Finalmente!

L’altro giorno il Senato della Repubblica, per la precisione in Commissione Trasporti, ha approvato la legge quadro sulla Mobilità ciclistica. Finalmente!

Arrivo tardi sul pezzo, lo so, ma questo non è un quotidiano e non devo rincorrere; volevo prima reperire il testo licenziato, dargli una occhiata e capirci qualcosa. Oltre a un problema tecnico che ieri mi ha impedito di pubblicare.

C’è una mancanza in questo testo, su un punto non trovo gli atti per sapere come è andata ma tutto il resto mi piace.

Ora qui non mi interessa entrare nel merito, anche perché è una legge quadro. Anzi, proprio perché è una legge quadro è un passo importante ed è inutile in questa sede sviscerarne i singoli punti.

Già, ma cos’è una legge quadro? Lo spiego sinteticamente per chi nella vita ha saggiamente scelto di non occuparsi di queste cose.

In Italia, e non solo, abbiamo una pletora di provvedimenti normativi: partiamo dalla Costituzione e arriviamo ai regolamenti di condominio. Sono regole, principi, ordini e così via e ognuno con sue specificità e funzioni, diversi per sistema di approvazione e per soggetti obbligati ad adempiere.

La legge quadro o legge cornice (seconda definizione quella che preferisco, rende meglio l’idea) è l’enunciazione di direttive e principi a cui poi il Legislatore dovrà attenersi.

Non è una singola legge come potrebbe essere quella che impone o vieta un dato comportamento o regola una azione fisica o economica. La legge cornice è una legge che stabilisce i principi e detta le regole a cui tutti, d’ora in avanti, dovranno conformarsi nel legiferare, sia a livello nazionale che locale.

Quindi quello che veramente conta, al di là dei finanziamenti stabiliti, di alcune regole stabilite, della mancanza, con l’occasione, di una direttiva per modificare il C.d.S. in chiave più attuale nei confronti della bici, è la presenza di un obbligo istituzionalizzato: da oggi in poi la Mobilità ciclistica è materia di cui chiunque governi il Paese dovrà occuparsi.

Ha assunto una dignità propria, una rilevanza che prima non aveva. Spostarsi in bici smette di essere considerato il passatempo di qualche sfaccendato o la mania di qualche esagitato: muoversi in bici è un bene da promuovere, tutelare, favorire, finanziare. Lo ridico: finalmente!

Sono stati stanziati 500 milioni di euro per i prossimi cinque anni. Pochi? Molti? Dipende. Ma anche in questo caso il dato mi interessa poco, perché trattandosi di legge quadro significa che una volta finiti i soldi il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quindi il potere esecutivo che è in pratica il Governo (lo specifico a beneficio dei non avvezzi alle distinzioni leguleie) dovrà continuare a occuparsi di mobilità ciclistica, è un suo compito: un suo dovere. Che diventa così compito e dovere, a cascata, di Regioni, Province e Comuni, ossia gli enti locali, negli ambiti delle rispettive competenze.

Significa anche che adesso potranno essere studiati e attuati progetti a favore della mobilità ciclistica; anzi dovranno.

A costo di essere ripetitivo: qui non parliamo di un singolo provvedimento, come per esempio costruire una ciclovia, che comunque è già stato preso. Qui parliamo di un preciso obbligo per chi governerà in futuro, parliamo di una riconosciuta dignità verso chi ogni giorno si sposta in bici, per lavoro, per diletto, per sport: chi ogni giorno grazie a questo gesto aiuta se stesso e il proprio Paese.

La mobilità ciclistica è fonte di guadagno e di risparmio, per i cittadini e per lo Stato; spostarsi in bici fa bene a tutti, qualcosa meritiamo. Non medaglie al valore, non finte ciclabili (che qui a Napoli hanno pure chiuso nell’unico tratto che, forse, era utile) non finanziamenti una tantum per l’acquisto. No, meritiamo di essere rispettati per ciò che siamo e facciamo.

Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il solito mare; la storia della Repubblica mostra più di un esempio di legge quadro rimasta solo un quadro alla parete. Se sarà così o no lo scopriremo in futuro, questa Legislazione è agli sgoccioli, sarà compito del nuovo Parlamento e del Governo che da lì nascerà (perché sembra ancora molti ignorino che non esiste il Governo eletto dal popolo nella nostra Costituzione…) dare continuità e concretezza a questo provvedimento.

Io più che fiducioso sono soddisfatto, e credo traspaia dai toni. Soddisfatto perché vedo dare forma a un principio, a una idea in cui credo. E quindi non voglio pensare a cosa succederà dopo; preferisco godermi questo momento. E penso debba goderselo ogni ciclista, al di là di appartenenze politiche, ideologiche o di semplice tifoseria.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • michele

    Grande Fabio, esame di diritto pubblico superato alla grande. 🙂
    Buona vigilia di natale a te e a tutti i lettori di questo meraviglioso sito! Auguri a tutti

  • Mi sembra che stia anche cambiando il vento della percezione del trasporto in bici…è sempre meno – mi sembra- considerato da “sfigati”. Confido in uno sviluppo futuro rapido di una maggiore consapevolezza e, questa legge quadro, potrà essere molto utile. Dipenderà anche da “noi” fare sempre massa critica.

    Buon ciclo-anno a tutti!

    • Elessarbicycle

      Infatti; è questa la vera notizia, al di là del merito del provvedimento.
      Cambia la percezione in Italia, culturalmente molto arretrata nel ciclismo. Aver creato bellissime bici non fa di noi la patria del ciclismo, qui siamo parecchio indietro rispetto a Nazioni che, erroneamente, tanti soloni reputano loro si arretrate.
      Penso all’Australia, al sud est asiatico (soprattutto la Thailandia, dove l’attuale re è un appassionato e ha dato grande impulso al ciclismo; un giorno di questi vi pubblico alcuni stralci di una loro rivista, per chi ancora crede usino solo copie cinesi di vecchie bici inglesi…), alla Colombia; giusto per non citare i soliti USA, dove alcuni Stati sono un vero paradiso per chi va in bici. In qualunque modo.
      Qui campiamo ancora con le guerre di religione tra strada vs Mtb, acciaio vs carbonio e guardando solo al nome sull’obliquo o ai rapporti montati. Triste.

      Fabio

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