Ma è davvero rivoluzione?

Tempo di lettura: 2 minuti

Sram lancia il nuovo gruppo Eagle con il cambio che rinuncia al forcellino e tutti a parlare di rivoluzione.

Ci sono anche altre migliorie, sia chiaro, più che altro per correggere scelte poco opportune fatte in passato, ma non è questo che mi interessa.

Il fatto che questo mio articolo non sia nella sezione tecnica bensì in quella dedicata ai pensieri su due ruote chiarisce da subito che i dati puramente tecnici non saranno trattati.

E’ l’enfasi con cui è stata propagandata questa novità che mi lascia perplesso.

Basta fare una rapida ricerca sul web e scopriamo che tutti hanno usato la stessa parola: rivoluzione, appunto.

Basta fare un rapido raffronto tra i vari articoli pubblicati in lingua italiana e vediamo sono tutti uguali: stessa impostazione, stesse parole o quasi, persino il richiamo alle FAQ ufficiali.

Il che è assolutamente normale.

Non crediate che uno stia lì, nascosto nei laboratori di ricerca e sviluppo, e poi di di notte esca dal nascondiglio per fotografare le novità in arrivo sul mercato.

Ogni azienda si avvale di servizi di comunicazione, interni o appoggiandosi a società esterne, che inviano alle varie testate i comunicati.

Testo, foto in alta risoluzione, tag, link e tutto quello che serve a impaginare un articolo.

Quasi sempre c’è anche la data di embargo, ossia l’indicazione di giorno e ora per la pubblicazione, per evitare che una testata si avvantaggi su una altra nel combattuto mondo della rete.

Embargo che alcuni rispettano, altri che la mezz’ora prima se la prendono sempre, con evidente scorrettezza.

Questi comunicati sono fondamentali per chi fa informazione, altrimenti sarebbe impossibile star dietro a ogni novità.

Oltre al fatto che sono comodissimi, un copia e incolla del testo, nessuno sbattimento per le foto, hai un articolo pronto in cinque minuti, altro che i mesi che impiego io per un solo test.

Per mia scelta, e con disappunto delle agenzie di comunicazione, raramente pubblico queste news. Per me, per un blog che ha scelto la via dell’approfondimento e ha come linea editoriale il parlare di ciò che si ha tra le mani, non ha senso uscire in contemporanea a tutti con la stessa identica notizia.

Ogni tanto faccio una eccezione, quando per esempio la notizia so che vi interesserà o se è funzionale al fatto che ho già concordato un test e quindi di fatto lancio lui più che la notizia.

E non manco di inserire le mie considerazioni, senza limitarmi a copiare un testo scritto da altri.

Questa novità Sram non l’ho pubblicata per due motivi: non tratto la MTB (ci ho provato ma non è il mio mondo), di veramente rivoluzionario c’è nulla.

Troppa enfasi, troppo uso di questo aggettivo, troppo voler rimarcare la svolta epocale, il divario incolmabile con la concorrenza per una soluzione tecnica che, di fatto, possiamo definire innovazione ma non rivoluzione.

Perché le parole sono come numeri, ognuna ha il suo preciso valore. Usarle a sproposito non va bene.

Qui abbiamo una soluzione di montaggio unica, applicabile a telai predisposti (moltissimi ma non tutti), che comporta l’eliminazione delle regolazioni (provvede a tutto il software favorito da questa soluzione di montaggio) e un deciso irrobustimento dei materiali nonché una furba soluzione per annullare quasi del tutto i danni da impatto frontale (ma esisteva già).

Il resto né più né meno sono normali evoluzioni di una trasmissione elettroassistita, soprattutto nel software che mostrava alcune lacune.

Sorvolo sul prezzo imbarazzante, purtroppo pratica sempre più comune nel nostro mondo a pedali.

Innovazione, progresso, novità: non rivoluzione.

Eliminare il forcellino, perché alla fine è su questo che tutti hanno battuto, non è rivoluzionario.

Lo sarebbe stato se tutte le aziende produttrici di telai e componenti avessero deciso all’unisono di applicare questo nuovo standard.

Così è solo una delle tante opzioni sul mercato.

Conoscete tutti la profonda stima che ho per i prodotti Shimano, eppure quando hanno lanciato il 105 Di2 mi sono ben guardato dal definirlo rivoluzionario; anzi, ho sollevato perplessità sulla tempistica e sul vuoto, al momento, creato in gamma.

Trovo anche poco edificante il malo modo con cui è stato trattato qualunque ciclista su forum e social abbia sollevato qualche dubbio.

Che siano perplessità giuste o sbagliate, chi scrive di mestiere deve rispettare chi impiega il suo tempo a leggerlo piuttosto che fare altro, di più divertente.

Spiegando se necessario, chiarendo dove possibile ma non trincerarsi dietro “io l’ho provato e tu no”, deridendo o accusando chi si interroga di essere solo a caccia di click; accusa che, statisticamente, arriva sempre da chi fa ampio uso del c.d. clickbait.

Ma sapete cosa sarebbe davvero rivoluzionario?

Se i produttori di telai decidessero di accordarsi per cinque formati di forcellino cambio, non i millemila attuali che non hanno alcuna reale motivazione tecnica per la loro differente foggia, eliminando di fatto il problema delle reperibilità.

Se i produttori di trasmissioni si sedessero a un tavolo e si accordassero per uno standard unico del corpetto ruota libera, senza star lì a litigare per il canale in più.

Se si decidesse di intraprendere decisi la strada della piena compatibilità tra i componenti trasmissione, che significa meno sbattimenti per noi e per i negozi (magazzino ricambi semplificato) e una produzione più ecosostenibile.

Perché rivoluzione significa sovvertire l’ordine costituito in favore di un altro favorevole a tutti.

Altrimenti non è rivoluzione, è solo un altro tassello nella ricerca di soluzioni che interessano alcuni, lasciano indifferenti altri.

Quindi, per favore, meno enfasi, restiamo coi piedi per terra, evitiamo questi clamori buoni solo a soddisfare la perenne ricerca di click e facciamoci qualche domanda prima di pubblicare. Rispettando chi con educazione esprime dubbi e perplessità piuttosto che fomentare guerre funzionali solo a tenere alto il traffico sui forum o attaccando nel timore di scontentare lo sponsor. Sponsor che, se è saggio e conosce il mestiere, non vede di buon occhio questi atteggiamenti.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Faustino</cite>

    Buona sera Fabio, si trovano già nei vari siti on line, solo il pacco pignoni costa la modica cifra di 738 euro, il cambio alla modica cifra di 717 euro, alta gioielleria solo per pochi…personalmente la penso come te.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao faustino, come scritto in apertura l’aver collocato l’articolo in una sezione del blog dedicata alle chiacchiere chiarisce da subito che non entro né nelle specifiche tecniche né di prezzo.
      Che però ho osservato è imbarazzante.
      Se sia o meno giustificato dalla qualità costruttiva è qualcosa che puoi capire solo con un test.
      Che poi a noi per pedalare serva spendere su roba così beh, per me no.
      Però alla fine mi interessa poco la questione, se uno i soldi li guadagna onestamente li spendesse come vuole. Come ho sempre detto davanti a questi balzi in avanti, basta che non ci tolgano le bici alla nostra portata. Economica ma anche di semplicità.

      Fabio

  • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

    Ti stavo aspettando 😀
    Pff, data la qualità media dei telai che vedo passare (e grossomodo indipendente dalla fascia di prezzo), le rivoluzioni possibili sono due: quella dei clienti con un cambio da millemila euro che non si riesce a far funzionare correttamente o quella dei meccanici costretti a imbastire soluzioni ad hoc su una buona metà delle bici con questa grande novità…
    Siamo tutti Bauke Mollema XD

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Non hai tutti i torti paolo…
      Trovo questa novità intrigante sul piano tecnico, ma del resto mi succede con quasi tutto, sono curioso di natura.
      Trovo tutto il clamore generato dai media francamente del tutto fuori misura per una soluzione che tutto sommato non è poi così rilevante.

      Fabio

  • <cite class="fn">Lorenzo</cite>

    Alcune considerazioni in ordine sparso che ti vorrei sottoporre:
    – prezzo da gioielleria. Direi che sono in buona compagnia, il prodotto è appena arrivato calerà, soprattutto quando arriveranno gruppi di gamma inferiore con la medesima tecnologia. Per fare un esempio vicino basta pensare all’eagle “classico” uscito prima nelle versioni più pregiate con subito dopo GX, NX e ora SX.
    – la rivoluzione è lo standard. Sram ha avuto il merito (merito interessato, vista la mossa successiva…) di aver provato ad usare il suo potere per introdurre il forcellino unico (lo sram udh), utilizzabile con qualsiasi cambio purché il telaio lo supportasse….senza chiedere royalties o altro alle case che lo adottavano. Pensate che bello sarebbe se, quando uno piega il forcellino (eventualità che purtroppo rientra tra le regole del gioco), invece di sperare di averne uno giusto di ricambio bastasse andare da un qualsiasi rivenditore per poterlo sostituire. Chiaramente non sono benefattori, hanno messo in campo questa mossa per poter poi avere i telai predisposti per l’adozione di questa eagle transmission…però intanto loro l’hanno fatto, i concorrenti no. Peraltro anche con il corpetto xd sram che io sappia ci aveva provato a introdurre uno standard unico, non chiedendo diritti per lo sfruttamento del brevetto.
    – com’è messa shimano. Sul segmento trasmissioni mtb shimano, mi dispiace dirlo, si è presa negli ultimi anni una serie di scoppole che la metà basta. Da quando sram ha introdotto il 12v per i giapponesi si è fatto buio. Dopo il 12v sram ha introdotto l’axs con comando wireless: semplicità e funzionalità al massimo. Poi lo ha esteso il gruppo meccanico anche alla gamma più accessibile (eagle axs). Adesso ha messo in campo un gruppo esclusivamente servomeccanico, ormai rodato dopo anni di esperienza, che permette di cambiare sotto sforzo e non ha più bisogno del forcellino che ha la possibilità di essere regolato in modo assistito. Mentre sram faceva tutto questo shimano è riuscita solo a fare un 12 velocità meccanico, di concezione classica. Che per carità, funziona bene ma ictu oculi è roba vecchia rispetto a quanto fatto da sram.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Lorenzo, come ampiamente specificato e come la sezione del blog in cui è pubblicato questo post chiarisce, non sono entrato nelle specifiche tecniche.
      Bensì nell’enfasi eccessiva che si è data a una evoluzione, una innovazione ma non certo la rivoluzione sbandierata e propagandata.
      D’accordo il marketing, d’accordo la necessità di onorare i contratti di sponsorizzazione, però serve misura.
      E’ questo il fulcro dell’articolo, non la tecnica in sé.
      Accolgo sempre con favore e curiosità ogni innovazione, se non ci fossero io starei ancora sulla mia pinarello a congiunzioni e record 5v ma il punto, come ho chiarito, è la comunicazione, non il prodotto.

      Fabio

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