Obbligatorio no, ma…

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il casco è utile.

Ciclicamente l’argomento torna in auge a ogni cambio di legislatura.

Parlamentari che militano tra le due compagini al governo (sempre minuscolo, ovvio) hanno proposto di rendere obbligatorio l’uso del casco per noi ciclisti. Tutti o solo i maggiorenni, ognuno dice la sua.

Da sempre sono contrario all’obbligo di indossare il casco; altrettanto da sempre cerco di convincervi sulla sua reale utilità.

Non c’è contraddizione: non amo le imposizioni, di qualunque genere. Voglio decidere con la mia testa e ho deciso che la mia testa la proteggo.

Consiglio l’uso del casco, non lo impongo.

E mi infastidisce chi voglia obbligarmi.

Come mi infastidisce chi sbandiera studi e dati per affermare che il casco è inutile.

Il refrain è sempre il solito “Se ti passa un tir sopra, non c’è casco che ti salvi la vita”.

E poi subito a citare dati Istat (che però bisognerebbe saper leggere e interpretare), darsi una bella patina di internazionalità confrontando gli altri Paesi europei, profetizzare cali di vendite e meno ciclisti sulle strade e via catastrofando.

Una cosa è vera: il casco da solo non ti salva la vita; e aggiungo che è anche vero che ci sono incidenti dove anche indossando il casco non la scampi.

Però è vero che lo stesso accade in moto (caschi diversi ma diverse anche le velocità in gioco), in auto (cinture e airbag e migliaia di morti l’anno); e diciamo che pure un giubbetto di salvataggio non ti salva al 100% dall’annegamento.

E allora? Tutto inutile?

No, per niente.

Il casco in bici serve: sempre.

In alcuni casi ti salva la vita, perché non muori solo se ti passa un tir sopra ma anche se sbatti forte la tempia e usare il dato Istat che solo l’8% dei ciclisti mostra gravi ferite alla testa significa non sapere leggere le statistiche.

Perché quella percentuale non tiene conto se al momento dell’impatto il ciclista avesse o meno il casco, quindi manca sapere se la ferita è grave grazie al casco che ha impedito fosse fatale o no.

E significa anche non conoscere come l’Istituto di statistica gradua la gravità.

A parte che per me anche un solo ciclista morto in meno è già un successo e mi basterebbe per dirvi di usare sempre il casco, in bici come in moto (fortunatamente o sfortunatamente dipende dai punti di vista) ci si fa anche solo male, senza per forza lasciarci le penne. 

Tantissime cadute che potrebbero obbligarci a lunghe convalescenze con danni più o meno seri si risolvono in una veloce controllata alla bici e di nuovo in sella. Perché la capocciata che abbiamo dato sull’asfalto l’ha neutralizzata il casco.

Vi sembra poco? Vi sembra inutile?

A me no.

Giusto battersi contro l’obbligatorietà, perché ogni imposizione è sempre fastidiosa.

Stupido battersi contro l’obbligatorietà sostenendo che il casco è inutile.

Che lo faccia qualche ciclista che si sente molto alternativo e chic, di quelli “io in città mi muovo in bici, salvo il pianeta. sono il migliore e ho sempre ragione” è nell’ordine naturale delle cose; sono gli stessi che fanno giusto il chilometro al giorno e guardano noi che passiamo ore e ore in sella dall’alto in basso, ritenendoci solo dei fanatici. Evvabbé.

Che lo faccia anche qualche associazione nata a sostegno dei ciclisti è molto meno naturale.

Io sono e sarò sempre contrario all’obbligo imposto per legge.

Io sono e sarò sempre favorevole all’uso del casco in bici. Ovunque e soprattutto in città.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • roberto

    ciao, parole sante, io mettevo il casco anche quando non era obbligatorio in moto .
    usando la bici oramai da diversi anni (1992 in poi amatore ) ho sempre usato il casco perché obbligatorio da allora per i non professionisti ma adesso li usano anche loro, ho notato.
    Qua a Milano per andare in giro viene usato quasi da tutti , solo quelli più anziani forse non li usano ma solo perché fanno giri limitati , io he vado a fare giri più ampi non ho visto nessuno senza e sembra diventata una moda del momento che poi diventa utile nel caso di cadute e urti contro il marciapiede o asfalto che se cadi diventa duro come cemento, almeno para la testa come i guanti proteggono le mani per le ginocchia la protezione e solo per quelli che fanno le discese con la mountain byke ma secondo me potrebbe servire anche per noi .

    Roberto

  • Daniele

    Il mio pensiero:
    personalmente ritengo che essendo uno strumento di sicurezza meramente personale e se uno subisce complicanze le subisce direttamente senza conivolgere terzi, lascerei libera scelta ai maggiorenni di indossarlo o meno.
    In poche parole semplici se cadi e ti spacchi fatti tuoi.

    Io da ciclista e mtbiker l’ho sempre indossato e ovviamente quando vado fuoristrada indosso molto altro.

    Però se devo dire la varità la volta che mi sono fatto più male (senza per fortuna conseguenze molto serie) è stato in strada con la bici da strada.

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, contro l’obbligatorietà credo siamo d’accordo tutti. Ognuno forse con motivazioni diverse ma resta comunque il comun denominatore.
      Su un punto però non sono d’accordo e deriva dai tantissimi anni in cui mi sono occupato di sicurezza stradale: non è vero che se ci facciamo male è solo un problema nostro.
      Parlo di infortuni seri, non la botta al ginocchio che mi sta bloccando da settimane e ancora per tanto mi terrà fermo, ovvio.
      Perché? Perché c’è un costo sociale quando ci facciamo male e quanto più grave è l’infortunio più salato il conto.
      E’ un conto che paghiamo tutti.
      In un certo senso non farci (troppo) male è una sorta di solidarietà.
      Prima o poi troverò il tempo affrontare questo argomento. Quando lo feci per la prima volta moltissimi anni fa mi diedero del cinico perché monetizzavo il dolore.
      Poi quando si è capito quanta percentuale di PIL costavano allo Stato i sinistri stradali molte associazioni, testate ecc hanno iniziato a guardare al fenomeno con occhi diversi.
      E cambiare prospettiva è sempre il modo migliore per venirne a capo.

      Fabio

      • Daniele

        Sono d’accordo e mi aspettavo giustamente il punto. Ritengo però che analizzandola da questo punto di vista sarebbero da rivedere però tantissime attività umane non adeguatamente protette per la propria incolumità.

        Esempi a caso: bisognerebbe allora vietare di viaggiare su ciclomotori col solo casco e t-shirt, ma obbligare l’utilizzo di tute o protezioni aggiuntive, decisamente utili per ridurre fortemente i danni e relativi costi sociali di una caduta.
        Sarebbe da obbligare chi va sui pattini ad indossare il paraschiena per evitare possibili danni alla colonna. Ecc.

        Indubbiamente le ricadute economiche sulla società ci sono ed è giusto anche valutarle, ma ritengo che siano un aspetto “secondario”.

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