RedShift ShockStop Suspension Seatpost

La prova su strada

Tempo di lettura: 6 minuti

La prova su strada

Test in strada e fuoristrada, uso gravel come spesso di questi tempi.

Diverse bici usate, sia di già ampiamente conosciute che altre con cui ho familiarizzato nelle ultime settimane. 

Prima di trovar casa sulla Trek Checkpoint ALR, usata per quasi tutto il test, è toccato a Raun (la ex London Road) farmi prendere confidenza. 

Sono ricorso alla mia scorta di shim, cioè gli adattatori, perché il reggisella Redshifht ShockStop è offerto solo in diametro 27,2 (e lunghezza 350) al momento in cui scrivo.

Dubito arriveranno altri diametri, per ulteriori lunghezze non so, chiederò lumi all’azienda.

Conosco benissimo l’attacco manubrio ammortizzato Redshift, come tanti di voi che state leggendo.

A parte l’efficacia, che apprezziamo tutti, c’è una caratteristica che a nessuno è sfuggita: dopo poco ti dimentichi di averlo. Solo riprendendo una bici con attacco manubrio tradizionale subito senti la differenza.

Perché lo stem ammortizzato lavora con estrema naturalezza, smorza senza ondeggiare, senza “stantuffare”.

Ecco, il reggisella è la stessa cosa: è lì, te ne dimentichi. Poi cambi bici e la strada diventa uno strazio di pavè e buche.

Ma andiamo con ordine, partendo dall’uso prettamente stradale.

Il reggisella non è leggerissimo, non tanto per la struttura in alluminio (sulla bilancia un reggisella tradizionale in carbonio e uno in alluminio hanno differenza minima) ma perché si porta dietro le biellette e la molla; o le molle.

Dubito chi scelga uno SchockStop ponga la leggerezza tra le priorità; ma non potevo trascurare questo aspetto.

Sono quasi 500 grammi, non certo qualcosa che potrebbe attirare i grammomaniaci.

E lo comprendo, perché diversamente dallo stem che ha sua ragion d’essere anche su una bici da corsa pura, questo reggisella in uso prettamente sportivo stradale non ha molto senso. Magari su una bici da corsa endurance o marathon si. Bici da corsa pura, leggera, rigida, solo prestazione allora no.

L’escursione massima è di 35 millimetri, che son tanti. Ma su asfalto buono, liscio, possiamo farne a meno volendo.

Le cose cambiano quando usiamo una bici sportiva non estrema, qualcosa di votato alle lunghe distanze, al tanto tempo in sella e dove la ricerca della massima leggerezza non è in cima alla lista desideri.

Qui, vi dico la verità, pesasse pure un chilo, e chi lo toglierebbe più.

Quelle provinciali dove spesso sei costretto a pedalare a fil di sella per non rimetterci i…, cioè, avete capito cosa, diventano tavoli da biliardo, dove pedalare veloci senza preoccupazioni per l’incolumità dei…, cioè, avete capito di nuovo…

Eppure ancora forse posso dire che si, usarlo è fantastico ma con una buona sella, un buon fondello, ruote e telaio adatti, posso rinunciare al reggisella Redshift ShockStop. Magari la strada è rovinata ma va bene, sono abituato.

Allora dove lo monto? Ma che scemo, la gravel…

E ti si apre un mondo nuovo.

Il gravel, lo sappiamo, è disciplina dove si pedala per lo più seduti, presa sui comandi, rapporti più agili della strada e via a frullare le gambine.

Finché il sentiero è compatto, senza fossi (e dossi), si va anche abbastanza veloci; salvo poi tirare i remi in barca all’arrivo del manto disastrato, c’è da alzarsi di sella per ammortizzare con le gambe i colpi che arrivano dal suolo.

E proprio risposante non è. Perdiamo il ritmo, ma possiamo farcene una ragione, il cronometro è spento.

Perdiamo energia e quella, lo sapete, almeno per me già è poca, dilapidarla con generosità non il caso.

Una bici gravel fa piacere averla leggera ma non è il peso la priorità, quindi c’è qualche controindicazione a usare il Redshift SchokStop? Nessuna.

Anzi, solo benefici.

Quel sentiero, quella strada bianca, quella salita dura che spesso ti stancavano più del lecito perché le gambe (e le braccia) dovevano servire sia per pedalare che per ammortizzare diventano lisci nastri da velocità.

Senza che tu nemmeno ti accorga di aver montato questo reggisella.

Ma sul punto meglio far chiarezza.

Come per lo stem, quando dico che nemmeno ti accorgi ci sia non significa che non avverti i suoi benefici.

Non avverti ondeggiamenti con lo stem (solo un lieve affondare nelle pinzate decise), non avverti il su-e-giù con il reggisella.

Non lo senti stantuffare.

Ti appoggi alla sella, avverti il suo cedere sotto il peso (e così deve essere), inizi a pedalare e la strada si spiana.

Non solo lo smorzamento delle asperità è efficacissimo: è il ritorno che è perfettamente frenato.

Merito della tecnologia a parallelogramma, con le biellette che fungono da leve; merito della assolutà qualità delle molle. E chi ha un minimo di esperienza nel campo delle sospensioni (da bici, moto, auto ecc) sa perfettamente che progettare una molla perfettamente adatta a uno scopo non è facile. Lunghezza, distanza delle spire, materiale ecc; mille parametri da far lavorare in simbiosi.

Storcere il naso pensando “vabbè, ma alla fine è un reggisella con una molla dentro” oltre che un errore sarebbe una ingiustizia al gran lavoro di progettazione svolto dai ragazzi di RedShift.

La compressione è dolcissima, non senti la sella scendere repentina così come non la senti risalire rapida. 

Impossibile per me non far viaggiare questa recensione senza riferimenti all’attacco manubrio.

Vero che l’escursione è di 35 millimetri ma non si sfruttano tutti; c’è da fare la tara con la compressione appena ci si accomoda in sella. Lo stem nemmeno ha escursione esagerata, anzi è davvero minima.

Ed è qui la loro carta vincente. 

Una superiore escursione causerebbe un effetto stantuffo difficile da contrastare e, alla fine, non sarebbe nemmeno così efficace. Anche perché porterebbe a una eccessiva e continua variazione dell’altezza sella, che alla lunga stancherebbe.

No, il reggisella Redshift “vibra”. Ha questi continui movimenti che ammortizzano ma senza ondeggiare, senza avvertire il continuo alzarsi e abbassarsi della sella.

Mi aspettavo una eccellente resa; perdonate la brutta sintassi, non me l’aspettavo così eccellente.

I mesi supplementari prima della distribuzione (nei piani iniziali sarebbe dovuto arrivare sul mercato all’inizio della scorsa estate) sono stati spesi benissimo dall’azienda.

E’ difficile descrivere a parole la sensazione di guida di questo reggisella, molto più difficile rispetto allo stem.

Devi essere concentratissimo e percorrere lo stesso tragitto, con identica bici, una volta con reggisella tradizionale, poi con il Redshift ShockStop e infine ancora con reggisella tradizionale.

Solo così riesci a comprendere a fondo il gran lavoro svolto nella progettazione e messa punto e il gran lavoro che compie il reggisella mentre pedali.

Perché se usi solo lui, ti abitui troppo in fretta, non hai la trasmissione di chiari segnali che stia lavorando (lo so, sto insistendo molto su questo punto ma è fondamentale) e alla fine pensi che l’apparenza inganna, quel sentiero non è brutto come sembra.

Una sola accortezza: nel regolare l’altezza sella c’è da compensare la naturale compressione “statica”, quella che si avvia appena sali in sella e carichi.

Proseguiamo cambiando ambientazione: la città.

D’accordo, comprendo che uno spesso in città usa la bici da palo e che, se proprio ci stiamo dando al lusso sfrenato, l’abbiamo pagata un quinto del prezzo di un reggisella RedShift.

Vabbè, però c’è pure chi in città pedala con la bici bella 😀 

C’è un tratto, poco meno di due chilometri, che sono obbligato a percorrere ogni volta che esco di casa. Dire che il suo pavè nulla ha da invidiare alle classiche del Nord significa trattarlo con gentilezza.

Lo stem RedShift già me lo aveva in parte “spianato”, aggiungendo il reggisella non dico che mi sembra di stare in velodromo ma poco ci manca.

Mai potuto percorrerlo seduto dall’inizio alla fine, sempre quasi tutto a fil di sella per ammortizzare ed evitare dolorosi colpi.

Un ricordo.

Ultima notazione per gli amanti del bikepacking; ho installato la borsa da sella Pro Bike Gear Discover, nessun intralcio rilevato.

Ho usato due differenti telai perché a causa delle differenti geometrie in un caso ho potuto assicurare la borsa posteriore direttamente al tubo; in altro caso ho dovuto impegnare le biellette, il quasi nullo sloping non faceva svettare abbastanza reggisella.

Qui la bici con sloping.

Nessun limite rilevato, il movimento del reggisella non è bloccato dalle cinghie; e la borsa a sua volta non ondeggia.

Temevo invece il montaggio su altra bici.

Perché a causa della geometria con sloping praticamente assente (che è pure più bella da vedere…) il reggisella svetta pochissimo.

Come vedete una delle due cinghie lavora proprio sulle biellette; e siccome pedalando non potevo vedere che succedeva, ho passato 20 minuti fermo a premere su e giù sulla sella. Per rilevare che il movimento non è compromesso e che la borsa resta salda. 

Grazie al suo sistema a biellette non c’è alcun allentamento o tensione, la borsa resta salda e il reggisella non è frenato. Davvero ottimo.

Bene, senza star qui a ripetere sempre le stesse cose, tracciamo un bilancio.

COMMENTS

  • <cite class="fn">luigi</cite>

    Bellissima recensione come al solito. Confermo tutto . Ho acquistato Redshift ( sia attacco che seatpost ) da qualche mese. Il reggisella e’ magnifico , comprato con adattatore da 31,6 poiche’ lo alterno tra una bici da strada ( 27,2 ) e una MTB con forca rigida ( 31,6 ) che uso come Gravel. Mai fatto acquisto piu’ azzeccato di questi due componenti. Con il codice ELESSAR mi hanno fatto il 15% di sconto. Cifra spesa 247.18 euro ( solo reggisella ) . Ciao.Luigi

  • <cite class="fn">marco xwarz bonomi</cite>

    Grazie di avermi fatto scoprire Redshift, ho la fortuna di godere di entrambe le soluzioni sulla mia gravel. All’anteriore, dopo aver letto il tuo autorevole parere e sotto il sellino grazie al pre-ordine ed alla eccellenza e loro serietà in cui ho riposto fiducia. Ora viaggio su un cuscino di aria, la sensazione è quella dei sedili pneumatici di camion e mezzi d’opera dove il mezzo che stai conducendo vibra, saltella e rimbalza ma tu ondeggi lieve.

  • <cite class="fn">filippo ponti</cite>

    Ciao, grazie per l’articolo, sempre preciso e completissimo. Ma come tu ti aspettavi un risultato eccellente dal reggisella, noi ce lo aspettavamo dal tuo articolo, come al solito! Vorrei acquistarlo ma ho due domanda, forse riesci ad aiutarmi. Io ho poco fuorisella, ho misurato 16cm da dove il reggisella si innesta nel telaio fino ai binari della sella. Ci sto? Inoltre ho letyo in commento di un codice ELESSAR per l’acquisto… e’sempre valido? Grazie e ciao

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Filippo, devi misurare quanto spazio hai nel piantone, non quanto sporge.
      Ossia calcolare se hai abbastanza profondità per cui oltre i 16cm di svettamento attuale ne hai altri 20 liberi senza che la bussola del portaborraccia arrivi prima.
      Tieniti almeno 1/1,5cm di margine, devi considerare anche la vite di regolazione.

      Che io sappia il codice non è mai stato annullato in questi anni. Ho scritto stamattina per chiedere conferma ma causa fuso orario con gli USA prima del pomeriggio non avrò risposta.

      Fabio

      • <cite class="fn">filippo ponti</cite>

        Ciao, grazie per la risposta. Il mio dubbio è che avendo la sella bassa debba inserire il reggisella così tanto da interferire con il meccanismo di ammortizzamento; ma ho trovato la risposta sul sito, tutto il meccanismo occupa 9 cm, quindi nessun problema.
        D’altrocanto la tua informazione è utilissima, non avrei pensato che potesse interferire con le boccole del portaborraccia.
        Avendo una bici taglia S è bene che mi metta a controllare perchè giustamente è un reggisella che nel caso non si può accorciare.

        Ciao e grazie ancora

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Filippo, l’ingombro del meccanismo è un falso problema.
          Se sei costretto ad abbassare così tanto la sella (l’ingombro reale è inferiore ai 9cm, prudenziali, indicati dall’azienda) vuol dire che hai un telaio di almeno una taglia in più, se non due.
          Viceversa l’impatto sul portaboraccia è concreto; non solo per telai piccini ma anche per tanti da turismo e gravel che usano riempire il piantone di boccole.
          Per esempio sul Trek Checkpoint che ho usato sono proprio a filo, perché ha un terzo attacco molto in alto. Con altre bici nessun problema.

          Fabio

  • <cite class="fn">Damiano</cite>

    Eccola la recensione attesissima! Ormai utilizzo il tuo sito come consigli per gli acquisti 😀 Aspettavo il tuo parere prima di sganciare la grana, come già fatto per l’attacco manubrio e le appendici crono smontabili. Per lunghi eventi gravel ed endurance come dici tu deve essere ottimale. L’unico rimpianto enorme per ora è la lunghezza, a me servirebbe da 400 per la mia monstercross. La scorsa estate sule percorso della Bikepacking trans germany i punti di appoggio altrimenti detti sovrasella sono rimasti così traumatizzati che gli ultimi 350km li ho fatti in piedi… Gli impatti, piccoli o grossi che siano, sono veramente deleteri per la sopportazione di lunghi tragitti.

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Mumble mumble… misura bene il tuo attuale svettamento perché l’inserimento minimo previsto dallo Shockstop è molto ridotto, meno di 10cm

      Fabio

      • <cite class="fn">Damiano</cite>

        Uhm, interessante. Quindi 350 di lunghezza totale e 340 di svettamento massimo?

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ho scritto cm, non mm…
          Comunque, ho sbagliato pure io; avevo consultato altro seatpost sul notes.
          L’inserimento minimo è 8cm, quindi lo svettamento sale a 27 cm.

          Fabio

  • <cite class="fn">filippo ponti</cite>

    Ciao, ho verificato; il cannotto può essere inserito 24 fino al raggiungimento della vite del portaborraccia, quindi nessun problema.
    Nei prossimi giorni provvederò sicuramente all’acquisto, ciao

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Filippo, ottimo.
      Poi fammi sapere come ti ci trovi, per me il riscontro con le vostre esperienze è importante.
      Ricorda che c’è codice sconto per i lettori; non è molto, ma meglio di niente 😀

      Giusto per non fare confusione con altri interventi, ricordo per gli altri che qui i 24cm si riferiscono allo spazio libero nel piantone del telaio di Filippo.

      Fabio

  • <cite class="fn">Calvisi Marco</cite>

    Complimenti per il test, veramente completo. vorrei chiederti se, dovendo comprare almeno per il momento solo uno dei componenti (o attacco manubrio o reggisella), cosa sia meglio. io penso sia meglio l’attacco manubrio ma vorrei un tuo parere. mi piacerebbe anche sapere se hai mai provato nell’uso gravel qualche reggisella telescopico e se lo ritieni utile, anche rispetto a quello ammortizzato. so che svolgono funzioni diverse, ma credo sia impossibile avere tutti e due.
    grazie e ancora complimenti.
    Marco

    • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

      Ciao Marco, test no, un giretto con telescopico si.
      Che, nel mio caso, si è rivelato inutile, perché con una gravel ostacoli dove serve un telescopico non li affronti. Rischi di spaccare tutto.

      Se optare prima per stem o seatpost dipende molto dall’uso personale della bici, e io ignoro quale sia il tuo.
      In linea di massima considera che è più facile ammortizzare con le gambe pedalando a fil di sella che farlo con le braccia, quindi lo stem avrebbe priorità. Però, ripeto, dipende tutto da come pedali tu.

      Fabio

      • <cite class="fn">Marco</cite>

        Grazie Fabio per la risposta. La curiosità del telescopico è nata a seguito di un giro in fuoristrada domenica scorsa. Era un continuo saliscendi su sterrato a volte con sassi sporgenti ed ho avuto difficoltà ad affrontare con la gravel i tratti in discesa. Pur affrontandoli con cautela e a bassa velocità per non spaccare tutto compreso me, sentivo l’esigenza di stare in piedi e con il peso’ all’indietro per alleggerire il manubrio, ma la sella alta, comoda per pedalare, in quella circostanza mi dava veramente fastidio. Non so se mi sono riuscito a spiegare.

        • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

          Ciao Marco, ti sei spiegato perfettamente.
          Io ho risolto montando su percorsi più tecnici una sella corta, guadagnando la necessaria (per me) libertà di movimento.
          Il gravel, come e più di ogni altra disciplina del ciclismo, è aperto a infinite interpretazioni. Stabilire regole generali, tipo telescopico si/no, è impossibile.
          Per i miei percorsi e il mio stile di guida (che comprende anche track da mtb) non ho questa necessità. Ma da qui a dire che non deve mai essere usato ce ne corre, non è il mio modo di impostare le cose.
          Per questo non posso dirti se effettivamente vale la pena. Io tra i due ho scelto di usare il Redshift, però è anche vero che all’azienda non conveniva pagare la spedizione in USA per la restituzione e me lo sono trovato, diciamo così…

          Fabio

          • <cite class="fn">marco</cite>

            grazie ancora fabio, ora devo capire bene la lunghezza giusta dello stem e poi credo proprio di acquistarlo. tu ti sei regolato sulla stessa lunghezza ed inclinazione che hai sulla bici da corsa o hai optato per uno stem più corto che credo possa agevolare le discese? (ultima domanda giuro ahahah)

            • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

              Ciao Marco, ho sia da 90 che da 100, mi regolo in base al telaio su cui li monto, tanto orbito sempre tra queste due misure per quote mie.
              Ma faccio poco testo, considera che causa recensioni ho un parco bici spropositato, non avessi il blog sarei felice con due, massimo tre.

              Fabio

              • <cite class="fn">Paolo Mori</cite>

                Sappiamo benissimo che non è vero… il numero giusto di biciclette è sempre e comunque N+1, dato N il numero di bici possedute al momento (la dimostrazione è triviale ed è lasciata come esercizio al lettore).
                E anche per oggi il mio commento inutile l’ho scritto 😀

    • <cite class="fn">LUIGI ITALIANO</cite>

      ciao marco , premetto che sulla Gravel Non Ho Montato I Redshift poiche’ non ne ho ritenuto necessario dotarla di tali sistemi , pero li ho montati sulla mia MTB con forca rigida ( non faccio piu’ mtb e percorsi da mtb da anni…) , praticamente ora ho una mtb bi-ammortizzata ( grazie ai redshift ) che e’ una goduria . Costano una barcata di soldi ( attacco manubrio+reggisella ) ma sono soddisfattissimo per l’efficacia del funzionamento e per la solidita’ del tutto. sulla gravel , per i percorsi da gravel , non li montereri. Ciao.Luigi

      • <cite class="fn">Elessarbicycle</cite>

        Il giorno che incontro due ciclisti che sono d’accordo sulla stessa cosa il blog esploderà…
        😀 😀

        Io infatti i redshift li uso sulle gravel, (mtb però ha forca ammortizzata e telaio isospeed) e tolsi lo stem dalla sportiva perché mi faceva andare troppo veloce sul pavè e stavo ogni due e tre a sistemare i raggi.
        Adesso è il turno di chi lo usa solo in bdc, su, che sennò qui esplode tutto…

        Fabio

        • <cite class="fn">Luigi</cite>

          Fighissimo Fabio, ci sono anche brand che sulle gravel, per non sbagliare offrono Reggisella bifidi che smorzano un po, manubri riempiti di schiume, attacchi manubrio che flettono un pochetto, solo che sono su bici un po onerose, quindi la truppa si accontenta di quello che passa il convento e i redshift, per il loro costo, il convento non li passa dopodiché il r è Gisella è fighissimo spostarlo da una gravel alla mtb e viceversa….. Ad majora

        • <cite class="fn">LUIGI ITALIANO</cite>

          L’attacco manubrio redshift , montato su manubrio corsa strada o gravel che sia , ha una oscillazione non superiore a 1 cm ( vado a memoria ma nel bugiardino sia descritto cosi’ ) motivo per cui , trovando esigua questa oscillazione , ho preferito montarlo sulla mtb ( oscillazione di 2cm mi pare di ricordare…) con manubrio piatto . il reggisella redshift invece sulla Gravel , per quei pochi percorsi sassosissimi che percorro 1 o 2 volte l’anno , ho rinunciato a metterlo a favore invece della sua installazione sulla mtb dove , anche se con forca rigida , per sua natura i percorsi pietrosi le sono invece molto piu’ dedicati nell’arco delle uscite annuali .

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