Nastrare la piega da corsa

La nastratura della piega è probabilmente la prima operazione dopo gonfiare una ruota e riparare una foratura che ogni ciclista impara. Il nastro è sottoposto a usura, si rovina col tempo o semplicemente si decide di dare una nuova nota di colore alla bici o montarne uno più confortevole. Poiché appare una operazione alla portata di chiunque (e lo è) si parte spavaldi, tanto “…si tratta di girare un nastro intorno a un tubo, che sarà mai!”.

A lavoro ultimato lo sguardo cade sulla piega appena nastrata e il risultato non è quello sperato. Perché? Perché ogni intervento sulla bici non è difficile ma qualche accorgimento ci vuole per ottenere il giusto effetto finale.

E su una bici da corsa, spoglia di qualunque accessorio non sia strettamente indispensabile alla pedalata, un nastro manubrio del giusto colore e ben messo contribuirà in maniera notevole all’estetica complessiva della bici.

La scelta di colori e materiali è vasta, tra nastri monocromatici o imbellettati da scritte o bicolori, da quelli morbidi in cork a quelli in microfibra, da quelli con un inserto in gel per attutire le vibrazioni a quelli in nobile pellame o in sottile cotone, per abbigliare le vecchie signore; impossibile non trovare quello che si adatta alla nostra bici e alle nostre preferenza.

La mia scelta è per quelli in microfibra, forati. Mi ci trovo meglio, posso tenderli bene senza patemi di rotture (facile invece avvenga con quelli in cork economici) in modo da non ampliare la circonferenza della piega con l’effetto “salsicciotto” che non amo.

Il colore lo abbino alla sella, sempre. Ma sono preferenze personali, ognuno libero di seguire il proprio estro.

Non monto quello in pelle sulla bici da corsa perché non mi piace l’effetto finale su una bici sportiva. Su Elessar invece uso con soddisfazione un Brooks che sta scurendosi in sincrono con la sella, con quell’aria vissuta che solo il cuoio sa donare.

Abbiamo il nastro, vogliamo montarlo ed è la nostra prima volta: come fare per ottenere un buon risultato? Con pazienza, prove e seguendo qualche suggerimento.

La tecnica non è difficile, complicato spiegarla. Un video sarebbe meglio, dovete accontentarvi delle immagini. E poiché per nastrare si usano tutte e due le mani e per fotografare almeno una, avendo io solo due mani il risultato grafico non è dei migliori. Cercherò di sopperire col testo.

Un consiglio; non partite da subito a nastrare, fate qualche prova senza rimuovere la striscia di protezione dell’adesivo. Vi impratichite e non rovinate il nastro con continui attacca e stacca. Che con i nastri in microfibra non produce danni evidenti, con quelli in cork si.

Posizioniamoci al nastro di partenza e avviamo le operazioni. Squalliduccio come giochino di parole eh? Vabbè.

Aperta la confezione di questo nastro manubrio Fizik ecco cosa troveremo.

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Ossia due nastri, due tappi, due pezzette per i comandi (celate all’interno dei rotoli o a parte) e due adesivi per la chiusura. Buttate gli adesivi per la chiusura, l’effetto finale è orribile.

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Non occorrono attrezzi, solo una forbice ben affilata e del nastro telato per la chiusura. Tanti, quasi tutti usano quello da elettricista. Io no, mai amato. Preferisco un nastro in tela molto tenace, caruccio da vedere e da acquistare ma sapete che ho la fisima dei dettagli.

Come vedete il nastro dietro reca una striscia adesiva protetta da un nastro. Rimuovetelo, pure tutto se volete.

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Breve inciso: la tecnica di nastratura non è unica, variazioni sul tema ce ne sono. La più importante è la divisione tra chi nastra partendo dalla fine della piega e chi invece dalla zona attacco manubrio. E tra chi pratica l’incrocio ai comandi e chi ricorre alle pezzette.

Io parto dalla fine, uso l’incrocio (tranne col nastro in cuoio, troppo spesso) ed è questa la tecnica che vedremo.

Posizioniamo il nastro con l’adesivo a filo della parte finale della piega, in modo ne sporga solo una minima parte; che sarà sufficiente a garantire presa al tappo di chiusura quando avremo terminato e non creerà antiestetici rigonfiamenti.

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Nelle immagini lavoriamo sul lato destro della piega; è importante seguire il giusto verso, che sarà quello determinato dal nastro posizionato all’interno da avvolgere in senso antiorario. In realtà possiamo partire col nastro come ci pare, qui è all’interno perché è più facile mostrare la procedura. Quello che non dobbiamo sbagliare è il verso di avvolgimento.

Non è una questione puramente estetica ma funzionale. Sia in presa bassa che in presa alta con le mani “agiamo” sul nastro. Seguendo una specifica rotazione nel coprire la piega le mani con il loro impercettibile ma naturale movimento lo serreranno ancor più. Se invertiamo invece lo renderanno cedevole.

Tento con una improbabile rappresentazione grafica: la freccia indica il verso di avvolgimento.

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Con il pollice teniamo ben saldo il nastro sulla piega, con l’altra mano tendiamo decisi e iniziamo a ricoprire.

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Riprovo con una immagine migliore a mostrare il verso.

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E disegno anche una freccia: insomma, penso ormai sia chiaro. Però siccome chi ben comincia è a metà dell’opera, meglio partire subito col piede giusto in modo che la ciambella ci venga col buco. Una crisi passeggera di luoghi comuni, scusate.

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Per avere uguale distanza delle spire possiamo aiutarci con i fori, se forati ovvio, oppure con segni grafici se presenti. Se il nastro è liscio e privo di ogni riferimento, ci vuole occhio.

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Nell’immagine in alto, sfocatella, come vedete sto rispettando la distanza di tre fori liberi, a vista. La parte bassa è quella solitamente meno impiegata, quindi tendo a distanziare al massimo le spire; salendo in presa alta invece accorcio la distanza a due soli fori, in modo da avere maggiore spessore e quindi migliore comfort.

Arriviamo a un giro di distanza dai comandi e fermiamoci a controllare il lavoro.

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Si, può andare. Come potete notare nell’immagine in alto, più ci si avvicina ai comandi più la distanza delle spire non è simmetrica. Non è un errore, è la naturale conseguenza della curvatura del manubrio. Per questo qui è importante tendere bene e verificare che non si crei qualche piega nella zona anteriore, quella che nell’immagine è fermata da indice e medio. Se c’è la bolla, staccare e tendere. Tendendo leggermente verso l’alto è più facile far sparire la grinza.

Diamo un altro giro e arriviamo sotto il comando; prima però solleviamo il copricomando. Questi copricomandi, sono moderne leve integrate; quelli old style richiedono una diversa procedura, che vedremo quando avrò una bici adatta tra le mani.

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A questo punto dobbiamo decidere che fare: incrociare o ricorrere alla pezzetta?

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Se decidiamo per la pezzetta, posizioniamola a coprire la fascetta dei comandi.

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Qui in foto (poco chiara) è solo poggiata. Deve essere tagliata a misura, se non si attacca col suo adesivo possiamo usare del nastro biadesivo. Ferma in sede significa continuare il lavoro con più agio.

Pezzetta in posizione continuiamo a vestire la piega sulla parte alta, prestando massima cura che il nastro sia avvolto secondo la giusta direzione. Si, ma quale? Quella che porta il nastro a essere avvolto, guardando la piega di lato, in senso antiorario.

Per capirci, immaginate di essere alla guida di una moto: la direzione è la stessa di quando ruotiamo la manopola dell’acceleratore. E non ho scelto il paragone a caso, perché ricalca il movimento che compiono le mani quando sono in presa alta. Quindi nastrando secondo questa direzione, con le mani durante la pedalata non c’è pericolo lo allentiamo, anzi.

Le foto lo spiegheranno meglio, ma le vedremo più avanti. Adesso torniamo all’altezza comandi e decidiamo di rinunciare alle pezzette per sposare la tecnica dell’incrocio.

Che non è sempre possibile, dipende dal nastro e dai comandi. Con quelli in cuoio ho già detto non viene molto bene, richiede una tensione del nastro difficile da dare se si vuole ottenere un buon risultato. Alcuni comandi presentano la zona di contatto con la piega molto estesa, costringendo a troppi giri per raggiungere la piena copertura col risultato che si crea un tale bozzo dietro i comandi che è meglio ricorrere alle pezzette.

Quindi, nel dubbio, sempre meglio una prova.

Vediamo allora come eseguire l’incrocio; userò in alcuni casi la stessa immagine più volte. Sia nuda che con una freccia a indicare la direzione. La tecnica è molto più semplice di quel che sembra, la vera difficoltà è scriverne.

Ci portiamo col nastro al limite del comando.

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Compiamo un primo mezzo giro passando sul lato interno del comando. La linea tratteggiata, nelle mie intenzioni, simboleggia il passaggio del nastro al di là della piega.

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Vediamo se da qui è più chiaro, col movimento già eseguito.

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Adesso facciamo riscendere il nastro coprendo la parte finale del comando, dal lato più vicino alla piega, con metà della larghezza del nastro. Misura che va bene per quasi tutti i comandi; comunque è da valutare caso per caso.

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La direzione in discesa dovrà essere quella che consente di infilare il nastro tra la piega e leva.

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Continuiamo ad avvolgere, passando il nastro tra leva e piega, riportandolo quindi verso di noi, perché adesso dovremo eseguire un nuovo giro intorno la piega in modo da posizionare il nastro per il giusto verso di avvolgimento.

Prestiamo molta attenzione in questo passaggio per evitare che durante la discesa il nastro lasci qualche spicchio di manubrio a vista.

Tendiamo bene e avvolgiamo per un altro mezzo giro, sempre tenendoci dietro la curva e riportando nuovamente il nastro tra piega e comando. Questo passaggio è importante sia per coprire bene la piega e sia per ritrovarci poi il nastro giustamente direzionato per l’avvolgimento della parte alta.

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Adesso dobbiamo portarci su il nastro per poterlo salire a coprire la parte alta.

Passiamolo intorno la curva, dietro il comando.

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E da qui in poi è una passeggiata; basta tenderlo verso l’alto e proseguire a nastrare la parte alta della piega, usando come riferimento il giro di nastro già presente.

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Come vedete, la parte bianca è quella interna del nastro (non la striscia bianca sulla piega, quello è il nastro per tenere la guaina) e si trova in posizione per essere avvolta in spirale secondo il verso “dell’acceleratore”, a usare l’esempio di prima.

Prima di passare alla descrizione della fase successiva, una immagine dell’incrocio completo dietro al comando.

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L’incrocio è terminato, passiamo a coprire la parte alta, su questo tratto ho detto preferisco avvicinare le spire, per avere maggiore comfort. Il riferimento sono sempre i fori a vista, stavolta due e non tre.

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Copriamo il manubrio fin dove ci aggrada; a me piace lasciare una porzione scoperta in prossimità dell’attacco, tanto lì le mani non poggiano, che è solitamente lo spazio ricoperto dalle grafiche della piega.

Avvolto fin dove vogliamo si presenta un problema, non funzionale ma estetico.

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Quel tratto finale di nastro è inguardabile, una volta chiuso col nastro determinerà un anello in rilievo ed è la cosa che più detesto quando la vedo.

Ma possiamo porvi facilmente rimedio, basta avere le forbici.

Svolgiamo un paio di spire di nastro e tagliamo uno spicchio secondo la direzione di avvolgimento.

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Il taglio in foto è il primo, di prova. Meglio partire parsimoniosi, avvolgere, vedere che effetto fa e poi correggere con un altro taglio più generoso o di rifinitura. Perché il taglio è definitivo, se lo sbagliamo per eccesso non possiamo tornare indietro.

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Scelta la misura giusta di taglio riavvolgiamo in nastro.

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La differenza è netta, molto più pulita la zona e senza fastidiosi spessori.

Un paio di giri di nastro telato (nello stesso verso delle spirali), passato a filo col nastro e tagliato in modo che la parte finale sia sotto la piega e non a vista, e questo il risultato.

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Un ultima inquadratura per apprezzare il profilo della piega Salsa Cowbell 2.

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La pubblicazione di questo articolo elimina l’effetto sorpresa del rifacimento parziale della Surly. Ma piove, impossibile uscire a provarla e ne ho profittato per scrivere del nastro.

Alcune note in chiusura.

La nastratura dei comandi vecchio stile richiede una procedura differente, perché alzare i copricomandi significa rovinarli. Ne parlerò quando nastrerò la mia Peugeot Anjou che adesso è in totale rifacimento ma ci vorrà tempo.

Un suggerimento per aumentare il comfort senza spendere denari e senza ispessire troppo la piega. Prima di nastrare inserisco degli inserti per lungo, quindi non avvolti intorno la piega, di nastro manubrio in cork, molto morbido. Li fisso nelle zone più importanti, ossia sulla parte alta della piega, sulla parte finale e immediatamente dietro i comandi. In pratica è come nastrare due volte un manubrio ma senza l’orribile effetto collaterale dell’effetto “salsicciotto”. Per chi vuole esistono in commercio dei kit di inserti in gel, già formati. Sono efficaci, però tendono a distruggersi a ogni cambio nastro. E siccome il nastro lo cambio spesso, in media due volte l’anno, la spesa è eccessiva.

Come scritto sopra la tecnica dell’incrocio non garantisce buoni risultati coi nastri in cuoio. Prima di installarlo consiglio di dare al nastro un passata di grasso specifico, ché lo ammorbidisce abbastanza, rendendo decisamente più agevole la posa. Certo, bisogna aspettare che il cuoio assorba bene il grasso prima di montarlo, a volte un paio di giorni. Però il nastro è destinato a rimanere su quella piega anni, non i sei mesi soliti di un nastro qualunque. La riuscita del lavoro vale il tempo impiegato.

Se vi trovaste nella necessità di fare delle prove e volete evitare che il nastro si attacchi alla piega, perché quello acquistato è privo della striscia a protezione dell’adesivo (ce ne sono), la soluzione ideale è una spruzzata di cera per i mobili sul manubrio. Il nastro non attecchisce, la cera non si attacca al nastro ed è tutto molto più semplice.

Non affidatevi per la tenuta all’adesivo; quello che conta sono tensione e giusta posa. bastano a tenere il nastro in sede se ben eseguiti, anche se l’adesivo è poco tenace.

La tecnica dell’incrocio può subire qualche variazione; alcuni comandi presentano la zona di contatto con la piega molto piccola, cosi è possibile saltare un giro di nastro.

Infine, questa non è l’unica tecnica per l’incrocio, indipendentemente dallo spessore del comando. E’ quella che uso io, con cui mi trovo bene e trovo comodo lo spessore aggiuntivo quando sono in presa bassa.

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COMMENTS

  • gianluigi

    Ciao!
    Oltre a farti i soliti complimenti per la cura con cui scrivi e documenti i tuoi articoli, proprio dalle foto che hai pubblicato qui sopra mi sovviene di una piccola questione che provo a sottoporti. Vedo che qui ci sono montati dei comandi Arsis con i cavi comandi esterni, come gli (ottimi) Shimano Dura Ace 7800 che monto sulla mia Scapin. Vedo che tu hai lasciato le guaine abbastanza corte, mentre io le ho piuttosto abbondanti, tanto che si incrociano davanti al tubo sterzo nel curvare verso i registri sull’obliquo. Secondo te qual’è la misura giusta? Te lo chiedo perché ho dei problemi con il comando sx, che praticamente non faceva “presa” sul deragliatore, ma quando ho smontato tutto ho verificato cavo fa “click” regolarmente, quindi direi che il comando funziona. Prima di rimontare mi domandavo se la lunghezza della guaina non avesse qualche influenza sulla tensione del cavo stesso…

    • Ciao Gianluigi, no, la lunghezza non influenza la tensione. Probabilmente hai solo un problema di regolazione, quale non so dirti a distanza. L’unica è sganciare il cavetto, posizionare il comando a riposo e ripartire da zero. Tutta la procedura la trovi sul blog.

      Anche io avrei voluto incrociare le guaine, ma non avevo lunghezza a sufficienza. Il kit usato è quello stradale di Jagwire e con la guaina fornita (un solo pezzo tanto che il proprietario ha dovuto acquistare un secondo kit sennò non ne avevo per il deragliatore) sono riuscito ad arrivare al cambio solo tenendomi stretto. Altri 20cm e potevo incrociare, mi sarebbe piaciuto di più come effetto estetico.

      Fabio

      • gianluigi

        Grazie Fabio!
        Riprovo con calma e adeguata scorta di cavi: prima o poi imparerò senza buttarne almeno un paio alla volta 🙂

        A presto e buona domenica
        gianluigi

        • Perché scorta di cavi?
          Basta non tagliarlo finché si è raggiunta la corretta messa a punto e non serrare troppo la brugola di fissaggio durante le prove. Così il cavo non lo rovini.
          Io ne ho un paio che uso solo per le prove delle compatibilità (per esempio deragliatori mtb con leve strada) e li monto e smonto di continuo.
          E poi il taglio del cavo è scaramantico, solo dopo che la bici funziona perfettamente 🙂

          fabio

  • Beh antos, e pensare che ogni volta che nastro una piega mi dico “ora faccio le foto per un articolo” e poi non le scatto mai, pensando che è argomento banale e conosciuto.
    Evidentemente mi sbagliavo; e hai ragione, una brutta nastratura mortifica tutta la bici.

    Fabio

  • Grande Fabio, appena in tempo.
    Solo un paio di domande: Il nastro telato, hai scritto che va posizionato a filo del nastro manubrio, quindi non deve sporgere e aderire alla piega? Ho capito bene?
    Mo ha incuriosito molto l’applicazione del nastro aggiuntivo di imbottitura e stavo pensando di inserirlo. Mi chiedevo solo se ciò non comportasse il formarsi di antiestetiche “gobbe” riconoscibili a lavoro finito? Come mai non li hai messi sulla Surly (oppure semplicemente non le hai fotografate)?
    Grazie
    Daniele

    • Ciao Daniele, come ti ho già detto il tempo lo hai, tanto prima che smette di nevicare… 🙂

      Se il nastro è ben posizionato e teso basta chiuderlo, senza bisogno di usare il nastro adesivo per assicurarlo pure alla piega; che tra l’altro fa pure un poco schifo da vedere.

      Il nastro aggiuntivo non c’è; né in foto né sulla Surly perché non ne avevo più da usare altrimenti lo avrei messo. Non crea bozzi, il trucco è “schiacciarlo” bene con la tensione del nastro. Un poco ingrossa ovviamente la sezione della piega (non come il doppio nastro che usano alcuni) ma non è fastidioso, anzi. La sezione aumenta lì dove le mani poggiano, quindi hai maggiore superfice e un aiuto per il comfort.
      L’unica controindicazione è per chi ha mani piccole; in questo è meglio non aggiungere nastro in presa bassa, altrimenti si fatica a raggiungere le leve.

      Fabio

  • Ciao Fabio, questo articolo capita proprio al momento giusto, in questi giorni dovrò nastrare il bull horn che ho acquistato per sostituire la piega del mio Gazzetta..mi chiedevo ci sono differenze particolari per questo manubrio?ad esempio per il verso da seguire?

    grazie!

    lorenzo

    • Ciao Lorenzo, senza immagini è difficile descrivere. Ci provo.
      E poi c’è da decidere se partire dal centro o dalla fine.
      Se sulle estremità non andranno leve puoi anche partire dalla fine.
      Se invece andranno leve incassate meglio partire dalla zona attacco manubrio; se leve a fascetta (sempre in zona finale) è indifferente.
      Problema: che verso usare per l’avvolgimento? Mia preferenza: quello che in presa alta simula il movimento dell’acceleratore, a rifarmi all’esempio usato nell’articolo.
      A seconda di se parti dal centro della piega o dalle estremità, il senso di avvolgimento è quello che ti porta ad avere la presa alta messa giusta.
      Un buon lavoro partendo dalla zona attacco lo ottieni tagliando il nastro nel senso di avvolgimento, ma all’inverso di come ho mostrato in figura nell’articolo. Così ottieni questo spicchio che andrà proprio a filo e non sovrapposto con la successiva spira. Ci vuole del buon biadesivo sotto di fissaggio. Sennò taglio normale, come se chiudessi il nastro alla fine.
      Non so se sono riuscito a spiegarmi senza una immagine. Se sei in zona, puoi passare da qui e lo facciamo insieme.

      Aggiungo; tutti alle prese con la nastratura pre-primaverile? E io che manco lo volevo pubblicare questo articolo, ritenendolo di scarso interesse; alla fine l’ho messo perché sono impicciato con quello dei freni a disco idraulici, il fatto che ho pochissime mtb che transitano in microfficina mi sta bloccando con le immagini, che infatti ho solo in minima parte, e non riesco a organizzarmi per prendermi una bici con comandi idraulici stradali. Interessa pure come si montano i registri a guaina? Ho le foto… 🙂

      Fabio

      • Ciao Fabio grazie mille! io sono a Napoli, zona Bagnoli, ma non so tu dove sei:) (ti ho scritto qualche tempo fa per email mandando anche la foto della mia cinelli).COnsiderando che dovrò montare delle leve di questo tipo http://sardicicli.com/files/prodotti/img1/1674.jpg penso di poter iniziare dalle estremità e chiudere verso l’attacco non essendo vincolato ai comandi:)
        In realtà a me più che una nastratura pre-primaverile è dovuta al cambio manubrio..e così facendo potrò mantenere la piega intatta per un successivo montaggio 🙂

        • Mi devi scusare, ora che me lo dici ricordo. Ma ho sempre qualche difficoltà per mia poca memoria a collegarvi tutti.
          Abito zona centro, a pochi metri da piazza Dante. Venti minuti in bici da Bagnoli
          Mandami una mail, così ci mettiamo d’accordo per un giorno in cui abbiamo tempo e spazio in microfficina; se vuoi possiamo provvedere a montare tutto qui, non solo il nastro, se non hai gli attrezzi.

          Fabio

  • Daniele

    Perchè no. Posta posta! Anche se li ho già installati, sempre meglio saperne una in più che una in meno! (parlo dei registri a guaina).

    Daniele

    • Vabbè, li hai già montati, ormai è tardi…
      E poi su, ci sei riuscito da solo, vuol dire che è troppo semplice per scriverne 😛

      Scherzo, lo farò. Voglio prima scrivere del giro con la Surly però.

      Fabio

  • Ciao Fabio
    volevo solo darti manforte per quanto riguarda il nastro telato, domenica ho rinastrato la piega della Synapse con un nastro in microfoni bianco, peraltro non trovavo il nastro isolante in tinta (poteri della casa) come ho già usato sulle altre pieghe ed ho usato i due pezzetti di nastro adesivo forniti (che nello specifico sono anonimi e particolarmente finì).. già mi piaceva poco il risultato ottenuto con il nastro isolante, ma con questi pezzetti ho raggiunto l’orrido. È bastato tirarli leggermente che si sono deformati e praticamente è stato impossibile chiuderlo senza che si creassero pieghe.
    In realtà questo comportamento è comune al nastro isolante, ma nello specifico si rasenta il ridicolo.
    Mi son detto che ci avrei pensato il giorno dopo e infine ieri ho trovato il nastro che indichi anche te, il Tesa, in rotolini da 3mt, più che abbondanti per le mie esigenze. Lo compro sia bianco che nero e finalmente stamani ho potuto sostituire il nastro isolante sulla cx e le pezzettine sulla bdc.
    Che dire… la differenza è davvero abissale: per prima cosa il nastro, anche tirando, non si deforma in modo apprezzabile, quindi permette tranquillamente di lavorare sul nastro tagliato senza vedere crearsi curve e zone più sottili, poi il risultato finale è davvero di un altro livello…
    Grazie ancora per l’ennesimo consiglio

    • Elessarbicycle

      Ciao Samuele, gli adesivi forniti di serie non li prendo proprio in considerazione…
      Hai fatto bene a usare il nastro telato, sono quei piccoli dettagli che sembrano insignificanti ma invece cambiano completamente il colpo d’occhio di una bici, come per esempio succede con le guaine. Non immagini quanto può cambiare alla vista la stessa bici con guaine troppo lunghe e fatte passare male e una con un bel passaggio preciso e pulito.
      Questa nastro telato non costa nemmeno uno sproposito, vale la pena prenderlo. Io però del rotolino di 3m, purtroppo, non saprei che farmene…

      Fabio

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