In gamba, ragazze

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Una bici è tante cose.

E’ passione, è divertimento; è fatica, è sofferenza; è riscatto, è emancipazione.

Sono passati decenni dalle frivole note che intonavano la curiosità di sapere dove andasse quella bellezza in bicicletta e malgrado ciò ancora in tante zone del nostro mondo alle ragazze è proibito pedalare.

La storia della bicicletta è anche la nostra storia, di un Paese uscito distrutto dalla guerra dove una bici era l’unico modo per spostarsi velocemente.

Poi il boom economico, l’arrivo delle utilitarie e la bici che ritorna a essere sorella povera, compagna di chi non può permettersi di meglio.

E’ uno schema che abbiamo visto replicarsi in ogni Nazione di ogni Continente, quando la maggioranza della popolazione vive in povertà e una bici è l’unico modo per spostarsi, per lavorare, per vivere.

C’è un’altra anima della bici, è quella delle tante donne vittime di interpretazioni religiose che le vogliono schiave, sottomesse. Paesi dove per loro inforcare una bici significa rischiare la vita.

Abbiamo letto della tenacia di chi a tutto questo si è ribellato.

Ancora un’altra anima in questo insieme di tubi e ruote, quello dell’emancipazione, della voglia di riscatto, di tornare a vivere o almeno di vivere una vita normale.

Una vita che noi, da questa parte del mondo, diamo per scontata ma così non è.

Una ragazza italiana, francese, tedesca, di qualunque nazione europea così come una sua coetanea nelle Americhe la mattina indossa il suo completo tecnico, un casco, inforca la bici da corsa o da fuoristrada ed esce.

Normale.

In Africa no. E fino a pochi anni fa in Ruanda praticamente impossibile.

Funestato da un genocidio consumato nella quasi totale indifferenza dei più, poco a poco il Ruanda è risorto.

Anche attraverso il ciclismo.

Anche attraverso il ciclismo femminile.

E adesso la loro squadra nazionale è la più forte e titolata del Continente.

Merito della tenacia, della forza di queste ragazze. E merito di aziende che attraverso alcune ONG, quelle tanto vituperate in questo irritante momento politico, hanno regalato o ceduto a prezzi di favore bici, equipaggiamento, materiale.

Aziende nostrane, italiane; segno che siamo migliori dei nostri rappresentanti.

Collezionano vittorie a raffica queste ragazze ruandesi; vincono per loro, vincono per il loro Paese, vincono per un Continente intero.

Vincono su una bici, volando veloci.

Vince la bici, le sue tante anime. 

In gamba, ragazze.  

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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