Non uccidiamo questo sport

Il ciclismo su strada vive un momento difficile. Il mercato tira, le vendite di biciclette nel mondo (non guardiamo sempre e solo il nostro patrio orticello) aumentano anno dopo anno; Paesi che secondo qualche tuttologo da forum, che ha sostituito in peggio il bar sport, sono nati ieri sui pedali mostrano invece tutti i segni di un ciclismo maturo che noi fatichiamo a comprendere e purtroppo a esportare; ma non basta.

I costi sempre più elevati per allestire un team e partecipare alle grandi corse su strada, senza che vi sia poi un sufficiente ritorno di immagine tale da giustificare investimenti milionari, sta facendo desistere tanti sponsor. Si cercano format alternativi, per esempio le gare in circuito (non su un circuito stradale: proprio la pista, quelle da F1 e Motomondiale) dove gli spettatori si godono una kermesse in più giorni comodamente seduti in tribuna. Pagando il biglietto, e mi sembra giusto.

Ma c’è il ma: si inizia a pensare di introdurre un biglietto anche per le corse su strada. In realtà in alcuni casi esiste già, nelle classiche del Nord si paga per assistere in determinati punti. Sono però gare di un giorno, su percorsi più o meno limitati e le zone a pagamento sono circoscritte e attrezzate per intrattenere il pubblico durante l’attesa.

Provate a pensare invece a Giro e Tour: i ciclisti che pedalano tra ali di folla lungo le bellissime strade del nostro Paese o immersi tra i tanti gioielli  d’Oltralpe.

E’ questa la forza del ciclismo, l’unico sport che ti mette a contatto coi tuoi idoli, ti fa sentire sulla faccia il vento della corsa al loro passaggio, il risucchio d’aria quando ti supera il gruppo compatto. Li vedi a pochi centimetri da te, leggi la fatica sui loro volti, lo sguardo concentrato sull’obiettivo, sei dentro la corsa come non avviene con nessun altro sport.

Qui non è che difendo il gratis a tutti i costi: io per primo so cosa significa, nel piccolo di questo blog, che gratis per gli altri non significa gratis per se stessi. Voi non pagate per leggere, io pago per tenere in piedi la baracca. Immaginate quindi che significa sostenere i costi di un grande giro, qualcuno deve sostenerli affinché noi possiamo poi goderci lo spettacolo.

Ma immagino anche cosa significa introdurre un ticket lungo tutto il percorso: a parte che allestire transenne, servizio d’ordine e controlli costerebbe più dei possibili introiti, quanti di quelli che restano ore in attesa di un veloce passaggio sarebbero disposti a pagare per una giornata in piedi e pochi secondi di emozione?

Pensate a quei bambini le cui maestre sospendono le lezioni perché “oggi passa il Giro”; pensate alle tante donne e ai tanti uomini che non seguono questo sport ma che ugualmente non vogliono perdersi la fugace visione di questi moderni cavalieri nelle loro variopinte divise; pensate a quanti di loro poi, dopo, tornati a casa, serbano il felice ricordo della giornata e si dicono che si, quasi quasi tiro giù la bici dalla soffitta, da ragazzo mi ci divertivo così tanto; pensate alla bellezza di vedere chilometri e chilometri di strade occupate sin dal primo mattino dai tanti appassionati che attendono ogni anno con ansia di conoscere il percorso e scoprire dove potranno andare a piazzarsi; pensate che introducendo un biglietto vedremo ancora tutto questo? Io no

Il ciclismo è cambiato e dovrà cambiare ancora se vorrà sopravvivere a se stesso; ma senza abbandonare mai le proprie radici: la fatica, la sfida e quelle ali di folla capaci di farti salire in paradiso.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Marco Foa

    il ciclismo e’ cambiato tanto, quasi nessuno usa la bici per andare a lavorare ( in confronto agli anni 50)., especialment ragazzi per andare a scuola. Cosi’ anche il ciclismo professionista su strada sta morendo. Se guardi il Giro o il Tour .. tante tappe non hanno piu’ spettatori tranne nei i punti chiave… e puoi il numero di venditori di biciclette e’ cresciuto la competizione e’ tanta, per cui i ritorni di pubbicita’ sono modesti e difficili da misurare. e allora cosa si fa? si ritorna in pista che costa meno da mettere in televisione? come mai il Calcio prende tutto a anche i cavalli ( in UK) ? Forse perche’ ci sono le scomesse e le lotterie.. .. Ma questo era proprio la differenza del cislismo con gli altri sport.. naturale senza scommesse … non so proprio cosa dire piu’ ….

    • Elessarbicycle

      Ciao Marco, concordo con te ma dissento su due punti: hai ragione se parli degli anni ’50, ma a quei tempi la bici era scelta obbligata per motivi economici, quindi non paragonabile ai giorni nostri. Se però il raffronto lo faccio con gli edonistici anni ’80 allora vedo tantissima gente che al lavoro ci va in bici. E, soprattutto, ogni volta che entro nel cortile del liceo che frequenta mia figlia, vedo tantissime bici parcheggiate. E quel cortile lo conosco bene, ci andavo spesso da adolescente anche se frequentavo altro liceo (però solo maschile il mio, quindi…) e ti assicuro che bici non se ne sono viste per decenni. Ho grande fiducia nei ragazzi, in questi giovani che hanno voluto etichettare millenials perché se non etichetti sembra non esisti, che magari la bici come sport non lo concepiscono tanto. Ma la bici come mezzo per sentirsi liberi e aiutare la nostra madre terra lo apprezzano, molto più di quanto facessimo noi da alla loro età.
      Come te mi auguro che il ciclismo non diventi sempre più come il calcio: questa si sarebbe la fine, altro che biglietto…

      Fabio

  • …e poi la bicicletta è una delle ultime “cose” che riescono a creare meraviglia attraverso la meccanica. È diventato l’ultimo baluardo contro la supremazia dei computer. Un baluardo modesto che però ancora segna un limite, un confine, un “limes” tra due mondi dei quali uno ha già perso, ma che con la propria testimonianza narra qualcosa non perfettamente omologato.

    • Elessarbicycle

      …e questa è la dimostrazione che chi legge è sempre più intelligente di chi scrive; lo dicevo sempre ai miei Direttori…

      Fabio

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