La bici ci fa ricchi

Andare in bici ci arricchisce, fa bene alla salute e alle mente. Dopo una bella pedalata torniamo a casa col sorriso e ci resta il buon umore fino a sera. Conosciamo persone, condividiamo idee e passione; anche biciclettando solitari non manchiamo di lasciar vagare la mente, cullati dal ritmo cadenzato della pedalata. Il vero lusso non è possedere ma avere il tempo di fare ciò che ci piace.

Ma non è di questo che voglio parlarvi e del resto sono cose che tutti voi, che vivete la bici, conoscete già. Voglio invece parlarvi di un interessante studio svolto da Legambiente in collaborazione con VeloLove e Grab+ che è riuscito, incrociando una miriade di dati, a stabilire il PIB del ciclismo. Cos’è il PIB? Tutti noi conosciamo il PIL: bene, il PIB è la stessa cosa, è il Prodotto Interno Bici. La ricchezza generata dall’andare in bici.

Dove si fanno rientrare dieci parametri, non solo la semplice vendita di bici e accessori.

Così abbiamo circa 4 miliardi di euro generati dalla mobilità in bicicletta tenuto conto di: il mercato bici, componentistica, accessori, riparazioni (1,161 miliardi); i benefici sanitari legati ad attività fisica e conseguente riduzione sedentarietà (1,054 miliardi); i benefici sociali e sanitari per i bambini (960 milioni); i benefici derivanti dalla riduzione dell’assenteismo sui luoghi di lavoro (193,180 milioni); la riduzione dei costi ambientali dei gas serra (94,390 milioni); la riduzione dei costi sociali dei gas serra (428 milioni); il miglioramento della qualità dell’aria (18,266 milioni); il contenimento dei danni sanitari causati dal rumore (12,840 milioni); il risparmio di carburante (127, 309 milioni); il contenimento costi delle infrastrutture e dell'”artificializzazione” del territorio.

I miliardi salgono a 6 se si tiene conto anche del cicloturismo: quasi un quarto della legge finanziaria per l’anno in corso.

E’ uno studio molto interessante, il primo in Italia e pecca per difetto. Perché tiene conto appunto della mobilità urbana ma non valuta la pletora di appassionati che usano la bici sportivamente, su strada o fuori. Già così offre un quadro che dovrebbe far gola a qualunque Governo, figuriamoci se si aggiungessero gli introiti e i benefici socio sanitari (che hanno un costo, la Sanità è pubblica) dei pedalatori sportivi o per diletto.

Inoltre lo studio sfrutta una intelligente divisione su base regionale, consentendoci così di avere un quadro preciso della mobilità ciclistica nelle singole aree geografiche.

Possiamo visualizzare graficamente il valore economico della mobilità ciclistica (esclusi cicloturismo e sport) su base regionale.

Domina la Lombardia, chiude il Molise.

La media degli utilizzatori della bici come strumento di mobilità sostenibile è più bassa di quella Europea, attestandosi sul 3,6% circa che è molto meno dell’8% europeo. Però se guardiamo solo ad alcune regioni la media torna in linea con quella continentale. Emilia-Romagna, Trentino e Veneto hanno infatti una soglia di popolazione molto alta che usa la bici per spostarsi.

E questo si traduce in un beneficio economico per singolo cittadino che è più alto di quello dei connazionali di altre regioni. In testa L’Emilia coi suoi quasi 200 euro. Opperò.

Lo studio è molto completo, alla fine dell’articolo vi indicherò il link per scaricarlo in formato Pdf perché vi consiglio caldamente la sua lettura, e tiene conto anche di altri elementi. Per esempio l’aumento di infrastrutture per la mobilità ciclistica, l’espansione del bike sharing e così via.

Un dato mi ha lasciato perplesso, facendo venire meno una mia convinzione (e forse quella di tanti): all’aumento di piste ciclabili non corrisponde proporzionale aumento dei pedalatori.

Nel periodo compreso tra il 2008 e il 2015 sono stati inaugurati 1346 chilometri di nuovi ciclabili. In sette anni l’aumento è stato molto alto, portando il totale delle ciclabili urbane (non le ciclovie, quelle sono altra cosa) a 4170 chilometri. Dati sempre relativi al 2015, ed è giusto perché dobbiamo sempre considerare che quando si lavora sulle statistiche bisogna tener conto del tempo necessario alla elaborazione delle informazioni.

Bene, anzi male perché la mobilità ciclistica interessava il 3,6% della popolazione nel 2008; e la percentuale è rimasta immutata nel 2015.

Quindi pare che costruire più ciclabili non basti da solo a convincere gli italiani a mollare l’auto e saltare in sella.

Io però sono meno pessimista e come sempre c’è da capire le ragioni. Qui abbiamo un dato che è lo sviluppo chilometrico. Incoraggiante senza dubbio, ma poco significativo. Decine di città, soprattutto al sud, hanno creato piste ciclabili del tutto inutili o malfatte. Basta pensare alla mia città, mollemente adagiata sul suo caratteristico golfo e un vulcano sonnacchioso a farle da guardia, che ha una parodia di ciclabile (mai omologata tale), di pochi chilometri e del tutto inutile per gli spostamenti casa/scuola o casa/lavoro perché interessa zone e quartieri dove è bassa la concentrazione di uffici e strutture scolastiche. Solo una facoltà universitaria e un pezzo di ciclabile è stato creato sul mare, in piena zona chiusa al traffico veicolare. La usi per un passeggiata gradevole, che è cosa del tutto diversa dal concetto di mobilità urbana. A meno che non lavori nel bar sul lungomare, a che serve? Ecco…

Non mi farò vincere dall’esterofilia citando le sempre presenti Amsterdam e Copenaghen come esempi di corretta mobilità ciclistica e lungimirante politica: vi cito Bolzano e Pesaro. La prima con un suo percorso creato per collegare in un unico percorso ciclabile scuole, impianti sportivi e ricreativi e zone di uffici. La seconda con la sua Bicipolitana, cioè 85 km di percorsi divisi per colore, come una metropolitana, dove però invece delle rotaie abbiamo ciclabili.

Più che riassumere io l’interessante studio svolto da Legambiente, VeloLove e Grab+ invito voi a leggerlo.

Questo il link per poterlo scaricare.

Un tempo la cosa non mi avrebbe interessato più di tanto, per me esisteva solo la bici da corsa e il suo uso sportivo. La usavo anche da ragazzetto per spostarmi o fare turismo ma non ero particolarmente interessato al tema della mobilità sostenibile. Son cresciuto, ho famiglia e soprattutto ho la consapevolezza che stiamo facendo di tutto per lasciare alle nuove generazioni un posto peggiore di quello che abbiamo trovato.

Un piccolo gesto da solo può poco: tanti piccoli gesti compiuti da tutti possono molto. Addirittura cambiare il mondo. Spostandoci in bici aiutiamo noi, Gaia e il nostro portafoglio: ne vale la pena, giusto?

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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