Nitto M 18

Prova su strada e conclusioni

Tempo di lettura: 3 minuti

Prova su strada e conclusioni

Montare il portapacchi anteriore Nitto M18 è molto semplice, basta avere almeno un foro sulla testa della forcella.

E’ indifferente se sia quello del parafango o per i freni caliper.

Nel primo caso è più semplice e per un lavoro pulito io consiglio di tagliare a misura una barra M6 e chiudere avanti e dietro con dadi ciechi. Sempre trovato brutte le teste esagonali a vista.

Nel secondo caso è necessario svitare il corpo freno e frapporre la staffa del Nitto tra questo e la testa della forcella.

L’ampia svasatura impedisce che la staffa entri in contatto con la calotta serie sterzo.

Ok, nell’immagine sembra si tocchino: ho sbagliato l’angolo di ripresa…

Le staffe possono essere avviate agli occhielli della forcella, se presenti.

In alto provvede la vite cava a gestire lunghezza e inclinazione.

Anche stavolta ho lasciato le staffe più lunghe del necessario (anche perché al momento di saldare gli occhielli mi basai sulla dotazione all’epoca, che prevedeva staffe poco più corte, quelle da 20 cm) visto che la bici mi serve per altri test e provvederò al taglio solo quando la altezzosa tutta luccicante potrà riposare.

Eliminando l’eccesso delle astine ne viene fuori un montaggio pulito; così effettivamente sa di posticcio.

Brutto vedere le “antenne” sporgere; però sappiamo che un taglio non è mai reversibile, quindi va fatto solo al momento opportuno e adesso ancora non lo è.

La capacità di carico è garantita in 5kg, secondo me pure troppo peso da portare a sbalzo sull’anteriore.

Io mi sono fermato a 4kg ed è stato difficile perché ho deciso di sfruttare la piccola borsa Zimbale, creata apposta sulle misure di questo portapacchi (anche degli altri anteriori Nitto che hanno identico piano d’appoggio).

Facile comprendere che nei suoi pochi litri le solite bottiglie riempite di sabbia che sono la zavorra di ogni mio test di carico non potevo farcele entrare. Così ho cercato attrezzi, barrette di piombo, qualunque cosa fosse piccola e pesante, fatto un involto e messo dentro.

Rumore a parte ché tutto sbatacchiava, il portapacchi non si è smosso di un millimetro nemmeno sul pavé in velocità. E, annoto con piacere, non si è nemmeno staccata la borsa, visto che le fascette anteriori non facevano giusta presa a causa della sporgenza delle astine che creavano conflitto.

Quindi qualità ed efficacia ci sono tutti.

Ma non si sceglie un portapacchi così solo per la sua funzionalità. 

E’ un Nitto, abbiamo visto come li fanno e sappiamo che l’azienda è parte della lunga storia del nostro mondo a pedali.

La scorsa settimana come unico limite ho rilevato il prezzo finale. Però c’è da dire che sono stato ingiusto.

Sono accessori e componenti fatti a mano, uno per uno, e sottoposti al rigido controllo qualità di stampo nipponico.

Lo sappiamo come sono fatti i giapponesi in queste cose, definirli pignoli è riduttivo.

A nostro sfavore gioca la scarsa presenza sul territorio nazionale che ci obbliga ad acquistare all’estero.

Con conseguente aggravio di spedizione e dogana se l’acquisto avviene extra UE; facile reperirli in Inghilterra, ma al momento in cui scrivo (che è sempre settimane prima di quando leggete) il Parlamento britannico è ancora in piena confusione da Brexit, quindi se acquistare in UK significherà anche dogana al momento non lo so.

Per fortuna il Nitto M 18 è uno dei cavalli di battaglia della factory del sol levante, grazie anche alla sua relativa universalità di montaggio e quindi la reperibilità è più semplice rispetto ad altri modelli.

Se valga i soldi chiesti è difficile stabilirlo guardando solo all’utilizzo. In fin dei conti portapacchi con 5kg di portata ce ne sono tanti e costano otto volte meno.

Ma, detto prima, nessuno sceglie un Nitto badando solo alla funzionalità, alla sua portata.

Lo scegli per la storia, per la cura, per la pulizia delle saldature.

Lo scegli, ok, lo scelgo, perché non so resistere a quel piccolo adesivo che fa mostra di sé, perché la mia Elessar è fatta a mano, con cura e amore e merita accessori che ne condividano lo spirito.

Poi taglierò le astine, le rifinirò a mano per dargli l’estremità bombata e sarà molto più bello e ordinato da ammirare.

Ora no; ora tocca smontarlo di nuovo e togliere anche i parafanghi da Elessar ché servirà per alcuni test in lavorazione e dovrò avere la bici nuda. 

Però prometto che quando sarà, mostrerò come eseguire taglio e finitura, c’è un trucco per ricavare la testa bombata senza possedere attrezzi specifici. Ma più in là.

Per ora, al solito, buone pedalate.    

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

Commenta anche tu!