Pedali VP-X82 vs Shimano Pd-M545

Tempo di lettura: 3 minuti

La scelta del giusto pedale non è mai semplice. Pedale è sinonimo di bicicletta, se ci pensiamo. Quante espressioni usano questo trascurato componente per indicare la bici o il girovagare su di essa? Tutti diciamo “la fatica sui pedali” non “la fatica sulla bici”. E quando esortiamo qualcuno? Gli gridiamo “Pedala!” mica “Bicicletta!”. Questo blog ha come titolo “La vita sui pedali”. Insomma, sono importanti o no? Si, lo sono e spesso mi interpellate per un consiglio nella scelta. Perché d’accordo che sulle bici sportive usiamo pedali da corsa in tutte le loro varianti e sulle Mtb pedali da fuoristrada anche qui con tante possibili versioni, ma possiamo dire che la regola è assoluta? No, perché per esempio io sulle bici da corsa uso da anni pedali da fuoristrada e perché esiste un vasto mondo di bici che si prestano a più usi e i pedali devono adeguarsi di conseguenza. In questo articolo vedremo allora un pedale doppia funzione: il VP-X82. Doppia funzione perché da un lato ha il sistema di ritenuta della tacchetta compatibile con lo standard Shimano Spd. Ma ho deciso di metterlo a confronto con uno dei miei pedali preferiti: lo Shimano Pd- M545, che non è un doppia funzione in senso stretto ma può essere usato anche lui con scarpe lisce, ossia senza tacchette.

Iniziamo dal VP.

Confezione classica, coi pedali posti in bella vista a mostrare il lato con l’aggancio.

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La base è il piccolo scrigno che contiene una buona dotazione di accessori.

Oltre le tacchette troviamo tutta la bulloneria necessaria, le piastre di rinforzo per scarpe non provviste e quattro catadiottri da applicare a pressione nei fori predisposti.

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Ed ecco la dotazione in dettaglio. L’ultima immagine mostra la coppia di adesivi da inserire all’interno delle scarpe per impermeabilizzare la zona di innesto delle tacchette.

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E infine il foglio con le istruzioni.

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Il pedale ha la classica foggia trapezoidale con una cornice in alluminio spazzolato che dona la forma sui tre lati. Fresature alleggeriscono la linea, così come i fori per i catadiottri. Su un lato troviamo stampato il logo del produttore.

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Come lasciano intuire i segni + e – incisi sul sistema di aggancio, è prevista la regolazione delle durezza della molla che governa innesto e disinnesto delle tacchette. Il precarico si regola agendo sulla piccola brugola raggiungibile attraverso una apposita finestrella.

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In dettaglio il meccanismo, visto da sotto.

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Il lato flat, quello cioè da usare con scarpe normali, non presenta differenze rispetto a un comune pedale privo di ogni sistema di aggancio. Svettano lungo la cornice i picchi che assicurano una tenace presa; smussati ovviamente altrimenti buchi prima la scarpa e poi il piede. Si nota la linguetta necessaria a ruotare il pedale con un rapido colpo della punta del piede in modo da poter avere disponibile il lato con il sistema di aggancio. Infatti il peso del meccanismo fa si che il pedale ruoti facendocelo trovare sempre sotto.

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Sull’asse è inciso il verso, in questo caso è un pedale sinistro come chiarisce la lettera L. L’ingaggio è quello tipico da 15 ma non manca, per chi lo preferisse, nemmeno quello a brugola da 6.

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Le dimensioni complessive sono nella norma, garantendo buona superfice di appoggio.

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Bruttino l’esagono su cui agire per liberare l’asse e svolgere normale manutenzione. Anche un semplice tappo a copertura, colorato a imitare l’alluminio, sarebbe stato gradito.

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Di foggia decisamente economica i quattro catadiottri in dotazione, inseribili a pressione. Visto il costo dei pedali avrei gradito una versione da avvitare e con cornice in alluminio.

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Ed ecco i pedali con le diverse facce a confronto.

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E ora una veloce carrellata sull’altro protagonista dell’articolo: lo Shimano Pd-M545, su cui non mi dilungherò troppo perché è vecchia conoscenza di questo blog. Quello fotografato reca evidenti segni di utilizzo perché fa parte della coppia di pedali che tengo sempre disponibili per montarli durante le mie prove.

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Diversamente dal VP questo è un pedale da Mtb a cui è stata aggiunta una struttura in alluminio che lo avvolge completamente: l’attacco quindi è da ambedue i lati, ovviamente con standard Shimano Spd.

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La lavorazione della base in alluminio è curata e sono presenti anche due perni a rinforzarne la struttura.

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Il verso di montaggio è inciso sia sull’asse che sul corpo del pedale: e non stupisce questa seconda indicazione, il corpo è quello dei normali pedali Spd “nudi” di casa Shimano.

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Doppio ingaggio per poterli avvitare: quello classico per chiave da 15 e quello interno per brugola da 6.

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Il secondo dado che vedete, quello più interno, governa lo smontaggio dell’asse per la manutenzione dei cuscinetti. Ne esiste anche una altra versione che al posto del dado ha la classica ghiera in plastica Shimano, quella da svitare con l’attrezzo specifico; ed esiste una versione più economica con gabbia in plastica: io preferisco questa.

Le dimensioni sono più compatte in larghezza e più estese in lunghezza rispetto al pedale proposto da VP, come si può vedere sia nelle misurazioni che nel confronto fotografico.

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Non ho le immagini dell’imballo originale, comunque confermo che i pedali sono forniti di tacchette.

E adesso andiamo alla classica domanda: quale è il migliore? Sono ambedue pedali di buon livello, lo Shimano vince per una evidente maggiore cura costruttiva, che giustifica il prezzo più alto. Ma non è questo il punto. Quale è migliore per pedalare? Difficile separare le preferenze personali dalla necessità di un giudizio obiettivo.

Mai fatto mistero su queste pagine di non amare i pedali doppia funzione, un ibrido che per la mia pedalata è inutile. E non sopporto il fatto di dover cercare il lato giusto ogni volta. Perché è vero che la gravità spinge verso il basso la parte appesantita dal meccanismo di aggancio, quindi almeno quando pedalo con scarpe civili dovrei avere subito disponibile la parte giusta. Ma per lo stesso motivo per cui se percorri cinquanta chilometri controvento e appena inverti la direzione lo farà pure il vento in perfetto sincrono, ugualmente io mi trovo sempre sotto il piede il lato sbagliato. Scarpe lisce? Il pedale si posiziona con il sistema di aggancio in alto, sovvertendo la forza di gravità. Scarpe con le tacchette? Il pedale ha appena studiato Newton e la zona di attacco guarda a terra. Ho smesso da tempo di chiedermi il perché, semplicemente non uso questi pedali.

Qui però sono io che non sono mai andato troppo d’accordo con questo sistema, non una valutazione super partes. Che provo a dare adesso. I pedali doppia funzione sono proposti come una soluzione alla pari, un mezzo e mezzo come recitava il principe de Curtis: metà a pedalare libero, metà a pedalare agganciato. In realtà non è così, perché nell’uso pratico è la zona flat a essere avvantaggiata. Il sistema di aggancio giustamente sporge in altezza ma non a sufficienza. Con alcune scarpe da Mtb, quelle più specialistiche, la cornice esterna si rivela troppo avanzata andandosi a incastrare nelle scolpiture della suola. La cosa migliore è utilizzare scarpe polivalenti, che poi sarebbe anche l’aspetto predominante di questi pedali, quelle cioè tipo trekking a cui è possibile applicare le tacchette. O comunque scarpe dalla suola poco “aggressiva”. La tenuta dal lato libero è ottima, la superfice di appoggio ampia abbastanza e la presa dei denti lungo il perimetro giustamente tenace senza essere fastidiosa se non con scarpe dalla suola molto sottile.

Il sistema di aggancio sente bene il precarico consentendo una precisa regolazione dello sforzo richiesto all’innesto e al disinnesto delle tacchette. Anche regolato al minimo la presa risulta sicura, non c’è pericolo il piede scappi. La scorrevolezza dell’asse non è delle migliori, ma parliamo di un pedale che viaggia su un prezzo medio di circa 40 euro, sarebbe troppo chiedere di più. La linguetta per comandare la rotazione e avere il lato desiderato è facile da azionare e dopo pochi minuti diventa un gesto intuitivo. Soprattutto per quelli tra noi più vecchietti che ben ricordano analogo sistema sui pedali da corsa a cinghiette.

Il pedale Shimano posso definirlo anche lui un doppia funzione ma il suo utilizzo privilegia la pedalata con le tacchette. La qualità costruttiva è eccellente, la fattura della gabbia in alluminio ottima come semplicemente perfetto il meccanismo di aggancio e sgancio. Una lubrificata con olio denso ogni tanto e sono anni che quei pedali visti in foto mi accompagnano. Se nemmeno qui ci troviamo davanti a un pedale mezzo e mezzo, la percentuale di utilizzo con scarpe normali cala drasticamente rispetto ai VP. Per tratti brevi, con una cadenza non troppo elevata e prestando attenzione se ci si alza a rilanciare allora va bene usare scarpe civili. Ma se si vuole aumentare il ritmo serve l’aggancio. Questo perché la struttura perimetrale ha una estensione davvero limitata, offrendo una minima superfice di appoggio. L’altezza del meccanismo di aggancio non aiuta la presa della suola e la pressione che si esercita sul pedale è irregolare, molto sbilanciata sempre a causa della poca superfice di appoggio. A suo favore la possibilità di essere usati anche con scarpe specialistiche grazie appunto alla limita superfice che non intralcia mai con la scolpitura delle suole.

E ancora non abbiamo trovato una risposta alla domanda: quale il migliore? Nessuno, sono diversi. E ognuno con un suo utilizzo che svolge bene. I VP sono adatti a chi usa la bici spesso con scarpe normali, se necessita di aggancio lo farà con scarpe di foggia meno sportiva, adatte anche a camminare a piedi. Il pedale perfetto per uso turistico. Gli Shimano sono adatti a chi pedala quasi sempre agganciato e ogni tanto usa quella bici in abiti civili e rendono bene con scarpe sportive. L’appoggio ulteriore fornito dalla gabbia è utile anche quando si è agganciati fornendo un supplementare punto di spinta. Sono altrettanto validi in uso turistico, per chi passa molto tempo in sella.

Tra i due la qualità costruttiva vede i giapponesi vincere, ma è pur vero che costano mediamente un 30% in più, al netto di sconti e promozioni.

Alla fine non abbiamo vincitori e vinti ma due modi di intendere l’uso della bici ed è questo il parametro che dovrà guidare nella scelta.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Luca Venturini

    Ciao, complimenti come al solito per l’articolo. Ottima analisi dei pezzi in ogni loro aspetto.
    Mi sento di aggiungere una cosa. I pedali VP a mio parere possono avere un utilizzo differente rispetto allo Shimano, in quella condizione in cui si vuole procedere “sganciati” anche se si indossano scarpe con tacchette. Da principiante della MTB e dei pedali a sgancio rapido, in passato mi sono trovato ad usare pedali simili ai VP su pezzi lenti e scassati in cui era richiesto mettere spesso il piede a terra. In questo caso si usa il lato flat per poi passare alla tacchetta appena ci si sente più sicuri.

    Saluti

    • Elessarbicycle

      Ciao Luca, ottima osservazione. Hai ragione, coi VP e similari questa azione viene meglio. Con gli Shimano mi capita di procedere sganciato per esempio durante l’attraversamento di zone pedonali con strade strette incontrando la calca (e sono obbligato a meno di volare per rientrare a casa) e pedalo di pianta; ma la scarpe mie da Mtb hanno suola rigida in plastica e quindi nessuna presa perché poggiano interamente sul sistema di aggancio.
      Grazie per questo tuo contributo.

      Fabio

  • Damiano

    Domanda che va un po’ OT e apre un campo molto più vasto… Però per uno scopo di utilizzo variegato (ovvero ibrido ma non in contemporanea) potrebbe essere una cosa interessante: mai provato i pedali MKS che (sembra) possono essere scambiati con facilità? Ne ho letto bene ma mai provati. Il poter cambiare in pochi secondi i pedali ha un certo fascino, anche se magari non così utile, forse… io uso spd-m520, che sono molto minimalisti da usare con scarpe lisce. Anzi direi veramente scomodi. Però sono leggeri e solidissimi

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, non è che qui formalizzo troppo se è OT o meno. Alla fine sempre di pedali parliamo.
      Mks ha una sessantina di modelli a catalogo ma immagini tu faccia riferimento al sistema EZY, per cui (specifico per chi non lo conosce) l’asse resta vincolato alla pedivella e i pedali sono intercambiabili con un sistema di ritenuta a baionetta, più o meno.
      No, mai provati né toccati con mano. Però potrebbe essere interessante provarli, ma la vedo difficile perché in questo caso dovrei passare per il distributore italiano (i giapponesi in questi casi delegano) e dubito fortemente quindi di riuscire ad averli, come quasi sempre quando di mezzo ci sono i distributori italici.

      Fabio

      • Elessarbicycle

        Aggiungo: caro Damiano mi hai fatto venire la curiosità di toccare con mano. La politica del blog è pubblicare recensioni e test solo di ciò che effettivamente provo. Ho quindi chiesto alla casa madre se mi mettono a disposizione i loro pedali con sistema EZY. Non so se alla fine il tutto andrà in porto (ed è escluso li acquisti io per scrivere un test, dovessi comprare ogni cosa che provo mi servirebbe lo stipendio di un calciatore…) ma spero di riuscire a farcela. L’idea è troppo intrigante per non scoprire se è pure valida 😀

        Fabio

        • edoardo

          Io uso pedali EZY e li trovo molto comodi per due motivi :
          1) mi evitano la necessità di dovermi portare dietro anche una chiave per i pedali quando metto la bici in una sacca (Scicon pocket + qualche protezione) per spostarmi in treno ed allargare così i miei giri domenicali. É vero esistono anche i pedali pieghevoli ma sono più pesanti e di qualità ben peggiore e non li metterei mai su una bici da corsa (invero da ciclocross).
          2) in città li tolgo quando parcheggio e la mancanza di pedali rende la bici molto meno interessante ai ladri in quanto poi la fuga dovrebbe essere fatta a piedi (nota: ovviamente oltre a togliere i pedali, lego sempre la bici con una grossa catena).

          • Elessarbicycle

            Ciao Edoardo, pedali con sistema di sgancio esistono già da alcuni anni. Forse sbaglio ma credo di ricordare che nel 2010 o 2011 fu Weelgo la prima a introdurre un suo sistema, poi perfezionato col tempo. Hanno indubbiamente dei vantaggi per chi necessita pedalare con la stessa bici sia usando tacchette che scarpe normali. Comunque conto di riuscire a recensire gli Ezy, ho avuto il beneplacito della casa madre e un paio di settimane fa il distributore italiano mi ha contattato per chiedermi i dati dove spedire. Sui tempi non so, le grandi aziende hanno procedure più lente dei piccoli, ma credo che nel giro di un mesetto dovrei averli qui.

            Fabio

  • Per caso hai avuto possibilità di provare la versione con la gabbietta in plastica, gli M424?
    Vorrei prenderli per tenerli sulla bici uso gravel per usarla senza problemi sia con gli attacchi che senza (in quest’ultimo caso i tragitti sono molto brevi), ma sono indeciso se fare così o prendere dei pedali da battaglia e sostituirli via via, anche se in questo caso conoscendomi dopo due volte lascerei lì la bici per usarla solo per uscite vere e proprie…

    • Elessarbicycle

      Ciao Samuele, si li ho usati ma la mia preferenza resta per la versione alluminio. Soprattutto asse/cuscinetti sono di migliore qualità.

      Fabio

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