dubito qualcuno non lo conosca. Ma un ripasso fa sempre bene.

E’ azienda carica di storia, fra poco si avvia a celebrare il centenario. 

Fondata nel 1923 conta al momento 43 dipendenti. No, scusate: 43 artigiani. 

Già perché ogni manubrio, attacco, portapacchi, portaborraccia e accessorio che prende vita nello stabilimento di Fukushima è rigorosamente fatto a mano. Anche la piegatura dei manubri, mediante apposite maschere, una per ogni modello.

Ma non pensate a una azienda saldamente legata al passato: sono giapponesi, hanno l’innovazione nel sangue. Coi loro tempi magari, del resto è nazione dove convivono le massime espressioni della tecnologia e ci si commuove per lo spettacolo dei ciliegi in fiore.

Comunque più delle mie parole vale la pena vedere il video qui sotto, dove l’attuale presidente Akira Yoshikawa racconta con l’orgoglio misurato tipico dei nipponici quanto fanno ogni giorno. E’ in lingua originale e sottotitolato in inglese ma facilmente comprensibile.

E se anche non lo fosse, le immagini da sole basterebbero.

A un certo momento del video avrete visto una artigiana saldare un portapacchi ed è proprio un M 18. Chissà, potrebbe addirittura essere lo stesso 😀

La volta scorsa ho ammesso di essere affascinato dai marchi. Però mi conoscete da tempo e sapete che non significa nel mio caso inseguire la griffe.

Amo i marchi storici del ciclismo e credo chiunque abbia visto come lavorano, come si respiri quell’aria di cura e antica artigianalità, persino le tute uguali che rimandano a fabbriche di altro secolo, ora può capire perché Nitto mi affascina.

Nessun processo automatizzato, nessun robot che taglia e salda mentre un dipendente annoiato guarda cifre scorrere su un monitor: guanti e occhialini e via a saldare e lucidare, piegare e forare.

Ogni singolo pezzo frutto dell’abile lavoro.

Per questo ci tenevo tanto ad avere Nitto su sua maestà Elessar, un telaio saldato con estrema cura da uno dei nostri migliori artigiani. 

Se penso al lavoro che si è sobbarcato per accontentarmi, con tutti quei gigli e la testa forcella da modificare per ottenere il passaggio ampio che mi serviva…

Ma non è di Elessar che dobbiamo parlare.

Il palcoscenico è ancora per Nitto e per il suo portapacchi M 18, quindi voltiamo pagina e facciamo la sua conoscenza.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

Commenta anche tu!