Adattiamoci

Vi siete mai chiesti quanti standard esistono su una bici? Reggisella in oltre trenta diametri diversi, manubri e zona di attacco, nonché gli attacchi manubrio, in più formati, deragliatori con tiraggio dal basso o dall’alto, scatole movimento di misura e sistema di fissaggio tutti differenti: persino i pedali non sono uniformi nel passo e misura della filettatura. Una bella confusione e un problema per chi vorrebbe riutilizzare pezzi che già possiede o restaurare una vecchia signora, con misure che ormai non usano più o perché no? modificare un telaio da fixed per ospitare un cambio. Ho deciso quindi di offrire una panoramica su cosa esiste per poter unire tra loro componenti che fredda logica di numeri e misure vuole impossibili a una serena convivenza. Non tutto ciò che esiste, prenderò in esame le zone di sterzo e sella e la trasmissione, aiutandomi con immagini mie e con altre prelevate dai cataloghi ufficiali. Ed è inutile mostrare ogni singolo adattatore per il reggisella: sappiamo che esiste, ne basta uno per far vedere come è fatto; poi resta solo cercare quello della giusta misura per noi.

Ne possiedo alcuni, li uso per le mie prove. Con pochi spiccioli riesco a montare gli stessi componenti su telai differenti tra loro e per me è un bel risparmio.

Iniziamo dall’adattatore più famoso e usato: quello per poter montare un attacco manubrio headset, ossia non filettato, su una forcella filettata. Qui lo vediamo nudo, di solito è corredato di diversi riduttori per adattarsi a differenti diametri del tubo forcella oppure è reperibile direttamente nella doppia misura da 1″ o 1″ e 1/8. In questa stessa sezione c’è un articolo che ne parla.

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Non è un adattatore in senso stretto ma può tornare utile se si vuole alzare il manubrio; perché per esempio abbiamo acquistato un usato e la forcella è tagliata troppo corta per noi. Mi riferisco alla estensione da avvitare al posto dell’attacco manubrio che andrà a sua volta fissato a questa.

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Un problema più comune di quanto si pensi arriva dall’attacco manubrio, sia la zona di innesto con la forcella che quella per assicurare la piega o il manubrio flat. Le forcelle non filettate sappiamo esistono in doppio diametro (non uno solo come leggo ancora sui forum…) mentre la quasi totalità degli attacchi manubrio è in commercio solo nello standard superiore, quello da 1″ e 1/8. Prendiamo in esame la prima zona.

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Per poter installare questo attacco a misura di forcella maggiore su una di misura inferiore basterà usare un semplice riduttore.

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Alcuni produttori lo forniscono di serie con l’attacco manubrio; se così non fosse è un acquisto decisamente economico. Io ho una buona scorta, sia per gli attacchi manubrio che per i reggisella; in basso alcuni dei miei, tornano sempre utili.

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La seconda zona critica è quella per assicurare la piega. Tre le misure più diffuse: 25,4mm, 26mm e 31,8mm. Nell’immagine in basso un attacco oversize, ossia da 31,8mm.

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Mi sono spesso chiesto il perché dei decimi di millimetro, la ragione tecnica intendo. In realtà non c’è, farlo 31,8mm o netti 32 mm sarebbe stato uguale. Tutto deriva dalla misurazione in pollici, che prevede poi le frazioni. Così abbiamo che 25,4mm è 1″ e 31,8 equivale a 1″ e 1/4. Infatti il 26mm è standard europeo, usato per anni dai francesi. Ma torniamo al nostro attacco, anzi al problema delle diverse misure. Per una qualunque ragione ci siamo incaponiti a voler unire piega e attacco di differenti misure? Impossibile, non serra.

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Per fortuna esistono appositi riduttori, che consentono di montare una piega da 25,4 o 26mm (ognuno specifico, non lo stesso per ambedue le misure) su un attacco oversize. In dettaglio vediamo la scritta che indica la misura di utilizzo.

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Questa fotografata è una versione a quattro elementi, ne vanno due per lato.

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Ma esistono anche in un sol pezzo, in questo caso venduti a coppia; e sia in silver che in nero per mimetizzarsi facilmente. Io sopra ho scelto il contrasto solo per esigenze fotografiche: bisogna passare sul mio cadavere prima che monti due componenti non coordinati…

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Qualche marchio si sta spingendo anche su versioni anodizzate in vari colori, basta cercare in rete usando come parola chiave “shim stem” e scopriamo un mondo.

Se vogliamo montare una piega da 25,4 su attacco da 26mm è sempre possibile acquistare uno spessore, ma a volte si fa prima con un sottile foglio di alluminio; quello delle lattine di birra è perfetto  😀

Altro punto del telaio dove i costruttori non si sono mai accordati: il piantone sella. Al momento conto trentasette (!) differenti diametri, in un crescendo di appena 0,2mm alla volta. E il reggisella è un componente costoso se di buona qualità, quindi poterlo riciclare su altro telaio è una bella idea. Anche solo per fare una prova di assetto, magari confrontandone un paio con offset diversi. In aiuto ci arrivano i riduttori da inserire all’interno del piantone, così che, come questo in foto, è possibile montare un reggisella da 27,2mm in un telaio predisposto per il 31,6mm.

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Di solito lunghi fra gli 8 e i 12cm vanno portati a battuta col telaio: meglio quindi acquistare un modello con bordino anticaduta.

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Ed ecco riciclato il nostro reggisella.

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Inutile dire che per me sono riduttori fondamentali: con pochi euro posso eseguire tutte le prove che mi servono. In rete è possibile usare come parole chiave per la ricerca sia “seatpost adapter” che “seatpost shim”.

Scendiamo lungo il telaio spostando le nostre attenzioni alla trasmissione. Passati i tempi in cui la scatola movimento era a passo italiano o inglese, raramente francese (sempre loro, con la fissa di distinguersi) e per un breve periodo anche svizzero in barba alla neutralità, adesso è un bel guazzabuglio. BB30, BB86, BB qualunque cosa, press-fit o calotte da avvitare c’è da andarci cauti. Però, per esempio, ci siamo svenati per quel movimento molto chiccoso, un semplice Bsa a perno quadro ma pagato come un gruppo completo e il nostro nuovo telaio è BB30: che facciamo? Semplice, con pochi euro installiamo un adattatore, disponibile sia per scatola da 68mm che per scatola da 73mm.

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Non andiamo d’accordo col press-fit per ragioni nostre e vogliamo avvitare le calotte? C’è un adattatore pure per questo.

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Uno zio d’America ci ha lasciato in eredità una vecchia Schwinn, di quelle con la scatola a misura enorme perché per loro vale sempre il principio che big is better e non ne veniamo a capo? Per fortuna esiste un adattatore pure in questo caso.

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Questi solo gli esempi più diffusi, a parte l’ultimo vabbè. Vale come sopra il discorso che sono tanti gli standard, qui è inutile indicarli tutti, basta sapere che esistono. Una ricerca con parola chiave “bottom bracket adapter” aiuta.

Un accessorio che non è un vero e proprio adattatore ma da usare per riparazione è quello che vediamo in basso: trasforma una scatola movimento a passo italiano in una BSA.

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E’ piuttosto difficile da trovare, molti negozianti vi diranno non esiste. Ma come ho appena detto, dobbiamo considerarlo più che altro un sistema per rimediare a un danno. Sappiamo due cose: che la scatola movimento italiana ha diametro maggiore di quella inglese e che i movimenti italiani pretendono una forte coppia di serraggio a destra. Ed è facile si rovini la filettatura. Basta rimuovere 1mm per lato dalla scatola movimento e inserire questo adattatore. Alcuni telaisti danno un punto di saldatura all’interno, altri incollano, altri ancora usano frenafiletti molto tenace: dipende anche dalle condizioni della filettatura originale, perché questo adattatore di fatto andrà avvitato su essa. Comunque, al di là di tutto, è bello sapere che esiste.

Spostiamoci un altro poco. Al movimento sono connesse le pedivelle e alle pedivelle sono avvitati i pedali. Wow! Epperò nemmeno i pedali esistono in un unico standard di passo e misura. Ecco quindi un adattatore, in questo caso per passare da 9/16 a 1/2.

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Ancora. In una improvvisa crisi di mezza età ci siamo sentiti tutti emuli dei messenger che scorrazzano per la Grande Mela, salvo poi fare i conti con le ginocchia a pezzi e quella salita che col cavolo facciamo col 46-14? La notte sogniamo la tripla ma ci accontenteremmo anche di soli tre rapporti? Già, però il nostro telaio per fixed ha i forcellini orizzontali e nessun aggancio per il cambio: come risolviamo?

Con un sistema che si innesta sui forcellini orizzontali e offre l’occhiello filettato per il cambio, come questo proposto da SunXcd per esempio.

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Ne esistono anche di più semplici e meno costosi: anche meno belli secondo me.

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Sempre a proposito di cambio segnalo un altro accessorio che, come per il passaggio della scatola movimento da Ita a Bsa, è da intendersi non come adattatore ma come riparazione; in questo caso un vero e proprio first aid: il forcellino cambio universale.

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Si monta sfruttando il QR o il perno ruota, ha una lunga asola per adattarsi alla stragrande maggioranza dei telai e può essere una àncora di salvezza in attesa di reperire quello specifico per il nostro telaio. Non è da considerare soluzione definitiva, la precisione della cambiata ne risente e va risistemato bene a ogni smontaggio ruota.

Vi dico la verità: a me sembra del tutto inutile. Mi spiego. Viene indicato come primo soccorso soprattutto per turisti avventurosi che potrebbero danneggiare il forcellino in qualche pampa solitaria: giusto, dove lo trovi un forcellino nella pampa, lo chiedi a un lama? Che poi sappiamo come finisce coi lama… Ok, però non è che parti per la pampa dalla sera alla mattina, un minimo ti organizzi o no? E organizzando organizzando, non è più semplice ordinarsi un paio di forcellini originali e metterli tra la scorta ricambi? Che lo monti in trenta secondi e funziona meglio? Comunque…

Restiamo ancora nel comparto trasmissione avviandoci alla chiusura di questa panoramica e volgiamo la nostra attenzione al deragliatore. Che esiste, sappiamo, a saldare (braze-on) o a fascetta, con fascette in doppio diametro. Abbiamo cambiato telaio, vogliamo recuperare il nostro deragliatore a fascetta ma balla sul nuovo piantone? Usiamo degli spessori appositi.

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Ne esistono tanti diversi, Shimano spesso li fornisce di serie con i deragliatori. In ogni caso il mio consiglio è scegliere sempre deragliatori a saldare, così basterà cambiare la sola fascetta; molto più economico di un deragliatore nuovo (ma non del solo spessore) e, secondo me, più gradevole e funzionale di questi spessori.

Ancora sul deragliatore: tiraggio dal basso ma il nostro nuovo telaio ha passaggio alto. E ora? Due possibilità: se il telaio è artigianale in metallo possiamo approfittarne e farci saldare una bussola a cui avvitare la rotella di conversione; altrimenti ne prenderemo una con fascetta integrata. Ovviamente può essere usata anche per fare l’inverso, ossia montare un deragliatore con tiraggio dall’alto su un telaio a passaggio cavo sotto il movimento.

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E per finire due adattatori spesso trascurati: il primo consente di regolare l’arretramento del deragliatore braze-on; a volte succede con angoli piantone particolari.

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Il secondo è uno spessore, disponibile in differenti lunghezze, per allontanare i deragliatori direct mount dal telaio, molto utili con la fat bike ma anche con tanti telai da Mtb a cui vogliamo montare un deragliatore stradale, perché per esempio lo stiamo convertendo in gravel.

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Panoramica non esaustiva ma abbastanza completa; lo scopo non è mostrare tutto ciò che esiste ma far sapere che qualcosa esiste sempre, basta cercare la misura giusta. E’ raro che siamo i primi ad aver avuto quel problema di montaggio; non è raro che qualcuno abbia pensato un modo rapido e pulito di risolverlo.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Salvo! (ero sperduto in una nebbiolina fitta senza punti di orientamento)
    grazie Fabio. 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, devo supporre che avevi problemi a montare qualcosa e ora hai scoperto esiste un adattatore? 😀 😀 😀

      Fabio

  • Francesco Vigotti

    Leggo l’articolo dopo mesi dalla pubblicazione e ammetto che ignoravo totalmente gli adattatori per movimento centrale.
    Tra l’altro condanno con forza il proliferare di standard per detto componente.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, il proliferare fosse solo per i movimenti già sarebbe qualcosa. Qui non ci si mette d’accordo su niente: solo la spaziatura tra i pignoni delle 11v, ma per la sostituzione in gara. Per il resto credo che a parte le viti dei portaboraccia non ci sia altro in comune…

      Fabio

  • Sei un grande! Sapevo di molti di questi adattatori, avendoli usati per le mie prove… ma di altri non ne conoscevo l’esistenza(ad esempio quello per mettere il cambio a bici con forcellini orizzontali… ). Sai mica se ne esistono per installare freni a disco su un telaio sprovvisto degli attacchi necessari? Probabilmente non li userei mai perchè un telaio che prevede altri freni non è probabilmente calcolato per essere sollecitato in quei punti, comunque ma, come hai scritto tu, “sarebbe bello sapere che esistono”… 😉

    • Elessarbicycle

      Purtroppo esistono; non ne ho fatto alcun cenno perché il loro utilizzo è assai pericoloso. Il telaio non è abbastanza robusto in quel punto, non robusto per smaltire la forza esercitata intendo perché progettato per altro, e ho preferito evitare spiacevoli tentazioni.

      Fabio

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