Se le donne van più forte…

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…bisogna fermarle.

E’ l’irritante applicazione ottusa del regolamento che ha provocato questa fastidiosa decisione.

Scenario la gara in linea Omloop Het Nieuwsblad.

Come sempre partono prima i professionisti maschietti, a distanza di dieci minuti tocca all’altra metà del cielo a pedali.

Ma i maschi si sa come son fatti, basta poco a distrarli. Una birretta, due chiacchiere e son capaci di tirare tardi sino al mattino nell’ozio più totale.

Le donne no, sono più toste e non le fermi. Riescono a fare mille cose insieme, meglio e più velocemente di noi.

Pure in bici.

Infatti mentre il gruppo maschile è partito prendendosela calma, le fanciulle sono schizzate a razzo.

Riprendendo i colleghi dopo pochi chilometri.

I giudici di gara, che evidentemente non hanno avuto una madre a insegnargli sin da piccini a cedere sempre il passo alle signore (e anche alzarsi al loro apparire) hanno bloccato le cicliste, azzerando il vantaggio accumulato.

A rigor di regolamento, hanno ragione.

Ma il regolamento non è inciso nella pietra, l’hanno scritto uomini e lo applicano uomini. Che sono fallaci.

E che avrebbero potuto rimediare lasciando andar via le donne nella loro corsa, anche perché stavano dimostrando di onorarla col loro impegno.

E fermare i maschietti, che avrebbero ceduto il passo con una galanteria d’altri tempi, e fatto tutti una figura migliore.

Ma no, c’è il regolamento, ci sono gli sponsor, c’è la televisione, che figura ci avrebbero fatto questi uomini di ferro a lasciarsi sfilare dalle veloci amazzoni su due ruote?

Sicuramente una figura migliore di questa, ne sono certo.

Le cicliste sono professioniste esattamente come i colleghi maschi; solo in Italia no, restano Dilettanti ma siamo un Paese che nella parità dei diritti è arretrato e sta pericolosamente tornando ancor più indietro. Non solo nello sport.

Stavano faticando e sudando, perché una bici, la strada, il clima freddo non fanno distinzione di genere.

Vedere quel giudice neutralizzare la corsa per permettere agli uomini di ripristinare il vantaggio è per me una delle più brutte scene offerte da questo sport del quale sono sempre più disamorato.

L’ennesima occasione persa.

Buone pedalate   

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Giovanni

    Purtroppo, quasi sempre il capitalismo prende il sopravvento, anche nello sport che non ti aspetteresti.

  • Roberto

    Sono in una societa dove le donne vanno di pari passo con noi ometti stimolate ad andare piu forte queste lo fanno io mon sempre ci riesco

  • Damiano

    Non andrei così pesante nei (pre)giudizi: perché l’errore di giudizio, nel ritenere 10 minuti sufficiente (tanto sono donne e vanno piano) non poteva essere corretto dalla decisione di lasciarle passare. Infatti, in tali eventi, la compagine maschile aumenta l’andatura, sembra, più tardi lungo la corsa, con l’effetto di avere poi l’effetto opposto ma in un momento ancora più delicato di entrambe le corse, ovvero a metà o più avanti lungo il percorso… Dover fermare a quel punto la gara di una delle due compagini (maschile o femminile che sia) sarebbe ancora peggio ovviamente: mischiare due corse diverse sarebbe davvero un bel problema, no? Con sorpassi, sfilamenti, magari in salita con ammiraglie e moto. Un incubo!
    Conclusione: dare per scontato che le donne vadano sempre e comunque più lente è un po’ da fessacchiotti. Ma fare i cavalieri non sempre è la risposta, meglio considerare prestazioni e capacità in maniera uguale, che non vuol dire con esiti uguali. D’altronde uguaglianza in opportunità e dignità deve essere diverso da appiattimento di valutazione e caratteristiche. Ci si perderebbe tutte/i!

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