Denim Vaude Larvik PrimaLoft

Come sono fatti

Tempo di lettura: 6 minuti

Come sono fatti

I test di abbigliamento ho scoperto nel tempo che mi piace farli; e ho avuto conferma che ho enormi difficoltà a proporvi foto decenti.

Così per mostrarvelo intero ricorro a un paio di immagini ufficiali 😀

Appare un normale jeans, dal taglio sfinato si, ma nulla che lasci intuire la sua vocazione alla vita sui pedali.

Per accorgersi che è studiato attentamente per assecondare il movimento dobbiamo entrare nei dettagli costruttivi e chiudere parlando del tessuto, specificatamente messo a punto per l’uso in bici.

Parto dai dettagli

Vita non alta e a svasare sul davanti. Non ti senti stringere la pancetta impugnando la piega, malgrado gli struffoli a cui hai (ho, d’accordo..) ceduto 😀

Classica chiusura a bottone e cerniera; i passanti non sono molto larghi, una cintura in cuoio più abbondante non entra. Mai avrei immaginato che mi sarei trovato a fare una simile considerazione su un blog di ciclismo…

Non c’è una targhetta a identificare il marchio, sostituita dal logo stampato. E facciamo contenti pure i grammomaniaci…

Prima ingegnosa soluzione la troviamo al cavallo: un inserto romboidale che, pur mantenendo la linea pulita e aderente, offre quel plus di spazio e quindi libertà di movimento mentre pedaliamo; senza il fastidio di una cucitura longitudinale a stringere al cavallo. Furbo e discreto.

Non so dirvi se il tessuto usato per questo inserto è il medesimo filato in tutto e per tutto o ha subito qualche modifica per renderlo anche meno soggetto a usura. Se così fosse, sarebbe bello; se non è, lancio il suggerimento all’azienda. 😀

Nessun inserto ma un sapiente taglio (favorito anche dalla qualità del tessuto, ne parlerò più avanti) per assicurare spazio alle ginocchia.

Col capo steso su un piano mi era impossibile mostrarvelo: foto in piedi.

Scendendo ancora troviamo tutta la zona dal ginocchio alla caviglia che viaggia stretta, per evitare il contatto con la catena e poter balzare in sella anche se abbiamo dimenticato la molletta.

Non abbiamo finito; il risvolto cela un segreto: tirato su rivela una serie di strisce riflettenti, così quando pedaliamo al buio siamo visibili. E quando pedaliamo di giorno sembriamo dei ragazzini anni ’80. Ah, i miei tempi…

Come sempre quando il fotografo sono io, la brillantezza che riesco a catturare è assai inferiore a quella reale, visibile a occhio nudo. Spero sia sufficiente a rendere l’idea.

Vi basta? Non ancora? Bene, perché nulla è sfuggito a Vaude nel disegnare il suo denim da bici.

Girando il pantalone troviamo la soluzione più curiosa in cui mi sono mai imbattuto. Così semplice eppure stavo li a chiedermi perché nessuno ci aveva ancora pensato: le tasche sagomate per non interferire col sellino.

Non nascondo che la prima volta che le ho viste mi è scappato un sorriso, sardonico però. Invece vi anticipo già in questo capitolo che sono davvero una bella idea. Star lì senza il fastidio della cucitura e senza rovinare la sella (che si consuma per l’attrito, almeno le mie si) potrà sembrare poca cosa e forse lo è. Ma sommando a tutto il resto posso dire che mai ho pedalato così comodo indossando un jeans.

Fin qui le soluzioni tecniche visibili. Poi c’è quella invisibile: il tessuto.

Lo ha messo a punto in esclusiva per Vaude la PrimaLoft, azienda leader nella costruzione di filati per capi tecnici.

Un fitto intreccio di fibre arricchite dal cachemire che assicurano morbidezza, tenacia, una moderata elasticità, velocità ad asciugare, traspirabilità e moderata idrorepellenza. Opperò.

Tutto riportato in etichetta, insieme alle notizia sulla vocazione al rispetto per l’ambiente della Vaude.

Ricordo sempre che idrorepellenza è concetto diverso da impermeabilità. L’acqua non penetra subito ma alla fine il tessuto si bagna uguale. Impiega più tempo, più di quanto ne serve a noi per trovare riparo o arrivare a casa (vista la vocazione urban) però l’acqua prima o poi penetra. Qui più poi che prima, come vorrebbe mostrare questo mio ennesimo tentativo fotografico bislacco: si vede che la bolla d’acqua resta lì? Ditemi di si…

Per scattare la foto ho atteso 15 minuti. Una zona ha iniziato ad assorbire, la goccia che vedete è rimasta lì molto più tempo.

Non manca una versione disegnata per l’altra metà del cielo.

Sei taglie disponibili nella versione uomo, sette in quella femminile. Unico colore disponibile questo eclipse che vedete.

Bene, fin qui il Vaude Larvik non ancora indossato.

Ora infiliamo il jeans, gambe in spalla (si può dire parlando di bici? Boh…) e via a provarlo.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

Commenta anche tu!