Installare freni idraulici Ultegra R8070

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Ultima puntata del nostro viaggio sul percorso dell’installazione della trasmissione Shimano Ultegra R8070 Di2.

Ci occuperemo dei freni, dall’installazione del disco al mozzo sino all’eliminazione di eventuali bolle d’aria nell’impianto, mentre il taglio dei tubi idraulici e posa della spina con attrezzo specifico e no, l’abbiamo visto la scorsa volta.

E’ il primo montaggio, olio nuovo: per questo ho deciso che dedicherò sia al rabbocco che allo spurgo completo, cioè la totale sostituzione dell’olio nell’impianto idraulico, un articolo in futuro.

Sono operazioni semplici, credetemi. Ma avevo preventivato tre settimane per montare la bici e dopo cinque ancora non ho finito (al momento in cui scrivo, quando leggerete mi sa avrò anche chiuso i test), evito di allungare ulteriormente i tempi.

Non perché io sia lento. Avessi dovuto montare solo per me, senza creare gli articoli, in due ore avrei finito.

Quando invece di ogni passaggio devi creare la procedura fotografica, una operazione da due minuti porta via quattro ore. 

Stavolta poi ho anche cambiato metodo di lavoro. 

Di solito mi prendo due o tre giorni, scatto tutte le immagini e poi scrivo. E per pigrizia, decidere di pubblicare ugualmente quella foto seppure non proprio buona.

Non che le mie immagini siano da libro d’arte, ma qualcosa di solito si intuisce.

Con questa serie di articoli mi sono spinto più in là. Dedicando molto tempo alla parte fotografica e spero un miglioramento si noti.

Per questo finché non avevo tutte le immagini che volevo e che si avvicinassero a come speravo sarebbero risultate, e l’articolo composto, non passavo alla fase successiva di lavoro.

Questo ha dilatato i tempi oltremisura perché ha significato provare e riprovare, variando inquadrature e regolazioni. Un montare e smontare continuo, ogni operazione ripetuta più volte.

Ovviamente ci ho messo, al solito, molto del mio nel complicarmi la vita.

Mi ero innamorato di questa idea di scattare immagini dei lavori con me abbigliato con grembiule e cappellino Shimano, che mi ero fatto inviare apposta.

E quando ho visto che di fatto erano colore ma nessuna fruibilità, invece di tornare sui miei passi ho perseverato nell’errore, cercando una impossibile soluzione.

Insomma, o hai un monitor 50 pollici e io carico foto da 5 gb oppure si capisce nulla, troppo piccoli i dettagli.

Oltre due settimane letteralmente sprecate.

Spero almeno che quelle successive, che sono state spese a creare quanto avete letto e fra poco leggerete, non risultino altrettanto sprecate.

La divisione in tante schede di lavoro ha trasformato questa serie di articoli in un romanzo d’appendice. E prima di pubblicare non sapevo se questa impostazione avrebbe funzionato. Ora, nel rileggere la sequenza completa, penso di averci visto giusto. Persino con le introduzioni, che ho sfruttato di volta in volta per anticiparvi cosa avreste trovato e come o perché questi articoli sono nati.

Un racconto; la tecnica si c’è, perché alla fine il montaggio è questo.

Ma non solo; io credo, e spero, che ognuno di voi leggendo questa monografia a puntate veda non solo le istruzioni di installazione. Io credo, e spero, ognuno di voi troverà quella passione che mi anima e che cerco di trasmettervi, sempre.

Ho composto quasi tutti gli articoli senza mostrarli a Shimano Italia. C’è stato un continuo scambio di opinioni e consigli con un maestro meccanico della casa, perché a me interessa nulla mostrare cosa so fare o conosco: a me interessa offrire a voi il miglior articolo possibile. E se ai suoi occhi sarò sembrato un principiante che ha voluto fare un passo troppo lungo, non importa. Preferisco recitare prima la parte dell’ignorante che esserlo realmente, dopo, ad articolo pubblicato.  

Ma per tutta una serie di impegni accavallati da ambo le parti è mancata la linea aperta con il manager della comunicazione, per stabilire insieme se la cifra di scrittura e questa impostazione fossero valide.

Ho deciso tutto da solo e non che sia inusuale, lo faccio sempre; però sempre ascolto chi ne sa più di me e riconosco a chi ha assunto il compito di curare la comunicazione per Shimano Italia grandi doti. Forse perché non è “nato” nel nostro mondo e riesce a guardare dalla miglior prospettiva le troppe inutili fisime che ci tormentano. E apprezzo moltissimo l’idea che sta promuovendo: un ciclismo fatto di passione, non una religione.

Non è nemmeno inusuale che durante la stesura degli articoli mantenga stretti contatti con le aziende; non è più il blog intimo degli albori, che sia un bene o un male questa strana pubblicazione è seguita e rispettata e ogni azienda che decide di essere su queste pagine sa che lo scambio di informazioni è normale e cercato, ma nessuna ingerenza nelle risultanze è ammessa. Rispondo solo ai lettori per ciò che scrivo.

Cosa c’entra tutto questo coi freni? Assolutamente nulla. 

Mi sento malinconico, sono state settimane dure, questo lavoro ha richiesto un impegno produttivo molto alto ed essere qui, al “finale di stagione” un poco di magone me lo fa venire.

Passerà, ci sono i test su strada da portare avanti e anche un analogo lavoro con le trasmissioni Shimano Grx e Tiagra. E se tutto procederà secondo i miei piani è possibile che mentre voi leggete queste parole io sia già alle prese con un nuovo progetto che sto attentamente pianificando.

Non volevo sforare le 400 parole in questa introduzione, mi sono dilungato e scusate se vi ho annoiato.

Impugniamo gli attrezzi e partiamo col montaggio dell’impianto frenante.

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