Trasformare una Mtb in gravel: conviene ancora?

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Al giorno d’oggi ha ancora senso trasformare una vecchia Mtb in una simil gravel?

Ammesso che avesse senso anche prima…

Anni fa, all’inizio di questa avventura editoriale, pubblicai una serie di articoli per aiutare chi volesse cimentarsi con questa trasformazione.

“Da manubrio flat a piega da corsa”, li trovate in questa sezione de “L’Officina”.

Molti i parametri di cui tener conto e i limiti tecnici.

Anche allora però misi in guardia: montare una piega da corsa su una Mtb non la rende più veloce. Solo più graziosa.

Diverso il discorso se la base di partenza è una bici da trekking, magari in acciaio come ne facevano prima.

In questo caso la godibilità ne guadagna, senza dubbio.

Che l’argomento sia ancora sentito lo testimoniano le vostre quotidiane mail e le statistiche del blog che mi mostrano quegli articoli tutt’ora molto consultati.

C’è il però.

Quegli articoli furono scritti nel 2014, un tempo siderale se teniamo conto della velocità con cui si susseguono le novità nel nostro mondo a pedali.

Ma soprattutto furono scritti in un periodo in cui le gravel come le conosciamo oggi non esistevano.

Il fenomeno era ancora lontano dall’esplosione vista negli ultimi tre anni, chi voleva togliersi lo sfizio di guidare in fuoristrada con una piega aveva solo le ciclocross, bici però dalle geometrie particolari, ottime per andare a tutta sul breve periodo.

Bici gravel ante litteram esistevano ma inquadrate nella casella del turismo, più o meno avventuroso.

E comunque adatte a un fuoristrada leggero, sterrati, strade bianche, poco più.

Insomma, noi amanti della piega avevamo poco a cui attingere.

E poi c’era il gusto della creazione, della personalizzazione, vincere la sfida tecnica di far lavorare tra loro componenti della trasmissione che non ne volevano sapere di dialogare. Avessi avuto un GRX trent’anni fa…

Ultimo ma non meno importante, i costi erano tutto sommato accettabili.

Tra pezzi che uno si trovava in casa e allestimenti uniformi, un paio di leve freno strada, due levette cambio bar end e spesso si risolveva.

E ottime Mtb in acciaio da usare come base di partenza si portavano via al costo di una serata in pizzeria.

Sempre con la consapevolezza che quella Mtb, una volta modificata, sempre una Mtb restava, coi suoi limiti su strada.

Però a lavoro finito eravamo tutti soddisfatti.

Adesso, a 2021 agli sgoccioli e le novità 2022 già in mostra, con una catalogo di bici gravel capace di soddisfare ogni richiesta sia per attitudine alla guida che soprattutto prezzo, ha ancora senso star lì a spendere soldi per costruire qualcosa che, a conti fatti, non modificherà in modo sostanziale la resa dinamica?

Ora che sotto i mille euro hai bici decisamente più performanti di quelle che uscivano dalle nostre mani, reperire buone bici come base di partenza ha un costo già di suo elevato, i componenti per le modifiche stanno scomparendo e/o hanno prezzi molto alti, ha senso continuare a seguire questa filosofia?

Dipende.

Se la ricerca è un miglioramento della resa globale, non aveva senso allora, non ha senso oggi. 

Se la trasformazione è figlia del gusto della creazione, della personalizzazione, della sfida tecnica, ogni considerazione logica salta.

Pedalare su una bici uscita tutta dalle nostre mani è sempre un piacere per gli amanti della meccanica.

L’importante è avere ben chiaro cosa si vuole fare e cosa si otterrà.

E quanto si spenderà, raffrontando con gli attuali listini.

Ho creato gravel per anni, molto raramente partivo dalla Mtb perché alla fine ne veniva fuori una bici aggressiva, persino bella (le ruote da 26 con la piega le davano una aria avventurosa molto gradita) ma restava una bici pesante e lenta su strada, per alcuni poco governabile in fuoristrada a causa proprio della piega.

Preferivo usare bici da ciclocross in acciaio, optando sempre per una taglia in più alla ricerca di maggior comfort e assetto di guida meno sacrificato.

Ma la mia prima scelta erano le bici da trekking in acciaio, semplicemente perfette da modificare.

Le creavo, cercando il modo di far funzionare tutti i pezzi tra loro, perché non avevo scelta. Nessuna azienda aveva a listino una gravel; nei primi anni novanta, sottoponendo alcuni miei progetti di telai gravel (io non li chiamavo così…) con specifiche modifiche alle geometrie a specialisti del settore, mi sentì rispondere che bici con questa filosofia non le avrebbe volute nessuno, impossibile farle accettare ai ciclisti.

Il fatto loro si sbagliassero e io no non mi da alcuna soddisfazione.

Adesso che ogni azienda ha le sue gravel a catalogo, differenti versioni per accontentare gli stradisti, i fuoristradisti, i viaggiatori; adesso che abbiamo una forbice di prezzi amplissima; adesso che una bici da endurance riesce a fare molto di una gravel e viceversa, investire tempo e denari a creare la propria gravel perde significato.

Sempre più spesso, al giorno d’oggi, a chi mi contatta dopo aver letto quegli articoli sconsiglio il lavoro.

Tra acquisto della bici, dei pezzi necessari, la difficoltà nel reperirli e, spesso, la necessità da affidare il lavoro a un meccanico, ci si compra una bici bella e fatta spendendo meno.

Se la ricerca è la miglior resa, ovvio. 

Perché se si ha consapevolezza che una vecchia Mtb in acciaio con ruote da 26 degli anni 90 anche se metti la piega e tutto il resto non diventerà il missile che si crede; perché se il motivo che spinge alla trasformazione è il gusto della creazione, persino fine a se stesso, allora impugnate gli attrezzi e divertitevi. Costi quel che costi.

Buone pedalate

COMMENTS

  • <cite class="fn">Salvatore Cara</cite>

    Io personalmente ho ottenuto un risultato soddisfacente solo partendo da un telaio MTB in carbonio con orizzontale non troppo lungo. Sui 10 kg con ruote 27.5×2.1″ da MTB in versione Monster cross, meno di 10 kg con le ruote 700×40 mm gravel. Mi bastava cambiare il set di ruote per spaziare da percorsi al limite della MTB a percorsi tipicamente gravel/BDC. Spesa tra i 1000/1200 euro. Parlo di due anni fa, prima di questa carestia di bici e componenti e di prezzi in relazione assurdi.

  • <cite class="fn">vinicio bonometto</cite>

    Io grazie ai tuoi (bellissimi) articoli ho modificato ben 3 mtb da 26″. Una di questa è la fedelissima che mi porta ogni giorno al lavoro. Non raramente trovo qualcuno che la guarda strano, per il manubrio, i comandi messi in posti non convenzionali (ma suggeriti da te) e per il freno post. U-brake vicino al mov. cent. Quindi parte il dialogo ed è sempre bello parlare di bici tra appassionati.

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