Nitto M 18

Come è fatto

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Come è fatto

Pure stavolta la forma è classica, senza tempo.

Il lungo arco posteriore, ben più sviluppato di quanto facciano altri produttori che hanno a catalogo modelli simili, non stona nell’insieme. Gli da carattere.

Nella vista di tre quarti posteriore spicca la staffa sagomata per agganciarlo alla testa della forcella.

Vediamola meglio in dettaglio.

Presenta una curvatura complessa. L’incavo ha necessità tecniche: evitare il contatto con le calotte della serie sterzo, anche quelle più corpose.

E comunque è facilmente modificabile a mano e a freddo, come sempre deve essere con questi accessori, per consentire il montaggio in bolla.

La staffa è regolabile in lunghezza. Scorre su un binario fresato e due viti con dadi autobloccanti provvedono a serrarla una volta a misura.

 Il sistema di fissaggio alla forcella avviene grazie alla classica coppia di astine regolabili.

Sfruttano identiche viti cave e rondella sagomate già viste nell’articolo sul modello R 15. La pulizia delle saldature è esemplare.

Le astine in dotazione sono da 24 cm.

Terminano con un occhiello per farci passare una vite se si hanno attacchi alla forcella; altrimenti si può ricorrere alla coppia di fascetta in dotazione, diametro 22mm.

Volendo è possibile accedere ai ricambi e prendere due aste più lunghe, arrivano fino a 42 cm, e fissare il portapacchi agli occhielli sui forcellini anteriori, per chi li ha e gradisce questa soluzione.

Le dimensioni del piano di appoggio sono 20×11 cm misurato esterno/esterno.

L’arco posteriore si sviluppa in verticale per circa 13 cm, quindi è bene misurare quanto spazio c’è sotto la piega.

Il peso da me rilevato è 310g compreso staffe e attacchi. 

Montiamolo e vediamo come va.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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