Pirelli Velo Cinturato

Tempo di lettura: 9 minuti

Cinturato: nome storico in casa Pirelli. Però nel settore auto.

Che ci fa qui, su un blog di ciclismo? Beh, Pirelli da quando è rientrata nel nostro mondo a pedali ci ha abituato a continue novità e tutte destinate a porsi nella fascia alta di mercato, per tecnologia e prestazioni.

Non posso definire il Pirelli Velo Cinturato una novità se guardo alla data di questa pubblicazione, è vero. Ma il mio è ritardo giustificato e poi sapete che inseguo poco l’ultimo arrivo, preferisco prendermi il tempo che ci vuole e offrirvi il test più completo possibile.

Qui sul blog abbiamo letto le recensioni di tutti i modelli sportivi proposti da Pirelli. Una gamma già di per sé assai completa, per varianti e misure.

Ed ecco un ulteriore copertoncino, simile nella forma eppure assai diverso in tanti aspetti: era necessario questo ampliamento? Se l’azienda lo ha deciso, ovviamente si. Io mi accodo e accolgo con favore il suo arrivo.

Cioè l’arrivo di una gomma tubeless ready, adatta alla guida sportiva, a suo agio sulla terra compatta delle tante strade bianche che percorrono il nostro Paese, con ampio range di misure e una dose di comfort usato in versione senza camera che è davvero notevole.

E questa è un poco una novità qui, tra le recensioni. Non è la prima volta che testo un copertoncino tubeless ready, è la prima volta che ho deciso di provarlo in ambedue le configurazioni, ossia con camera e senza.

Ad aiutarmi in questo lavoro la coincidenza di un secondo set di ruote da sottoporre a test e questo mi ha permesso di iniziare il test (dopo una prima sgrossata sfruttando sua maestà Elessar) con le Vision Trimax 30 disc usando le camere d’aria e poi trasferire i Pirelli Cinturato Velo su altre ruote, latticizzando per uso tubeless.

Ho scelto questa linea di condotta perché seppure le Trimax siano ruote TR, non ho voluto usare il lattice con loro, sono ruote in prova da restituire dopo il test e cerco di “sporcare” il meno possibile.

Una seccatura rimuovere il lattice dall’interno della gomma a test di questi copertoncini chiuso, è vero. Ma devo dire che il doppio montaggio è stato utilissimo, permettendomi di comprendere meglio e a fondo queste Pirelli Velo Cinturato.

Così invece di accodarmi alle scelte dell’azienda posso dire la mia: Pirelli, hai fatto bene!

Ok, magari gli ingegneri se ne faranno nulla della mia approvazione.

Voi invece no, sono sicuro che questo test interesserà molti proprio perché abbiamo un copertoncino che è qualcosa in meno di uno sportivo puro, tanto in più di uno turistico e soprattutto è adatto a più scenari: esattamente quello che piace a noi tutti.

Quindi voltiamo pagina e iniziamo a conoscerlo.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Damiano

    Per una vlta ti ho anticipato, ho montato le Cinturato a settembre e le ho tolte solo due settimane fa, quindi le mie valutazioni le ho fatte alla cieca, diciamo, senza l’influenza che il tuo giudizio avrebbe avuto 🙂
    Premessa importante: sono un convertito al tubeless da tempo, lo sai, e per il primo montaggio avevo scelto una coppia di Schwalbe Pro one (superscontata al tempo, altrimenti mica li avrei comprati…). Mi aprirono un mondo al tempo, con un grip mostruoso e una sicurezza che non ha paragoni fra tutti gli altri copertoncini con camera che avevo provato fino a quel momento.
    Complice l’arrivo del primo inverno da passare qui in Austria, e vista la quantità di ghiaia che veniva sparsa per le strade, volevo passare ad uno pneumatico più adatto alle intemperi e più robusto.
    Il Cinturato possiede tutte queste caratteristiche. Buono spessore al centro, ottima mescola che garantisce un grip eccezionale in condizioni normalmente impossibili. Ad esempio ho percorso decine di chilometri sulla ciclabile alpeadria diventata una lastra di ghiaccio ininterrotta senza problemi e con un controllo che avrei pensato impossibile.
    Ma c’è un caveat. Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto. La differenza risultò molto netta la momento di passare dalle Pro one a queste coperture.
    Sia chiaro, sto confrontando, nella mia mente e nella mia esperienza, le Pro One alle Cinturato. QUindi sto facendo forse un paragone improprio, anche per il target di utilizzo. Però è bene essere consapevoli della differenza: ho usato estesamente e continuerò ad usare i Cinturato come eccezionale gomma da inverno e dove le condizioni sono difficili. Ma le Pro One rimangono un gradino più su per la pura prestazione sportiva, la velovità, il controllo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, anzitutto grazie per questo tuo prezioso contributo. I vostri pareri “pedalati” valgono molto per me, sono frutto di esperienza diretta e non chiacchiere per sentito dire e ho sempre gran piacere nel leggerli.
      E poi leggo li hai usati a lungo, molto più di me. E’ vero, io sono arrivato tardi con questo test, ma a parte l’infortunio bisogna tener conto che il materiale destinato ai test arriva alle agenzie di comunicazione e agli uffici stampa molto dopo la distribuzione al mercato.

      Hai sintetizzato in modo efficace i Cinturato. Il parallelo coi Pro One è interessante ma come giustamente sottolinei, sono gomme diverse per destinazione d’uso.
      Il tedesco è essenzialmente votato alla guida sportiva, l’italiano si rivolge al mercato allroad, come dimostra l’ampia scelta di misure.

      Mi fa piacere leggere che hai provato anche sul ghiaccio; qui trovarne è raro e l’ultima volta che ho avuto questa inaspettata fortuna son volato con la Gios in prova e fermo diversi mesi. Non voglio riprovare…

      Un solo punto del tuo contributo non mi è chiaro: “Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto.”

      Mi aiuti a capire meglio?

      Era saltato un pezzo. Riscrivo.

      Condivido il tuo entusiasmo per i tubeless; peccato ci sia poca scelta per noi stradisti. Poche aziende vi hanno puntato, anche per una certa resistenza dei ciclisti. Hanno indubbi vantaggi, soprattutto per gli amatori. Ma questo è mondo che scimmiotta i prof e se non li usano loro…
      Io di contro non li uso seppure li apprezzi. Ma per me è diverso: cambio gomme di continuo, addirittura la mattina esco con un allestimento e il pomeriggio con un altro. Per via dei test, ovviamente. E quindi la praticità della camera d’aria è irrinunciabile, 5 minuti e via.
      Ormai riesco a ritagliarmi non più di quattro o cinque settimane l’anno per uscire in bici solo per svago e per come stanno le cose, mi sa che quest’anno saranno ancor meno. Appena avrò conferma dell’arrivo del nuovo telaio per allestire la prossima bici dedicata ai test (è un 2020, consegna slitta di continuo) dovrò iniziare a lavorare su lui e sulle pubblicazioni autunnali.

      fabio

      • Damiano

        Verissimo quel che dici, cambiare goimme in tubeless è un esercizio piuttosto tedioso e “sporchevole” 🙂 Infatti non è mia intenzione criticare la tua scelta, tuttaltro! Ognuno deve (dovrebbe…) scegliere i compenenti da utilizzare che siano i più adatti alle proprie necessità. Mi interessa un buon rendimento ma soprattutto una affidabilità eccellente: penso di non aver più forato dal cicloviaggio di due anni fa, ed allora un chiodo da 10cm aveva attraversato tutto lo pneumatico…
        Andare sul ghiaccio è un po’ un terno al lotto (o richiede attenta valutazione): se il ghiaccio è “secco” ovvero la temperatura è bassa a sufficienza perchè non si sciolga in superficie, si può viaggiare tranquilli. Se poi invece si scioglie in superficie crea il famoso effetto del pattinatore 😀 Sono caduto pure io quest’inverno, per fortuna una scivolatlunga e basta!

        Riguardo all’effetto di “Solidità e resistenza” forse sono stato poco chiaro: lo spessore maggiore del battistrada rende la gomma leggermente più rigida nei Pirelli rispetto ai ProOne. Questo di per sè non è un gran problema, a meno che uno non sia abituato altrimenti… Se la carcassa si adatta alle piccole asperità (piccole biche, irregolarità) la ruota non sobbalzerà ed il controllo in curva o in altre sitazioni di guida “non lineari” ne risulterà migliorato. Per questo ritengo (o sento) più “sicuro” uno pneumatico più duttile, che si conforma al terreno. Però si tratta pur sempre di sensazioni, spesso opinabili… Servirebbero dati… Tipo quei pazzi del GCN che testano fino la velocità limite di tenuta di uno pneumatico in curva 😀 Si potebbe ingaggiare qualche pazzo disposto a provare cadute su pneumatici diversi ed in condizioni diverse…

        • Elessarbicycle

          Grazie Damiano, ora ho capito cosa intendevi. Tanto sveglio non sono, è notorio…

          Tubeless; avevo capito non intendevi criticare ma io spesso uso le risposte anche per portare a conoscenza di tutti. E tanti mi chiedono perché non uso i tubeless, mai.
          Non lo faccio non per questioni tecniche ma pratiche. Da tempo non posso più comportarmi come un normale ciclista, le esigenze del blog dettano le mie scelte. Non avessi questo strano diario probabilmente avrei massimo 4 bici e non mi preoccuperei di aggiungerne. Invece in estate ne arriverà una altra ancora e solo per il blog.

          Fabio

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